Un orologio perverso che spacca il minuto

L’intreccio del Cavaliere Oscuro dei fratelli Nolan – come qualcuno ha già mostrato – sembra il sogno di uno sceneggiatore ubriaco. Suppongo che in ciò stia la sua bellezza; la bellezza delle prospettive depravate, delle incongruenze e dei paradossi.

Non c’è scena in cui l’eroe pipistrello non dimostri la propria inadeguatezza, la propria inutilità e (nella versione italiana) persino un surreale accento lucano. Dal punto di visto narrativo, ogni soluzione retorica viene neutralizzata sul più bello e le scene madri risolte con vistose ellissi. In questo senso il film ricapitola i difetti del suo non-protagonista, che finisce come “tagliato via” dal centro della scena; proprio come ricoperta di tagli si presenta la pellicola, sapientemente “sgrammaticata”. Ma il film ricapitola anche le caratteristiche dell’antagonista: caotico e apparentemente razionale, oppure razionale e apparentemente caotico. La mente depravata del Joker si accorda perfettamente al caos dell’universo, lo prevede, lo manipola. Lo psicopatico assassino sembra in effetti seguire un piano così complesso e improbabile che si sovrappone all’intreccio del film, come un orologio perverso che spacca il minuto.

Joker

L’unica spiegazione è infatti che il Joker conosca la trama, e che dunque sia una sorta di divinità o almeno un emissario dei fratelli Nolan. Visto da questa prospettiva, il personaggio appare tanto più inquietante, in quanto portatore di una incontrollabile irrazionalità che irradia nello spazio e nel tempo, distorcendo la coerenza della finzione diegetica, e restituendo un’opera totalmente anomala. Per non dire demoniaca.