la fine dei tempi nell'epoca della sua riproducibilità tecnica
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Il buco (narrativo) nell’Ozon

Swimming Pool √® un paradosso escheriano. E’ anche un film sul corpo e sul desiderio, ma innanzitutto (o in fin dei conti, in quei rivelatori minuti finali alla “sesto senso” come si usa dire) un meta-film che si disfa nell’atto stesso di rivelarsi: pi√Ļ per distrazione e incoerenza dello script che per reale intenzione dell’autore, probabilmente. Chi ha visto quest’ultimo film di¬†Fran√ßois Ozon e seguir√† il ragionamento ne converr√†. Tutto il periodo trascorso dalla scrittrice inglese nella villa del suo editore si rivela essere qualcosa a met√† strada tra un’interpretazione sempre pi√Ļ allucinatoria della realt√† e la semplice rappresentazione del contenuto del suo ultimo romanzo. Alcuni aspetti della situazione, seppur distorti, hanno una ragione nel “reale” svolgersi dei fatti (del quale lo spettatore non ha esperienza): il fatto che la scrittrice fosse in una villa in Francia, il fatto che vi fosse giunta la bionda figlia adolescente del suo editore. Pochi elementi dei quali l’editore si sarebbe dovuto accorgere leggendo le pagine del romanzo che le racconta, elementi che avrebbero dovuto destare in lui qualche sospetto (seppur infondato): palese quindi che quella scena finale che sembra riportarci nella meta-fiction appartenga ancora alla fiction (e quindi √® irreale¬†quanto ci√≤ che abbiamo visto prima ma che solo¬†fra poco¬†sapremo irreale). Non foss’altro perch√©, per¬†equilibrio narrativo, quel finale¬†non pu√≤¬†non concludere¬†anche¬†il romanzo (cio√® la finzione nella finzione).¬†Lo stesso vale per la scena iniziale, speculare all’ultima (l’editore propone alla scrittrice di andare nella sua villa in Francia): questa pu√≤ essere “reale” (meta-finzione) ma deve essere per forza¬†anche¬†inclusa anche nel libro (finzione), che non avrebbe senso se non ponesse come premessa i vari temi (posti nel prologo e poi sviluppati ampiamente) dello scrittore in crisi creativa, della donna fredda e sterile, della fuga dalla realt√† (un’altra recensione¬†qui). A questo punto, di quel prologo la realt√† √®¬†superflua, essendo anch’esso narrato e quindi “interpretato” quanto il resto. La coerenza interna dell’intreccio obbliga a concludere che la relazione tra due livelli di finzione si risolva (analizzandone le modalit√†) in un solo livello: la presunta meta-finzione (cio√® la narrazione-quadro) √® finzione anch’essa (cio√®: sullo stesso livello). Non √® sostenibile, non sta in piedi, che la presunta meta-finzione che apre e chiude il film sia estranea alla finzione – come il colpo di scena finale vorrebbe farci credere.¬†Tradotto in uno schema geometrico, l’intreccio di questo film si tradurrebbe in un’illusione ottica, in un nastro di Moebius, in un’architettura escheriana: o forse soltanto in un errore prospettico che mina la coerenza interna di un paesaggio; mostrandoci come la rappresentazione sia sempre paradosso.

