apocrifi nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Il mio nome è Nessuno

In the future, everyone will be anonymous for 15 minutes.
Banksy

Secondo Linkiesta, l’hacker che ha defacciato il sito della deputata Paola Binetti rivendicando l’azione a nome di Anonymous non sarebbe in alcun modo legato al gruppo. Si tratterebbe di un millantatore, di un falsario, anzi pi√Ļ precisamente di un usurpatore. Il suo comunicato, un apocrifo nel corpus dell’anonymismo ortodosso.¬†Il caso √© chiuso?¬†Al contrario, direi che si √© appena aperto.¬†In effetti se esistono degli atti apocrifi √© necessario che esistano anche degli atti ufficiali, e dunque un’entit√† in grado di produrli e convalidarli, o invalidarli se necessario.¬†E per√≤¬†Anonymous si presenta come un aggregato spontaneo, un’intelligenza-sciame dai contorni sfumati, un vero grande “partito liquido” come lo sognava¬†Veltroni, nel quale la distinzione tra dentro e fuori, e perci√≤ tra ufficiale e apocrifo, √© tenuta a sciogliersi completamente.

Anonymous non √© un gruppo, non √© un partito, non √© un’ideologia, bens√¨ un meme: proprio come i gattini e le trollfaces. E chi smentirebbe un gattino? Come scrive Luca Annunziata su Punto Informatico a proposito del caso Binetti, “nessuno pu√≤ smentire o confutare che un’azione come quella di oggi sia davvero o meno un’azione di Anonymous”. Insomma la Binetti stessa potrebbe firmarsi Anonymous e scrivere in un forum che “tendenze gay fortemente radicate possono portare alla pedofilia”, magari ricorrendo al fake anonymous meme generator. O uno squilibrato indossare la maschera di Guy Fawkes per massacrare i suoi compagni di scuola. Ecco dunque il paradosso: se chiunque pu√≤ firmarsi “Anonymous”, non c’√© ragione di credere che esista effettivamente un movimento chiamato Anonymous.

Anonymous eredita le sue contraddizioni dalle esperienze che l’hanno preceduto e ispirato. Negli anni Novanta nasceva e moriva¬†Luther Blissett, e tra le varie avventure legate a questo pseudonimo collettivo si ricorda almeno un episodio imbarazzante: la pubblicazione per Mondadori del demenziale regesto net.gener@tion, ad opera di un giovane Giuseppe Genna.¬†Presentato come una burla ai danni dell’industria culturale, il libro poneva tuttavia un problema serio: se chiunque pu√≤ firmare con il nome Luther Blissett, perch√© il povero Genna no? Che cosa distingue il Blissett vero dal Luther artificiale? La risposta √© semplice: una cascata di¬†comunicati. Il condividuo situazionauta aveva prodotto la sua bella burocrazia, in grado di stabilire di volta in volta la legittimit√† degli enunciati e degli atti.

Cos√¨ vanno le cose anche per gli Anonymous, che passano sempre pi√Ļ tempo a prendere le distanze gli uni dagli altri. Un mese fa √© apparso¬†su¬†YouTube un video, considerato ufficiale poich√© emanato da fonti vicine al nucleo originario, nel quale un anonimo Guy Fawkes confutava una certo comunicato definendolo¬†contrario ai principi del gruppo. Ma tra i principi del gruppo non c’era proprio il fatto che chiunque pu√≤ aderirvi, e perci√≤ emettere comunicati? Una settimana fa, un tweet su AnonOps denunciava una “fake operation”. Proprio questa sera √© apparso un nuovo videoFor All Fake Members” nel quale il solito Guy Fawkes se la prende con gli usurpatori e lancia un’accusa quantomeno surreale: “You are not Anonymous”. Insomma esisterebbero degli anonimi e dei falsi anonimi. Qua si vira alla farsa allegorica, anzi al remake letterale de¬†L’uomo che fu Gioved√¨ di Gilbert K. Chesterton.

La teoria del movimento liquido √© suggestiva, e pu√≤ sedurre gli esteti del casotto, i neo-soreliani digitali e altri¬†rebels without a cause sedotti dalla visione di Fight Club o dalla lettura di Invisibles di Grant Morrison.¬†Tuttavia credere che questa folla disordinata possa¬†sviluppare un’intelligenza collettiva √© probabilmente un fantasia derivante dalla lettura sotto acidi della¬†Teoria generale dei sistemi di¬†Bertalanffy, o dalla propensione quasi religiosa a credere che uno Spirito possa “ispirare”¬†il movimento.¬†Nella pratica, √© probabile che gli attivisti si stanchino di questa confusione e scelgano di entrare in strutture organizzate, meno sensibili alle infiltrazioni, pi√Ļ efficaci insomma al fine di ottenere risultati concreti. Alcuni, stufi di sentirsi rinfacciare che la maschera di Guy Fawkes gliela vende la Warner, prenderanno a indossare altre maschere, o passamontagna, calze, mutande.

