la fine dei tempi nell'epoca della sua riproducibilità tecnica
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L’isola degli studenti giapponesi morti

Il commento pi√Ļ sentito alla fine della proiezione, nei corridoi del grottesco multiplex nel quale si svolge il¬†Torino Film Festival (mai troppo lodato per la scelta ampia e originale delle sue retrospettive), √® stato: “divertente”. Io¬†Battle Royale di¬†Kinji Fukasaku¬†l’ho trovato semplicemente¬†terrificante. E non per il sangue profuso, le morti fantasiosamente splatter, lo spettacolo della violenza fattosi vertiginoso balletto: ma per il suo paradossale realismo. La trama √® semplice (e da questa il film si sviluppa con la semplicit√† di un videogioco):¬†42 studenti su un’isola e Takeshi Kitano che da’ loro tre giorni per uccidersi a vicenda. Film cult in Giappone, all’origine di una presunta ondata di violenza adolescenziale, sta aspettando una¬†pubblicazione in videocassetta per il mercato italiano. Il film di Fukasaku √® uno psicodramma collettivo che traduce in potenti immagini la dinamica psico-sociale nota come¬†dilemma del prigioniero: pi√Ļ che il sadismo individuale, √® la paura l’elemento estraneo che, introdotto nel sistema, lo porta a un disfacimento entropico. Come evidenzia il finale, imprevedibilmente ottimista rispetto al resto del film,¬†√® la fiducia (e non tanto l’amore o la volont√† di non nuocere) l’inevitabile fondamento del contratto sociale: ma la fiducia √® proprio quell’elemento estraneo, inverosimile (quasi mistico), che pone le basi di un¬†happy end¬†cos√¨ posticcio da sembrare impossibile.

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Il fumetto come utopia di lingua universale

*Avventure dell’astrazione iconica: appunti su The Worm, Isotype, Jimmy Corrigan e altro. Articolo originariamente pubblicato su Prospettiva Globale.

1. The longest comic strip in the world: cos√¨ si presenta¬†The Worm, l‚Äôopera collettiva uscita nel 1999 le cui vendite andarono a finanziare il¬†Cartoon Art Trust di Londra. Coinvolti nell‚Äôiniziativa grandi nomi del fumetto anglosassone (da¬†Dave Gibbons a¬†Bryan Talbot, passando per¬†Duncan Fegredo,¬†David Lloyd,¬†John Bolton, e decine di altri) che si sono dati la staffetta per illustrare una storia, sceneggiata a dieci mani (un autore per ognuno dei cinque capitoli, trai quali Garth Ennis e Jamie Delano) ispirandosi ad un‚Äôidea di¬†Alan Moore.¬†The Worm √® una storia dell‚Äôumanit√† e una storia del fumetto, del loro passato e del loro ipotetico futuro.¬†The Worm √® un brutto fumetto, disomogeneo e retorico ‚Äď e lo √® coscientemente, per forza di cose. Ci√≤ su cui Moore sceglie di concentrarsi esplicitamente (lambendo il ridicolo, sottolinea lui stesso), √® il potere pedagogico e universale del linguaggio fumetto, che nel futuro utopistico da lui sognato assurge a principale forma d‚Äôespressione.

2. Ai margini, la storia del fumetto s’incontra con la storia del linguaggio. I graffiti preistorici, i primi alfabeti. Nel momento in cui la scrittura per immagini egiziana diventa davvero alfabeto, cioè separa il simbolo iconico dal riferimento ad un oggetto concreto per rinviare invece ad un suono con cui comporre parole, il linguaggio perde l’universalità (virtuale) e si fa codice, donando la propria chiave ai soli membri della cerchia ristretta di un gruppo culturale. Crolla la torre di Babele.

