blog nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



لا شيء

Tra le prove più schiaccianti dell’idiozia di Luigi XVI di Francia vi sarebbe l’appunto che figura alla data del giorno in cui venne presa la Bastiglia: Niente. Certo, sarebbe stato ammirevole trovarvi una bella riflessione sulla fine della monarchia. Ma io lo capisco, poiché ho accumulato su questo blog innumerevoli prove di una simile idiozia. Quali e quanti eventi storici ho registrato? Ho forse speso una parola per la guerra in Libia, nella quale pure sono indirettamente coinvolto? Niente.

Rien

Io sono certo che i miei lettori hanno l’acutezza sufficiente per rinvenire, oltre il velo della mia idiozia, le tracce lasciate ovunque dalla Storia. Dirò solo che vale per il rapporto tra scrittura e Storia ciò che scriveva Borges a proposito dei cammelli nel Corano: la loro assenza è la prova che esistono fuori dalla pagina e non c’è ragione di metterli per iscritto. Va per i cammelli come per la Libia. Viene allora naturale chiedermi che cosa starà scrivendo, sul suo diario, il colonnello Gheddafi. E rispondermi: sicuramente nulla d’importante.



Le nuvole

Noi non abbiamo ancora finito d’inventare il blog, o meglio le innumerevoli cose che un blog può essere. Quando abbiamo scoperto il giocattolo, ci siamo avventati sulla possibilità rivoluzionaria d’una scrittura del presente, diretta e in diretta. E poi, mano a mano che s’accatastavano i post, abbiamo iniziato ad interrogarci sul destino della mole di scorie, sempre più impressionante, che stavamo producendo. Certo si sarebbero potute raccogliere e pubblicare: io per esempio riciclai due anni di post (2003-2005) in uno strano romanzo escatologico, che stampai per un centinaio di lettori.

Questa soluzione non risolveva il problema del blog e del suo rapporto al tempo, anzi lo evidenziava. Negli ultimi anni vari blogger hanno pubblicato libri — suggerendo l’immagine del blog come trampolino di lancio verso altri media. In questo senso il blog sarebbe come la Televisione, la Radio, i giornali. E non ci sarebbe nulla di male. Io tuttavia ho continuato a credere che nulla vincolasse il blog al presente. E ho cercato di scrivere di conseguenza, nella misura del possibile. La relativa indifferenza all’attualità da parte dei motori di ricerca era una condizione favorevole, perché permetteva ai contenuti di sopravvivere in virtù della loro rilevanza. Era possibile usare il blog come medium per costruire qualcosa di duraturo, perlomeno nell’arco d’una vita umana. Ed é un segno ottimo, in questo senso, che il post più letto su queste pagine sia stato scritto nel 2005.

La vera sfida, dunque, resta la capacità di salvare il passato del blog dall’oblio. Le strategie che ho adottato negli ultimi anni vanno dai banali collegamenti agli spudorati riciclaggi, che sono anche un modo di riprendere vecchi argomenti, proseguirli, svilupparli, dando coerenza e compattezza all’insieme. Mancava tuttavia un sistema per navigare tra le pagine del sito: né quello cronologico né quello per categorie risultavano adatti. Così ho pensato di ricorrere a una nuvola di tags, ovvero le parole chiave associate a ogni post. Ma invece di nasconderla in un angolo, mi é parso interessante trasformarla in un elemento grafico e strutturale predominante. C’era abbastanza materiale per guarnire lo sfondo della pagina, e abbastanza coerente da riassumere in maniera calzante quello che vi si trova. Anche se il tagging non é ancora completo, il risultato mi pare funzionare.

Curare un blog nel tempo significa anche riflettere al modo migliore di rendere accessibile questa costruzione, questa catasta. Significa pensare a dove mettere le porte, dove i corridoi. Significa anche restaurare i muri pericolanti. Riparare le condutture. Ridipingere le stanze. Buttare la roba vecchia che non usa più nessuno. E magari accompagnare gli ospiti in qualche salone dimenticato, a frugare nei cassetti e negli armadi. Oggi, per esempio, abbiamo aperto sulla facciata qualche centinaio di piccole finestre, per far respirare tutte le vecchie stanze.



