Damien Hirst nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Corpus Christie’s

Damien Hirst ha venduto il bottino un momento prima dell’Apocalisse. Conoscendo il suo intuito finaziario, non c’√® da stare tranquilli: alla prossima grande asta, se va tutto liscio, crolla l’Arte Contemporanea.



The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living

A proposito di New Religion… Proprio come lo squalo di Damien Hirst, apprendo con meraviglia che anche Padre Pio √® conservato con iniezioni di formalina. Allora √® proprio vero che la santit√† porta con s√© l’incorruttibilit√† della carne. Un’anonima intellettuale marxista ha voluto cos√¨ commentare la notizia: “Io ho un amico che somiglia spaventosamente a Padre Pio: secondo lei, se la salma di Padre Pio cominciasse a marcire, potrei proporlo in sostituzione citando il precedente di Hirst?”



La farmacia della Salvezza. Teologia e ontologia nell’opera di Damien Hirst

per Alessio

Tiene tutta in una sorta di altare portatile la recente serie di opere di Damien¬†Hirst,¬†New Religion (2005)1. Un parallelepipedo, dimensioni 79 x 110 x 160 centimetri, dal quale escono un teschio in argento, una croce di pillole, un sacro cuore trafitto da aghi e lame, un’ostia di paracetamolo in marmo, una farfalla sotto¬†vetro e decine di serigrafie. Escono dunque, per miracolo o semplice intervento¬†umano, e distribuendosi in quattro sale formano l‚Äôallestimento.

New Religion

New Religion √® il titolo della mostra (tenutasi a Londra e Venezia), del catalogo, della serie e della singola opera che custodisce la serie. L’opera contenitore,¬†prodotta in tredici esemplari, permetterebbe dunque tredici esposizioni identiche¬†e simultanee, in diverse parti del globo, pronte in scatola da allestire. Musei e gallerie potranno limitarsi ad acquistare o affittare il pacchetto, tutto compreso,¬†pr√™t-√†-porter. Buone notizie anche per i collezionisti, poich√© le singole opere della serie sono ancora pi√Ļ numerose: venticinque teschi, cinquanta ostie, centinaia¬†di ogni serigrafia. Lo stesso allestimento veneziano fa coesistere a coppie il teschio, la croce, il cuore e l’ostia, provocando un notevole effetto di straniamento.

Come una Zecca impazzita, l‚Äôartista vivente pi√Ļ quotato al mondo si diverte a¬†produrre opere multiple, abbassa i prezzi, vende su grande scala.¬†Se c’√® un artista che non si fa intimorire dalla riproducibilit√† tecnica √® proprio¬†Damien Hirst. Della perdita dell’aura ‚Äď l’alone metafisico che distingue l’originale dalle sue copie, del quale Walter Benjamin raccontava la perdita nei primi anni¬†del Novecento2 ‚Äď parrebbe non importargli davvero nulla. Nel 2004, Charles Saatchi volle vendere¬†The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone¬†Living (1991), il celebre squalo conservato sotto formaldeide, e poich√© il cadavere¬†andava deteriorandosi, con squisito candore Hirst propose di sostituirlo. Cos√¨,¬†dentro la stessa teca di vetro, in una nuova soluzione chimica, nuota ora un nuovo¬†squalo morto, battezzato con il nome del suo predecessore3. Per otto milioni di¬†sterline venne venduta una riproduzione dell’opera: ma questa riproduzione √® in¬†effetti l’opera stessa. Nessuno si √® pi√Ļ chiesto che fine abbia fatto lo squalo precedente, n√© come siano stati fisicamente smaltiti quei cinque metri di pesce putrefatto.¬†La sostituzione √® stata effettuata con il pretesto che in sostanza l’opera sarebbe¬†restata la medesima, proprietaria della stessa aura dietro il cangiare della materia, platonicamente identica oltre il divenire dei fenomeni. Si tratta per√≤ di due¬†squali distinti, localizzati in spazi differenti: come potrebbero essere la stessa cosa? D‚Äôun tratto, quella che sembrava una semplice transazione economica, o un¬†gesto artistico provocatorio, diventa un paradosso che interroga e scuote i fondamenti dell‚Äôontologia.

