Romanticismo politico
29 settembre 2008
Ce n’è sempre uno con qualche talento letterario che vuole fare lo spiritoso su quanto poco divergano le fazioni nelle democrazie parlamentari bipolari. Va bene scherzare ma, ehi, questa non l’ho già sentita? Non l’ho già sentita troppo? Ebbene bisogna smetterla con questa storia, e accordarci su cosa significhi fare una scelta politica, altrimenti ci condanniamo all’eterna nostalgia di qualcosa che non è mai esistito. Lo so, brullo, tutti preferiremmo che a Porta a Porta ci fossero dei tornei di kick-boxing tra dei cyborg nazi-maoisti che promuovono la clonazione e dei preti transessuali stirneriani, ma non è detto che la politica debba essere divertente. E allora si, i leader dei due maggiori partiti italiani si accordano sul fatto che non si deve mangiare la carne umana né sterminare i mimi né andare in giro senza pantaloni. Va bene, si accordano anche su decine di altre cose. Ma il punto è che quelli che a te sembrano dettagli un po’ noiosi – a chi vendiamo Alitalia? quale categoria professionale sgraviamo fiscalmente – ebbene queste sono posizioni politiche, perché manifestano gli interessi economici di una parte della popolazione, con una lunga coda di conseguenze culturali.
Il tuo errore, secondo me, ed è un errore molto diffuso, è tentare di comprendere le posizioni sul piano dottrinale, come un insieme di credenze, e dimenticare che le credenze sono vincolate alle strutture sociali, alle istituzioni, ai sistemi di produzione e distribuzione della ricchezza. Quando il Candidato B proclama “Anch’io appartengo a un ceto economico e sociale elevato (benché di estrazione differente)”, quella parentesi è tutt’altro che superflua, se con estrazione intendi dire il milieu socio-professionale incarnato dal Candidato. Sviluppando quella parentesi, scopriremmo ciò che effettivamente distingue i due candidati; e non è poco. Ad esempio in Italia le cose vanno così: c’è un candidato dei funzionari statali e un candidato di chi ha la partita IVA. O anche, un candidato dei giudici e un candidato degli avvocati.
Lo spazio politico è necessariamente delimitato, ed è all’interno di questi limiti che bisogna aguzzare la vista per cogliere le differenze: non sarà divertente come discutere della Legione dell’Arcangelo Michele, ma può servire a fare delle scelte. O a non farle.
Commenti
sono molto d’accordo, ma vorrei capire meglio: quando dici che esiste un candidato dei funzionari statali e uno di chi ha la partita IVA intendi dire che esistono candidati di classe (cioè, che fanno riferimento a un determinato settore del corpo sociale)? Vale a dire, delle agenzie ideologiche di senso?
Per quanto riguarda Porta a Porta, poi, anch’io lo guarderei se ci fossero cyborg nazimaoisti e preti transessuali stirneriani…
secondo me non è così. le proposte delle due fazioni sono virtualmente identiche, i candidati sono davvero uguali e si rivolgono entrambi a tutto l’elettorato. nessuno dei due ha la minima idea di cosa fare, o se ce l’ha non perde tempo a spiegarla: le loro proposte sono ciò che tutti vogliono sentire, quindi sono uguali e generiche (non è ancora esattamente così, già da noi pare esserci molta più differenza, anche grazie alla figura folcloristica del berlusca; ma lo sarà; uguale, dico). questo ovviamente dipende dal pubblico, che non ha nessuna idea: i professionisti, i dipendenti pubblici, le hostess, gli insegnanti, tutti sono accomunati saltanto dall’odio per le altre categorie e dal desiderio di avere più soldi, a spese di chi sia sia. per quanto questa sia una grande semplificazione, è una semplificazione vitale, necessaria.
sono onorato! appena ho un po’ di lucidità ti rispondo, occhei?
