Panopticon 2.0
12 novembre 2008
Ho ricevuto varie critiche costruttive, anche in RL, a proposito delle mie riflessioni su social network e totalitarismo. Questo mi ha fatto riflettere sui limiti del modello panottico disegnato da Bentham, che stabiliva una netta separazione tra chi guarda e chi è guardato, e dunque una gerarchia tra chi esercita il potere e chi lo subisce. Una separazione e una gerarchia che nei social network sono state superate, come anche la distinzione tra custode e prigioniero, poiché ogni soggetto accetta di essere guardato in cambio del privilegio di guardare tutti gli altri. Questo si nota benissimo nei claim dei vari servizi del web 2.0, che sottolineano entrambe le dimensioni: share and watch.

Il panopticon 2.0, o panopticon ricorsivo (per google: recursive panopticon) è dunque composto da celle in tutto e per tutto identiche alla struttura stessa del dispositivo. Ogni prigioniero è anche custode, e in questo senso si tratta di un modello in qualche modo egualitario e simmetrico, che ricorda sempre meno il carcere. La distanza dal modello di Bentham aumenta però la congruenza con l’incubo di Foucault, per il quale nel centro del dispositivo sta piuttosto una sorta di occhio invisibile (come la mano).
Rappresentare il panopticon ricorsivo non è semplice se pensiamo ad un carcere ottocentesco, ma la tecnologia (appunto) ci viene in soccorso. Dobbiamo immaginare una cella interamente ricoperta di schermi, che riproducono ciò che accade in tutte le altre celle; e questo ovviamente in ogni cella. Visivamente, il panopticon ricorsivo appare come un network, e non vedo perché non ispirarcene per una start up di successo. Ditemi se non è una bomba…
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panopticon your life, exposed
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Commenti
la cosa deprimente è che tu abbia ancora una RL.
pensa piuttosto a uomini vitrei, oppure ai tuoi pensieri proiettati in sulla fronte.
Di uomini dal corpo vitreo parlava Descartes (in “Cogito e storia della follia”… Derrida che cita Foucault che cita Descartes) scartandone la visione come pensiero degno di uomini insani. Descartes, il fondatore dell’inesteso soggetto moderno…
Ora che cosa è diventato? Spio, ergo sum? Condivido i miei orpelli, le mie mercanzie, ergo sum?
Io ci vedo un certo attaccamento perverso alle proprie marche denotative (e connotative), che vela appena un abissale vuoto. Questo soggetto è da un pezzo che non c’è più. Era proprio Foucault che parlava di enunciati in luogo del soggetto, mi pare… Di episteme, di effetti strutturali che facevano da “gateway” per le enunciazioni possibili.
Guardiamoci pure… Son convinto che non ci vediamo più, che non ci siamo più…
Quello che più mi infastidisce personalmente sono le ripetizioni, la storia monumentale, le architetture. Panopticon compreso. Sono dei ristagni di vortici che non s’arrestano mai. Effetti annoiati della razionalità strumentale, tecnologica. Esistono se li prendiamo sul serio.
Io dico che se possiamo condividere informazioni su noi stessi in un network è perché non ci siamo più… e questo è un buon motivo per esporsi: “Ricordate chi è questo?” Come non sospettare che non ci sia nessuno dietro quelle identità condivise (le liste dei friends)?
Cade persino il concetto di proprietà intellettuale… come tutelare il lavoro di un morto?
Forse il panopticon 3.0 assomiglia più ad un cimitero che ad un carcere. Con la sua allegria grottesca e i suoi margini di imprevedibilità. Fuochi fatui. Simulacri, fantasmi…
Comunque è chiaro che lo schermo scherma. Sarebbe bello che si mutasse in duello, “scherma” appunto. Touché…
Forse non si va da nessuna parte senza toccare…
Con tutto questo spiare mi viene in mente la definizione del bramhan nelle Upanishad: “Ciò che non può essere veduto con l’occhio, ciò per mezzo del quale gli occhi vedono”. Da “colui che vede” al “vedere”… Tanti piccoli Verbi senza soggetto. Piccoli messia senza palingenesi. Con il solito quadrillage di schermi a grigliare allucinazioni di pixel.
beh ma le upanishad un po’ citano spallanzani: “per vedere quel che non c’è, bisognerebbe non esserci”
Dimenticavo… oggi c’è il “touch screen”… Il nuovo S.Tommaso tecnologico. Vedo-non vedo, tocco-non tocco. Finalmente gli oggetti sono diventati astratti come il soggetto che li manipola, li sfiora dietro uno schermo… Ridicoli i giornalisti che spostano le news in questo modo fintamente sensuale…
Quanto a “noi” (noi chi?)… non so che possibile soluzione ci sia: le pallottole incontrano un muro di gomma, la nudità è impossibile poiché non vi è più natura da quel dì, l’abdicazione al trono di se stessi è ancora problematica in quanto c’è un soggetto che ancora resiste contro la tendenza globale a mostrargli il suo nulla…
Forse bisogna strategicamente e sapientemente nascondersi alle telecamere e alle tracce in rete (con dissimulazioni, false dichiarazioni, equivoci, tropi… come parlerebbe una pubblicità di prodotti inesistenti)… Sottrarsi. E proteggere la propria vita. Seguire la propria traversata. Incontrarsi. Sotto la coperta-velo di Maya della società in orbita (insieme al capitale).
Asocial network.