In questo paradosso coesistono una poetica, una strategia economica e una¬†teologia ‚Äď un intreccio che in¬†New Religion sar√† ancora pi√Ļ esplicito. In questione¬†si trova, per cos√¨ dire, l’ontologia dell’oggetto artistico. Lungi dall’essere una questione anodina, o un vago gioco intellettuale, questa ontologia determina il valore¬†di mercato del secondo squalo, e il decadere del primo dalla condizione di opera¬†d‚Äôarte. √ą proprio l’identit√† sostanziale tra i due oggetti apparentemente distinti il¬†canale di trasferimento del valore dall’uno all’altro. L‚Äôartista autentic√≤ la consustanzialit√† ‚Äď ovvero l‚Äôidentit√† sostanziale, come la chiamavano i teologi della tarda antichit√† ‚Äď dei due squali con le seguenti parole: ‚ÄúIt’s the same piece.‚ÄĚ4 Formalmente,¬†un atto linguistico dotato di forza illocutoria: come il verdetto di un¬†tribunale, la nomina di un ministro, una dichiarazione di guerra ‚Äď o la consacrazione eucaristica, effettuata dal sacerdote.

Effettivamente, la sostituzione dello squalo √® misteriosa esattamente quanto la¬†presenza di Cristo nell’Eucaristia. Le poche parole pronunciate dall‚Äôartista non¬†avranno alterato la materia, eppure ‚Äď per coloro che le hanno prese sul serio ‚Ästhanno cambiato ci√≤ che le cose sono. Si potrebbe persino tacciare di una certa superstiziosa dabbenaggine il compratore, che ha seriamente creduto di acquistare¬†l’opera originale. Gli viene in soccorso appunto la teologia. Un simile scollamento¬†della sostanza dalla materia sensibile coincide con la teologia sacramentale stabilita dal Concilio di Trento, in particolare nella sessione XIII dell‚Äôundici ottobre¬†1551. Il¬†Decretum de sanctissimo eucharistiae sacramento, composto da un preambolo e otto capitoli, seguiti da un elenco di canoni (ovvero di posizioni considerate eretiche), definisce la presenza ‚Äúvere, realiter e substantialiter‚ÄĚ:

Prima di tutto questo santo sinodo insegna e professa chiaramente e semplicemente che nel divino sacramento della santa eucarestia, dopo la consacrazione del pane e del vino, √® contenuto veramente, realmente e sostanzialmente,¬†sotto l‚Äôapparenze di quelle cose sensibili, il nostro signore Ges√Ļ Cristo, vero¬†Dio e vero uomo.5

La consacrazione del pane e del vino durante la messa implica la trasformazione, invisibile ma verissima, in corpo e sangue di Cristo. Nello stesso modo, rivendicando l’originalit√† del secondo squalo, Damien Hirst lo stava effettivamente¬†transustanziando. ‚ÄúIt’s the same piece‚ÄĚ non √® una formulazione granch√© diversa¬†da ‚ÄúHoc est corpus meum‚ÄĚ. Di certo √® altrettanto incredibile. Ma √®falso? Lo sarebbe secondo¬†Thomas Hobbes, severissimo avversario della teologia scolastica e di tutto ci√≤ che¬†odorava di Roma. Anzi, la transustanziazione non era per lui soltanto una dottrina falsa, ma priva di senso. Egli infatti apparteneva a coloro che consideravano che ‚ÄúSubstance and Body signifie the same thing‚ÄĚ6, per cui parlare di ‚ÄúIncorporeall Body‚Ä̬†(‚Äúor, which is all one an Incorporeall Substance‚ÄĚ) significa semplicemente ricorrere a una descrizione visibilmente contraddittoria e perci√≤¬†insignificante7.