(il dibattito ipotetico da te proposto a portaporta mi fa sbavare, lo ammetto candidamente)
d’accordo su tutto e sui sistemi di produzione, e soprattutto sul link alla tua estrema destra
> si, scopriremmo ciò che effettivamente distingue i due candidati; e non è poco. Ad esempio in Italia le cose vanno così: c’è un candidato dei funzionari statali e un candidato di chi ha la partita IVA.
d’accordo, pero` allora possiamo eliminare le elezioni e delegare la scelta dei parlamentari all’istat se tutto si riduce solo alle credenziali sociali dei candidati – voglio dire, se una partita iva votera` sempre solo un difensore di partite iva e uno statale sempre solo un difensore di statali.
la politica, nel senso di tribuna politica, di popolarizzazione delle posizioni sui temi correnti, e` sempre stata un prendere posizione netta. altrimenti finiamo come nei siti porno con lo sfondo nero e 10.000 parole in nero a fondo pagina messe li` solo per imbrogliare i bot di google, ‘ndo cojo cojo. cerchi “candidato salvataggio alitalia”? tac, veltroni. cerchi “candidato precarieta` non abbienti”? tac, veltroni. cerchi “candidato detassazione circoli ippici”? tac, veltroni.
(va avanti ad libitum).
Si, dico pressapoco quello che hai capito, Gabriele: mi pare perlomeno una pista più utile delle altre. Ma non vorrei semplificare eccessivamente le cose, senz’altro c’è una componente ideologico-affettiva della scelta politica ed è fondamentale, come suggerisce Delio. Quello che voglio sottolineare è che in fondo la differenza dipende sempre dalla scala su cui esaminiamo la questione, per cui senz’altro c’è una scala – quella che rileva Dahlgren – alla quale tutti i discorsi sono demagogici e identici. Ma questa scala è quella superficiale, del discorso promozionale, non per forza del discorso politico che si manifesta secondo altri canali. Vi faccio un esempio molto semplice: la linguistica c’insegna che i vari sistemi fonologici non corrispondono, per cui la distinzione che noi facciamo tra il suono B e il suono V non viene percepita nelle lingue ispaniche. Ora: è corretto ritenere che questa differenza non esista?
Vi faccio un altro esempio: a parte il fatto che vi sia stata una netta lacerazione all’interno dei repubblicani americani, o meglio tra i rappresentanti repubblicani e il governo repubblicano degli USA, non vi pare che la bocciatura del piano Bush sia la dimostrazione che, contrariamente a quello che ci hanno raccontato per anni, forse qualche differenza *essenziale* passa tra repubblicani e democratici? Certo bisogna sapere leggere le pagine di economia dei quotidiani, ma alla resa dei conti la differenza c’è ed è enorme: la differenza che c’è tra il crollo del sistema finanziario mondiale e il suo (temporaneo, vabbé) salvataggio.
[...] conoscere gente come raffaele ventura è uno dei motivi che rende bello internet (e il mondo). per questo mi sento in dovere di proseguire il dialogo a distanza instauratosi col mio post precedente e con la risposta di r.v. qui. articolo, per mia chiarezza, in vari punti. [...]
ti ho risposto, come vedi!
in effetti l’identità di cui parlavo per me è profonda, perchè sta nel popolo. il popolo è uniforme, ha lottato per esserlo, e quindi fa richieste uniformi e produce politiche uniformi. il popolo che sa scrivere e sa parlare, dico. l’altra parte, che è quasi al di sotto dell’essere umano, la gente che ha bisogni elementari come mangiare e vestire, quelli che parlano a stento italiano (ed esistono, forse non sono neanche pochi), beh quelli non sono neanche popolo: sono gente che dobbiamo mantenere per evitare che facciano sgradevolezze: ci vanno dentro anche i camorristi. questi sono gli unici portatori di un desiderio differente e solo loro possono ancora tollerare l’ideologia, che è poi solo un nome più elegante per la favola del futuro. noi, ed anche per motivi estetici, non sopportiamo più che un idiota venga a disegnarci la società futura: sarebbe come se qualcuno si rimettesse a disegnare le città a forma di stella o immaginare repubbliche pseudo comuniste: gli rideremmo in faccia, prima ancora di criticarlo: come se portasse un vestito un po’ bislacco, o rimasse cuore e amore: lo disprezzeremmo per la sua fondamentale bruttezza, arretratezza, questo disegnatore del futuro, per la sua mancanza di gusto, di ironia.
dissento in toto dall’ultimo commento.