Auster/ Mazzuchelli, Città di vetro

3. Babele √® l‚Äôeco della caduta di Adamo: ce lo ricorda¬†Paul Auster in Citt√† di vetro. Moore sogna, come molti altri prima di lui, un Paradiso Riconquistato, un nuovo Eden. Un mondo senza barriere linguistiche, una nuova lingua universale. Si tratta di ristabilire la specularit√† infranta tra cose e parole: il segno linguistico deve rispecchiare la realt√† che si vuole comunicare, senza alcun riferimento a codici linguistici arbitrari e locali. Svariati esempi dei tentativi fatti per costruire un linguaggio universale e ideale (dalla combinatoria di¬†Raimondo Lullo all‚Äôideografia di¬†Leibniz, fino ai grafi esistenziali di¬†Peirce) sono raccontati ne¬†La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea di¬†Umberto Eco. Confrontati alle esigenze pratiche di un mondo moderno sempre pi√Ļ cosmopolita (i cui oggetti da condividere non sono libri di filosofia, ma aeroporti e prodotti di consumo), i novelli teorici di lingue universali hanno ben capito che l‚Äôunica strada percorribile era quella dell‚Äôastrazione iconica. Linguaggio forse non universale ‚Äď perch√© sempre convenzionale ‚Äď ma d‚Äôimmediato apprendimento e internazionalmente valido.

Simboli grafici internazionali (1974-1978)

4. Nella met√† degli anni venti del XX¬į secolo¬†Otto Neurath, sociologo e filosofo austriaco (1882-1945), si propone di rendere comprensibile anche a strati della popolazione meno istruiti i dati statistici sui quali lavorava. A questo fine concepisce un metodo, poi denominato¬†ISOTYPE (International System Of Typographic Picture Education), che consiste nel fare uso di simboli iconici estremamente stilizzati per rendere conto delle realt√† rappresentate. Il suo scopo era ristabilire la specularit√† (secondo lui oggettiva) tra linguaggio delle forme e diretta esperienza della realt√† percepibile, della quale gli altri linguaggi non potevano rendere conto.

Neurath – Arntz, simboli Isotype (anni 20-30)

Scrive Neurath nel 1936:

Questione di lingua universale.¬†Qualsiasi sforzo impiegato per la nascita di una lingua internazionale ‚Äď con l‚Äôintenzione di creare una lingua di segni ausiliare ‚Äď √® un sostegno allo sviluppo internazionale generalmente utile. La lingua internazionale deve tenere conto dei bisogni internazionali, ma deve anche essere, per quanto possibile, semplice.

Isotype come lingua ausiliare. Con i nostri collaboratori abbiamo creato una lingua di segni internazionale (come lingua ausiliare) che rende possibile interpretare i termini di tutte le lingue del mondo. L‚Äôabbiamo denominata ISOTYPE. Il linguaggio dei simboli di questo tipo diventa il pi√Ļ importante mezzo universale per chi spesso viaggia all‚Äôestero e non conosce la lingua del paese. [...] L‚Äôeducazione tramite simboli ideografici, connessi con il sistema ISOTYPE, potrebbe contribuire all‚Äôavvicinamento di diverse nazionalit√† in tutto il mondo e potrebbe dare nuovo stimolo a cercare di risolvere tutti gli altri problemi dell‚Äôeducazione internazionale. L‚Äôeffetto dei simboli ideografici √® spesso pi√Ļ forte delle parole, soprattutto quando un‚Äôinformazione √® assolutamente nuova per chi la riceve.

5. L‚Äôefficacia di un linguaggio dipende dall‚Äôequilibrio tra due estremi teorici: molteplicit√† (cio√® fare corrispondere a¬†ogni oggetto un segno diverso) e astrazione (fare corrispondere a¬†tutti gli oggetti uno stesso segno). La figura astratta ‚Äúuomo‚ÄĚ viene cos√¨ eventualmente specificata con simboli che ne stabiliscano la funzione, fin quando la molteplicit√† non renda troppo complessa la comprensione del codice, n√© troppo determinata culturalmente (si noter√† la convenzionalit√† del simbolo ‚Äúgiustizia‚ÄĚ sul terzo omino della figura seguente). Un linguaggio non pu√≤ prescindere da un certo livello d‚Äôastrazione, che invece una comune narrazione sequenziale tende a rifiutare per meglio rendere conto del particolare e del molteplice: pochi fumettisti si sono avventurati dalle parti dell‚Äôastrazione iconica.

