Dhalgren nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Spermepigrapha

Gentilmente la signorina Sociopatica si riferisce a Dhalgren e me in questi termini: “voglio un barattolo di sperma da loro due“. Le segnalo che pu√≤ mandarmi il suo indirizzo postale, e provveder√≤ a mandare il suddetto barattolo (il mio, intendo) senza spese. Le direi di venire a prelevarlo lei stessa, se non sapessi che le complicazioni sentimentali possono rovinare ogni felice vicenda eugenetica. Per√≤, due avvertenze. Sono portatore di un gene recessivo, lo tratti bene. E soprattutto, qualsiasi cosa voglia fare, non mescoli per nessuna ragione il contenuto dei due barattoli. PER NESSUNA RAGIONE.

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Blu reale

Volendomi unire al motivato tripudio di Dhalgren per la nidificazione del pollo sultano (o meglio delle sua consorte), e rimanendo denso di ammirazione per lo splendido colore del suo manto, chiamo in aiuto la zoologia per ottenere lumi in proposito. Questa si limita, e senza vergogna, a definirlo BLU, o azzurro, magari turchese. Centinai di vocaboli, e il pollo sultano risulta blu, come il cielo, il mare, i mirtilli. Mi vedo perci√≤ costretto a fare un’ipotesi, sostenendo che il colore del pollo sultano √® blu reale: un blu reale scintillante, fiammeggiante.



Pubblicità Progresso

Basta¬†promuovere la lettura! Lo sapevate che leggere rende ciechi? Che la biblioteca di¬†Hitler¬†era tra le pi√Ļ fornite? Mentre¬†Dahlgren prepara la campagna televisiva, eccovi i manifesti promozionali.



Il punto di vista del destino

Nel corso del mio abbozzato¬†giudizio su¬†Dogville ho avanzato che, per nulla brechtiano,¬†Von Trier¬†usasse una struttura drammaturgica classica, che ha il suo centro nella¬†catarsi. Cio√® in altri termini (intendevo io, molto banalmente) i film del regista danese¬†commuovono, con eventuale purificazione emotiva aristotelica che ne consegue.¬†Dhalgren ha¬†scritto proprio il contrario:¬†la sofferenza che ti infligge con la camera sballottata e l’immagine sporca non produce alcuna catarsi. Anzi, esci dal cinema col rimpianto per non aver visto la moglie di tomcruise violentata da pi√Ļ gente e con pi√Ļ gusto.

E ho pensato che doveva aver ragione, e mi sono chiesto¬†se commuoversi di fronte alle umiliazioni di¬†Grace¬†non sia travisare la visione dei film, cos√¨ come lo era per¬†Bess¬†e per¬†Selma. In fondo l’ho gi√† detto: Von Trier √® un lucido e patologico torturatore, che prova un palese piacere nel giocare con i destini delle sue indifese creature. Ed √® vero:¬†Dogville non mi ha commosso, neppure per un secondo – ma¬†Dancer in the Dark si (forse anche per questo il pi√Ļ debole come trama).

L’identificazione emotiva dello spettatore non √® con la vittima, e neppure con i singoli torturatori: ma con il¬†destino; cio√®, trattandosi di un film, con Von Trier stesso. Il¬†Dio¬†crudele che in questo caso, come il Dio di¬†Giobbe, restituisce alla vittima un simulacro di riparazione. E allora forse la catarsi √® in questo piacere inconfessabile: una specie di¬†Cura Ludovico che ci guarisce omeopaticamente dalla violenza.

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Veterani del disordine /2

A margine¬†delle¬†discussioni sul¬†book-shifting¬†sono apparse una serie di proposte¬†altrettanto vanamente patetiche. Giuro che poi smetto, ma fatemi riassumere:¬†Dhalgren¬†propone il¬†librammacching (da “ammacchiare”, nascondere: se un libro vi pare bello, ammacchiatelo sotto una pila), il sottoscritto in trasferta ribatte con una via di mezzo tra nascondere e mostrare (¬†bookshiftando un libro bello in un contesto in cui, comunque, nessuno lo comprer√†: per esempio dei saggi di¬†Diderot¬†in bella vista nel settore manualistica per ingegnieri), mentre¬†Bob Blake¬†propone di¬†stampare, diffondere e applicare delle fascette particolari (tipo: “Questo libro m’ha fatto veramente cagare” S. King; “Assolutamente necrotico!” Bob Blake; “Uno sguardo lancinante, una scrittura ustioria, un assalto all’esistente come pochi altri” Francesco Totti) ma non lo fa per paura di diventare trendy. Un’anonimo nei¬†commenti di¬†Tao¬†riflette sulla portata rivoluzionaria del¬†contro-bookshifting (ovvero spostare libri gi√† spostati sostituendoli con altri). A m√≤ di ciliegina sulla torta,¬†L.S. segnala l’esistenza di personaggi dediti al cd-crossing , che √® una cosa un po’ diversa (consiste nel lasciare dei cd musicali in giro, ed √® ispirata al¬†book-crossing) ma √® pur sempre una pratica ludica, stancamente avanguardista e ridicolmente finto-rivoluzionaria, dai toni “¬†vagamente assistenzialisti” com’√® la dislocazione letteraria.

Update:¬†Monj segnala anche il¬†bookcoverexchanging (¬†scambiare le copertine, tenuto conto del fatto che nell’acquisto di qualsivoglia volume in media si leggono il titolo, il riassunto della trama e la vita dell’autore sulla quarta di copertina, per cui il contenuto finale del libro √® del tutto ininfluente) la qual cosa¬†Bob Blake trova molto “succhievole”¬†:

Prendere quei libri finto-intellettuali, cha la massa delle elites compra per darsi un tono, e cambiargli la sovracoperta ; loro penserebbero di comprare l’ultimo Adelphi e poi dentro c’√® Iva Zanicchi. La cosa bella √® che non se accorgerebbero mai!