Ogni volta che un ragazzino sigilla una bravata con il marchio di V for Vendetta,¬†gli Anonymous devono sentirsi come Veltroni quel giorno in cui Massimo Calearo pass√≤ al gruppo misto. Il problema √© che nomi come “democratici”, “indignati” o “anonimi” non aiutano a circoscrivere un’identit√†. E se¬†una certa misura di vaghezza √© fondamentale per costruire enunciati e simboli nei quali possano riconoscersi sensibilit√† differenti, c’√® comunque un limite alla cardinalit√† di un insieme politico (ovvero al numero di elementi che lo compongono). La questione allora non √© nemmeno di giudicare se la filosofia di Anonymous sia coerente ma di stabilire come, di fatto, Anonymous possa logicamente esistere.

Di che cosa Anonymous √© il nome? Di varie cose.¬†Di un meme appunto, di una moda, come i jeans strappati e le pettinature emo. Ovviamente non pu√≤ esistere nessun comitato centrale dei jeans strappati e delle pettinature emo, nessun sigillo di ceralacca che ufficializza i jeans strappati correttamente, nessun concilio ecumenico che legifera in materia denimologica. Ogni persona con i jeans strappati risponde solo dei suoi jeans strappati. Ma Anonymous √© anche il nome di una costellazione di persone che tramano assieme, si scambiano informazioni, codici, obiettivi, e localmente provano a darsi coerenza e disciplina. Per non parlare di quelli che fondano blog ufficiali: speriamo che abbiano riempito tutti i moduli.¬†Il paradosso del movimento liquido sta tutto nell’oscillazione tra meme e costellazione, spontaneismo e organizzazione, centro e periferia — e alla fine, esistenza e inesistenza.

Un regime di esistenza “debole” caratterizza la maggior parte degli oggetti sociali e degli aggregati politici. Esiste l’Italia? E l’Europa? E il Tibet, la Macedonia, la Transnistria, l’Abcasia? Sono soprattutto le organizzazioni clandestine, in maniera programmatica, a porsi in uno stato d’indeterminatezza ontologica al fine di sfuggire al controllo e alle sanzioni. Il termine “clandestino“, in effetti, indica proprio il carattere¬†non-iscritto di un oggetto sociale (con buona pace di Maurizio Ferraris secondo cui la documentalit√† √© la propriet√† sostanziale degli oggetti sociali). In termini ontologici e filologici, i paradossi di Anonymous non sono molto diversi da quelli che pone un’organizzazione come¬†Al Qaeda.

Suscit√≤ un piccolo scandalo Armando Spataro, il capo dell’antiterrorismo della Procura di Milano, quando un anno fa dichiar√≤ che “Al Qaeda non esiste”. Secondo Spataro, “Esistono dei gruppi che si formano e si uniscono”, e niente pi√Ļ. D’altronde √© noto che il termine arabo significa semplicemente base, nel senso di database: una lista di nomi, un annuario di ceffi con le barbe lunghe e le facce cattive.¬†Se altri tuttavia affermano che Al Qaeda¬†esiste, √© perch√© si rilevano dei movimenti non-aleatori di capitale, informazione e persone, riconducibili a una struttura organizzata sebbene decentrata. Soprattutto, l’inesistente Al Qaeda √© in grado di emanare¬†un certo numero di¬†atti ufficiali, i comunicati di Osama Bin Laden e dei suoi colonnelli.¬†Al di l√† delle “fonti autenticate” (i leader riconosciuti e riconoscibili) √© peraltro possibile che viga una certa confusione, e per questo resta difficile attribuire certi atti ad Al Qaeda.

