Per farla finita con il positivismo giuridico

L’abisso tra la forma e la sostanza non può che scavarsi in una civiltà giuridica che, votata al culto della prima, dimentica che ciò che conta è (si suppone) la seconda. Ci troviamo dunque di fronte al paradosso di un’intensa codifica che riguarda diritti inalienabili fino alla terza generazione, con annesso dibattito, mentre dappertutto lo Stato va sfaldandosi, incapace di dare sostanza alle forme che produce, e garantire le condizioni di vita elementari: salario, sicurezza, sanità, ecc.

Si tratta senza dubbio della forma più evidente dello Spettacolo e la più terribile e anche la più idiota. Infatti non basta scrivere una legge perché questa esista. Tuttavia questa simulazione compone poco a poco un doppione spettacolare dello Stato, un ologramma inerte, una pura e vuota ideologia, che in molti casi può bastare. Questo Stato è l’ordinamento kelseniano, come duplicato del sistema normativo, ed è davvero bello, è davvero il paradiso; tuttavia, proprio come il paradiso, esiste soltanto sulla carta.

A governare la città è un altro Stato, cui forse non spetta nemmeno la maiuscola: è lo stato delle cose, è l’Azienda, è il Cantiere, è l’Ospedale, è la Famiglia, è la Scuola, è il Campo, è la Prigione, è Gomorra.