E ci√≤¬†che dichiar√≤ Damien Hirst ad uso del mercato dell‚Äôarte? Secondo i canoni di¬†un‚Äôontologia materialista, l‚Äôartista stava effettivamente dicendo qualcosa di falso,¬†perch√© il primo squalo e il secondo non coincidono. Meno duramente, si deve¬†ammettere che Hirst, il compratore e il venditore dell‚Äôopera fossero concordi nel¬†riferirsi a un‚Äôontologia locale, ‚Äúimpegnandosi‚ÄĚ a ricorrere a un certo modello. I¬†contraenti accettavano per serissimo gioco gli assiomi fondamentali di un mondo¬†artificiale, popolato dalle opere d‚Äôarte in s√©. L‚Äôinspiegabile transazione riguardava¬†la propriet√† di una sostanza immateriale, e non meno sostanza in quanto immateriale.

Nell’epoca della riproducibilit√† tecnica dell’opera d’arte, l’aura non √® dunque¬†scomparsa, ma si √® nascosta altrove. Ci√≤ che permane (sub-stantia) dietro le metamorfosi, le falsificazioni, i restauri, le copie ‚Äď √® semplicemente il concetto.¬†L‚Äôartista pu√≤ cos√¨ riprodurre all’infinito le sue opere senza timore di dissolverne la¬†sostanza: cos√¨ come l’indefinita ripetizione del sacrificio sacramentale di Cristo¬†durante il rito cattolico non diluisce il valore del sacrificio storico, ma addirittura¬†s’identifica ad esso, nello stesso modo la moltiplicazione delle istanze dell‚Äôopera¬†d‚Äôarte non ne prosciuga il concetto. Damien Hirst ha avuto modo di dichiararlo,¬†in occasione della sostituzione dello squalo: l‚Äôopera d‚Äôarte non √® nient‚Äôaltro che il¬†concetto8. I musei sono le caverne dove se ne proietta l‚Äôombra. Le centinaia di copie di una serigrafia sottolineano l‚Äôinconsistenza dell‚Äôoggetto materiale, puro feticcio e strumento d‚Äôinvestimento economico. L‚Äôautenticit√† dell‚Äôopera dipende¬†soltanto dall‚Äôautenticazione da parte dell‚Äôautore, l‚Äôunico che dispone dell‚Äôautorit√†¬†d‚Äôimporle una sostanzialit√† artistica. A questo prolungato bisticcio terminologico,¬†di cui ci scusiamo, corrisponde la dottrina del Cristo come ‚Äúauctor‚ÄĚ del sacrificio¬†amministrato dal sacerdote9.

Hirst pu√≤ essere detto artista concettuale in virt√Ļ di una certa strategia economica; ed √® questa strategia economica, nello stesso tempo, la sua poetica. Hirst¬†√® artista concettuale perch√© produce (e vende) concetti. Concetti, la cui incarnazione materiale √® in fin dei conti accidentale. Concetti, il cui valore economico √®¬†infinitamente frammentabile. Per questo motivo, non soltanto le opere di New¬†Religion sono state prodotte in pi√Ļ copie, ma inoltre escono dalla scatola con allegato un elementare sistema di fruizione: un pugno di frasi del comunicato stampa¬†sul rapporto tra medicina e religione.¬†New Religion √® innanzitutto ‚Äď in origine¬†ovvero in sostanza ‚Äď un‚Äôidea. Resta dunque da stabilire se sia una buona idea.

Se misurassimo il valore dell’opera d’arte con i medesimi criteri con i quali si giudicano le teorie scientifiche, dovremmo premiare lo sforzo mimetico capace di maggiore potenza predittiva. Come già insegnava Aristotele10, una metafora può dimostrarsi straordinariamente esatta, e questo ben oltre i limiti della realtà circoscritta che il suo artefice intendeva rappresentare. Quando Damien Hirst vagheggia un cortocircuito tra medicina e religione cristiana, verosimilmente non coglie fino in fondo quanto il concetto sia fecondo. Le interpretazioni che l’artista ha dato di New Religion si arrestano all’idea della medicina come religione moderna o postmoderna, illusione che contrasta l’incubo della morte; ma l’opera non si fa circoscrivere in questa esegesi parziale.