Potremmo dire insomma che l’esistenza di un’entit√† √© determinata dallo sviluppo di una facolt√† che gli permetta di produrre atti¬†autentici, distinti dagli atti inautentici che le possono essere attribuiti. √ą possibile distinguere concettualmente, e giuridicamente, un comunicato originale delle Brigate Rosse da un apocrifo, come¬†il famoso¬†comunicato del Lago della Duchessa. Pi√Ļ difficile quando si parla di associazione mafiosa.¬†E per Anonymous? √ą evidente che stanno combattendo due forze opposte, una centripeta e una centrifuga, una che lavora alla costituzione di un gruppo vero e proprio, l’altra che procede verso il disordine puro. Aspettando l’implosione, Anonymous continuer√† a emanare messaggi contraddittori in un regime d’apocrifia incontrollata. Per ora la linea sembra essere: tutti siamo anonimi, ma alcuni sono un po’ pi√Ļ anonimi degli altri.



Io, infiltrato tra i Black Block nell’inferno di Facebook

Poich√© in questi giorni si parla molto di presunti infiltrati, oggi voglio presentarvene uno vero. Si chiama Antifascismo Militante Italiano ed √® un conto Facebook. A dire il vero √® un appuntato dei carabinieri, ma cerchiamo di essere gentili per una volta. Facciamo un bell’applauso e diciamo: “Ciao, Antifascismo Militante Italiano”. Oggi AMI ha pubblicato una nota in cui esprime la posizione ufficiale dei¬†“black block” (sic), nota che ha poi circolato sulle reti sociali e su qualche sito d’informazione.¬†La posizione √® pressapoco la seguente: noi siamo dei guerriglieri super-addestrati ma ci dissociamo dai teppisti che bruciano le auto, signora mia dove andremo a finire. Ma leggetelo tutto perch√© ne vale la pena, soprattutto quando precisa: “Non ci saremmo mai permessi di distruggere sampietrini offendendo credenze altrui“. E lo spero bene, se non rispetti il selciato che uomo sei? Sempre sia lodata la pavimentazione in pietra a blocchi!

Da principio, lo ammetto, ho pensato che AMI fosse soltanto un giovanotto un po’ confuso, ignaro persino della natura di un sanpietrino (che pure dovrebbe essere il suo core-business). Ci√≤ malgrado, la nota ha racimolato in poche ore¬†500 likes e¬†800 condivisioni.¬†Ma percorrendo i commenti firmati dall’antifascista militante, ho capito che la verit√† √® un’altra. AMI non √® chi dice di essere. Il passo seguente √® davvero rivelatore, come segnalano le espressioni evidenziate nonch√© l’intera costruzione delle frasi:

Esplico ancora, ormai singolarmente, venendovi incontro e non rimandandovi a leggere tutti i commenti. In tutto ci√≤ avevamo l’intento di divergere dal corteo di cui facevamo parte per convertire verso montecitorio con il fine di occuparlo. Ci√≤ non √® riuscito¬†perch√©¬†dopo l’attuazione degli atti vandalici lungo il percorso del corteo i diversi manifestanti ci hanno cacciati, accusandoci di essere autori degli stessi, facendoci dispergere.
(qui lo screenshot)

Anche senza ricorrere a un’analisi morfo-linguistica, direi¬†che si tratta indubbiamente della prosa di un appuntato dei carabinieri delle barzellette. Attuazione degli atti vandalici? Autori degli stessi? E non vedendo ragioni per cui un esponente del Movimento Antifascista Italiano debba scrivere, o fingere di scrivere, come un carabiniere, ne concludo che effettivamente chi ha scritto queste righe √® un carabiniere delle barzellette, o qualcosa del genere. Il “dispergere” √® poi un tocco di genio, non si capisce quanto intenzionale.

Forse a qualcuno questa sembra una congettura senza fondamento. E allora diamo un’occhiata alla frequenza con cui viene animato questo conto Facebook. Antifascismo Militante Italiano, innanzitutto, salvo rarissime eccezioni¬†scrive rigorosamente tra le nove e le venti, in quello che comunemente viene chiamato “orario d’ufficio”. Oggi per esempio ha pubblicato la sua nota alle 11.15 e, dopo avere dimostrato una grande disponibilit√† nel commentare per tutto il pomeriggio, ha deciso di tacere poco prima delle otto. Per trovare un pugno di post notturni bisogna risalire a una notte di giugno. Inoltre (salvo un’eccezione anche qui)¬†AMI non posta mai nel weekend. Prima di stamattina, aveva annunciato “stiamo arrivando” venerd√¨ alle 12.34, dopo avere iniziato la giornata alle 9.49. Silenzio tombale sabato e pure domenica. Ora direi che un piccolo fondamento la mia congettura, pure se fragile, sembra averlo. Ho voluto regalarmi quindici minuti di cospirazionismo.

