Aleister Crowley nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



L’ironia nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Per chi non l’avesse notato, la storia del manifesto satirico di Mauro Biani (vignettista peraltro del tutto deprecabile) che viene preso alla lettera dai leghisti segue la trama del Pendolo di Foucault. Il mondo é pieno di scherzi che vengono presi sul serio – prendi Thelema, un’invenzione di Rabelais che diventa una setta satanica. Io da tempo lo ripeto: l’ironia, nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, é la malattia mortale dell’Occidente.



Francis Dashwood, 15th Baron le Despencer

« Do what thou wilt »



Destini incrociati

Il castello dei destini incrociati è l’opera con la quale nel 1969 Italo Calvino fornisce il suo contributo alla causa della letteratura potenziale. Come i suoi colleghi dell’ OuLiPo sceglievano regole formali arbitrarie che guidassero la creazione dei contenuti, dando vita a esibizioni ginniche di talento letterario spesso e volentieri assurdamente comiche, lo scrittore ligure s’impone di trasformare in racconti sequenze casuali di tarocchi. Scrive Calvino che l’idea di adoperare i tarocchi è ispirata da Paolo Fabbri, che nel seminario internazionale sulle strutture del racconto del luglio 1968 a Urbino, tenne la relazione Il racconto della cartomanzia e il linguaggio degli emblemi. Sull’argomento si è dibattuto anche in sede semiotica, e qualcuno oggi sostiene di dovere considerare il libro di Calvino come una specie di fumetto (ideale predecessore, quindi, delle sperimentazioni dell’OuBaPo).

Nel disperato tentativo di trovare padri nobili al suo esperimento, Calvino cela quella che probabilmente è stata la sua vera incofessabile ispirazione: un b-movie d’orrore del 1964. In Dr. Terror House of Horrors (Le cinque chiavi del terrore) diretto da Freddie Francis, il misterioso cartomante Peter Cushing legge ai suoi compagni di viaggio ferroviario (trai quali un Cristopher Lee positivista scettico) destini fantasiosamente terrificanti. Cinque episodi che danno corpo in flash-forward alle ferali combinazioni di carte estratte dal satanico dottore, che ante litteram si prodiga in esercizi di narrativa combinatoria. Queste sono delle chiavi, le chiavi del terrore, queste carte contengono il brivido della vita tradotto in immagini che parlano della profondità del tempo e che a volte riescono a scrutare nel futuro.

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Sulla scia di Peter Cushing e Italo Calvino, anche Alan Moore si cimentò con i tarocchi sul numero 12 (“Metaphore”) della serie Promethea. Un tour de force di costruzione narrativa, che rende espliciti i legami nascosti tra letteratura combinatoria e pensiero magico, del quale lo scrittore inglese è promotore instancabile: in questo caso l’accumulo di ostruzioni, per nulla gratuite, ha come scopo di raccontare la storia dell’umanità, mitizzata in chiave allegorico-pipparola. Ogni pagina presenta, tra simboli e allusioni di ogni sorta, una carta e un anagramma del nome Promethea (da Metaphore a Heart Poem), interpretati in rime baciate come stadi evolutivi dell’universo, mentre in parallelo Aleister Crowley si genera e muore, raccontando una bella parabola (The Mongoose Basket) che i più attenti riconosceranno essere semplicemente il celebre sketch del sarchiapone (o quasi).