L‚Äôelementare modello eretto da Hirst dimostra un‚Äôeffettiva capacit√† di rappresentare la sotterranea e antichissima convergenza tra medicina e religione.¬†L‚Äôintuizione artistica ricostruisce in un semplice gesto del pensiero una moltitudine di fatti empirici, e addirittura esce corroborata dal confronto con la millenaria tradizione letteraria del cristianesimo.¬†Il concetto di New Religion pu√≤ essere letto nei due sensi: la medicina come¬†religione e la religione come medicina. Il primo confronto dice qualcosa¬†sull‚Äôutopia positivista della modernit√†, farmacologica o eugenetica, della quale¬†l‚Äôartista √® testimone. Il secondo si configura come originale (e imprevista) chiave¬†di lettura sul cristianesimo e sulla religione in generale. Questi due confronti, o¬†queste due declinazioni dello stesso confronto, non si svolgono nella dimensione¬†superficiale della somiglianza, ma assai pi√Ļ profondamente. Con una mossa che¬†vorrebbe essere radicale o provocatoria, Hirst sta semplicemente ricucendo un¬†legame che era stato rotto. Provocazione davvero¬†sui generis, che riattualizza il¬†messaggio evangelico! Ma com‚Äô√® noto agli artisti come agli apostoli, non c‚Äô√® scandalo pi√Ļ grande della verit√†.

L‚Äôincontro tra medicina e cristologia, tra farmacia e immortalit√†, non √®¬†un‚Äôinvenzione di Damien Hirst. Il fatto che l‚Äôartista l‚Äôabbia ricostruito a ritroso,¬†seguendo altre strade e altre suggestioni, √® senza dubbio sorprendente. La¬†grande pastiglia di paracetamolo in marmo scolpito intitolata¬†The Eucharist non √© un¬†banale motto di spirito. Alla¬†somiglianza superficiale degli elementi rappresentati (il primo nella figura, il secondo nel nome) si aggiunge l‚Äôeco di un‚Äôantica formulazione di Sant‚ÄôIgnazio di¬†Antiochia, martire del secondo secolo, primo successore di Pietro alla carica di¬†vescovo di Antiochia. Egli prometteva agli Efesini di tornare a scrivere loro, se si¬†fossero dimostrati dei buoni cristiani, e soprattutto¬†se il Signore mi riveler√† che ognuno e tutti insieme nella grazia che viene dal¬†suo nome vi riunite in una sola fede e in Ges√Ļ Cristo del seme di David figlio¬†dell’uomo e di Dio per ubbidire al vescovo e ai presbiteri in una concordia stabile spezzando l’unico pane che √® rimedio di immortalit√†, antidoto per non¬†morire, ma per vivere sempre in Ges√Ļ Cristo11.

Pharmakon: cos√¨ veniva definito il pane eucaristico da Ignazio. Il vescovo siriaco usava questo termine medico nella convinzione che l‚ÄôEucaristia fosse un antidoto alla morte, un farmaco d‚Äôimmortalit√†. Ma con il termine¬†pharmakon ‚Äď uno¬†straordinario testo di Jacques Derrida ce lo ricorda12 ‚Äď si usava definire non soltanto una medicina (o una droga, o un veleno) ma inoltre la vittima umana,¬†l‚Äôhomo sacer il cui sacrificio guariva la comunit√† negli antichi culti pagani13. Dalla¬†lingua greca Ignazio raccoglie un doppio senso e gli d√† uno statuto di verit√†:¬†l‚Äôambiguit√† semantica non √® qui un imprevisto o una semplice figura, ma¬†un‚Äôimmagine della realt√† duale del pharmakon: Cristo sacrificato e pane che guarisce. Il concetto di¬†New Religion sta tutto in questo gioco di parole.

