Il settimo sigillo

A proposito, non avete come l’impressione che una mano invisibile vi stia prendendo a schiaffi?

Orsù, radunatevi per il gran pasto di Dio, dove carne di re mangerete, carne di capitani e d’eroi, carne di cavalli e dei loro cavalieri, carne di uomini di ogni condizione, liberi o schiavi, piccoli o grandi!

Ap 19, 17.

Stupidamente, ci troviamo a carezzare l’idea della catastrofe con una certa ebbrezza. E finalmente ci pare di comprendere il sublime kantiano: ritti sullo scoglio, mentre infuria la tempesta, e finché non c’inghiotte. In fondo, a nessuno sembra spiacere sul serio l’ipotesi della fine del capitalismo, pardon, del mercatismo. Sono soltanto parole, non vorrà mica dire che sta per finire il nostro benessere, o si? Al massimo saremo un po’ più sobri, tranquillamente decresceremo. O no? Intanto però i governi proclamano: “Disciplinare le forze dell’economia e adeguarle alle necessità della nazione” (B. Mussolini, 1933). Ma che importa. Chi sta bene si crede al sicuro. Chi sta male spera che le carte si rimescolino. E chi sta così-così si annoia, per cui va bene tutto. Insomma, godiamoci la catastrofe. E intanto alleniamoci a salire sul carro del vincitore. Hop, hop, un, due, tre.

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Stupidamente, ho le idee piuttosto chiare su ciò che sta accadendo. Per esempio sapevo che sarebbe accaduto. Non ero l’unico; in verità lo sapevamo tutti. Ma non conoscevamo il giorno e l’ora (Mt 24, 36). Sapevamo che a furia di bluffare sarebbe giunto il momento di mostrare le carte, e le carte non sarebbero state un bello spettacolo: com’è che ci sono tutti quegli assi? Ed eccola, la nostra tremenda rivelazione. Credevamo che sarebbe accaduto in un futuro indefinito, ovvero mai, e comunque – diceva Keynesin the long run we’re all dead. Confusione comune, quella tra il futuro ed il mai, che fecero anche i cristiani alle soglie del Medioevo, pur sapendo che in the longer run, we’re all resurrected. But how much longer? Ai tempi di Paolo credevano che il Signore sarebbe tornato entro breve, per cui se ne stavano lì ad aspettare, sempre impeccabili, con i nervi a fior di pelle. In seguito, ai tempi di Agostino, avevano iniziato a sospettare che fosse il caso di mettersi comodi. E si misero comodissimi, e si rilassarono, e dimenticarono che in ogni attimo tutto avrebbe potuto finire. Il futuro era stato proiettato oltre la Storia. Ci sarebbe stato tempo prima della catastrofe, pensavano, per pettinarsi e fare il nodo alla cravatta, e in fretta e furia spuntare in prima fila all’apertura del settimo sigillo (Ap 5, 8).

Stupidamente, dicevo, o forse necessariamente, abbiamo preferito dimenticare che il denaro per sua essenza mente. E mica per caso: a questo ci serve. Le risorse sono scarse, e naturalmente tendiamo ad accumularle. Ma se le accumuliamo senza consumarle, le sottraiamo al consumo degli altri. E questo avvelena la vita a tutti. Così inventiamo il denaro, ovvero un sistema di sostituzione della ricchezza, un sistema di segni da portare con sé, per non essere “costretti a portare sulla schiena un gran carico di oggetti” (Swift).

Tuttavia, questo sistema ha un segreto: la ricchezza che rappresenta è complessivamente superiore alla ricchezza disponibile in ogni dato momento. Fingendo che ci sia una quantità di ricchezza complessiva superiore a quella realmente disponibile, questa ricchezza reale può essere interamente allocata per esigenze di consumo. Il fatto è che in una situazione normale nessuno vorrà convertire tutto il proprio denaro in ricchezza, né consumare tutta la ricchezza esistente.

Per cui, il gioco ha cominciato a piacerci. Ci siamo accorti che più mentiamo sulla ricchezza complessiva in gioco, e cooperando nell’illusione, più ci guadagniamo. Inventiamo mille tortuosi meccanismi per vincolarci a questa illusione, per alimentarla e rimandare il risveglio, per comprarci le case senza potercelo permettere. Ma di tutta evidenza la ricchezza che c’illudiamo di possedere non esiste. E prima o poi giunge il momento di aprire il settimo sigillo, ed accogliere la Rivelazione, e conoscere l’Apocalisse.