Valori sicuri

Chi ha la sfortuna di conoscermi, assiste a quotidiani entusiastici endorsement che rivolgo alle posizioni della Chiesa Cattolica, su ogni argomento, da quando è salito al soglio il pastore tedesco. Quando poi c’è da polemizzare contro qualche luogo comune vetero-laicista, non mi tiro indietro: anche perché dispongo di armi potentissime, un arsenale atomico di ragionevoli ragioni papiste. Sfortunatamente, o fortunatamente, non vengo mai preso sul serio, peggio: mi pare addirittura di fare la figura barbina del provocatore. Perché in verità, io di cattolico che faccio? Fortunatamente, o sfortunatamente, niente. Ogni cosa nel suo contesto, naturalmente; e per un bel po’ la vecchia Chiesa è stata senz’altro out of date; ma non è detto che il contesto non stia cambiando. Chiaramente oggi abbiamo più bisogno di stilisti che di confessori, per cui condivido intensamente la battaglia sui PACS, ma domani chissà. Perché insomma, lo sapete, c’è la crisi.

Ed io le parole del papa sul mercato creditizio le ho non solo ascoltate, ma inoltre capite. Non erano soltanto la gufata di un vecchio bastardo, come ha creduto capire qualche povero di spirito, ma la sintesi di una teologia economica che a lungo termine ha rivelato la sua ragionevolezza. Come consiglia Sandro Magister, bisogna innanzitutto leggere l’intero intervento, ma anche così non troveremmo altro che una bella meditazione dal sapore gnostico sull’irrealtà del mondo materiale. Leggendo tra le righe, però, troviamo la dottrina economica della Chiesa, esemplificata negli atti degli Apostoli, interrogata nelle quaestiones scolastiche, quei bellissimi momenti di teoria economica medievale firmati Tommaso d’Aquino, e incarnata dalla finanza cattolica. Una dottrina che, soprattutto prima della famosa “invenzione del Purgatorio“, sanzionava l’innaturalità della procreazione del denaro dal denaro – usura contra natura – e che ha permesso al Vaticano (con gli strumenti apparentemente desueti della scolastica!) di anticipare il crollo dei listini. Ebbene si, perché come scriveva La Stampa del 27 Settembre, la Chiesa di Roma possiede oggi una tonnellata d’oro (più l’immenso patrimonio di oro “lavorato” nel corso dei secoli e trasformato in arte) e un florido patrimonio finanziario, accumulato con oculatezza, accumulato con fede. Prima di alzare la voce contro due millenni di sapere teologico e la sua efficacia concreta, storica e sociale, consiglio di riflettere lunghissimamente. Ma è perché il tempo della vita potrebbe non bastare a riflettere su ogni variabile, che qualcuno si arrangia con la fede.