Il vangelo di San Marco gi√† garantiva il potere medicinale della fede cristiana,¬†ove si assicura che coloro che avranno creduto ‚Äúanche se berranno qualche veleno, non ne avranno alcun male‚ÄĚ14. All‚Äôinizio del terzo secolo Ippolito ribadir√† che¬†ricevendo l‚ÄôEucaristia si diventa immune a qualsiasi veleno mortale15. Viceversa,¬†nella descrizione dei misteri pagani da parte di autori cristiani, ad esempio negli¬†scritti di Firmico Materno, si evocano i loro beveraggi misteriosi come veleni¬†mortali. Non solo di morte e d‚Äôimmortalit√† spirituale si tratta, non soltanto di figura retorica: poich√© l‚Äôadesione alla dottrina cristiana determina un‚Äôimmortalit√†¬†precisamente materiale. Pertanto, l‚Äôavvelenamento metaforico dello spirito si ripercuote effettivamente sulla carne, e il rimedio metaforico √® un rimedio reale.¬†Ci√≤ che entro la storia si presenta come immagine (il¬†pharmakon guarisce¬†l‚Äôanima invece del corpo), oltre la storia si mostra come vero alla lettera: ilpharmakon salva effettivamente il corpo. La medicina metaforica √® dunque una medicina in senso proprio; la medicina delle medicine, la panacea universale. La figura¬†medicinale √® l‚Äôimpalcatura della soteriologia cristiana, e prima ancora che¬†all‚ÄôEucaristia la si trova riferita a Ges√Ļ Cristo medesimo ‚Äď che pu√≤ essere definito¬†il principio attivo del¬†pharmakon. San Giovanni, che pure √® l‚Äôunico tra gli evangelisti a non riferire alcunch√© sull‚Äôistituzione dell‚Äôanamnesi eucaristica durante¬†l‚Äôultima cena, in tre passi lascia che Cristo si descriva come cibo spirituale che dona l‚Äôimmortalit√† ‚Äď suscitando l‚Äôorrore di Porfirio16.

Io sono il pane della vita; chi verrà da me, non avrà fame, e chi crederà in me non avrà mai sete17.

Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue, non avrete la vita in voi. La mia carne infatti è veramente cibo e il mio sangue è veramente bevanda18.

Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo19.

L’efficacia farmacologica del pasto eucaristico viene evocata in diverse testimonianze cristiane dell’antichità. A partire dal decimo secolo i miracoli eucaristici riguarderanno massicciamente la presenza reale (ostie sanguinanti e via dicendo), mentre i miracoli dell’epoca patristica sono alquanto differenti, e, se confrontati a quelli medievali o moderni, persino poco miracolosi. L’eucaristia addirittura, come ogni medicina che si rispetti, presenta controindicazioni: mal di testa, allucinazioni, nausea. Cipriano di Cartagine nel terzo secolo racconta di una bambina che rimette l’ostia consacrata, perché il suo stomaco sarebbe stato in precedenza profanato dall’involontaria ingestione di cibo da una libagione di apostati20. Chissà se prima di concepire The Eucharist Damien Hirst aveva consultato il libretto del paracetamolo, e confrontatolo con il trattato di Cipriano, per cogliere una così segreta somiglianza.

Anticamente, sacerdoti e medici erano una sola cosa. Le norme d‚Äôigiene prescritte nel Levitico e nel Talmud stabiliscono una distinzione teologica tra puro e¬†impuro che trova un frequente riscontro nella medicina moderna; e nei templi¬†greci sopravvisse fino al terzo secolo la medicina sacra degli Asclepiadi21. La separazione tra medicina e religione nasce da un malinteso; dalla erronea convinzione¬†che la religione appartenga alla sfera privata, che si tratti di un conforto della psiche, laddove la medicina conforterebbe il corpo. C‚Äô√® in verit√† una dimensione¬†corporea ‚Äď addirittura biopolitica ‚Äď della religione. Troppo spesso i cristiani dimenticano che il primo significato di ‚Äúsoto‚ÄĚ, salvare, √® ‚Äúconservare‚ÄĚ. E che dunque¬†ci√≤ che √® stato loro promesso non √® la salvezza dello spirito, ma la conservazione¬†del corpo, ovvero la risurrezione nella carne. E troppo spesso dimenticano che¬†questo effetto risulta da una procedura rigorosamente alimentare che va sotto il¬†nome di comunione. La salvezza va assunta per via orale, e questo per ragioni che¬†in passato poterono essere persino plausibili, almeno sul piano figurale.