La maschera, il volto

Sintetizzo qui la mia linea su una questione sviluppatasi qua e l√† in vari commenti con¬†IA. Per riassumere, io faccio quello che difende (per ragioni meta-letterarie) un¬†romanzo neo-nazista degli anni 70. Banalmente, la letteratura “funziona” (o funzionava ai suoi primordi, che potrei porre come situazione ideale) quando inganna. Quando credi che √® vero. E perch√© tu creda che sia vero, lo scrittore deve dirti che √® vero, e cio√® mentirti (“ho trovato questo manoscritto…”). Non che per forza uno ci creda davvero, ma diciamo che √® una convenzione che pone le condizioni di possibilit√† della letteratura, come (in s√© scandalosa)¬†menzogna istituzionalizzata. Quando parlo di letteratura moderna, parlo di una letteratura che non mente pi√Ļ, quindi non inganna pi√Ļ, quindi non funziona pi√Ļ (con tutto il bene che posso volere a¬†Joyce).

Ecco: la mia tesi (qui e nella¬†rece a¬†Virgili) √® che la letteratura “postmoderna” (uso questo termine sgradevole pensando all’uso che ne fece¬†John Barth) riesce di nuovo a mentire, cio√® simulare la verit√† dell’oggetto “artifiziale”: e quindi in un certo senso non sia pi√Ļ letteratura (la letteratura √® realmente tale quando si nega) ma realt√† illusoria (e quindi vera letteratura, leggenda, mitopoiesi). Cos√¨ il libro di Virgili: non fruitelo come letteratura, ci viene detto, fruitelo come se fosse un oggetto reale, un documento (stessa premessa del¬†Don Quisciotte). E riuscendo a ristabilire questa meccanica di lettura, ristabiliamo l’ingenuit√† originaria che fonda le basi della letteratura. In questo senso la maschera (una sorta di distanza ironica stabilita tra testo/autore/lettore) √® necessaria per ristabilire delle condizioni di fruibilit√† “spontanee”, e non viceversa.

Ma la maschera ha senso solo in quanto percepita come volto: la menzogna √® simulazione di verit√†, non esplicitazione del suo essere menzogna. Che poi una lettura spontanea (cio√® non inquinata dalla consapevolezza moderna) ponga molti pi√Ļ problemi meta-letterari √® ovvio, ma la profonda leggibilit√† ed il successo commerciale di un autore come¬†Eco¬†(o Barth) sono la prova che la vera letteratura postmoderna, aumentando i filtri (rappresentazioni di rappresentazioni, all’infinito) riesce a ristabilire un rapporto immediato. In questo senso, l’ipermediatezza consapevole della scrittura permette un’immeditatezza della lettura.



Salomon saith

Devo citare di nuovo IA: questa volta parla dell’eterno ritorno delle idee citando l’esempio di certe intuizioni gi√† platoniche fatte proprie dalla scienza contemporanea. Non saprei in che misura l’analogia possa essere qualcosa di pi√Ļ che una semplice somiglianza formale (perch√© se non si sta attenti si arriva a dire che Democrito aveva gi√† previsto la fisica atomica o cose del genere), ma mi √® piaciuto ritrovare una continuit√† con l’altro discorso, quello sulla letteratura postmoderna. Perch√© il problema √® sempre quello: come concepire un’idea di nuovo di fronte all’eterno ritorno dello stesso? E se si nega (come il Bacon che Borges citava in epigrafe a L’immortale) la possibilit√† di creare qualcosa di nuovo, allora non rimane che ripresentarlo mascherato: la sterile regola del postmoderno, quindi. O no?



La sterile regola del postmoderno

Giuseppe Genna, tra un accenno di dietrologia e l’ altro, trova il tempo di postare un articolo del 1979 su Thomas Pynchon e la simbologia degli alligatori in V, un argomento molto controverso come potete immaginare, sul quale finalmente qualcuno ha il coraggio di gridare la scomoda verit√†. E ribadisce l’assoluta necessit√† che io vada a comprarmi La Distruzione di Dante Virgili, anche perch√© mi pare di aver capito che non si possa avere un blog senza avere letto il libro in questione. In proposito mi √® piaciuta la glossa di Intelligenza Artifiziale a proposito della letteratura postmoderna, della quale viene data una perfetta definizione:

La sterile regola del postmoderno è che siamo troppo intelligenti e troppo vecchi per dire certe cose, quindi abbisogniamo di una maschera cui mettere in bocca quelle stesse parole

Mi viene il dubbio che l’abbia copiata da Eco, ma che importa, sono troppo intelligente per andare a verificare. La fase delineata √® una sorta di post-post-moderno, caratterizzata dal fatto che siamo troppo intelligenti e troppo vecchi per far dire certe cose ad una maschera. Quindi rimane il silenzio mistico, perch√© siamo troppo intelligenti e troppo vecchi un po’ per tutto.

Per√≤ un passo oltre Borges (sempre presupponendolo per√≤) lo si √® fatto: il finto autore finto √® un’idea graziosa. A qualcuno quest’attenzione al contesto, fuori dalla pagina scritta, pu√≤ sembrare una sottomissione alle regole della pubblicit√† (che comunque Warhol, e prima ancora le avanguardie, avevano compreso come parte integrante dell’opera) a scapito della “buona letteratura”. Ma una cosa √® l’attaccamento morboso alle abitudini pseudo-trasgressive di scrittori alla moda, altro lo scavare nella realt√† un’allucinazione che possa proseguire nella pagina scritta, e viceversa; e altro ancora tentare di farlo ripetendo senza fantasia vecchi topoi del postmoderno.