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L’infanzia di Vladimir

Vladimir Nabokov¬†era uno di quelli scrittori che contestava violentemente che nel giudizio estetico di un’opera d’arte dovessero intervenire elementi biografici, e scherniva stizzito coloro che si arrischiavano a stabilire nessi (magari tinti di psicanalisi, altra sua bestia nera) tra la sua vita e le sue narrazioni, alle quali negava persino un senso. Si tratta in effetti di una questione vecchia e mai risolta, dai tempi del contre Sainte-Beuve¬†di Proust¬†a¬†Calvino¬†che “dati biografici non ne do, o li do falsi” gi√Ļ fino a¬†Elia Spallanzani¬†che per vedere ci√≤ che non c’√® prefer√¨ non esserci. Eppure se leggete Nabokov vi accorgerete che non √® difficile, senza neppure conoscerne la vita, immaginarla. L’ossessione per un’infanzia idealizzata, immersa nell’agiatezza, nella cultura, nel piacere (in modo estremamente freudiano, trall’altro), nel capolavoro¬†Ardore, in¬†Il Dono¬†e magari nel personaggio di¬†Lolita, √® palesemente l’eco nostalgico di quella Russia fanciullesca che gli venne rubata dalla Rivoluzione -¬†ed in senso pi√Ļ largo il lamento “reazionario” di un intellettuale anti-sovietico; con l’eleganza dell’essere reazionari che solo a pochi √® concessa: al¬†Sokurov¬†di¬†Arca Russa¬†per esempio (un nabokoviano Wolfstein 3D della nostalgia), al¬†Rohmer¬†di L’Anglaise et le Duc, a¬†Borges. Come se si confondessero in una cosa sola l’infanzia e la Russia zarista, come se l’una mettesse in miglior luce l’altra, e tentasse involontariamente di farsene metafora. Se √® sincero Nabokov quando spezza il legame reciproco tra vita e arte, non ci resta che credere che¬†incoscientemente¬†l’autore scrivendo si tradisca, come rivelando nel sonno i suoi pi√Ļ intimi sentimenti. Forse non √® la vita a dare la chiave dell’opera d’arte, ma viceversa.

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I duellanti ‚®Į




The papal countdown

When will the Pope pass away? Who will succeed the Pope?

Partecipate numerosi alla Pope Countdown Competition!





Funk Division


A Certain Ratio – Early (2003)

Dovete immaginare qualcosa come i Joy Division che fanno cover di George Clinton (lo so, √® difficile) e avrete un’idea aprossimativa di cosa produce il vostro dispositivo di riproduzione sonora con al suo interno un disco degli A Certain Ratio (sito ufficiale qui, galleria fotografica qui), un mica poi tanto oscuro gruppo della Manchester dei primi ottanta, futura Madchester del rock danzereccio di New Order e Happy Mondays. A venire in soccorso all’altrimenti menomata memoria storica √® questa recente ristampa per Soul Jazz dei loro primi lavori (dal 78 in poi), che s’inserisce a perfezione nel trend punk-funk del momento (Rapture, Erase Errata…), in mezzo a tonnellate di compilation, tra mutant disco e no wave (questa, questa, questa, questa e questa, pi√Ļ una moderna Yes New York che fa il verso alla No New York di Brian Eno, in aria di ristampa).

Early raccoglie in due cd un best of del primo periodo degli ACR e varie pregievoli rarità, oltre che il video di un concerto a New York interpolato con una jam casalinga. Sentire la voce di un clone (e amico) di Ian Curtis che canta baritonale in mezzo a percussioni selvaggie, trombe e funkità varie è un esperienza quasi mistica che voi ragazzi pallidi vestiti di nero potreste non reggere.

[Vai all'archivio delle recensioni discografiche]

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D-Shirt

Qu’est-ce qui passe sur le corps d’une soci√©t√© ? C’est toujours des flux, et une personne c’est toujours une coupure de flux. Une personne, c’est toujours un point de d√©part pour une production de flux, un point d’arriv√©e pour une r√©ception de flux, de flux de n’importe quelle sorte; ou bien une interception de plusieurs flux.

E malgrado questo, potrebbe capitarvi di vedere gente andare in giro con magliette con sopra il nome di Deleuze. O anche tipo¬†queste, molto pi√Ļ esclusive.

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Sfide impossibili: il relazioni-astruse-net-finding

Approfittando vilmente della promozione “¬†post su misura” e ispirandosi a un esperimento di¬†relazioni-astruse-net-finding qui pubblicato (il nome √® chiaramente un’antifurto che preserver√† questa pratica dal diventare trendy), la¬†fond. Elia Spallanzani ha sfidato questo blog a scrivere un post sulle relazioni tra due argomenti in apparenza poco plausibili – sfida¬†vinta, ovviamente.

