autocelebrazioni nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Whoredom (reprise)

Ho messo un po’ di tempo ad accorgermene (diciamo qualche anno) ma sono felice di notare che Riccardo de Benedetti ha ricominciato a bloggare. Il titolo del blog é sempre la stessa citazione da Joyce: It is an age of exhausted whoredom groping for its god. E a proposito di questa citazione de Benedetti scrive:

Qualcuno, che ringrazio, mi ha fatto notare che whoredom è parola che allude al dominio e non a una semplice, diciamo così, predominanza e diffusione del meretricio. In altre parole, un vero e proprio regno della prostituzione generalizzata, non soltanto un’inclinazione.

Ne approfitto per precisare che quel qualcuno, se non sbaglio, dovrei essere io.

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Le nuvole

Noi non abbiamo ancora finito d’inventare il blog, o meglio le innumerevoli cose che un blog può essere. Quando abbiamo scoperto il giocattolo, ci siamo avventati sulla possibilità rivoluzionaria d’una scrittura del presente, diretta e in diretta. E poi, mano a mano che s’accatastavano i post, abbiamo iniziato ad interrogarci sul destino della mole di scorie, sempre più impressionante, che stavamo producendo. Certo si sarebbero potute raccogliere e pubblicare: io per esempio riciclai due anni di post (2003-2005) in uno strano romanzo escatologico, che stampai per un centinaio di lettori.

Questa soluzione non risolveva il problema del blog e del suo rapporto al tempo, anzi lo evidenziava. Negli ultimi anni vari blogger hanno pubblicato libri — suggerendo l’immagine del blog come trampolino di lancio verso altri media. In questo senso il blog sarebbe come la Televisione, la Radio, i giornali. E non ci sarebbe nulla di male. Io tuttavia ho continuato a credere che nulla vincolasse il blog al presente. E ho cercato di scrivere di conseguenza, nella misura del possibile. La relativa indifferenza all’attualità da parte dei motori di ricerca era una condizione favorevole, perché permetteva ai contenuti di sopravvivere in virtù della loro rilevanza. Era possibile usare il blog come medium per costruire qualcosa di duraturo, perlomeno nell’arco d’una vita umana. Ed é un segno ottimo, in questo senso, che il post più letto su queste pagine sia stato scritto nel 2005.

La vera sfida, dunque, resta la capacità di salvare il passato del blog dall’oblio. Le strategie che ho adottato negli ultimi anni vanno dai banali collegamenti agli spudorati riciclaggi, che sono anche un modo di riprendere vecchi argomenti, proseguirli, svilupparli, dando coerenza e compattezza all’insieme. Mancava tuttavia un sistema per navigare tra le pagine del sito: né quello cronologico né quello per categorie risultavano adatti. Così ho pensato di ricorrere a una nuvola di tags, ovvero le parole chiave associate a ogni post. Ma invece di nasconderla in un angolo, mi é parso interessante trasformarla in un elemento grafico e strutturale predominante. C’era abbastanza materiale per guarnire lo sfondo della pagina, e abbastanza coerente da riassumere in maniera calzante quello che vi si trova. Anche se il tagging non é ancora completo, il risultato mi pare funzionare.

Curare un blog nel tempo significa anche riflettere al modo migliore di rendere accessibile questa costruzione, questa catasta. Significa pensare a dove mettere le porte, dove i corridoi. Significa anche restaurare i muri pericolanti. Riparare le condutture. Ridipingere le stanze. Buttare la roba vecchia che non usa più nessuno. E magari accompagnare gli ospiti in qualche salone dimenticato, a frugare nei cassetti e negli armadi. Oggi, per esempio, abbiamo aperto sulla facciata qualche centinaio di piccole finestre, per far respirare tutte le vecchie stanze.



Format e sostanza

Per eccesso di pigrizia e difetto di concentrazione, o semplicemente per noia, tendo ad abbandonare rapidamente i progetti che intraprendo. Per fortuna c’è Internet, dove certe tracce che ho lasciato qualcuno ha deciso di seguirle, e alcuni dei miei più accesi deliri sono diventati dei format di successo. La più epica filiazione delle mie fantasie è stata senza dubbio la svolta boitiana dell’Associazione Culturale Ustioni, che attraverso letture e spettacoli celebra da anni il culto del sommo poeta Arrigo Boito, un mio divertissement che data dell’estate del 2003. Qualcosa di simile è accaduto per le Grandi Figure della Cristianità, 2004-2007, che ispirarono due biografie illustrate da Matteo Bergamelli e di cui scorgo l’influenza in questo Compendio dei santi, teologi, mistici e profeti oggi dimenticati, opera di una vecchia conoscenza di questo blog.

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Carta canta ⨯
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Carta canta

La mia influenza sul mondo della letteratura italiana non cessa di crescere, come avrete letto oggi in terza pagina del Corriere («Il Papiro di Artemidoro? L’ha scritto un giovane blogger»), e come provano le seguenti novità editoriali. Discepoli e amici oramai popolano le riviste letterarie della penisola.

1

I semi piantati oramai sei anni fa in una torrida estate milanese, quando nacque l’Associazione Amici di Arrigo Boito, donano oggi un frutto saporoso e ardito: il quinto giornale di bordo dell’Associazione Ustioni dedica un articolo al sito e inagura un rubrica tematica sull’Italia Boitiana. Ormai é assodato: Arrigo Boito é l’unico grande autore contemporaneo. Ed é morto da un secolo, proprio come noi.