(in toto no: dissento sul fatto che l’ideologia sia tollerata dal basso -secondo me il basso se ne strafotte- e che rappresenti una bruttezza.)
il problema è: chi è che decide in che ambito lo spazio politico viene delimitato, e soprattutto, a che fine e per quali scopi? per riprendere l’esempio che fai nel post, come mai a un certo punto si decide che il problema sia l’alitalia, e all’improvviso non si sente più parlare di rifiuti a napoli, o di scuola, o di microcriminalità, o di rumeni ecc… ecc… è chiaro che per l’opinione pubblica non si pongono scelte politiche, tutt’al più scelte mediatiche indirizzate dal bisogno (quello sì politico) del momento. se poi leggo di conseguenze culturali mi viene un po’ da ridere, certo in senso lato tutte le conseguenze sono culturali ma è chiaro che in quest’ambito di “globalizzazione” esasperata non sarà la scelta di nazionalizzare o privatizzare l’alitalia o di tassare questo o quello ad avere una vera conseguenza culturale.
Dhalgren: Ma no che il popolo non è uniforme, è solcato da conflitti di potere che fanno che lo pongono continuamente sull’orlo della guerra civile. L’uniformità del popolo è davvero una delle mie bestie nere. Anzi direi così: in tempo di guerra i popoli sono uniti, e combattono tra loro; in tempo di pace, che è il tempo della politica, i popoli si scindono per distribuire le risorse. Prendete Tito Andronico: la tragedia inizia quando lui torna dalla guerra, e la città esibisce la sua divisione in fazioni!
Abteilung: Dissento. Nessuno decide. L’economia – cioè il sistema di produzione e allocazione della ricchezza – decide, nel senso che pone gli uomini di fronte alla necessità di decidere.
solcato da conflitti, ma non c’è bisogno di pensarla diversamente per essere in conflitto: anzi, basta pensarla esattamente nello stesso modo: io e te vogliamo la stessa cosa e quindi ci scanniamo. la differenza tra imprenditori e operai, tra hostess e insegnanti, è solo apparente: lottano per le risorse ma senza alcun criterio che non sia l’interesse privato. sembra che tu sia contrario all’idea perchè in generale sei contrario alla generalizzazione, ma non c’è bisogno di far notare la stranezza di questa frase.
è chiaro che non si pretende un comportamento disinteressato, ma la riduzione della sinistra a corporazione è evidente, e da molti anni. è solo più inefficiente, e questo margine di inefficienza noi lo chiamiamo solidarietà, o controllo sociale. tu dirai che già questa è una scelta, o una differenza: se sprecare risorse per tenere buoni gli sciocchi, gli incapaci e gli sfigati, o lasciare che ognuno combatta: ma ciò non si verifica, perchè anche la destra spreca risorse per il controllo sociale, solo che lo fa deliberatamente, senza fingere che dietro ci sia un ideale. non è vero che la sinistra insegna e la destra reprime: tutte e due insegnano e reprimono, solo che lo fanno su persone diverse. non è vero che alla destra piace il papa e alla sinistra no, non è vero per i negri: nessuno ama il papa e nessuno ama i negri, e poi c’è sempre questo vizio, questa stupida abitudine delle persone di affettare comportamenti… tanto per mettere in chiaro a sè stessi la propria individualità… per cui capita che a uno piaccia il salmone e a un altro l’arrampicata, a uno gli scacchi, la figa… tutte differenze in fondo insignificanti, che però loro pretendono tu riconosca… e ricordi… a costo di offendersi… e così la vita quotidiana si complica infinitamente, nei rapporti con decine di persone tutte uguali, ma decise ad apparire diverse… una fatica immensa per i cervelli loro, il che non sarebbe grave, perchè tanto non erano oberati, ma una fatica immensa anche per me… nella scelta e apparente decisione, tanto che ho scoperto, se non faccio nulla, non decido… non cambia assolutamente un cazzo