estetismo nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



La pace tra i Sumeri

Non ci possiamo fare niente. A furia di essere state mostrati in tutte le più spregevoli salse, tutti i capolavori dell’arte occidentale si presentano a noi, oggi, come oggettivamente brutti. Van Gogh é stomachevole. Botticelli ridicolo. Klimt stucchevole. Non possiamo entrare in museo senza provare orrore, a meno di dirigerci verso i coni sumeri. Io ormai trovo pace solo tra i Sumeri.

Post collegati


L’arte da parte

Coloro i quali [...] pretendono di difendere le ragioni dell’arte contro le ingerenze dei politici, finiscono in realtà col mortificarle. Chiedono per poeti ed artisti la stessa indulgenza che si richiede per i minus habens: affermando giustamente che il genio non mette al riparo da clamorosi abbagli politici, non s’accorgono però di relegare le sue creazioni in uno spazio estetico libero ma inoffensivo, nel quale la scorrettezza politica può essere consentita sol perché l’arte non è una cosa seria. Si sa insomma che gli artisti, questi pazzerelloni, sono degli irresponsabili, ma è un’irresponsabilità che possiamo loro consentire, perché in fondo sono innocui. Ma non è così, poiché non rientra affatto nell’essenza dell’arte la cloroformizzazione del suo statuto: questa è una concezione dell’arte buona per le letture da spiaggia, per i turisti da musei e per altri consumi culturali di massa, nell’epoca assonnata dell’estetizzazione diffusa. Del che non deve dirsi necessariamente male, beninteso, a patto però che non si creda che il modo naturale di fruire l’arte sia quello di differenziarla esteticamente, così da toglierle ogni serio impegno con la verità. (Massimo Adinolfi)

Qualcosa di simile cercavo di esprimere a proposito della questione libertà di stampa, istericamente seguita alla vicenda delle vignette su Maometto… Rimane sempre il problema: posto che l’arte è politica, e che le parole sono azioni, come gestire le conseguenze politiche e sociali che ne discendono?

Post collegati


L’art pour l’art

L’estetica di Bertinotti:

Siamo di fronte all’incredibile idea di una politica capace di assorbire ogni attività umana. Per fortuna c’è un limite alla politica, c’è il trascendimento dell’opera artistica. (…) Il primato assoluto della politica è un vizio culturale. Invece esiste lo specifico filmico. Prendiamo Il grande dittatore di Chaplin. Il fatto che alcune sequenze richiamassero Hitler è alla fine questione del tutto secondaria. Un’opera trascende sempre l’oggetto investito dalla produzione artistica.

E questo sarebbe un marxista? Lo stiamo perdendo!

Post collegati