Il cinema allo specchio

[Ho scritto questa recensione subito dopo la visione del DVD di Death in the Mirror, in anteprima per la stampa allo Screamin’ Athens Horror Festival. Visto che per ora è praticamente esclusa la distribuzione in Italia, per ragioni tecniche e legali, potete leggere il testo che segue anche se contiene sostanziali spoiler.]

Death in the Mirror (Morte allo specchio, Canada 2008) √® un film rivoluzionario nel vero senso della parola, poich√© sovverte il cinema, la sua tecnologia, la sua fruizione. Al termine della visione ci dobbiamo porre la domanda: era ancora cinema? O per caso una sorta di videogioco, d’inganno, di tortura, di sopruso che dovremmo denunciare alle autorit√† competenti? Ma l’opera prima dello sconosciuto Orson Spallanzani (parente di Elia?) √® soprattutto uno straordinario giallo, con un colpo di scena letteralmente terrificante.

Tutti conoscono quel romanzo di Agatha Christie nel quale l’assassino – si scopre alla fine – √® il narratore. Spallanzani si √® spinto ben oltre, costruendo un enigma sull’identit√† della vittima, che si scopre essere lo spettatore stesso. Pu√≤ darsi che questo espediente sia gi√† stato usato da qualcuno nella letteratura o nel cinema. Ma √® il modo in cui questo accade a costituire la vera novit√† di Death in the Mirror. Io non mi aspetto nulla di tutto questo, mentre inserisco il DVD nel lettore del mio portatile e schiaccio play. Il film inizia con il ritrovamento di un cadavere, orribilmente sfigurato e decomposto. Un ispettore della polizia prossimo alla pensione (uno straordinario e sfatto Leonard Cohen) indaga. Poco a poco, si scoprono dettagli sulla vita di questa persona che ancora non ha un nome.

Si trovano le sue lettere, si scoprono i suoi interessi, il suo lavoro, i nomi dei suoi amici. La sua nazionalit√†: era un italiano. La vittima s’interessava di linguaggio, di religione, di storia. Bella colonna sonora: ascoltava i Pere Ubu, i Joy Division, gli Animal Collective. E mentre Leonard Cohen si aggira tra spoglie e ricordi della vittima, ci accorgiamo che quelle sono le nostre lettere, quelle sono le nostre musiche, e sono i nostri amici. E poi, verso la fine, Leonard trova delle fotografie in un cassetto, e alcune di queste ritraggono il nostro volto. Anzi, ce le ricordiamo proprio quelle fotografie: sono quelle della gita a Grado, nel 2006. Ma come sono finite nel film?

E cos√¨ d’un tratto capisci che in quel DVD non c’√® un semplice film, ma un programma che compone il film a partire dai dati che trova sul computer: e-mail, musica, fotografie, eccetera. Tecnicamente, Death in the Mirror √® un virus (un trojan, per la precisione). Per ogni tipo di documento ha un data miner capace di estrarre un contenuto da inserire nella narrazione; per i testi un simulatore vocale quasi perfetto; per le musiche √® in grado di accedere alle statistiche di ascolto. Alcune scene del film vengono “caricate” soltanto se sul computer si trova il dato corrispondente. Ad esempio, i dati bancari che serviranno a fare un profilo della condizione economica della vittima, i film visti, il database dei libri letti (si troveranno casualmente accatastati sulla scena del delitto). Oppure, in caso di collegamento a Internet, nel film interviene una scena con l’investigatore che chiama un numero di telefono e interroga una voce familiare a proposito del delitto. Molti di questi dettagli, incredibilmente, passano inosservati, e la prima met√† del film √® una gustosa caccia alle coincidenze. La seconda √® un incubo.

La scena pi√Ļ straordinaria √® l’ultima, sulla quale si chiude (o meglio resta aperto) il film. Dovete sapere che sul mio MacBook c’√® una piccola webcam integrata… Ebbene alla fine della sua indagine l’ispettore Leonard Cohen, giunto alla soluzione del rompicapo, si reca ad arrestare il colpevole dell’efferato delitto. Lo vediamo bussare a una porta; la porta si apre; l’ispettore proclama: “La dichiaro in arresto”. E a quel punto vediamo il volto del suo interlocutore, ebete e spaventato, incapace di reagire: √® il nostro volto, ripreso dalla webcam. E questa ultima scena √® infinita. Il film non prosegue. Prima di accorgercene passa una decina di minuti. Restiamo a fissare il nostro volto, nel dubbio se schiacciare qualche tasto, se attendere ancora, e se siamo stati davvero arrestati per avere assassinato noi stessi. Fine?

VOTO: 4/5. N.B. Il film ottiene soltanto quattro stelline su cinque a causa degli spiacevoli inconvenienti causati dalla visione: cancellazione dei dati dal computer, spedizione a terzi dei dati sensibili, clonazione della carta di credito. Il regista Orson Spallanzani, dal set del suo nuovo film sulle Isole Caiman, ha negato ogni responsabilità.