La fondazione propone a questo punto di fare del¬†relazioni-astruse-net-finding¬†un gioco nel quale chi “risolve” la sfida pu√≤ poi proporre all’avversario una nuova sfida. Questo blog accoglie l’idea con entusiasmo (anche perch√© contribuir√† a diffondere in rete referrers assurdi che mineranno l’equilibrio dell’universo), ma desidera fissare alcune regole base:

1/¬†Lo sfidante non deve in alcun modo fare una ricerca preventiva sull’argomento.

2/ Le ipotetiche relazioni devono essere astruse ma plausibili (se non fosse possibile trovare alcuna pagina in cui figurano entrambe Рanche casualmente Рsi dichiarerebbe perdente lo sfidante).

3/ I risultati devono essere disposti dallo sfidato in forma discorsiva che argomentino sulle eventuali relazioni mostrandone la pertinenza.

4/ Lo sfidato può variare le chiavi di ricerca e/o seguire links se questo può aiutarlo a raggiungere maggiori quantità di informazioni.

5/ Le ricerche potranno essere effettuate anche su pagine in altre lingue, ma i risultati dovranno essere tradotti.

L’argomento che propongo come ricerca alla fond. Elia Spallanzani √® il seguente (per¬†rimanere in tema): relazioni tra particolari tipi di¬†contraccettivi¬†e¬†nascite di creature extraterrestri.

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Racconti froci – Readers’ choice /3

Chiedo scusa per il titolo, ma ricordo che questo √®¬†l’unico blog che scrive i post andando incontro alle esigenze dei referrers (cio√® le chiavi di ricerca che hanno portato qui dei visitatori per sbaglio) pi√Ļ assurdi. Voglio solo segnalare quello che √® per me oggi uno dei migliori fumetti francesi in circolazione: si chiama¬†Journal¬†ed √® una serie autobiografica che esce per un indipendente francese,¬†Ego Comme X¬†(il¬†primo volume usc√¨ qualche anno addietro per la scomparsa¬†Rasputin libri). L’autore¬†Fabrice N√©aud¬†(¬†qui un sito non ufficiale) vi racconta la sua assai poco straordinaria vita, i suoi disagi, la sua solitudine, la sua doppia marginalit√† di fumettista (all’inizio totalmente anonimo, oggi molto meno) e omosessuale. Lo stile del disegno √® realistico, ma si avventura spesso in dissoluzioni dell’immagine, impreviste citazioni da¬†McKean, spazi bianchi e volti grattati via – che bene esprimono l’imbarazzo del raccontarsi, e del raccontarsi raccontante, gi√Ļ fino ai classici paradossi della meta-rappresentazione.





Mussolini e i Samurai – Readers’ choice /2

Troppo spesso vengono passate sotto silenzio le torbide relazioni, dai confini fumosi e indefinibili, tra le cause e le modalit√† della¬†prima guerra mondiale¬†e il¬†codice d’onore dei samurai¬†(ce ne chiede la¬†Fond. Elia Spallanzani). La storiografia pi√Ļ recente ha appurato in che misura¬†Benito Mussolini¬†fosse estimatore convinto dell’etica guerresca nipponica, che tent√≤ di trasferire nell’animo dei suoi soldati. Non √® difficile d’altronde rinvenire saggi sull’argomento (oltre che su induismo, islam, ecc.) nei cataloghi di case editrici di estrema destra: ne √® prova un¬†Codice del Samurai pubblicato per le edizioni¬†Mediterranee. Leggendone la descrizione, ci accorgiamo di quali elementi avessero destato l’attenzione dei fascisti: obbedienza, sottomissione, culto militarista, pulsione di morte. Mussolini fece addirittura erigere nel Nord del Giappone un¬†monumento¬†in onore di venti samurai “caduti per la patria” nel 1868, la cui storia gli fu narrata dal poeta Harukichi Shimoi, che marci√≤ con¬†D’Annunzio¬†(tutto raccontato e illustrato¬†qui).





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