Allora barbarie

Visto che è di moda, ho iniziato anch’io a riflettere sulla decrescita, ovvero la pianificazione di un’economia sostenibile non fondata sullo sviluppo. Giunto alla conclusione che fosse necessaria, non ho potuto fare a meno di pensare che fosse anche impossibile. Così ho iniziato ad essere pessimista, perché se è vero che “decrescita o barbarie”, e non è vero che decrescita, allora barbarie. Logico e tragico. Ho perciò acquistato e letto l’ultimo libro di Serge Latouche, rassicurato dalla promessa di una serena rivoluzione economica e convinto che l’economista francese fosse uomo di buon senso. Tutto ciò che mi sono sentito dire è che la sfida della decrescita poggia sulla sobrietà dei consumi, l’eliminazione dei vizi e altre proposte surrealiste; come se l’aporia non fosse (appunto) l’essenziale dipendenza del benessere dalla sovrapproduzione, “l’eccesso che genera il necessario”. Sinceramente deluso, ho pensato: stiamo freschi. E dunque: allora barbarie.

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