crocifisso nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



A ✝ the universe

Come avevo puntualmente predetto nel novembre 2009, oggi la Corte europea per i diritti dell’uomo ha fatto marcia indietro sull’accusa di violazione dei diritti umani per l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici. Assolvendo l’Italia, a me pare che la Corte abbia soprattutto (e giustamente) riconosciuto di non essere competente in materia. L’esito era inevitabile ma certi laicisti furboni hanno insistito per puntare sul cavallo perdente. In fin dei conti sono loro, i migliori amici del crocifisso.

 



Radici cristiane



Europe after the rain

Ma quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si sarà fatta convincere dal card. Bagnasco e da 84% degli italiani — optando per una pratica più flessibile in materia di discriminazione religiosa e sostanzialmente facendo marcia indietro sulla sentenza del 3 novembre, che rischia di essere una can of worms anche per loro – non è che poi qualcuno ci rimane male e cambia idea sul fatto che l’Europa ha sempre ragione?



Esercizi di retorica

In risposta alle opinioni di Leonardo sui crocifissi, che condivido pienamente, Malvino domanda: dunque bisogna combattere solo le battaglie che si è certi di vincere? Infatti io credo di si. Bisogna seguire l’esempio dei “Politiques” alla corte di Carlo IX di Francia, che cercavano di soffocare il conflitto civile mentre cattolici intransigenti e protestanti integralisti spingevano per lo scontro aperto. Si sa com’è finita: la notte del 24 agosto 1572, la notte di San Bartolomeo, un massacro di cui ancora si serba la memoria. Ma si trattò di un fallimento dei Politiques o delle loro idee? Di certo un Politique, rinunciando alle semplificazioni e agli schematismi, si priva degli strumenti retorici per incidere direttamente sulla società. Non a caso, un recente intervento televisivo di Leonardo è stato tagliato là dove la posizione diventava troppo complessa. Lo scrivevo già a proposito del caso Caracciolo: nello spazio pubblico esistono solo posizioni semplici, tagliate con l’accetta. Ciò che bisogna fare, allora, è appropriarsi dell’accetta. Ernesto Laclau, ne La ragione populista, ha mostrato bene in che misura la retorica e la vaghezza sono necessarie per costruire un discorso pubblico; ha restituito dignità all’idea che la semplificazione dello spazio politico, ovvero la “divisione dicotomica della società in due fronti”, fosse un “ingrediente imprescindibile della politica tout court“. Appropriarsi dell’accetta, significa anche tentare di spostare leggermente i termini del conflitto. Questo senza distinzioni raffinate, ma con dei virili colpi di arma bianca. Ma ne saremo capaci?



Ubiquo, stupido e moralista

Quando ho letto il titolo, “Bastonate sul crocifisso in classe“, ho subito immaginato un povero bambino crocifisso dai suoi compagni, e percosso proprio come Gesù. Sullo sfondo, il prof. se ne lava le mani. E ho pensato: un mistero medievale, che bello! Soltanto dei severi iconoclasti puritani avrebbero potuto denunciare una simile performance. Già non vedevo l’ora di andarmelo a scaricare su YouTube, che poi è la prima cosa che faccio quando accade qualcosa di sordido. Poi, con una certa delusione ho capito che si trattava di un crocifisso ligneo, di quelli che presiedono le aule scolastiche. D’un tratto la scena mi è parsa meno fantasiosa, e l’ho anzi vista emergere in tutta la sua gravità. Anzi, mi sono proprio indignato. In particolare su questo punto:

Le immagini, riprese con un video-telefonino, non sarebbero mai andate in Rete, ma sono state trovate dai militari nel computer nel corso di un’indagine su un altro episodio di bullismo. (Corriere, 04.07.07)

Insomma, contrariamente a quanto riportato da molti giornali, il video non era stato messo in rete. Ora, innanzitutto voglio vedere come regge un’accusa di vilipendio alla religione, visto che la registrazione della performance è stata resa pubblica dagli inquirenti e dal TG5 (dunque semmai sono loro che vilipendono). Ma soprattutto: perché i carabinieri mettono le mani sui computer degli studenti? Va bene, per una denuncia di bullismo. E già qui ci sarebbe da capire che senso ha delegittimare l’autorità scolastica e privarla di strumenti repressivi se poi l’alternativa è delegarle all’esercito.

Ma sopra-soprattutto: poiché i nostri computer sono, in un modo o nell’altro, segretamente come nel chiuso della nostra mente, disseminati di crimini potenziali, di opinioni pericolose, di materiale copiato, di conversazioni personali, di performances blasfeme, e la loro pubblicazione può trasformarci in criminali, quanto tempo ci vorrà ancora perché la perversa unione dello stato di diritto, del sistema etico-mediatico e delle barzellette sui carabinieri si trasformi in una gabbia di paranoia totalitaria? Lo notavo già parlando dell’accusa del sangue nella legislazione nazista: caratteristica di un regime è questa particolare forma di terrorismo, che trasforma ogni cittadino in un criminale, e solo per grazia provvisoria non viene sanzionato. Ubiquo, stupido e moralista: questo è lo stato che ci attende.