esoterismo nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



master of Arts

Presto! Iscrivetevi al master in Esoterismo dell’università di Exeter!

Alexandrian Hermetism, Neo-Platonism and Astrology
The Hermetic Art of Alchemy
Renaissance Kabbalah and Its Influence
Rosicrucianism and Freemasonry
Philosophy of Nature from Romanticism to Anthroposophy
Theosophy and the Globalisation of Esotericism



Il maneggio dei falsi

Come da morale del Pendolo, sognare una cospirazione è q. b. a renderla reale – come sognare una nazione basta a edificarla: è il destino straordinario delle rappresentazioni collettive. La congettura iniziatica, delirio rinascimentale e  ur-fascista (ancora Eco), ci mette un attimo a diventare ipotesi perfettamente sostenibile (ma quindi siamo ur-fascisti anche noi?). La sapienza delle origini, la prisca theologia che sussurra verità segrete rimbalzate tra babilonesi iranici egizi giù fino alle vostre cosmogonie predilette, da Ermete Trismegisto a Mosé e Pitagora e Platone, a Gesù Cristo, popoli antichissimi e personaggi perlopiù immaginati – questo maneggio di falsi e costruzioni anacronistiche dovremmo prenderlo per buono. Non è un condizionale, è un futuro: le due emme sono il segno fonetico di una tranquilla rassegnazione.  Buono perché bastano due persone convinte di questa idiozia perchè sia effettivamente vera (e quindi, ahimè, non più tanto idiota): in particolare se le due persone sono Mosé e Gesù Cristo. Ma vanno bene anche Filone di Alessandria, Giamblico, Jacob Boehme, Guillaume Postel, Francesco Patrizi, Cornelio Agrippa, ecc. E buono, soprattutto, perché la storiografia costruisce contesti per interpretare dei testi, e non si tratta poi di sapere come sono andate le cose, ma quali rappresentazioni hanno prodotto le rappresentazioni successive, e infine quelle in cui sguazziamo noi. Perché dalle cose nude, sterili grumi di materia nello spazio e nel tempo, non nasce nulla. Se ne occupi la fisica, mica la storia.

A tale proposito, le vite parallele dei bugiardi Cagliostro e Johann Valentin Andreae, secondo Lorem.



I misteri degli Egizi

B000000Gqm.01.Mzzzzzzz

Coleman/Dudley – Songs from the Victorious City (1991)

Jaz Coleman cantava nei Killing Joke vent’anni fa, e per nostra sfortuna lo fa ancora. I primi due dischi erano un apocalittico assalto frontale di punk tribale, gotico e (si dirà poi) industriale. Poi raggiunsero il successo con qualche singolo melenso come Love Like Blood e Eighties, famosamente dirottata dai Nirvana nella linea di basso di Come as you are. Nel frattempo Jaz trovava il tempo di fuggire in Islanda ad aspettare la fine del mondo:

The long winter is coming
And instinct is telling me to fly towards the south
I want to be in a place of beginnings, not endings!
Forget all your belongings – leave the city, come unto the ends of the earth
With me.

Antimoderno e no-global esoterico, non poteva che approdare alla world music. Ovvero andiamo in un paese esotico, registriamo un po’ di materiale e mettiamoci un po’ del nostro, tipo dell’elettronica. Sembra orrendo ma c’è chi riesce a non essere irrimediabilmente turistico: ci sono riusciti Eno e Byrne assieme a tanti gruppi della new wave, e persino in tempi recenti quel genietto di Damon Albarn. Così a ha fatto anche Jaz Coleman. Tornato dall’Islanda, si è precipitato in Egitto. E devo dire che questo Songs from the Victorious City (1991) non mi dispiace per niente. E’ un disco ispirato alla musica egiziana, composto con Anne Dudley (ex Art of Noise) ed eseguito da musicisti locali con strumenti tradizionali accompagnati da un sintetizzatore. Lo so, questa è praticamente la line-up di Rondò Veneziano, ma il risultato è un filo meno volgare. Piacerebbero a Battiato le atmosfere di questa musica, aiutate da titoli epici (The awakening, The Endless Festival, Minarets and Memories, ecc…) ed echi misticheggianti. Consigliato se vi piacciono: Ermete Trismegisto, Giamblico.

[Vai all'archivio delle recensioni discografiche]