ARG nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



il corpo di Gummo*

* L’atteso sequel di Le Ultime Avventure di Gummo.

Avvertenza

Le vicende narrate sono state ricostruite a partire dalle intercettazioni ambientali e telefoniche delle quali sono stato oggetto per un breve periodo, nei primi giorni di settembre 2006. Le trascrizioni delle stesse, gentilmente messe a mia disposizione per comporre questo memoriale, sono state lievemente modificate per agevolare la lettura, e interpolate con descrizioni utili a una maggiore comprensione.

Il Lettore s’impegna ad assumersi ogni responsabilità concernente gli atti che potrebbe compiere in seguito alla Lettura, e proseguendo, implicitamente dichiara di avere accettato le condizioni. L’Autore non sarà ritenuto in alcun modo responsabile delle conseguenze di questo testo. Fatti, luoghi e persone sono aggregati casuali di atomi – e con ciò il riferimento ad essi.

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Piccole cosmogonie portatili

Facendo due conti, il fatto che a Milano Le valigie di Tulse Luper (volume 1) sia rimasto una sola settimana nelle sale (anzi, nell a sala) potrebbe significare che a livello nazionale questo blog ha avuto più fruitori dell’ultimo film di Peter Greenaway. Mi è parso doveroso, quindi, un atto di misericordia nei confronti di un’opera tutto sommato deludente.

La delusione, ampiamente prevista, è comunque un rimpianto per il capolavoro mancato – come ogni volta. Doloroso vedere come si accostino senza pudore immagini bellissime e abituali cadute di stile, eccessi gratuiti e invenzioni splendide; sgradevole rilevare come tentando di reinventare il cinema nell’epoca del video Greenaway non riesca a contenersi – saturando l’immagine e finendo per nasconderla sotto un cumulo isterico di effetti speciali. Ma ciò che davvero delude chi ha amato le fantasie borgesiane (The Falls) il cui filo questa trilogia tenta di riprendere, è la mancanza di idee: l’inadeguatezza nel dare un corpo alle ossessioni decennali che in questo film avrebbero dovuto trovare la sintesi definitiva, l’incapacità di mantenere promesse troppo enormi (una tassonomia del novecento?).

La foga multimediale (sito internet libri dvd eccetera) poi, è solo un simulacro intellettualistico di Alternate Reality Game, che il pubblico fin troppo consapevole (o viceversa disinteressato) non potrà in alcun modo comprendere. Ora, per una recensione più dignitosa e benevola, leggete pure cosa ne scrivono gli Spietati (ai quali ho rubato il titolo queniano), poiché in verità vi dico che (malgrado tutto) questo film condannato dal pubblico e dalla critica, questo film fallimentare e labirintico, meritava più attenzione e più rispetto perché in esso, ben nascoste, ci sono le visioni più belle del cinema contemporaneo.

(ah, e c’è pure un blog in suo onore!)



Ontopsicologia tra verità e finzione

Per un attimo ho creduto che l’ontopsicologia non esistesse. Per più di un attimo, invero. Visto come si diventa paranoici a coltivare senza freno le proprie ossessioni? La dietrologia si fonda sempre su mezzi indizi, e i miei mezzi indizi sull’inesistenza dell’oggetto delle mie indagini erano questi: un articolo di Andrea Pezzi sul magazine del Sole24Ore segnalato su un blog ma da nessun’altra parte; il fatto che a parlare esaurientemente di ontopsicologia sono soltanto due siti, uno pro e uno contro (altri citano o alludono), e in relazione a casi piuttosto gravi (presunti omicidi, violenze, sparizioni) questo stupisce (però ci sono ben dieci pagine di google sull’argomento); il fatto che il sito critico linki sempre pagine “interne” da lui salvate il cui originale non è reperibile; i legami teorici con la teoria memetica e quindi con concetti di disinformazione e allucinazioni epidemiche; la definizione della dottrina molto vaga e ambigua, praticamente senza senso. Avevo persino una mezza idea di continuare io stesso l’alternate reality game, che però – mi sono accorto – non è tale: i libri di Meneghetti esistono, e tutte le informazioni in rete si riferiscono ad un’entità reale. Dunque ogni enunciato nel quale si predica qualcosa dell’ontopsicologia è vero oppure falso (ed eventualmente diffamatorio), ma un senso ce l’ha. Nel primo caso, la difficoltà a reperire informazioni si potrebbe spiegare con un regime iniziatico, esoterico, o semplicemente omertoso, vigente all’interno dell’ontopsicologia. Inoltre, dai rischi legali connessi alla diffusione d’informazioni. Come sostenuto dal sito critico del fantomatico Joseph Inca, egli sarebbe stato in passato oscurato su xoom e ha riaperto il sito su server stranieri (un privilegio – come quello dell’anonimato – che noi qui non abbiamo). Nel secondo caso bisognerebbe supporre o che Inca abbia stilato una quantità enorme di falsi documenti (cioè finti articoli di giornale, finte citazioni di libri, ecc.), oppure che gli articoli, pur veri, facciano parte di una paranoia collettiva (montatura giornalistica, teorema giudiziaro) come quella che Luther Blissett mostrò essere alla base della persecuzione dei Bambini di Satana. Qui non prendiamo posizione; cerchiamo piuttosto di misurare la possibilità della rete di fornirci un’immagine parzialmente attendibile di una realtà enigmatica e sfuggente.