editoria nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Remember, remember, the First of April

Domenica primo aprile é accaduta una cosa piuttosto importante. Vorrei dire epocale: per la prima volta, un grande quotidiano nazionale, il Corriere della Sera, ha recensito un e-book autoprodotto, il misterioso Anonymous. La grande truffa. Insomma le cose stanno davvero cambiando. Merito dell’ottimo Guido Vitiello, che ha firmato l’articolo, ma anche di tutti quei ragazzi che passano le notti a defacciare siti in nome di un ideale di libertà, dei quali il libro traccia la gloriosa epopea.



Il comunicato

La sua anima é separata dal corpo, nascosta all’interno di un ago, che è in un uovo, che è in un’anatra, che è in una lepre, che si trova in una cassa di ferro, che è sepolta sotto un albero di quercia verde, che si trova sull’isola di Buyan, nell’oceano.
Dalla leggenda di KaÅ¡ej l’Immortale.

In settimana hanno circolato voci sulla cessione da parte del gruppo RCS dell’editore francese Flammarion, causando un certo panico nell’ambiente e uno splendido valzer di smentite. Ancora più splendido tuttavia é il comunicato apparso oggi sul Corriere della Sera, che in sostanza conferma le voci ma in pratica aggiunge nuove sfumature al concetto di “giro di parole”. Secondo il quotidiano del gruppo, il Comitato Esecutivo di RCS ha deciso di

procedere al rilascio di un mandato per lo svolgimento di una preliminare attività di ampia ricognizione circa la sussistenza di manifestazioni d’interesse in merito ad asset che non fossero ritenuti strettamente ricompresi nel core business (inclusa Flammarion) e ad asset non strategici.

Il titolo dell’articolo sul Corriere — “RCS : mandato a vendere Flammarion” — guasta tutta la delicata poesia del comunicato, che riesce a incastonare ben otto livelli di attenuazione: uno dentro all’altro come i sogni di Inception o l’anima di KaÅ¡ej l’Immortale.  Giuro, li ho contati. Se isoliamo ognuno di questi livelli per comprendere la struttura del comunicato, il risultato é vertiginoso:

1. Procedere al…
2. rilascio di un mandato per…
3. lo svolgimento di…
4. una preliminare attività di…
5. ampia ricognizione circa…
6. la sussistenza di manifestazioni di…
7. interesse in merito ad…
8. asset che non fossero ritenuti…

Un novello Zenone potrebbe concludere che, sebbene RCS si avvicini sempre di più a vendere Flammarion, questa non verrà mai venduta, perché lo spazio tra il punto di partenza e il punto d’arrivo é segmentabile all’infinito. In effetti potremmo mescolare o moltiplicare i vari accorgimenti utili ad attenuare il contenuto del comunicato, o programmare un computer perché generi il nostro comunicato con il numero di livelli adeguato alla delicatezza della faccenda. Nove basteranno? O meglio quindici, venti, cinquanta? Chiameremo questo numero il grado eufemistico. Per ottenere un grado infinito, dovremmo disporre i livelli in maniera ricorsiva, così da ottenere un comunicato infinitamente eufemistico. Un comunicato che non comunica alcunché ; insomma il comunicato perfetto.

1. Procedere al…
2. rilascio di un mandato per…
3. lo svolgimento di…
4. una preliminare attività di…
5. ampia ricognizione circa…
6. la sussistenza della possibilità di…
1. procedere al…
2. rilascio di un mandato per…
3. lo svolgimento di…
4. una preliminare attività di…
5. ampia ricognizione circa…
6. la sussistenza della possibilità di…
da capo

L’idea é così affascinante che sto valutando di riflettere alla possibilità di raccogliere del materiale per iniziare a scrivere quello che potrebbe diventare, eventualmente, un post.



L’editore automatico

Questa è una storia bizzarra, paradossale, persino affascinante. Una storia vera dell’epoca della coda lunga, che (naturalmente) inizia sulle pagine di Amazon. Comincia con me che capito su una serie di libri dedicata ai generi musicali e capisco rapidamente, per via di una certa incoerenza nella strutturazione dei capitoli, che si tratta di compilazioni tratte da Wikipedia. In effetti l’autore indicato è proprio “fonte wikipedia”, in apparente infrazione della licenza CC-BY-SA con la quale sono rilasciati i contenuti dell’enciclopedia collaborativa. Digitando il nome dell’editore nel motore di Amazon, capito su altri titoli. Agricoltura (38 pp), Abati francesi (54 pp), Accordi Diplomatici Della Prima Guerra Mondiale (52 pp) o ancora Ebraismo (178 pp) o Generi cinematografici (126 pp). La grafica di copertina è sempre identica: sfondo colorato e la fotografia d’un fiore. Il prezzo, prima che Amazon li rendesse indisponibili alla vendita in Italia, era di circa dieci euro l’uno.

