Anders Behring Breivik nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Persuasori occulti: due riflessioni su terrorismo e marketing

25 luglio 2011*

Poich√© di Anders Behring Breivik si dice che sia cristiano, cattolico, protestante, massone, liberale, fallaciano, leghista, neo-templare, contadino, videogamer o metallaro, √® comprensibile che cristiani, cattolici, protestanti, massoni, liberali, fallaciani, leghisti, neo-templari, contadini, videogamers e metallari facciano di tutto per prendere le distanze dal suo gesto, condannandolo fermamente e accusandosi reciprocamente di averlo ispirato.¬†Considerando tuttavia che Breivik ha definito le stragi compiute come “the actual marketing operation” necessaria¬†per la distribuzione del suo libro (2083, p. 16), dovrei qui, a¬†nome di tutti gli operatori del marketing editoriale, io stesso¬†condannare fermamente la sua condotta — prima che qualcuno non arrivi ad accusare il marketing di essere una barbara “cultura della morte”.

E per√≤¬†questa ipotesi non √© pi√Ļ campata in aria delle altre. Breivik dedica un intero capitolo (3.60) all’importanza del marketing, disciplina da lui studiata all’universit√†, direttamente praticata ed evocata nel suo¬†curriculum¬†tra le competenze-chiave (p. 1400). Il termine appare decine di volte nelle 1500 pagine del memoriale, ed √® plausibile che il presunto “fondamentalista cristiano” abbia maggiore familiarit√† con le cinque forze di Porter piuttosto che con le tre virt√Ļ teologali. Molto pragmatico, Breivik afferma: “A Justiciar Knight is not only a valorous resistance fighter, a one man army ; he is a one man marketing agency as well.” (p. 1069) E poi via di consigli pratici sul modo corretto di comunicare, tra i quali spicca l’invito — che n√© Yukio Mishima n√© Patrick Bateman avrebbero disdegnato¬†– a farsi le lampade per apparire pi√Ļ seducente. Insomma Andreas Breivik dice, con molto meno stile, quello che gi√† dicevano i ray ban di Andreas Baader.

Ma il cuore dell’operazione di lancio del libro, per quanto possa sembrare mostruoso, √® proprio la doppia strage: “The actual military operation is also a sub-task as well as it is a marketing method for the distribution of this compendium among other things” (p. 1410). Il biondo giustiziere √® consapevole della “geometrica potenza” del cosiddetto¬†guerriglia marketing — e lo prende alla lettera. Una serie di attentati aveva gi√† fatto la fortuna editoriale di¬†Ted “Unabomber” Kaczynski, le cui¬†oeuvres compl√®tes si trovano oggi facilmente sugli scaffali delle librerie (e di cui Breivik ha copiato alcuni passi).¬†L’emulo norvegese ha prodotto la teoria e perfezionato la pratica, osando accostare esplicitamente la lotta armata al linguaggio del business. Il suo approccio radicale alla promozione editoriale fa di lui un classico “collega che sbaglia”, un “fondamentalista del marketing” che farebbe qualsiasi cosa per un po’ di buzz. In fondo esistono gi√† forme di marketing non convenzionale che lambiscono la legalit√†, minacciano la societ√†, invocano la morte: dal¬†mural advertising (praticato da agenzie che garantiscono di prendersi carico degli eventuali costi e rischi legali) alle pressioni e connivenze che permettono di trasformare una ragazza timida in un perfetto prodotto rock – suicidio-a-27-anni-precisi compreso nel prezzo.

Ora ci resta solo da osservare e misurare le conseguenze del lancio di¬†2083 sperando che — malgrado la crisi, la decrescita editoriale, la legge contro gli sconti sui libri, il costo della carta, le irregolarit√† al premio Strega e milioni di romanzi nascosti nei cassetti di tutto il mondo — altri aspiranti scrittori non seguano l’esempio del cavaliere oscuro.