Neurath – Arntz, simboli Isotype (anni 20-30)

6. L‚Äôartefice dei simboli grafici che composero il sistema ISOTYPE ‚Äď e che sono in gran parte ancora in uso oggi, seppur vagamente modificati ‚Äď √®¬†Gerd Arntz (1900-1988). Un nome sconosciuto per delle immagini che vediamo ogni giorno attorno a noi, uno dei tanti geni dimenticati della storia dell‚Äôarte: artista e grafico tedesco, Arntz si dedica ad incisioni su legno e lino nella quali si mostra attento alle tematiche sociali del mondo suo contemporaneo (molto simile in ci√≤ a Masereel, seppure con un stile grafico molto pi√Ļ radicale invece che pedissequamente espressionista). Oltre alle sue collaborazioni con Neurath sono da segnalare alcune sue tavole ‚Äď fumetti ? ‚Äď che descrivono svariate situazioni dell‚Äôattualit√† del suo tempo.¬†

Gerd Arntz, I disoccupati, 1931
Sopra: le classi agiate che non lavorano; in mezzo: i lavoratori in fabbrica; sotto: la massa dei disoccupati (usata anche come simbolo statistico)

Gerd Arntz, 2 incisioni della serie ‚Äú12 case contemporanee‚ÄĚ, 1927

7. Pochi autori di fumetti si sono avventurati nei bassifondi dell‚Äôastrazione iconica, cio√® l‚Äôangolo destro estremo del triangolo di¬†Scott McLoud: qualche esperimento provocatorio con cartelli segnaletici tutt‚Äôal pi√Ļ. Coincidenza interessante √® che uno stile del genere venga usato da¬†Mazzuchelli in due tavole di¬†Citt√† di Vetro di Paul Auster, opera di profondit√† ancora insondata della quale testimonia questa scelta grafica apparentemente innocua ‚Äď e che invece si ricollega al discorso sull‚Äôuniversalit√† del linguaggio dell‚Äôimmaginario profeta seicentesco¬†Henry Dark, che fa degli Stati Uniti (non a caso terra della filosofia analitica ‚Äď che studia linguaggi formali astratti e universali ‚Äď e del fumetto) la sua Nuova Babele.

The Filth di Grant Morrison

8. A riprendere con dirompente radicalit√† il filo di queste riflessioni linguistico-fumettistiche √® una delle opere cardine degli anni novanta, quel Jimmy Corrigan di Chris Ware che qui in Italia rimarr√† forse per sempre un oggetto mitico. Ware non √® un semplice fumettista; √® un designer di fumetti. Le sue tavole sembrano costruite nel dettaglio, nei colori e nelle linee, e le illustrazioni che le compongono si avvicinano pericolosamente a simboli ideografici, senza superare quel limite che svuoterebbe la narrazione ‚Ästfacendola culminare in un‚Äôilleggibile astrazione. L‚Äôasciuttezza del tratto, le architetture pulite, i primi piani di oggetti che s‚Äôimmolano alla causa dell‚Äôuniversalit√† (non pi√Ļ questo bicchiere: ma¬†il bicchiere), il lettering perfetto: freddo ma lucido, si ha l‚Äôimpressione che del linguaggio per immagini, invece di fare uso, stia scrivendo un manuale di grammatica. Tant‚Äô√® che il volume si apre ironicamente con qualche breve cenno sulle modalit√† del linguaggio sequenziale, le cui regole vengono riassunte graficamente in un delirante diagramma.

Chris Ware, Introduzione al volume Jimmy Corrigan, 1999

9. Uno stile vicino all’iconismo eppure molto personale è quello del fumettista francofono Jochen Gerner: in TNT in America giunge a dirottare un volume del classico Tintin ed annerendone gran parte fa emergere solo alcuni particolari, che, sperduti ed isolati, si riducono (e si amplificano) alla loro astrattezza iconica (una pistola, la pistola, la violenza). Un altro volume particolare, che solo per approssimazione si può chiamare fumetto, è BERLIN, sorta di diario di viaggio che ad ogni pagina riserva sorprese e invenzioni: mappe, schizzi, loghi, facce, fotografie, ritagli.

Jochen Gerner, Berlin, 2000

10. Ecco tracciata per voi qualche linea direttrice, che parte e arriva non si sa dove, accenna ad analogie tra percorsi in apparenza molto diversi, fa emergere autori poco conosciuti, e forse può contribuire ad una storia alternativa del fumetto come ricerca della lingua perfetta.

