Cabbala nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Qabbaret

Dobbiamo l’invenzione del¬†cabaret¬†a¬†Elazar ben Yehuda di Worms, chassidim tedesco vissuto nel XIII¬į secolo, che nel tempo libero di dilettava in monologhi umoristici ispirati alla mistica ebraica: il termine deriva infatti da¬†Qabbaret, crasi di¬†Qabbalah nel termine picardo camberete (piccola stanza nella quale si svolgevano gli spettacoli).

La leggendaria comicit√† di Elazar, che¬†Woody Allen definir√† “un incrocio tra¬†Groucho Marx¬†e la seconda distruzione del tempio”, si basava su tre semplici espedienti: la¬†Gematria (il confronto tra i valori numerici di diverse parole ebraiche, con risultati esilaranti come l’identit√† numerologica tra¬†Mttrvn¬†e¬†Shdi), il¬†Notariq√≤n (l’interpretazione delle lettere come abbreviazioni di frasi intere, che diede vita al noto tormentone “chet… chet… chesed!”), e la classica¬†Temur√† (sostituzione di lettere per generare buffi calembour).

Le brillanti esibizioni di Elazar, accompagnato da un corpo di dieci provocanti ballerine (le¬†Sephir√≤t), attiravano ogni sorta di pubblico: mistici, teosofi, ma anche semplici talmudisti. Presto la tradizione del Qabbaret si diffuse in tutta Europa, e ben oltre i confini del mondo ebraico — fino ad assumere la sua forma attuale verso la fine del diciannovesimo secolo.



Puttana Eva

Sulla questione della cacciata dal Paradiso Terrestre emergono nuove, scabrose verit√†. Si legge nel Sefer ha-bahir (il libro fulgido), testo fondamentale della Qabbalah medievale, dell’unione tra Eva e il serpente. La sedusse, e si un√¨ ad essa. L’ipotesi di una progenie serpentina √® suggestivamente horror, roba da David Cronenberg in crisi mistica (immaginate la scena con Eva che partorisce serpenti, li accudisce, li allatta). La morale della vicenda √® comunque inequivocabile: l’inadempienza di Adamo ai doveri coniugali costrinse la consorte all’adulterio con il rettile, che la natura (o l’ingegno del tentatore) fece maliziosamente fallico. Insomma, siamo caduti non per orgoglio, ma per castit√†. Aggiornata quanto basta, la trama √® perfetta per una commedia di corna, con Adamo che guarda Portogallo-Inghilterra mentre Eva si fa trombare dall’idraulico. Ma forse Eva scopriva le gioie della zoofilia mentre Adamo si trastullava con la prima moglie Lilith: e allora non siamo caduti per orgoglio, ma per adulterio. Lilith facendo ormai coppia fissa con Satana, √® suggestiva l’ipotesi scambista, magari in versione omosex (Satana-Adamo e la mirabolante accoppiata Eva-Lilith), l’amour √† trois o direttamente l’orgia. E non ho nemmeno parlato di Tanin’iver, strumento sessuale delle unioni tra Satana e Lilith. Forse siamo caduti perch√© eravamo in troppi, e facevamo casino fino a tardi.



Il nome di Dio, invano

Ma cosa dice, nella sua essenza profonda, la lingua perfetta di Adamo? La verità soprannaturale che i nomi esprimono (la vera conoscenza, nascosta ed esibita dal mondo delle cose) è Dio. La dimensione segreta della lingua è dimensione divina: tutte le parole Рe perciò tutte le cose Рderivano da un nome, come scritto nel Sefer Yesirah, e questo nome è il nome di Dio.

Nello¬†Zohar,¬†the most powerful spiritual tool (25 b e 75 a) si giunge a dire che “Nome” significa anche Dio. Nella¬†Cabbala¬†“la parola √® l’essenza del mondo, e ogni cosa ha esistenza solo in virt√Ļ della sua partecipazione al gran nome di Dio” (Scholem). La costruzione dell’albero sefirotico esibisce l’universale dipendenza di ogni cosa e parola dal nome supremo (oggetto d’indagine prediletto, sommo segreto), come la descrive¬†Isacco il Cieco: “La radice [della lingua e delle "cose spirituali" che sono le parole di Dio] consiste in un Nome, poich√© le lettere [nelle quali esso si articola] sono come rami dall’aspetto di fiamme che si muovono tremolanti, sono come le foglie dell’albero, come le frasche e i rami che nell’albero hanno pure sempre radice … e tutti i¬†devarim¬†[cose, parole] pervengono alla forma e tutte le forme [in ultimo] derivano dall’unico Nome, cos√¨ come il ramo procede dalla radice. Perch√© tutto √® contenuto nella radice, che √® l’unico nome”. Il rapporto paradisiaco con la lingua √® perci√≤ anche rapporto diretto con la divinit√†. √ą ovvio infatti che il Nome supremo non pu√≤ essere pronunciato che nella lingua pura. “Le cose – scrive¬†Walter¬†Benjamin¬†- non hanno nomi propri al di fuori che in Dio”. Reciprocamente nel nominare “l’uomo si comunica a Dio”.

