Holocaust for the lulz

I fratelli Chapman, “the cleverest of the Young British Artists” già noti alle cronache per avere defacciato delle incisioni originali di Goya (Insult to injury, 2003), questa volta hanno osato fare i conti con il più famigerato degli aspiranti pittori, Adolf Hitler in persona. Acquistato un pugno di acquerelli per 115 000 £, li hanno guarniti con arcobaleni psichedelici ed esposti con un modellino di piuttosto cattivo gusto. Morale della favola? If Hitler Had Been a Hippy How Happy Would We Be.

L’operazione è interessante anche al di là della conclusione, inoppugnabile quanto surreale. Innanzitutto perché Hitler in qualche modo hippy lo era. Non è difficile notare delle continuità tra la cultura voelkisch tedesca, talvolta nudista mistica e vegetariana, e la controcultura americana degli anni Sessanta. Inoltre, l’idea di acquistare e alterare direttamente gli originali dei lavori di Hitler (se non ho capito male) è strabiliante. Tutto sommato si tratta del danneggiamento di un bene artistico, o almeno storico e culturale, che nessun tribunale avrebbe il coraggio di riconoscere degno di tutela. Come sapete la legge (e i patti internazionali) sanzionano il danneggiamento di questi beni, sulla base di una confusa ideologia estetica più vicina al turismo organizzato che al rapporto reale che gli esseri umani intrattengono con l’arte. In questo senso condivido la provocazione di Jake Chapman, che ha dichiarato che la distruzione dei Buddha di Bamiyan è una “live, vital religious opposition to something that has a direct and local meaning to them”.