14 dicembre 2011*

Il tempo forse ci dir√† se il militante neo-fascista Gianluca Casseri pu√≤ effettivamente essere definito, come molti hanno fatto, un emulo del norvegese¬†Anders Behring Breivik. Poich√© di Casseri si dice che sia stato un intellettuale, io aspetto fiducioso che spunti qualche manifesto neoceltico che spieghi il suo gesto. Potremo a quel punto, magari, fare un nesso tra Oslo e Firenze. Come ho rilevato pochi giorni dopo gli attentati di luglio, Anders Behring Breivik considerava il suo massacro come una gigantesca operazione di marketing al fine di promuovere il libro-manifesto 2083 ‚Äď A European Declaration of Independence. Cinque mesi pi√Ļ tardi, √© giunto il momento di valutare il suo gesto sub specie artis mercatoriae, e al netto del giudizio politico e morale chiedersi:¬†l’operazione ha funzionato? E con “funzionato” s’intende: sacrificando sessantanove innocenti, l’aspirante templare ha efficacemente promosso il suo libro e le sue idee? Se il calcolo crudele si fosse rivelato esatto, avremmo ragione d’inquietarci.

Innanzitutto bisogna misurare l’impatto immediato dell’evento.¬†Pochi giorni prima dell’attentato, negli USA esce il film¬†Cowboy and Aliens, un blockbuster piuttosto demenziale con Harrison Ford e Daniel Craig. Ma le tendenze di ricerca su Google parlano chiaro: malgrado il¬†budget di 30 milioni di dollari speso per promuovere il film, il livello massimo di esposizione di cui ha goduto Breivik √® quasi doppio. Per fare un altro esempio, possiamo citare l’effetto del premio¬†Nobel attribuito allo sconosciuto poeta svedese¬†Tomas Transtr√∂mer, un picco¬†otto volte pi√Ļ basso ; e dire che in libreria un Nobel si misura in decine di migliaia di copie. Non c’√® dubbio insomma che le stragi di Oslo abbiano garantito una certa visibilit√† al loro artefice, e tuttavia era possibile ottenere risultati migliori senza spargere il sangue di sessantanove innocenti n√© sborsare un soldo: √® il caso di Belen Rodriguez, che con i suoi innocenti sessantanove vince l’Internet del mese di ottobre — lanciando inoltre un meraviglioso messaggio d’amore e di pace a tutti i terroristi del mondo.

Ma ottenere l’attenzione non √® tutto. E qui bisogna stare attenti a come scende e dove si assesta la curva subito dopo l’evento: lasciando da parte filmoni e filmini poich√© non c’entrano granch√©, √® interessante notare come Breivik continui, anche sul lungo termine, ad essere comunque pi√Ļ ricercato del povero Transtr√∂mer… O del pop-filosofo¬†Slavoj Zizek. In generale la curva di ricerche sul terrorista norvegese striscia poco sotto alcuni tra gli intellettuali pi√Ļ celebri e influenti del mondo, come¬†Paul Krugman o Noam Chomsky. Il libro di Breivik, 2083, produce nel mese di ottobre un volume di ricerche 52 volte inferiore alla serie di best-seller Hunger Games, di cui negli USA sono gi√† state vendute 3 milioni di copie: conservando il rapporto, e immaginando un editore abbastanza pazzo da pubblicare Breivik, questi venderebbe circa 60 000 copie. Pura teoria, ovviamente, ma comunque interessante per dare un’idea degli ordini di grandezza. Intanto il pdf del libro si trova facilmente su tutti i siti di download illegale.

C’√® da dire infine che a Breivik interessava soprattutto che la gente si convincesse della validit√† delle sue idee. Ebbene, √® ovvio che una parte considerevole di coloro che hanno scaricato e scorso il suo libro — per curiosit√†, fascinazione, moda — lo ha fatto nel pieno dissenso da queste idee. E tuttavia lo ha fatto, come ho fatto io per scrivere il mio post.