Bibliografia :

Alan Moore e AAVV, The Worm (Slab-O-Concrete Pubblications)
Catalogo della mostra¬†Otto Neurath: ISOTYPE ‚Äď e lo sviluppo dei segni globali moderni
Scott McLoud, Understanding Comics (Pavesio Editore)
Paul Auster/ David Mazzuchelli, Città di Vetro (Bompiani)
Chris Ware,¬†Jimmy Corrigan ‚Äď the smartest kid on earth (Pantheon Books)
Jochen Gerner, Berlin (Editions du Rouergue)

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Listening wind

David Byrne – Lead us not into temptation (2003)

Dopo vent’anni di uscite quantomeno imbarazzanti non stupisce che si sia cercato di vedere nella colonna sonora per il film Young Adam (mai visto, tra l’altro) un segno di ripresa, un barlume di speranza, nel torvo cammino artistico di David Byrne. Tanta era la nostra disperazione che un paio di anni fa ci facemmo persino piacere quel riassunto in chiave (burning down the) House dei principali topos dei Talking Heads che era Lazy con gli X-Press 2. Le premesse di Lead us not into temptation lasciavano d’altronde ben sperare: Byrne che dirige un orchestra composta da elementi delle pi√Ļ valide formazioni inglesi di musica pop, cio√® Delgados, Belle and Sebastian, Mogwai, alla prova di un genere nel quale aveva gi√† dato il meglio di s√© con lo stupendo (e sottovalutato) The Catherine Wheel (1981) per balletto di Twyla Tharp. Insomma, dalle premesse mi aspettavo un Pet Sounds per il nuovo millennio, e invece √® soltanto un bel disco noioso. Lead us not into temptation √® nordico, nebbioso e delicato, avvolto nel soffio di un vento gelido. Il disco si conclude con un’eterea ballata a met√† tra Leonard Cohen e The Overload, in cui sentiamo cos’avrebbe potuto essere Byrne, in un’altra dimensione.

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Il pensiero pi√Ļ bislacco

Col senno ormai bell‚Äôe spacciato, gli venne in mente pertanto il pensiero pi√Ļ bislacco che mai venisse a pazzo del mondo; e fu che gli parve opportuno e necessario, sia per maggiore onore suo come per utilit√† da rendere alla sua patria, farsi cavaliere errante, ed andarsene armato, a cavallo, per tutto il mondo in cerca delle avventure e a provarsi in tutto quello che aveva letto essersi provati i cavalieri erranti, spazzando via ogni specie di sopruso, e cacciandosi in frangenti ed in cimenti da cui, superandoli, riscuotesse rinomanza e fama immortale.

Torno lunedì, fate i bravi.





Gesamtkunstwerk

Ho scovato il bel blog di un collaboratore dell’Internazionale ,¬†Guido Vitiello, e vi segnalo un suo¬†articolo che dalla famigerata frase di Stockhausen¬†sul capolavoro undici settembre (“La pi√Ļ grande opera d’arte mai realizzata. Cinquemila persone che in un solo istante vengono cacciate a forza nella resurrezione. Io non potrei mai arrivare a niente di simile. Davanti a questo, noi compositori non siamo nulla”) traccia un abbozzo di storia delle sovraposizioni tra arte e politica. Di chi considerava l’arte la pi√Ļ elevata forma di impegno politico (Brecht,¬†Benjamin) e chi la politica il sommo atto artistico: da¬†Stalin¬†(“essi avevano in pratica creato l’unica opera d’arte che era consentito creare, il socialismo”) all’Hitler¬†wagneriano di¬†Syberberg, fino all’Olocausto come perverso happening di¬†body art. Il percorso poteva inaugurarsi con il¬†Nerone¬†nella¬†versione trasfigurata di¬†Arrigo Boito¬†(nella quale tutta Roma diventa immenso teatro), e concludere con l’Internazionale Situazionista¬†come¬†progetto di totale estetizzazione del mondo e della vita (cio√® smantellamento di un rapporto asimetrico di produzione di allucinazioni estetiche).





Why kill time (when you can kill yourself?)