Per√≤ questa storia ha una morale. Un giorno un uomo saggio ha scritto queste parole: “Tu su Facebook di fatto¬†lavori.” Ed √® bello sapere che forse almeno un carabiniere ha voluto prendere alla lettera il suo insegnamento.



Lo Zione

[Per celebrare il trionfale ritorno di Roberto Saviano in televisione, ripubblico di seguito un estratto inedito di Gomorra, censurato dall'editore perché troppo scomodo.]

La ricchezza non √® un bene astratto, un flusso, una trama simbolica. Non sempre. Spesso la ricchezza ha una consistenza. Un corpo fisico. Esiste un paganesimo del capitale, la cui liturgia √® l’accumulo. Esistono dei templi, nei quali si celebra eternamente il rito della ricchezza. Il pi√Ļ grande di questi si trova in una cittadina americana, dove da decenni domina l’efferato clan dei Paperi. Un enorme cubo di cemento, pieno di banconote e monete d’oro. Trasformato in piscina. Denaro ovunque. Denaro anche sulla facciata: un simbolo, un marchio, il segno della nuova fede. Sopra una collina, domina la citt√†. Nessuno che non fosse del clan √® mai riuscito ad avvicinarsi: lo protegge un pittoresco apparato di sicurezza fatto di cannoni medievali e carabine. All’interno, a mollo nel capitale, governa l’indiscusso signore del luogo. Lo chiamano Zio Paperone, per via del becco giallo. E delle basette. E della palandrana rossa. E delle ghette, della tuba e del bastone.

Lo zione

Nel mondo della malavita questi piccoli segni contano molto. Contribuiscono alla leggenda, alimentano il terrore. Sono l’iconografia del potere. Come la sua proverbiale avarizia: lui ricchissimo e potente, si nutre di sterpi di cicoria e pane raffermo, un pugno di ricotta se va bene. Di Zio Paperone raccontano che sia diventato ricco nel Klondike, rubando l’oro agli indigeni, ma √® soprattutto con la speculazione edilizia e il mercato dei rifiuti che ha potuto accumulare i suoi mitici tre fantastiliardi di dollari. Da quando √® stato praticamente decimato il clan rivale dei Rockerduck, non c’√® praticamente nulla che in citt√† non si targato PDP, Paperon de’ Paperoni. Lo Zione. Per questo la chiamano Paperopoli. Lo scandalo Paperopoli, come dire Tangentopoli. Ma ormai √® diventato il nome della citt√†, il suo nome vero. Non pi√Ļ un marchio dell’onta, ma un’identit√†. Finisce sempre cos√¨. Finisce sempre che l’onta diventa l’unica identit√† possibile.

Guardo il deposito e sento salire dentro di me la rabbia. Non c’√® nessuno per strada, √® notte fonda. Sento schiumare le lacrime, e stringo i pugni. Ma sono impotente. Vorrei urlare. Correre sulla collina e prendere a testate quel cubo di cemento. Ma non posso. Ci sono delle regole a Paperopoli. Nessuno capirebbe il mio gesto, il mio gesto inutile. A Paperopoli diventa tutto inutile, ogni essere umano, ogni parola, ogni speranza. Mi mordo il labbro per soffocare il disagio, mentre fisso intensamente l’orizzonte. Penso al mio amico Filo Sganga, costretto a emigrare. Ad andarsene, a scappare come fosse un ladro, in questo mondo rovesciato nel quale sono gli onesti a doversi nascondere. Ma io non voglio andarmene. Mi getto in terra e mormoro: io non voglio andarmene. Mi rotolo nell’erba fresca, nel fango, strappandomi i vestiti. Bevo l’acqua dalle pozzanghere. Abbaio, stremato. Ma che pu√≤ servire? Cos√¨ mi metto a correre.

Corro veloce, a perdifiato, senza meta. Corro verso il mare, inquinato dalle fabbriche, sperando di avere una risposta. E mentre corro finalmente riesco a urlare, e il vento carezza il mio torso nudo, e vedo spuntare l’alba. Dal buio emerge un volto, un volto pacifico, un volto di pietra. Mi fermo a fissarlo, come se fosse la prima volta. La statua di Cornelius Coot, l’antico fondatore della citt√†. Le sue mani generose, mani di pietra, mostrano e offrono una fiera pannocchia, simbolo di onest√†, di legalit√†, di cibo sano, di cibo fiero. Quella pannocchia che i nostri avi coltivarono con il sudore della fronte: dono di una terra fertile ma bisognosa di cure, di affetto, di onest√†, di paratassi, di metafore, di iperboli coraggiose. E noi lo faremo. Noi vedremo rifiorire le pannocchie. Gnam.