La morale della storia non è rassicurante.



Un calcolo crudele

Il tempo forse ci dir√† se il militante neo-fascista Gianluca Casseri pu√≤ effettivamente essere definito, come molti hanno fatto, un emulo del norvegese¬†Anders Behring Breivik. Poich√© di Casseri si dice che sia stato un intellettuale, io aspetto fiducioso che spunti qualche manifesto neoceltico che spieghi il suo gesto. Potremo a quel punto, magari, fare un nesso tra Oslo e Firenze. Come ho rilevato pochi giorni dopo gli attentati di luglio, Anders Behring Breivik considerava il suo massacro come una gigantesca operazione di marketing al fine di promuovere il libro-manifesto 2083 ‚Äď A European Declaration of Independence. Cinque mesi pi√Ļ tardi, √© giunto il momento di valutare il suo gesto sub specie artis mercatoriae, e al netto del giudizio politico e morale chiedersi:¬†l’operazione ha funzionato? E con “funzionato” s’intende: sacrificando sessantanove innocenti, l’aspirante templare ha efficacemente promosso il suo libro e le sue idee? Se il calcolo crudele si fosse rivelato esatto, avremmo ragione d’inquietarci.

Innanzitutto bisogna misurare l’impatto immediato dell’evento.¬†Pochi giorni prima dell’attentato, negli USA esce il film¬†Cowboy and Aliens, un blockbuster piuttosto demenziale con Harrison Ford e Daniel Craig. Ma le tendenze di ricerca su Google parlano chiaro: malgrado il¬†budget di 30 milioni di dollari speso per promuovere il film, il livello massimo di esposizione di cui ha goduto Breivik √® quasi doppio. Per fare un altro esempio, possiamo citare l’effetto del premio¬†Nobel attribuito allo sconosciuto poeta svedese¬†Tomas Transtr√∂mer, un picco¬†otto volte pi√Ļ basso ; e dire che in libreria un Nobel si misura in decine di migliaia di copie. Non c’√® dubbio insomma che le stragi di Oslo abbiano garantito una certa visibilit√† al loro artefice, e tuttavia era possibile ottenere risultati migliori senza spargere sangue n√© sborsare un soldo: √® il caso di Belen Rodriguez, che con i suoi innocenti sessantanove vince l’Internet del mese di ottobre — lanciando inoltre un meraviglioso messaggio d’amore e di pace a tutti i terroristi del mondo.

Ma ottenere l’attenzione non √® tutto. E qui bisogna stare attenti a come scende e dove si assesta la curva subito dopo l’evento: lasciando da parte filmoni e filmini poich√© non c’entrano granch√©, √® interessante notare come Breivik continui, anche sul lungo termine, ad essere comunque pi√Ļ ricercato del povero Transtr√∂mer… O del pop-filosofo¬†Slavoj Zizek. In generale la curva di ricerche sul terrorista norvegese striscia poco sotto alcuni tra gli intellettuali pi√Ļ celebri e influenti del mondo, come¬†Paul Krugman o Noam Chomsky. Il libro di Breivik, 2083, produce nel mese di ottobre un volume di ricerche 52 volte inferiore alla serie di best-seller Hunger Games, di cui negli USA sono gi√† state vendute 3 milioni di copie: conservando il rapporto, e immaginando un editore abbastanza pazzo da pubblicare Breivik, questi venderebbe circa 60 000 copie. Pura teoria, ovviamente, ma comunque interessante per dare un’idea degli ordini di grandezza. Intanto il pdf del libro si trova facilmente su tutti i siti di download illegale.

C’√® da dire infine che a Breivik interessava soprattutto che la gente si convincesse della validit√† delle sue idee. Ebbene, √® ovvio che una parte considerevole di coloro che hanno scaricato e scorso il suo libro — per curiosit√†, fascinazione, moda — lo ha fatto nel pieno dissenso da queste idee. E tuttavia lo ha fatto, come ho fatto io per scrivere il mio post.