Spesso in annunci e pubblicit√† si segnala minacciosamente ad ipotetici “¬†perditempo” di astenersi da un eventuale coinvolgimento nella questione. Mi diverte pensare a questa categoria immaginaria, quasi mitologica, tutta italiana: lettore affezionato di¬†Secondamano, il perditempo passa le sue giornate informandosi su oggetti in vendita che non comprer√†, prenota tavoli in ristoranti nei quali non andr√†, si procura appuntamenti galanti ai quali non si presenter√†, visita appartamenti, prova macchine, nei negozi d’abbigliamento o di scarpe indossa svariati capi, si fa confermare che gli stanno bene, poi se ne esce promettendo di tornare. La protesi con la quale si relaziona al mondo √® un telefono, dal quale esegue tediose chiamate a sconosciuti, ma potreste vederlo gironzolare senza meta (o forse no: forse ogni mattina pianifica un razionale percorso di perdita di tempo) davanti alle vetrine del centro, in una stazione, in un parco. Il perditempo accumula potenziali sviluppi di una vita che prosegue sonnolenta in una routine irrealmente vuota, e non ne realizzer√† alcuno: si sporge su ci√≤ che potrebbe essere, e contempla l’infinito davanti a s√©.

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Progeny

Mentre la¬†Fond. Elia Spallanzani¬†risolve l’enigma combinatorio qui¬†proposto qualche tempo fa, tirando in ballo¬†X-Files,¬†Lovecraft¬†e sexy shop per sostenere l’ipotesi di una presenza sul nostro pianeta di bambini alieni, qualcun’altro sul suo bel blog si premura di fornire¬†lezioni di lingua Pali, nel caso invece di nascere alieni nascano reincarnazioni del¬†Buddha¬†- non si sa mai. D’altronde si ipotizz√≤ per¬†Maria¬†(che ci segue e che salutiamo) che la concezione viriginale fosse dovuta in realt√† a un’inseminazione da parte di extraterrestri, e questo spiegasse ampiamente gli eventi sovrannaturali di tutta la faccenda: e non vedo perch√© non dovrebbe valere anche per Buddha. A proposito, l’avete visto¬†questo film?

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Citazioni Outdoor – Readers’ choice /4

Forse avete visto Storia Immortale, il capolavoro di Orson Welles (tutti i film di Welles sono il capolavoro di Orson Welles). Tratto da un racconto di Karen Blixen e ambientato in una suggestiva Macao di fine ottocento, racconta di un ricco mercante inglese alla fine dei suoi giorni che (ad immagine del regista-attore) vede come disperato e ultimo e supremo atto di potere il fare mettere in scena ad altri storie di fantasia.

L’uomo ricorda con nostalgia una storia narratagli da un marinaio, allorch√© giovanissimo giunge¬†a Macao¬†per fare fortuna. La storia di una notte d’amore tra un povero marinaio e una ricca e bella signora. Una leggenda che ad ogni marinaio viene raccontata, e che ogni marinaio racconta mettendosi al posto del fortunato. Le storie sono memi -¬†fintanto che non ne si svela la falsit√†. Il mercante decide di lavare l’offesa dell’inganno sub√¨to, del quale si accorge soltanto ora, scegliendo di mettere in scena quella storia (pagando una donna, intepretata da¬†Jeanne Moreau, per¬†recitare), cosicch√© un marinaio possa raccontarla¬†veramente, senza mentire e la leggenda diventare verit√†. Sulle storie che s’incarnano nella realt√† (e non viceversa) hanno scritto molto esplicitamente¬†Alan Moore¬†e¬†Neil Gaiman. Mi viene in mente quel splendido racconto di¬†Borges¬†nel quale¬†Averro√©, non conoscendo il teatro, si arrovella a tentare di¬†capire di cosa tratti la¬†Poetica¬†di¬†Aristotele, mentre poco vicino giocano dei bambini a rappresentare scene di guerra o vita quotidiana.

L’esercizio di¬†tentare di scrivere su referrers palesemente senza senso √® anche questo: trasformare in realt√† ci√≤ che √® soltanto invenzione, dare un corpo alle storie, farsi¬†maieuta di situazioni.¬†Quell’altro di fare ricerche casuali √® la sua controparte: disseminazione di storie, di finzioni – alle quali dar√† carne qualcun altro¬†in seguito. Tutto questo per dire che mi arrendo, non so che scrivere sulle “citazioni outdoor”, avete vinto: avete creato una storia che non pu√≤ realizzarsi.





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