Un orologio perverso che spacca il minuto
19 agosto 2008
L’intreccio del Cavaliere Oscuro dei fratelli Nolan – come qualcuno ha già mostrato – sembra il sogno di uno sceneggiatore ubriaco. Suppongo che in ciò stia la sua bellezza; la bellezza delle prospettive depravate, delle incongruenze e dei paradossi.
Non c’è scena in cui l’eroe pipistrello non dimostri la propria inadeguatezza, la propria inutilità e (nella versione italiana) persino un surreale accento lucano. Dal punto di visto narrativo, ogni soluzione retorica viene neutralizzata sul più bello e le scene madri risolte con vistose ellissi. In questo senso il film ricapitola i difetti del suo non-protagonista, che finisce come “tagliato via” dal centro della scena; proprio come ricoperta di tagli si presenta la pellicola, sapientemente “sgrammaticata”. Ma il film ricapitola anche le caratteristiche dell’antagonista: caotico e apparentemente razionale, oppure razionale e apparentemente caotico. La mente depravata del Joker si accorda perfettamente al caos dell’universo, lo prevede, lo manipola. Lo psicopatico assassino sembra in effetti seguire un piano così complesso e improbabile che si sovrappone all’intreccio del film, come un orologio perverso che spacca il minuto.

L’unica spiegazione è infatti che il Joker conosca la trama, e che dunque sia una sorta di divinità o almeno un emissario dei fratelli Nolan. Visto da questa prospettiva, il personaggio appare tanto più inquietante, in quanto portatore di una incontrollabile irrazionalità che irradia nello spazio e nel tempo, distorcendo la coerenza della finzione diegetica, e restituendo un’opera totalmente anomala. Per non dire demoniaca.
Commenti
sono completamente d’accordo con te anche se a me l’accento lucano piace moltissimo….
Ma il Joker non ha l’accento lucano!
perchè i “fratelli” Nolan?
ah, ora capisco. ma non sapevo facessero le cose in famiglia! (moriranno)
non ho visto il film. e non è nei miei progetti farlo.
mi confesso però incuriosita dall’idea di una fabula che riesca a svilupparsi anche se già presente nelle intenzioni di uno dei protagonisti, o, addirittura in quelle dell’antagonista.
Nessuno dei personaggi che intervengono nello sviluppo degli eventi può essere onniscente, altrimenti non si capisce la ragione per cui si immetta nel flusso diegetico. Una figura divina può perseguire un intento educativo o maieutico nei confronti delle proprie “creature”, ma in questo caso la funzione antagonistica è “simulata”. Se joker è onniscente il suo ruolo è ad esclusivo beneficio dell’atto di visione, offre cioè il pretesto perchè una storia si sviluppi in funzione di un “pubblico” esistente ad un livello ontologico superiore. (che nolan abbia in mente) che joker abbia in mente gli effettivi spettatori, o che alluda ad una intercapedine esistenziale che faccia da filtro tra noi e il film, mi pare che un ‘antagonista onniscente sia più vicino ad essere uno spettatore che vede il film per la seconda volta per accompagnarci un amico, piuttosto che il nemico del protagonista. sarei curiosa di osservare che rapporto c’è tra joker e il punto di vista della camera, e se questo rapporto è distintivo del suo personaggio rispetto agli altri.
questo blog mi piace, a presto.
laparolachesquadridaognilato said:
Nessuno dei personaggi che intervengono nello sviluppo degli eventi può essere onniscente, altrimenti non si capisce la ragione per cui si immetta nel flusso diegetico.
Ah bè. E allora Krishna, nella Bhagavad Gita? Dice proprio lui: “O migliore tra gli uomini (Arjuna), chi non è distratto né dalle gioie né dai dolori, ma rimane equanime e risoluto in ogni circostanza, è degno della liberazione. Coloro che vedono la verità hanno compreso l’eternità del reale e la temporaneità dell’illusorio, conoscendone le rispettive nature. Sappi che l’Essere che pervade tutto l’universo non perisce, né può essere distrutto. Perchè sei così serio?”
Parola, perché “non hai intenzione di vedere il film”? Sei proprio snob!
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