enigma nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Il vicino di casa

Dopo il successo (?) di Anonymous. La grande truffa, un altro e-book viene a turbare la quiete del mondo editoriale — e con piacere vi presento anche questo, che per fortuna é firmato.

Da un punto di vista strettamente matematico, “Centocinquanta più uno” é un calcolo abbastanza semplice. Ma se invece di un banale calcolo fosse un rompicapo? Di rompicapi, enigmi e altri cubi di Rubik concettuali é pieno l’ultimo libro dello storico delle idee Gianluca Briguglia, e pare dunque logico cominciare dal titolo. Centocinquanta più uno, sono le coordinate temporali di una “espressione geografica” chiamata Italia, sparata nella storia e diretta chissà dove. Passata la sbornia dell’anniversario istituzionale (e la sbornia pure della presunta fine del ventennio berlusconiano) suona la sveglia e, malgrado il mal di testa, é tempo di alzarsi e vestirsi.

Ecco, Gianluca Briguglia é il vicino di casa gentile che viene a prepararti la colazione: una colazione sana e nutriente, piena di cereali e vitamine, dopo anni di junk food. E poi, prima di salutarti e andarsene, discretamente posa sul tavolo una strana copia della Settimana Enigmistica, che invece del Sudoku e del Quesito della Susi tira in ballo Dylan Dog e le cronache medievali, Pinochio e Morgante, George Lakoff e Machiavelli, madonne che piangono e cervelli in fuga…

Unendo i puntini, appare il contorno di un paese: non un ritratto o una fotografia, ma una serie di linee possibili, diritte, sghembe, rotte, continue. Il libro di Briguglia é sopratutto un invito a proporre altri puntini e altri contorni, a confrontare esperienze, racconti, punti di vista. E poiché il dibattito pubblico italiano é fatto di trabocchetti, Briguglia fornisce anche qualche utile suggerimento per evitarli: a cominciare da quello che vorrebbe ogni italiano all’estero come un “fuggiasco”…

La più insidiosa domanda-trabocchetto — Che cos’é l’Italia? — Gianluca Briguglia evita accuratamente di formularla. E per fortuna, perché d’un tratto ci viene capriccio di rispondere parafrasando i teologi neoplatonici: “L’Italia é una sfera infinita, il cui centro è ovunque e la circonferenza in ogni luogo”.



La setta umana enigmistica

Alla fine della Descrizione della Grecia, Pausania confessa: “All’inizio delle mie ricerche, non vedevo che stupida credulità nei nostri miti; ma, adesso che le mie ricerche arrivano all’Arcadia, sono diventato più prudente. Nell’epoca arcaica, in effetti, coloro che chiamiamo i sapienti, si esprimevano per enigmi piuttosto che esplicitamente e suppongo che le leggende su Cronos contengano parte di questa saggezza.” Il Periegeta condanna la propria passata tracotanza ermeneutica, e associa la conversione del giudizio sulla credenza al corretto intendimento del codice di riferimento. Egli parla di “prudenza” ed è difficile non pensarla conforme al principio di carità interpretativa di Donald Davidson, per il quale è utile postulare, per comprendere gli altri, “che le credenze siano in massima parte giuste”.

Pausania fornisce un dettaglio fondamentale sulla natura di questo “codice” ingannatore, per il quale la sapienza passa per superstizione, e la verità per menzogna: gli antichi sapienti si esprimevano “per enigmi” (ainigmatôn). Proprio dall’enigmistica e più precisamente dalla definizione di indovinello e dalla nozione di doppio soggetto, possiamo trarre la definizione del procedimento di codifica dei sapienti di cui parla Pausania. Costoro avrebbero nascosto un “significato reale” dietro un “significato apparente”, trasmettendo i segni senz’altre ulteriori indicazioni. Addirittura, Pausania suggerisce che la confusione sia fomentata intenzionalmente dai sapienti, vecchi avari che nascondono il loro sapere entro simboli tortuosi. Per definire questo sdoppiamento che dovrebbe preservare e proteggere la verità, i cristiani presto preferiranno al termine “enigma” quello di “mistero” (sebbene di “visione per enigmi” delle cose divine si parli nella prima epistola ai corinzi).

Chi volesse incamminarsi sulle tracce di Pausania deve però sapere che non tutti gli enigmi hanno una soluzione, che non tutti i vecchi saggi dicono cose sensate, e che non tutte le cose apparentemente prive di senso in verità ce l’hanno: ci sono cose apparentemente prive di senso che effettivamente non hanno senso. Sarebbe spiacevole passare la vita a cercare di risolvere un falso indovinello, che si chiami Cronos Cristo o Crowley. Sarebbe tuttavia altrettanto spiacevole definire privo di senso qualcosa che, in fin dei conti, un senso potrebbe averlo. Il problema, insomma, é scegliere bene gli indovinelli cui dedicarci. Ci può forse aiutare un esperto di enigmistica, risponendo alla domanda: é logicamente possibile dimostrare che un enigma non ha soluzione?



Semantica e pragmatica

È vero che ogni enigma ha infinite soluzioni accettabili, ma una soltanto salverà la vita di Edipo.

Post collegati


Game Pride /2

Il mio amico Matteo P. mi ha iniziato all’arte della crittografia mnemonica, di cui sono pessimo solutore ma abile compositore. Giudicate.

1. “Tabernacolo” (8 11)

2. “Teatro poco attrezzato” (6 10)

3. “Reclamò ragazze dark” (2 6 7)

4. “Allegro, adesso” (3 6)

5. “Riti cattolici raffazzonati” (5 4)

6. “Comandano senza perdersi in chiacchiere” (4 9)

7. “Substantia” (7 10)

8. “La caverna dei sette nani” (9)

9. “Il leader ha ricevuto una sutura” (5 1 4)

10. “La strategia di Descartes” (5 10)

11. “Rasatura perfetta per tutti” (5 9)

12. “Ottanta” (7 5)

13. “Messe in mezzo” (5 8)

14. “Intellettuale abusa di tossicomane” (5 3 5)

15. “Cancelliere Bismark, abbiamo rilevato una mezza dozzina di movimenti ereticali” (1 1 1)

16. “Maghe raffinate” (4 4)

17. Sfoglia “I Guermantes” (7 3)