Buon compleanno Eschaton

Poiché nel corso di un banale aggiornamento di WordPress ho cancellato lo storico template di questo blog, che teneva da quasi esattamente quattro anni, ne ho approfittato per cambiare le carte in tavola. Ho così risolto due piaghe che ci affliggevano da tempo: la pesantezza della pagina e la difficile leggibilità. Inoltre, i lettori più affezionati troveranno qualcosa di familiare in questa grafica austera… Ora resta solo da trovare il tempo di scrivere qualcosa.



Spermepigrapha

Gentilmente la signorina Sociopatica si riferisce a Dhalgren e me in questi termini: “voglio un barattolo di sperma da loro due“. Le segnalo che può mandarmi il suo indirizzo postale, e provvederò a mandare il suddetto barattolo (il mio, intendo) senza spese. Le direi di venire a prelevarlo lei stessa, se non sapessi che le complicazioni sentimentali possono rovinare ogni felice vicenda eugenetica. Però, due avvertenze. Sono portatore di un gene recessivo, lo tratti bene. E soprattutto, qualsiasi cosa voglia fare, non mescoli per nessuna ragione il contenuto dei due barattoli. PER NESSUNA RAGIONE.

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Le nuvole ⨯


Il duello non s’ha da fare

“Inutile commentare e/o rispondere a cotali e lascivi attacchi furiosi da parte di taluni laidi rifiuti escrementizii, dalla tanto infuocata lingua quanto obnubilate capacità mentali. Le critiche giuntemi da univoca sorgente, seppur aberranti e oscene, lambiscono me medesimo, ma toccano profondamente l’essenza ontologica e metafisica del blog sul quale stiamo scrivendo. Onde non permetter eventuali ripercussioni in un presente o futuro prossimi sullo stesso VUE, astratto o personificato, il quale poco ha da ripartire con le accuse a me dirette; onde tagliare le esili zampe di disapprovazioni urlate in toni turpi che infangano VUE più di quanto non possa un articolo mal scritto; onde eludere qualsivoglia novello attrito; il sottoscritto slaccia ogni suo possibile legame con questo glorioso sito, augurando esso una vieppiù epica traversata nel mare mediocre dei blog – e l’approdo sarà senz’altro magnifico e fastoso. Detto questo, accompagnato da un’ultima faticosa immagine polanskiana, ufficializzo a testa alta il congedo mio. Signori, arrivedervi.” (Claude Roc)



I duellanti

S’incamminò avendo solamente detto al superbo insultatore, prima di muovere il primo passo per andarsene, guardandolo fisso in faccia e ponendo la sua mano sinistra sulla guardia della sua spada: c’en est trop: – questo è troppo. *

Ah, il duello! Su queste palpitanti pagine, un autore ingiuriato sfida il lettore, il quale con coraggio raccoglie il guanto. Quale altro blog vi offre tanto? Dove in questo pigro secolo di uomini, trovereste altra oasi di eroismo? L’unico blog che vi lama la faccia! L’unico blog che vi spara nel petto!

