Giuseppe Genna nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Forse perché nulla è

Bisogna ammettere che tutto √® diventato pi√Ļ semplice.

Le grandi catene di vendita al dettaglio, come la Fnac, propongono un settore ¬ęindipendente¬Ľ in cui esporre artisti indipendenti veri e presunti, e sponsorizzano festival di musica indipendente. Lo slogan anticonformista della catena “Certifi√© non-conforme” nasconde come pu√≤ la vera natura della Fnac: una multinazionale di 143 negozi, fondata nel 1954 da due militanti trotzkisti, che dal 1994 appartiene al gruppo PPR di Fran√ßois Pinault, leader mondiale del lusso e ingegnoso speculatore nel sistema dell’Arte Contemporanea. PPR √® gruppo industriale con una coscienza etica, che nel 2009 ha permesso la diffusione gratuita in televisione e su YouTube del film Home di Yann Arthus-Bertrand, estetizzante denuncia degli effetti terribili dell‚Äôinquinamento, venduto in DVD nei negozi Fnac al prezzo stracciato di 5 euro. Tra gli scaffali della libreria al piano di sopra, si pu√≤ sfogliare la Dialettica dell‚ÄôIlluminismo in edizione economica e rileggere i passi in cui si sostiene che i prodotti industriali ‚Äúsottomettono gli individui al potere totale del capitale‚ÄĚ.

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Il libro che non c’era

Non ho mai letto un libro di Giuseppe Genna e me ne dispiaccio. Lo trovo geniale come assemblatore di contenuti, come operatore culturale, e considero i suoi articoli scritti superbamente quanto superbamente inconsistenti. Ogni volta che esce un suo nuovo libro mi prometto di comprarlo, certo che si tratti di una lettura divertente e potenzialmente stimolante. Ma lo stile di Genna narratore, in posa da americano, m’innervosisce. Di solito vengo scoraggiato dagli incipit: io odio gli incipit, gli incipit √® dove gli scrittori danno il peggio di s√©.

C’√® un libro di Genna, per√≤, che avrei voluto leggere. Se non l’ho fatto, non √® certo colpa mia: questo libro non √® mai uscito. Questo libro si chiamava Le teste, e Genna lo tenne in ballo per qualche mese (il tempo brevissimo che lui adopera per scrivere un romanzo). Ogni tanto pubblicava anticipazioni, o materiali, o buoni propositi. Il miserabile scrittore intendeva fare i conti con il romanzo ottocentesco, con Victor Hugo in persona. Poi un giorno proclam√≤: fermi tutti, questo libro non uscir√†. Non √® piaciuto all’editore, dice. Ne faccio uscire un altro; ne ho casualmente pronto qui uno. Delle Teste non si seppe pi√Ļ nulla.

E quindi come non amare l’idea di quel libro, che promette cos√¨ tanto e non pu√≤ deludere? Finalmente un’opera all’altezza delle ambizioni stratosferiche dello scrittore; un’opera che non c’√®, che magari non esiste. Giuseppe Genna si √® concesso il suo libro segreto, la sua d√©fense de l’infini, e sarebbe bello immaginare che quel libro non √® mai stato scritto. Tutto uno scherzo, un tassello di leggenda (di leggenna!). Il miserabile si √® limitato a scrivere il riassunto di un libro impossibile, come Nabokov per gli immaginari scritti del suo doppio Sebastian Knight. Sono certo che adorerei Genna, se invece di scrivere i libri si limitasse a progettarli.



Miserabili lesbiche

Scherzi a parte,¬†i Miserabili si conferma una delle riviste elettroniche pi√Ļ varie e interessanti della rete. Arrendiamoci alla realt√† dei fatti e rendiamo onore al¬†Genna¬†aggregatore di contenuti. Bravo Genna. Per dire, gli ultimi articoli raccolti riguardano:¬†Emanuel Swedenborg; l’inesauribile tema dello¬†gnosticismo di¬†Philip K. Dick; il quantomai¬†attuale scritto di¬†Agamben¬†sullo stato di eccezione; l’¬†I-Ching¬†secondo¬†Carl Gustav Jung (con ammirevole sfrontatezza presentato alla stregua di uno dei tanti collaboratori del sito). Molto interessante inoltre la¬†storia (di Marisa Porello) della scrittrice americana¬†Ann Bannon, il cui romanzo pacatamente lesbico¬†I am a Woman √© stato tramutato nel pi√Ļ evocativo¬†Lesbo Pulp, traduzione sporca e infedele. Ulteriore vampiresco atto di guerra del mercato contro la cultura,¬†o meraviglioso d√©tournement che viene ovviamente condannato in nome di noiose assurde manie filologiche? Se non fosse che ad essere sul banco degli imputati √® proprio¬†Debord¬†- il concetto di¬†riscrittura blasfema¬†- potrebbe valere la sua testimonianza:

Dato che la negazione della concezione borghese del genio e dell’arte ha gi√† ampiamente fatto il suo tempo, i baffi della Gioconda non presentano pi√Ļ alcuno spunto di interesse maggiore della prima versione dello stesso quadro. E necessario seguire oggi quel processo fino alla negazione della negazione. Rivelando, in un’intervista recentemente rilasciata al settimanale France-Observateur, di avere effettuato dei¬†tagli ai classici del teatro per renderne la rappresentazione pi√Ļ felicemente educativa¬†,¬†Bertolt Brecht¬†si √® dimostrato ben pi√Ļ vicino di¬†Duchamp alla conseguenza rivoluzionaria che andiamo reclamando. Bisogna dunque concepire una fase parodistico-seria in cui l’accumulazione degli elementi d√©tourn√©s, lungi dal voler suscitare l’indignazione o il riso facendo riferimento alla nozione di opera originale, ma marcando al contrario la nostra indifferenza per un originale svuotato di significato e dimenticato, sarebbe rivolta a rendere un certo sublime.



A grande richiesta !

Giuseppe Genna, scrittore italiano, nel tentativo disperato di farsi notare √® riuscito a inventarsi un’impressionante serie di simpatiche bufale pseudo-situazioniste. Noi vogliamo ricordarlo cos√¨. Tra le migliori¬†: le volte che si¬†spacci√≤ per¬†Luther Blissett, poi¬†per Melissa P, e la partecipazione alla mitopoiesi di¬†Dante Virgili, scrittore nazista degli anni 70 (La distruzione)¬†¬†resuscitato da¬†Antonio Franchini. Questi brevi cenni biografici (nonch√© le fondamentali riflessioni sulla sua¬†vita sessuale) vi basteranno per capire questa vignetta, che ben riassume l’opera di questo apprezzato intellettuale.



La distruzione di Giuseppe Genna

Continua la degradante serie di vignette in esclusiva per VUE

Tutto vero: Genna Luther Blissett lo trovate qui, Genna Melissa P. la trovate qui, la vita sessuale di Genna la trovate qui, la precedente vignetta la trovate qui, la mia recensione del romanzo in questione la trovate qui



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La sterile regola del postmoderno

Giuseppe Genna, tra un accenno di dietrologia e l’ altro, trova il tempo di postare un articolo del 1979 su Thomas Pynchon e la simbologia degli alligatori in V, un argomento molto controverso come potete immaginare, sul quale finalmente qualcuno ha il coraggio di gridare la scomoda verit√†. E ribadisce l’assoluta necessit√† che io vada a comprarmi La Distruzione di Dante Virgili, anche perch√© mi pare di aver capito che non si possa avere un blog senza avere letto il libro in questione. In proposito mi √® piaciuta la glossa di Intelligenza Artifiziale a proposito della letteratura postmoderna, della quale viene data una perfetta definizione:

La sterile regola del postmoderno è che siamo troppo intelligenti e troppo vecchi per dire certe cose, quindi abbisogniamo di una maschera cui mettere in bocca quelle stesse parole

Mi viene il dubbio che l’abbia copiata da Eco, ma che importa, sono troppo intelligente per andare a verificare. La fase delineata √® una sorta di post-post-moderno, caratterizzata dal fatto che siamo troppo intelligenti e troppo vecchi per far dire certe cose ad una maschera. Quindi rimane il silenzio mistico, perch√© siamo troppo intelligenti e troppo vecchi un po’ per tutto.

Per√≤ un passo oltre Borges (sempre presupponendolo per√≤) lo si √® fatto: il finto autore finto √® un’idea graziosa. A qualcuno quest’attenzione al contesto, fuori dalla pagina scritta, pu√≤ sembrare una sottomissione alle regole della pubblicit√† (che comunque Warhol, e prima ancora le avanguardie, avevano compreso come parte integrante dell’opera) a scapito della “buona letteratura”. Ma una cosa √® l’attaccamento morboso alle abitudini pseudo-trasgressive di scrittori alla moda, altro lo scavare nella realt√† un’allucinazione che possa proseguire nella pagina scritta, e viceversa; e altro ancora tentare di farlo ripetendo senza fantasia vecchi topoi del postmoderno.