La comunione (in greco¬†koinonia22) ha senza dubbio anche un carattere simbolico e una funzione sociale. Il termine greco si usava solitamente nel senso di¬†societ√† o comunit√†, e in questo senso lo usa ad esempio Aristotele quando¬†definisce la politike¬†koinonia‚Äď ovvero la¬†societas civilis, tema fondamentale della¬†tradizione politica occidentale. Ma il senso pi√Ļ profondo dellakoinonia, dal quale¬†deriva anche il senso politico, √® la partecipazione ontologica. La comunione √® in¬†questo caso la condivisione di uno stesso elemento (ovvero una certa¬†sostanza) da parte di pi√Ļ individui. Non c‚Äô√®¬†koinonia senza la condivisione di¬†qualche cosa, carattere o forma. Questo possesso condiviso rende in qualche¬†modo somiglianti i membri della comunit√†, o piuttosto li accomuna nella¬†somiglianza. C‚Äô√® una parola in greco, per definire quella tessera posseduta dai diversi membri di una setta, che testimoniava della loro appartenenza, ed √®¬†symbolon. Simbolo era gi√† la circoncisione prescritta dal Signore agli ebrei, operazione ad un tempo rituale e medica (previene fimosi, infezioni balano-prepuziali e tumori). Anche¬†l‚ÄôEucaristia ha potuto essere definita un simbolo, un simbolo che il fedele accoglie¬†e nasconde nel proprio corpo, nella propria carne e nel proprio sangue. Una segnatura chimica, che render√† riconoscibile il cristiano nel giorno del Giudizio.

Una¬†mutazione genetica che subito prende a trasformare la carne mortale in carne gloriosa, a marinare il corpo in una sorta di formaldeide spirituale.¬†Scorre qualcosa di simile nel sangue di ogni cristiano. √ą proprio una somiglianza tra i credenti e di ogni credente con Cristo a costituire la comunit√† cristiana. La dimensione politica della koinonia si lega dunque intrinsecamente a quella¬†ontologica; e questa a sua volta si manifesta in una dimensione fisiologica che¬†annuncia la dimensione soteriologica. Al di l√† delle millenarie e ingannevoli dispute su realismo o figuralismo nel rito eucaristico, sulla lettera e sullo spirito¬†della promessa d‚Äôimmortalit√†, il processo nutrizionale √® stato parte integrante¬†della dottrina cristiana della salvezza. In effetti la comunione con Cristo avviene¬†appunto per assimilazione del suo corpo e del suo sangue: si tratta propriamente¬†di ‚Äúunione con il suo sangue‚ÄĚ (scrive Ignazio ai cristiani di Filadelfia23), come una¬†trasfusione del sacrosanto sangue. L‚Äôimmortalit√† corporea che consegue si configura come compimento meta-fisiologico della carne.

Per San Paolo, la partecipazione alla vita comunitaria della Chiesa, ovvero ai¬†suoi riti, tra i quali innanzitutto la Cena del Signore, garantisce la salvezza in Cristo. Ma √® nel momento alimentare ‚Äď quando l‚Äôorganismo giunge a condividere il¬†corpo e il sangue di Cristo ‚Äď che ogni cosa converge. Scrive l‚Äôapostolo ai Corinzi:¬†‚ÄúIl calice della benedizione, che noi benediciamo, non √® forse la comunione con il¬†sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non √® forse la comunione con il corpo di Cristo?‚ÄĚ24. Questo detto cos√¨ citato √® raramente compreso nella sua particolare sintassi, nella sua etimologia, nel suo senso profondo.I cristiani e Cristo sono in comunione per via del calice e del pane, che a loro¬†volta sono in comunione con il sangue e il corpo di Cristo. Cristo e i cristiani ‚Äď o¬†meglio, Cristo e la Chiesa ‚Äď si assomigliano perch√© in essi scorre lo stesso sangue.¬†Si tratta di una assimilazione del sangue nel sangue in senso materiale, proprio¬†del paradigma della medicina coeva. Oltre tre secoli prima di Cristo, Ippocrate¬†aveva stabilito un collegamento tra l‚Äôassunzione di vino e la produzione di sangue¬†(prescrivendolo alle donne mestruate)25, e meno arditamente Galeno, nel secondo¬†secolo dopo Cristo, produrr√† varie teorie sul rapporto tra nutrimento ed effetti¬†sull‚Äôorganismo. √ą in questo contesto epistemico che vanno collocati i riferimenti¬†alimentari di Paolo e Giovanni, le metafore farmacologiche di Ignazio e Ippolito, e¬†tutta la chimica della salvezza dei cristiani antichi.

