Folkgeist

Michael Gira, l’altra sera, era scarno e perfetto: tazza di te, sgabello e chitarra acustica, pezzi nuovi e un paio di classici degli Swans. E poich√© in quella stessa sala – il Teatro Fondamenta Nuove di Venezia – alla fine del 2005 avevo visto i Current 93 di David Tibet in versione big band, con Will Oldham e Baby Dee, non ho potuto fare a meno di collegare le due cose e riflettere sull’anomalo destino del folk-rock.

Chi segue il genere conosce il fenomeno: negli anni Novanta alcuni grandi nomi della musica dark e industrial si sono convertiti alla ballata acustica, abbandonando il rumorismo per ricerche e sperimentazioni di tutt’altro genere. I nostri amici si sono cos√¨ guadagnati il titolo di apocalittici folk, per via dei testi oscuri; e notando l’eleganza di Gira non si pu√≤ fare a meno di pensare che si tratta di un ottimo modo d’invecchiare. Lo √® anche per me, che pure non ho mai seguito fino in fondo i sadomasochismi dell’industrial di seconda generazione, n√© la svolta dance-metal della terza, n√© il vampirismo, n√© l’esoterismo, n√© il nazismo. D’un tratto, quei giovanotti magri che bestemmiavano tra i sintetizzatori si sono ingentiliti, e hanno scoperto che, staccando la corrente, il latino “pop” si traduce con il sassone “folk”. C’√® ancora chi, come i Death in June, coerenti nel loro spaventoso autismo, non cessa di ripetere un decennale modulo di transizione (il bunker, le rune, la chitarra acustica, le distorsioni); c’√® chi, come Tibet, accosta una voce “rotteniana” ad archi e violini per cantare l’ascesa dell’ultimo Cesare e la seconda venuta di Cristo; c’√® chi, come Diamanda Galas, racconta la tragedia del popolo armeno; e infine chi, come Gira con i suoi Angels of Light, o come Nick Cave, √® ormai un perfetto cantautore americano, Antico Testamento compreso, dalle parti di Bob Dylan.

Qui il folk apocalittico sfuma in qualcosa che √® stato chiamato, semplicemente, new folk, caratterizzato dal dialogo con la tradizione musicale popolare, con i suoi strumenti e i suoi temi, l’immaginario religioso ed extra-urbano, in una prospettiva quasi etnomusicologica. I suoi santi patroni potrebbero essere Captain Beefheart e Syd Barrett. E Charles Manson, il padre segreto.¬†Accanto ai veterani del lato oscuro, si √® sviluppata negli ultimi anni una scena tutt’altro che omogenea, che va da Sufjan Stevens (per i suoi dischi “americani” ma soprattutto per la sua straordinaria produzione “natalizia”) fino agli Animal Collective, passando per il country di Will Oldham, l’indie-rock rurale post-Pavement, il folk-prog dei Decemberists, e la Scozia e il Galles di Belle and Sebastian e Gorky’s Zygotic Mynci (chiedete a lei). E poi, beh, c’√® Julian Cope, passato da idolo delle ragazzine a sciamano e studioso dell’Europa preistorica.¬†Ma il vero caso √® un giovanotto scoperto proprio da Michael Gira nel 2002, tale Devendra Banhart, nuovo imperatore del regno del folk. Finalmente, una contemporaneit√† che fa per noi.

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