Mystical Machine Gun

Qualcuno dunque ha minacciato di scatenare in Italia una guerra civile – prenderemo i fucili – e poiché le parole hanno cessato di avere senso, ci siamo giustamente permessi d’ignorarlo. L’abitudine ha eroso i significati, ha spogliato le ideologie, ha sepolto le icone. Ma l’abitudine non ci ha reso forti: ci ha reso indifferenti. Il forte sopravvive; l’indifferente perisce senza rendersene conto. Permettiamoci invece per un attimo di aggirare questa coazione all’indifferenza, e penetrare nell’oscena chiacchiera elettorale. La questione è grave e per nulla seria: è possibile ancora la politica là dove le parole non hanno più senso?

Se la politica è la disciplina degli atti linguistici attraverso i quali si mette in scena la legittimità dei rappresentanti, la stabilità semantica è la prima condizione di felicità della forza illocutoria di questi atti. Ma Agostino insegnava che i tropi si riconoscono facilmente nel caso che la frase risulti troppo chiaramente assurda. E poiché assurda sembra essere anche questa storia di fucili, si è subito corso ai ripari depotenziando la chiamata alla armi, riconducendola al linguaggio figurato. Lo stesso apologeta del fucile si è corretto, regalandoci una lezione di esegesi tipologica degna di un teologo alessandrino: “Non bisogna mai interpretare le parole alla lettera”, e aggiungendo altrove (qui piuttosto citando San Paolo) che “il vero fucile è la penna”. L’irruzione di un problema ermeneutico in questa pigra campagna elettorale è senz’altro affascinante, e sorge il sospetto che ogni enunciato politico, ogni promessa, ogni simbolo, possa suscitare il dilemma: utrum sub figura an veritate

Senz’altro l’astuzia dell’ambiguità appartiene all’arte della politica, ma è un segno di grande confusione che di questi fucili non sia chiaro comprendere la consistenza effettiva. Segno forse di un paese che da cinquant’anni si trova in bilico tra la guerra civile e la messa in scena figurale di una guerra civile. Siamo forse noi folli per avere creduto sul serio nella realtà di quei fucili? O irresponsabili coloro che non vincolano la propria oratoria alla chiarezza? Nella confusione, tutto fa brodo, tutto significa qualsiasi cosa o forse nulla.