Di questi riscontri testuali, Damien Hirst non ha palesato alcuna consapevolezza.¬†New Religion non √® nata dalla lettura dei Padri della Chiesa o dallo studio¬†della teologia cattolica. Se l‚Äôartista ha potuto costruire un parallelo tanto azzeccato, di tutta evidenza ha saputo trarlo altrove. Non dalla storia, bens√¨ sedimentato¬†nella contemporaneit√†, ancora visibile sulla superficie del presente. Ha generato¬†un concetto ‚Äď la sua opera d‚Äôarte ‚Äď e questo concetto si √® mostrato produttivo. Dal¬†confronto empirico con la storia della dottrina cristiana non √® stato falsificato. Di¬†certo questo concetto, rinchiuso in un altare portatile e in un pugno di opere seriali e kitsch, non ha terminato di suggerire riflessioni sul rapporto tra medicina e¬†religione, metafisica e societ√†, arte e verit√†.

New Religion √® la secolarizzazione dell‚Äôaspirazione cristiana all‚Äôimmortalit√†.¬†Ed √® dunque logico che all‚Äôartista sia bastato traslitterare le antiche promesse e le¬†antiche leggende in un alfabeto di pillole. Dalle enciclopediche serigrafie che raccontano gli episodi dell‚ÄôAntico e del Nuovo Testamento con flaconi e capsule e¬†pastiglie e formule, sembrerebbero ancora da decifrare enigmatici rapporti farmaco-teologici, sebbene Hirst abbia ammesso (candidamente, come sempre) che¬†nella maggior parte dei casi l‚Äôaccostamento risulta casuale. Si evita cos√¨, fortunatamente, un gioco che avrebbe finito per essere didascalico e presto noioso. Addirittura le quattordici stazioni della croce (che gi√† ispirarono ad Alfred Jarry una¬†surreale corsa in bicicletta26) intitolano quattordici serigrafie che evocano episodi¬†biblici non direttamente legati alla Passione, se non per accostamento tipologico¬†‚Äď in piena tradizione patristica. Ad ogni ‚Äútipo‚ÄĚ, ad esempio una vicenda del Nuovo Testamento, corrispondeva una vicenda dell‚ÄôAntico, detta ‚Äúantitipo‚ÄĚ. Ad ogni¬†simbolo, una verit√† ad esso consustanziale.

Resta il concetto, enorme e vaghissimo, semplicissimo: medicina e religione possono essere, sono state e presto saranno una sola e unica cosa. I due sistemi sono reciprocamente traducibili; e dove non arriva la farmacia si spinge la biotecnologia, come nel progetto raeliano dell’immortalità per clonazione. Ovunque si trovano le tracce di cortocircuiti grotteschi o poetici, come la notizia che la salma di Padre Pio, veneratissimo santo dell’Italia meridionale, viene conservata (proprio come lo squalo di Hirst) con iniezioni massicce di formalina, fin subito dopo la morte27

L‚Äôimmortalit√†, alla fine, √® tutto ci√≤ che l‚Äôuomo ha sempre sognato. E se¬†non bastassero la fede cristiana e quella positivista, ci si potr√† perlomeno accontentare dell‚Äôarte. Come Damien Hirst, con le sue opere prodotte in centinaia di¬†copie, inflazione calcolata che ovunque effonde il suo marchio, unico tipo impresso su centinaia o migliaia di antitipi. Come il nostro amico squalo, morto e imbalsamato, putrefatto e sostituito ‚Äď sostanzialmente eterno.

 


 

Note

1 Il catalogo della mostra Damien Hirst. New Religion è stato pubblicato in Italia per Damiani Editore, Bologna 2006.

2 Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilit√† tecnica. Arte e societ√†¬†di massa, Einaudi, Torino 2008.