Cornelius Coot



Io voglio che siate me

Da oggi é possibile pubblicare dei post su eschaton fingendosi me.

Per farlo, accedete qui con il nome “apocrifo” e la password “parola“.

Il lettore non saprà mai la verità.

Buon divertimento.

NOTA BENE. Questa funzione √® stata disattivata dopo un anno di sperimentazione. Tutti i post apocrifi sono stati cancellati, per volont√† degli apocrifanti o dell’apocrifato.



La pseudoepigrafia di sé stessi

Finch√© nacque l’autore: prima di allora si poteva osare la firma di divinit√† supreme e minori, celarsi dietro nomi rubati alla storia. False firme di entit√† false, o interamente sostituite dal falso. Se l’apocrifo falsifica il vero (simulandone i fenomeni), la pseudoepigrafia suggerisce che non esiste nulla oltre la mistificazione. Vi √® il falso, ma nulla di falsificato. Un nome soltanto, ma nessun autore: la firma rimanda al vuoto. Ma infine la pi√Ļ ambiziosa falsificazione √® pretendere di scrivere a proprio nome: pretendere la verit√† di s√© oltre ci√≤ che si √® inciso e proferito. Pi√Ļ onesto ammettere che ogni scrittura √® pseudoepigrafia di s√© stessi; rivendicando la menzogna perfetta.



Bodysnatchers

Tale¬†RG¬†spedisce in giro delle mail nelle quali mi accusa di plagiarlo, e, colmo d’indignazione, mi vedo costretto a (hem) confermare tutto. Cerchiamo di andare con ordine. Il 25 giugno del 2004 venne su queste pagine lanciata l’¬†operazionepseudo-VUE, che consisteva nell’invito a farvi apocrifi del sottoscritto. E da allora prosegue. Il 19 ottobre mi giunge una mail che due giorni dopo¬†pubblico, cambiando il titolo e aggiungendo un’azzeccata citazione di Lord¬†Byron. Il 30 ottobre viene pubblicata sul blog della¬†fondazione Elia Spallanzani la¬†mail di RG, nella quale dichiara “plagiato” questo testo. Si tratta della sua seconda mail pubblicata: nella¬†prima (pubblicata il 25 ottobre, ma spedita il 19 secondo sua ammissione) delirava di accordi, cospirazioni e confessioni. Ebbene, il nostro “plagiato” nel suo testo ricicla alcuni punti della mia mail di risposta del 19 ottobre (e quindi, notate, preveniva il futuro plagio plagiandomi per primo). La cosa davvero strana √® che il mittente della mail da me ricevuta e “plagiata” si era firmato proprio¬†Elia Spallanzani, lo scrittore al quale √® dedicato il blog sul quale sono apparse le mail. I responsabili della fondazione mi hanno assicurato, in mail privata, di essere ambasciatori e di non portare pena. E chi sarei io per supporre di essere finito in una delle loro astruse macchinazioni?



Dial M

… Mi accorsi divertito che tra le numerose arti che avevo praticato non vi era quella di cui scrisse il¬†De Quincey¬†nel suo¬†Dell‚Äôassassinio considerato alla stregua delle arti belle¬†. L‚Äôatmosfera che mi circondava me ne rivel√≤ la bellezza segreta. Vi √® nella composizione di un bel omicidio ben pi√Ļ che un paio di imbecilli ‚Äď l‚Äôassassino e la sua vittima ‚Äď un coltello, un sacca di danaro e un vicolo buio. Il disegno d‚Äôinsieme, la disposizione, la luce e l‚Äôombra, la poesia, il sentimento sono considerati oggigiorno indispensabili a tal fine. Quale formidabile potere lasciato a chiunque decida di liberarsi dalle inibizioni che impongono la coscienza e il timore! Quale grandiosa opera d‚Äôarte avrei potuto creare io stesso, travalicando il misero perimetro della mediocrit√† umana: quale sinfonia pi√Ļ bella ancora di quelle chiuse nell‚Äôangusto spazio di un teatro, dando una morte livida e grandiosa allo straniero che m‚Äôaccompagnava …

… Writer of prose, an amateur of beautiful things, and a dilettante of things delightful, but also a forger of no mean or ordinary capabilities, and as a subtle and secret poisoner almost without rival in this or any age …