Gummo concorrente di reality show

Gummo ebbe qualche grattacapo con la mafia russa per avere divulgato il segreto della loro famosa insalata. Da principio il buon Vuccellato sottovalutò la loro irritazione e continuò a irridere pubblicamente la pietanza a base di maionese, salsa che non esitava a definire “da femminucce”. Nondimeno, Gummo prese a riflettere seriamente sulla questione quando si vide recapitare a casa una pila di cadaveri con il suo nome e indirizzo inscritto su ogni fronte, ma nessun francobollo. In quel momento capì che la mafia, anche se russa, di certo non dorme. Quando poi Gummo prese a raccontare in giro questo terribile gioco di parole, fu come firmare la propria condanna a morte. Se c’è una cosa che gli slavi non sopportano – in virtù della loro millenaria devozione alle decisioni del Concilio Niceno II – è chi sovverte il naturale rapporto tra i segni e le cose.

Così iniziò la stagione della caccia. Rintanato nella cavità di un grosso pupazzo a forma di salsiccia, unico luogo in cui si sentiva al sicuro, Gummo ordì il piano che gli avrebbe salvato la vita. Giustamente aveva concluso che non era opportuno scappare. Ci avrebbero messo ore, giorni, settimane, ma prima o poi lo avrebbero trovato. Se poi ci avessero messo più di sei ore, lui per primo si sarebbe stufato di attendere, rincantucciato in una valigia, infilato dietro un armadio, dissimulato sotto un tappeto, o peggio di tutto, unto e sudato dentro un pupazzo di carne suina. No, proclamò, non aveva senso. Gummo doveva stare in mezzo alla gente, sotto lo sguardo di tutti, là dove non potessero colpirlo. Doveva circondarsi di testimoni, celarsi nell’abbraccio mite d’infiniti sguardi. Lo avrebbero protetto e coccolato, nutrito e conservato, lo avrebbero amato e l’amore lo avrebbe sottratto alla morte, lo avrebbe reso immortale. Fu così che Gummo, con una mossa che non esiteremo a definire geniale, decise di entrare nella casa del “Grande Fratello”, il celebre reality show. Non si era mai visto nessuno morire lì, né invecchiare, né nascere, né invecchiare. Saremmo eterni, concluse, se potessimo restare per sempre in quella dimora.

La trama del “Grande Fratello”, per quei pochi lettori che non vi avessero partecipato, può essere riassunta come segue: dieci persone accettano di vivere isolate dal mondo per due mesi, riprese ovunque da telecamere. Ma c’è dell’altro: ogni partecipante deve superare delle prove iniziatiche (che cementano l’appartenenza alla comunità), nonché svolgere attività che siano drammaturgicamente avvincenti. Ogni settimana, in effetti, un concorrente viene votato dal pubblico per abbandonare il gioco; ma l’escluso viene scelto in una rosa composta dai concorrenti stessi, sulla base delle loro personali antipatie. Gummo si trovava a proprio agio in quel mondo simulato, dal quale poteva indirizzare criptiche profezie a tutte le genti. La sorveglianza delle telecamere, e di milioni di spettatori, gli garantiva un sonno tranquillo. Soltanto, giacché l’unico luogo in cui non veniva ripreso era la ritirata, e orinare senza testimoni avrebbe potuto costargli la vita, si arrangiò per fare i propri bisogni nella grande fioriera in salotto.

Presto Gummo socializzò con i suoi compagni d’avventura, sfuggiti a chissà quali terribili minacce. Sonia malgrado che avesse il ragazzo fuori (promesso sposo e beatamente ingenuo) lo degnava di attenzioni squisite (carezze, si suppone, sotto le coperte) suscitando forse la gelosia della timida Anna, che pure ne aveva fatte di cotte e di crude con Christian (prima) e Matteo (dopo), il quale poi se la prese con Gummo perché avrebbe sparlato di lui, una sera, ubriaco, in piscina, mentre invece Gummo intendeva l’evangelista Matteo, e dal malinteso sorse una piccola baruffa (o per meglio dire scisma) risolta poi con l’esclusione di Matteo dalla casa nonché (per sicurezza) dal canone neotestamentario, in seguito alla quale Anna invece di concedersi pienamente a Christian si scoprì lesbica, o bisessuale come diceva lei, e fece qualche doccia assieme a Carol (la negra), mentre Christian prese ad alzare il gomito, e si confortava raccontando la sua vita a Pavel, ma Pavel se ne stava zitto, zitto per settimane, un omone tatuato, capelli biondi corti, con l’accento dell’Est, uno che passava le giornate a masticare bicchieri e sputare sangue nel piatto di portata, per intenderci.

La maleducazione del ragazzo non passò inosservata a Gummo, che era un cultore del bon ton. Eppure, paradossalmente, si sentiva attratto da quel rude figlio delle steppe, al quale volle insegnare la raffinata arte medievale del tropo, che consiste nell’inserimento di variazioni musicali all’interno di una partitura liturgica (ma sempre con misura, perché a lungo andare il tropo stroppia). Tuttavia, come i più arguti tra i lettori immaginano, Gummo non fece in tempo ad affezionarsi a Pavel, che questo si rivelò essere un feroce killer infiltrato nella casa per fargli la pelle.

Le cose andarono così: preso da spasmi di devozione, un giorno Gummo si recò nel Confessionale, e iniziò ad elencare tutti i suoi peccati. Il Grande Fratello, o “Padre Grande Fratello” come lo chiamava Gummo, non riuscendo a liberarsi del fervente parrocchiano fu costretto ad assolverlo dopo quattro ore di confessione. Gummo uscì sollevato mormorando un’avemaria, ma dovette interromperla per emettere un verso di sorpresa a commento della scena atroce che gli si presentava davanti agli occhi. Innanzittutto, i cadaveri straziati dei suoi coinquilini, distribuiti per la casa a formare le lettere C U M M O o qualcosa del genere. In secondo luogo, Pavel zuppo di sangue e armato di due grandi coltelli, ritto di fronte a lui. Cinque secondi sarebbero bastati a trasformare Gummo in un saporoso gulash. Tuttavia, il verso di sorpresa che Gummo aveva pronunciato – “ellapeppa” – venne giudicato satanico (sic) dal Grande Fratello, che sanzionò Gummo con l’espulsione istantanea dalla casa. Il che lasciò Pavel non solo sorpreso, ma inoltre vincitore del gioco. La gioia fu tanta, tra i mafiosi russi, che si scordarono di Gummo e delle sue malefatte.