Il duello porta poi con sé una varia serie di suggestioni letterarie. Sfortunatamente non ne ricordo alcuna apologia: solitamente viene a punire qualche eccesso di foga giovanile, scaraventando un personaggio tormentato in un mondo non suo di regole d’onore desuete. Il duello si presenta, in ogni epoca, come residuo di un’epoca precedente – universo irreale e inesorabile. Vi si confrontano forse un giovane intellettuale pallido e un anziano ufficiale a cui si è dato del pagliaccio (soddisfazione che, sia detto, vale ogni conseguenza). La notte precedente, possono essere descritti le insonni tribolazioni del giovane, che scrive un’ultima lettera all’amata (una scena del genere si trova in Ada o ardore di Vladimir Nabokov) e senza aver chiuso occhio s’incammina alle cinque del mattino verso una landa nebbiosa. Sopravviverà. Il duello esige non tanto una soluzione, quanto una meta-soluzione. Comunque una sorpresa. I proiettili sono a salve. Il giovane indegnamente sviene di paura. O viene gravemente ferito. Lo sfidante spara in aria, gli bastava che l’altro avesse il coraggio di presentarsi. O muore, e il giovane deve fuggire. Ancora più perverso: nel Cid di Corneille (ma erano altri tempi), Rodrigo uccide il padre della sua amata – che sfoga i suoi sentimenti combattuti nell’apprezzata litote: “ Vas, je ne te hais point“. Di tutti i duelli il più esilarante è narrato dal giovane Dickens nel Circolo Pickwick, quando per un malinteso uno sfigatissimo e pavido Mr. Winkle si trova sfidato senza capirne il motivo, e cerca con insistenza di suggerire a Mr. Snodgrass di denunciare la cosa alle autorità – intimandogli di non farlo. Ma il poco sagace Mr. Snodgrass, afferrando con calore la mano dell’amico, risponde appunto con nobile entusiasmo: “Non lo farò, per tutto l’oro del mondo!”. E voi, amici lettori, volete sapere se e come questo primo VUE Deatmatch finirà in tragedia? Seguite queste pagine!

Quando fra due individui di una stessa specie si scatena un duello, l’animale più aggressivo, oltre che più forte, è quello che vince. Ma la crudeltà fine a se stessa, ovvero il sadismo, non è una componente naturale del comportamento. Così non appena un individuo sente che il proprio avversario è più forte, “segnala” la propria resa, cioè l’accettazione della superiorità dell’avversario. I duelli non si spingono quasi mai fino alle estreme conseguenze, cioè fino alla morte. Spesso i combattimenti sono ritualizzati, stereotipati allo scopo di ridurre al minimo i possibili danni. Anche la nostra specie conosce per via genetica questa prassi. La pietà, sentimento alquanto strumentalizzato da varie fazioni, non è altro che l’accettazione di segnali di sottomissione. Il pianto, il sorriso, la supplica ne sono esempi. *



Commenti avulsi

Ho il piacere di annunciare che questo è il primo blog al mondo con i commenti avulsi. Sfruttando le modernissime teconologie offerte da splinder è stato disposto nella colonnina a destra, in corrispondenza con la medesima icona che vedete qui a sinistra, il collegamento alla rivoluzionaria possibilità d’inviare e leggere commenti avulsi (appunto) da ogni riferimento a post determinati. Ivi potrete spedire, nella più completa libertà (che tenta di rinverdire i fasti del celebre microfono aperto di radio radicale o del frizzante blog di Gianluca Neri): proteste/apprezzamenti su questo blog, saluti e comunicazioni di servizio al gestore, annunci, notizie, rivendicazioni di atti terroristici, spudorate segnalazioni del vostro blog, e ogni cosa che ci tenete proprio a dire ma non c’entra assolutamente nulla con il resto. Ideali per intrattenere amichevoli relazioni sociali e discutere amabilmente in totale libertà, i commenti avulsi sono la classica soluzione finale all’annoso problema della forumizzazione dei blog: riserve protette nel quale ognuno potrà ricostruire il proprio rassicurante ecosistema. I commenti avulsi sono (c) V.U.E.



Ringraziamenti

QuintoStato m’informa che questo blog è stato inserito nel loro database, nella sezione fuffa. Ecco, il problema adesso è questo: essere “fuffa” comporta, secondo l’oscura profezia, il subire la leggendaria scrematura, praticamente una forma di selezione darwiniana dei blog. Spero di no. Cioè, perlomeno non prima di QuintoStato.

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