La morale della storia non è rassicurante.



Il persuasore occulto

Poich√© di Anders Behring Breivik si dice che sia cristiano, cattolico, protestante, massone, liberale, fallaciano, leghista, neo-templare, contadino, videogamer o metallaro, √® comprensibile che cristiani, cattolici, protestanti, massoni, liberali, fallaciani, leghisti, neo-templari, contadini, videogamers e metallari facciano di tutto per prendere le distanze dal suo gesto, condannandolo fermamente e accusandosi reciprocamente di averlo ispirato.¬†Considerando tuttavia che Breivik ha definito le stragi compiute come “the actual marketing operation” necessaria¬†per la distribuzione del suo libro (2083, p. 16), dovrei qui, a¬†nome di tutti gli operatori del marketing editoriale, io stesso¬†condannare fermamente la sua condotta — prima che qualcuno non arrivi ad accusare il marketing di essere una barbara “cultura della morte”.

E per√≤¬†questa ipotesi non √© pi√Ļ campata in aria delle altre. Breivik dedica un intero capitolo (3.60) all’importanza del marketing, disciplina da lui studiata all’universit√†, direttamente praticata ed evocata nel suo¬†curriculum¬†tra le competenze-chiave (p. 1400). Il termine appare decine di volte nelle 1500 pagine del memoriale, ed √® plausibile che il presunto “fondamentalista cristiano” abbia maggiore familiarit√† con le cinque forze di Porter piuttosto che con le tre virt√Ļ teologali. Molto pragmatico, Breivik afferma: “A Justiciar Knight is not only a valorous resistance fighter, a one man army ; he is a one man marketing agency as well.” (p. 1069) E poi via di consigli pratici sul modo corretto di comunicare, tra i quali spicca l’invito — che n√© Yukio Mishima n√© Patrick Bateman avrebbero disdegnato¬†– a farsi le lampade per apparire pi√Ļ seducente. Insomma Andreas Breivik dice, con molto meno stile, quello che gi√† dicevano i ray ban di Andreas Baader.

Ma il cuore dell’operazione di lancio del libro, per quanto possa sembrare mostruoso, √® proprio la doppia strage: “The actual military operation is also a sub-task as well as it is a marketing method for the distribution of this compendium among other things” (p. 1410). Il biondo giustiziere √® consapevole della “geometrica potenza” del cosiddetto¬†guerriglia marketing — e lo prende alla lettera. Una serie di attentati aveva gi√† fatto la fortuna editoriale di¬†Ted “Unabomber” Kaczynski, le cui¬†oeuvres compl√®tes si trovano oggi facilmente sugli scaffali delle librerie (e di cui Breivik ha copiato alcuni passi).¬†L’emulo norvegese ha prodotto la teoria e perfezionato la pratica, osando accostare esplicitamente la lotta armata al linguaggio del business. Il suo approccio radicale alla promozione editoriale fa di lui un classico “collega che sbaglia”, un “fondamentalista del marketing” che farebbe qualsiasi cosa per un po’ di buzz. In fondo esistono gi√† forme di marketing non convenzionale che lambiscono la legalit√†, minacciano la societ√†, invocano la morte: dal¬†mural advertising (praticato da agenzie che garantiscono di prendersi carico degli eventuali costi e rischi legali) alle pressioni e connivenze che permettono di trasformare una ragazza timida in un perfetto prodotto rock – suicidio-a-27-anni-precisi compreso nel prezzo.

Ora ci resta solo da osservare e misurare le conseguenze del lancio di 2083 sperando che — malgrado la crisi, la decrescita editoriale, la legge contro gli sconti sui libri, il costo della carta, le irregolarit√† al premio Strega e milioni di romanzi nascosti nei cassetti di tutto il mondo — altri aspiranti scrittori non seguano l’esempio del cavaliere oscuro.