Nella lingua dei nomi perci√≤ l’uomo conosce Dio, e si rende conosciuto a Dio. Ogni relazione linguistica √® sempre reciproca, ogni nominare √® sempre anche essere nominato.¬†Solo il peccato originale ha distrutto l’immediato contatto tra Dio e l’uomo – cio√® l’affinit√† tra le loro lingue – disegnando una frattura che giunge a distruggere l’unit√† originaria del Nome divino (Isacco¬†Luria¬†parla delle lettere¬†YH¬†che si separano da¬†WH).



La Bibbia e le sue mille risposte

Ho fatto ampio uso, in questi ultimi mesi, dell’utilissimo software di ricerche bibliche¬†La Parola. Tra le cose stupide che vi ho scoperto: che la proporzione¬†gatti/cani¬†√® uno schiacciante¬†0/38¬†(se questa sia in effetti una proporzione, lo lascio al vostro rigore matematico) o che di¬†emorroidi¬†si parla otto volte, sette delle quali per√≤ nel solo libro di¬†Samuele¬†(vi si parla misteriosamente di recare in dono al Dio d’Israele ben¬†cinque emorroidi d’oro).

Ma tutto questo √® nulla in confronto allo spettacolare¬†Code Finder. Il¬†programma svolge quel tedioso lavoro di combinazione dei caratteri del testo ebraico della¬†Torah, finora patrimonio esclusivo di esperti rabbini, mettendo a disposizione di chiunque rivelazioni metafisiche o pi√Ļ prosaiche previsioni sul destino ultimo dell’umanit√† (a parte questo, una serie di¬†funzioni piuttosto affascinanti).

La pratica √® tornata di moda ai tempi di quel¬†Codice Genesi¬†di¬†Michael Drosnin¬†che ci stup√¨ un po’ tutti annunciando grandiosamente eventi gi√† avvenuti, e visti i tempi l’autore ha ben pensato di pubblicarne una¬†versione riveduta e corretta : con nuovi, sempre pi√Ļ mirabolanti, eventi gi√† avvenuti, e una precisa scaletta della fine del mondo (e vi dico solo questo: non prendete impegni per il 2006). Esperti di statistica hanno affrontato la questione, concludendo che in effetti lo stesso risultato si sarebbe potuto ottenere con¬†Moby Dick: e non ne dubito, vista l’immensa ammirazione che nutro per¬†Melville. Sfortunatamente nessuno ha mai pensato a compilare un code finder per l’opera dello scrittore americano (probabilmente inviso alla potente lobby dei smanettoni ebraici) e quindi ci accontentiamo della Bibbia e delle sue mille risposte.

NEW: Popes Past, Present and Future. Who killed Pope John Paul I? Will Lustiger be the next Pope? See the remarkable detail regarding the World Trade Center disaster! The JFK Assassination, Assassination or Execution? War in Heaven and the Precise Orbital Details in the Book of Revelation!

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I sogni di Cardano

Su¬†GNUtemberg trovate anche il Pendolo di Foucault, sfortunatamente solo in inglese. Molto utile comunque per chi volesse farvi esperimenti di¬†Cabbala,¬†permutazione¬†e quant’altro (che senza il computer ormai non lo fa pi√Ļ nessuno) – e si accontentasse di una traduzione. E sono certo che non sono pochi, bench√©¬†Eco¬†abbia scritto un libro apposta per scoraggiare costoro, cio√® (appunto)¬†Il Pendolo di Foucault (ma date un’occhiata anche a¬†Interpretazione e sovrainterpretazione, sorta di controparte teorica quanto lo erano gli studi su¬†Peirce¬†per¬†Il nome della rosa).

Comunque Eco ad un certo punto cita pure il buon¬†Gerolamo Cardano, in veste per√≤ d’interprete di sogni: “Sognare di abitare in una citt√† nuova e sconosciuta significa morire entro breve. Infatti altrove abitano i morti, n√© si sa dove” (Gerolamo Cardano,¬†Somniorum Synesiorum, Basel, 1562, 1, p. 58). Frase bellissima e minacciosa, che ricorda uno dei pi√Ļ affascinanti racconti a fumetti di¬†Neil Gaiman (in¬†Sandman: La locanda alla fine del mondo), nel quale il protagonista sogna in una citt√† vuota, o piuttosto da questa si fa sognare, per infine concludere: “Se la citt√† stava sognando, allora vuol dire che dormiva. Ed io ho non ho paura della citt√† che dormono, sdraiate, prive di conoscenza lungo i propri fiumi ed estuari, come gatti alla luce della luna. Le citt√† che dormono sono dolci e inoffensive. Quello che temo – √® il giorno in cui si sveglieranno”.

Altrettanto calviniana (nel senso delle¬†Citt√† Invisibili, non dell’infame antipapista) la scena del bellissimo film di ieri notte su¬†Raitre,¬†L’uomo dagli occhi a raggi X di¬†Roger Corman¬†(angosciante e doloroso per le mie azzurre diottrie vacillanti) scena della citt√† ridotta a linee indistinte e aghi che si ergono verso il cielo, nella visione sempre pi√Ļ perfetta del povero incattivito protagonista (incattivito, noterete, come tutti gli scienziati che sperimentano su s√© stessi le loro invenzioni: l’uomo invisibile, Dr. Jeckyll, e un sacco di supercattivi dei fumetti da Lizard al vampiro Morbius), con annesso monologo affascinante del quale mi turba non avere colto una trascrizione. Volevo raccontare un’altra cosa, ma mi sono perso.

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