Ok, quindi questi prendono voci di Wikipedia e fanno dei libri. Lo facevano in America, e ora lo fanno anche in Italia. Anzi, a dire il vero lo fanno in 24 lingue, dall’arabo al cinese. Il meccanismo è trasparente, a leggere quanto scrivono nelle FAQ del loro sito: le versioni cartacee permettono di evitare la fastidiosa lettura a schermo. Anche se poi su Amazon è facile scambiarli per libri “veri”, e qualcuno rischia di portarsi a casa una voce sui racconti di Bradbury credendo che si tratti dei racconti di Bradbury. Ma tutto questo, lo ammetto, non è molto bizzarro, né tantomeno affascinante. Infatti la storia non è ancora finita.

Quanti sono i titoli prodotti con questo procedimento? Non tre, né quattro o dieci o cento: sono quindicimila solo in italiano, a partire da luglio 2011. E come li produce quindicimila libri un editore straniero, in due mesi? A casaccio. No, davvero: a casaccio. Scorrendo la lista dei titoli, appare evidente che gli elenchi di voci sono raccolti automaticamente a partire dalle categorie di Wikipedia, tra le quali persino meta-categorie proprie all’enciclopedia, che non hanno nessuna pertinenza se stampate nella forma di un libro: Da trasferire (292 pp), Pagine orfane – Letteratura (32 pp), Stub – Atletica leggera (28 pp), Pagine a cui deve essere aggiunto il template sportivo (182 pp) o lo struggente Voci mancanti di fonti (78 pagine dense e poetiche). In modo del tutto automatico dunque, e indipendentemente da ogni competenza semantica, un editore-robot ha prodotto e messo in vendita quindicimila libri, rivolti soprattutto ad acquirenti distratti. Puro Spam editoriale. Ma vediamo: in che senso l’editore ha prodotto questi libri?

Io non credo che questi libri esistano. Vincitori del National Book Award (100 pp) o Episodi di Lost (54 pp) non sono mai stati stampati né giacciono in alcun magazzino. Perlomeno questa mi pare la spiegazione più sostenibile. La probabilità di vendere un singolo libro tra questi quindicimila è molto bassa, cioè precisamente uno su quindicimila ovvero 0,006%. In fin dei conti, ognuno di questi libri equivale all’altro, e non ha in sé alcun valore intrinseco. Tuttavia, la probabilità di vendere uno qualsiasi di questi libri è già migliore. Ipotizzando che su Amazon ci siano circa trecentomila libri italiani in vendita, le probabilità salgono attorno a quindici su trecento, ovvero ben 5%. Tutto sta, dunque, nel stampare questi libri on demand, cosa che la tecnologia ha oramai reso possibile e redditizio.

Il nostro bizzarro editore automatico ha generato quindicimila esche virtuali e stamperà soltanto al momento dell’incauto acquisto. Nessun essere umano di carne e sangue sceglie e compila, nessun volume di carta attende di essere venduto. L’editore automatico è un catalogo di possibilità. In tutto il mondo, la sua strategia è inondare i siti di vendita con la sua merce avariata. E c’è da credere che il suo business model stocastico funzioni. La legge dei grandi numeri gli garantisce, dove e fino a quando la legge glielo permette, di guadagnare senza muovere un dito, lasciando che i suoi libri si producano e si vendano da soli. Se un milione di scimmie in un milione di anni finiranno per riscrivere Shakespeare, l’incontro tra un milione di patacche e un milione di potenziali acquirenti finirà per generare profitto.



Once upon a time, in Nazi occupied France

Le Bovaries del nostro tempo s’indignano con poco (complice un articolo insolitamente demagogico del Post) ed è subito isteria collettiva: “vogliono farci pagare cari i libri e la cultura” con “una norma che pagheranno i lettori“, “una legge anti-Amazon dunque degna di uno stato dittatore dei Caraibi“, per “ammazzare i libri“, perché “l’ignoranza è forza”. Qualcuno offre di più?

Intanto, ho ricevuto il cartoncino d’invito per il salone del libro che si terrà la settimana prossima nella capitale di uno staterello dittatoriale dei Caraibi: un odioso inno alla barbarie.



Illusioni perdute

Se mai avete avuto a che fare con le Patrologie del Migne (la più esaustiva edizione dei testi della tradizione cristiana latina e greca), e non conoscete la storia incredibile che ci sta dietro, oppure se non ne sapete assolutamente nulla ma volete assistere alla stupefacente genesi dell’industria editoriale moderna ad opera di un imprenditore geniale e senza scrupoli, v’invito caldamente a leggere il libro di R. Howard Bloch, uscito nel 1994, God’s Plagiarist: Being an Account of the Fabulous Industry and Irregular Commerce of the Abbé Migne (in italiano: Il plagiario di Dio; in francese: Le plagiare de Dieu. La fabuleuse industrie de l’abbé Migne). Tutto quello che sapete é falso. L’abate Migne, la grande figura della cristianità della vostra estate 2009.