3 C. Vogel, ‚ÄúSwimming with famous dead sharks‚ÄĚ, New York Times, 1/10/2006.

4 ‚ÄúIt’s a big dilemma. Artists and conservators have different opinions about what’s important:¬†the original artwork or the original intention. I come from a conceptual art background, so I¬†think it should be the intention. It’s the same piece. But the jury will be out for a long time to¬†come.‚ÄĚ (C. Vogel, ‚ÄúSwimming with famous dead sharks‚ÄĚ, cit.).

5 ‚ÄúPrincipio docet sancta synodus et aperte ac simpliciter profitetur in almo sanctae¬†eucharistiae sacramento post panis et vini consecrationem dominum nostrum Iesum¬†Christum, verum Deum atque hominem, vere, realiter ac substantialiter sub specie illarum¬†rerum sensibilium contineri‚ÄĚ (Concilium Tridentinum, Sessio XIII, 1).

6 T. Hobbes, Leviathan, III, 34.

7 T. Hobbes, Leviathan, I, 4.

8 ‚ÄúArt goes on in your head. If you said something interesting, that might be a title for a work¬†of art and I’d write it down. Art comes from everywhere. It’s your response to your surroundings. There are on-going ideas I’ve been working out for years, like how to make a rainbow in¬†a gallery. I’ve always got a massive list of titles, of ideas for shows, and of works without titles‚Ä̬†(intervista a The Guardian, 6/10/2001).

9 La prima citazione è in Cipriano, Epistola 63, 1, 1.

10 Sul ‚Äúcarattere cognitivo della metafora‚ÄĚ nella tradizione filosofica occidentale ‚Äď che qui rivendichiamo con forza ‚Äď si veda G. Manetti, Aristotele e la metafora, in Anna Maria Lorusso¬†(a cura di), Metafora e conoscenza. Da Aristotele al cognitivismo contemporaneo, Bompiani,¬†Milano 2005, pp. 27-67.

11 Ignazio, Lettera agli efesini, 20, 2.

12 J. Derrida, La pharmacie de Platon in id., La dissémination, Seuil, Paris 1972, pp. 69-197.

13 Qui preme citare G. Agamben, Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, Einaudi, Torino 1995.

14 Mc 16, 17-18.

15 Ippolito, Tradizione apostolica, 36.

16 P. de Labriolle, La r√©action pa√Įenne, Les √©ditions du cerf, Paris 2005, pp. 275-276.

17 Gv 6, 35.

18 Gv 6, 54.

19 Gv 15, 1.

20 Cipriano, De lapsis, 25.

21 G. Cosmacini, Medicina e mondo ebraico. Dalla Bibbia al secolo dei ghetti, Laterza, Roma-Bari 2001.

22 A tal proposito di veda la voce F. Hauck, Koinonos, in G. Kittel e G. Friedrich (a cura di), Grande Lessico del Nuovo Testamento, V, Paideia, Brescia 1969, pp. 694-726.

23 Ignazio, Lettera ai cristiani di Filadelfia, 4.

24 1 Cor 10, 16.

25 L. Villard, Tant de vin pour soigner les femmes in I. Garofalo (a cura di), Aspetti della terapia nel Corpus Hippocraticum. Atti del 9e Colloque International Hiippocratique, Pisa 25-29 settembre 1996, L. S. Olschki, Firenze 1999, p. 219-234.

26¬†A. Jarry, La Passion consid√©r√©e comme course de c√īte, in id., La chandelle verte, Le Livre¬†de Poche, Paris 1969.

27¬†Come viene ricordato nella biografia ufficiale del sacerdote, redatta ai fini della canonizzazione in Beatificationis et canonizationis servi Dei Pii a Pietrelcina Positio super virtutibus,¬†vol. III/1, Roma, 1997, ¬ęl‚Äôufficiale sanitario dottor Grifa pratica al cadavere delle iniezioni di¬†formalina per assicurare lo stato di conservazione durante i giorni della esposizione al pubblico¬Ľ .