2

Anch’io porporato! Trovate il mio racconto inedito (ehm) Il Miracolo di San Gennaro sull’ultimo numero di Purple Press, stampato su carta di lusso con inchiostro pregiato. Teologia parallela! Citazioni colte! Scienza capita male! Le solite cose! Nelle migliori edicole votive.

3

Infine, segnalo l’ultimo numero (ma anche quelli vecchi, ma anche il sito) di Inutile, opuscolo letterario. Non ci ho collaborato per nulla, ma ho mangiato varie pizze con il suo animatore Matteo Scandolin, un caro amico dal quale mi separa la passione (sua) per Raymond Carver, Bruce Springsteen e Jerry Calà.

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Il complotto ⨯
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Meglio tardi che mai

Tra una cosa e l’altra mi sono accorto (e con oltre un anno di ritardo!) che i Quaderni Materialisti hanno pubblicato online il mio essay sull’Antifilosofia della storia di Karl Marx. Lo segnalo qui, non si sa mai che qualcuno abbia voglia di polemizzare anche su questo; o almeno leggersi la gustosa scenetta thriller iniziale.



Angeli e Demoni

[L'ispiratissima prefazione di Alessandro Zaccuri alle Grandi Figure della Cristianità, fascicolate e in progressiva distribuzione nelle metropolitane italiane - qui, addirittura l'audiofile]

Raffaele Ventura,
che raccolse vite immaginarie

Il demone dell’ironia tallona spesso l’angelo dell’erudizione. A meno che non sia vero il contrario, essendo luciferina la pretesa di dominare la realtà mediante il sapere e celeste il colpo d’ala che permette di innalzarsi rispetto al mondo sensibile. È il motivo per cui un gran libro medievale come la Legenda aurea di Iacopo da Varazze può essere letto – e, di fatto, è stato letto nel corso dei secoli – come meticoloso regesto di meraviglie cristiane, ma anche come picaresca esplorazione di territori posti molto al di là del verosimile. Il toponimo a cui Iacopo deve le sue generalità, del resto, si manifesta attraverso grafie avventurose e discordanti: Varagine, per esempio, oltre che il tenebroso Voragine, quasi che il pio autore traesse dall’abisso le storie di volta in volta sciorinate davanti al lettore. Anche lo scampolo di Grandi figure della cristianità che Raffaele Ventura mette in circolazione grazie a “Subway” (sintesi e frammento di un più vasto progetto narrativo) è in effetti un testo strappato alla voragine della contemporaneità, erudito quanto basta per permettersi di mescolare documento e invenzione, e proprio per questo angelicamente o diabolicamente ironico, a seconda di come si decida di interpretarlo. Di sicuro c’è soltanto che, almeno in questo caso, l’aggettivo “borgesiano” non sembra impiegato a sproposito. Su ognuno dei medaglioni tratteggiati da Ventura incombe infatti la consapevolezza espressa dal veggente argentino in uno dei suoi racconti più noti, I teologi. Nel quale Aureliano di Aquileia e Giovanni di Pannonia per tutta la vita si deprecano a vicenda, si combattono e scomunicano fino a quando, giunti in Paradiso, scoprono di essere stati, da sempre, un’unica persona agli occhi di Dio.

Alessandro Zaccuri

[Raffaele Ventura è una Grande Figura della Cristianità. E pure Alessandro Zaccuri.]



Rael recensisce Gummo

Come Houellebecq, anche Le Ultime Avventure di Gummo ha raccolto i favori di Rael. Fortunatamente non è lo stesso Rael: sto parlando dell’omonima curatrice del blog letterario Soda, che ha (più o meno) letto il libro e ne ha fatto questa bella recensione. En passant faccio notare, visto che in molti ne hanno tratto un’opinione sbagliata, che avete conosciuto Cristina in un periodo difficile. Vorrei vedere voi, dopo mesi di metanfetamine come unico nutrimento. Adesso si è ripresa, sta benissimo ed è più sveglia di me.

Le ultime avventure di Gummo

C’è Gummo, che è decisamente pazzo. O scemo. Oppure molto intelligente, così intelligente da indurre a far credere che sia pazzo, oppure scemo, riconoscendogli l’indulgenza riservata all’affetto provato per l’amico un po’ stupido e anche la magnificenza della pazzia, il fermarsi di fronte a chi si sa possa fare qualunque cosa, in quanto pazzo, genio riconosciuto. Leggere il seguito »

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Spermepigrapha

Gentilmente la signorina Sociopatica si riferisce a Dhalgren e me in questi termini: “voglio un barattolo di sperma da loro due“. Le segnalo che può mandarmi il suo indirizzo postale, e provvederò a mandare il suddetto barattolo (il mio, intendo) senza spese. Le direi di venire a prelevarlo lei stessa, se non sapessi che le complicazioni sentimentali possono rovinare ogni felice vicenda eugenetica. Però, due avvertenze. Sono portatore di un gene recessivo, lo tratti bene. E soprattutto, qualsiasi cosa voglia fare, non mescoli per nessuna ragione il contenuto dei due barattoli. PER NESSUNA RAGIONE.

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