google nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Cercasi ebreo disperatamente

Tutti hanno visto all’opera Google suggest, la funzione di completamento automatico del motore di ricerca più famoso del mondo. Digitando una parola nel campo di ricerca (ad esempio, “Julian”) l’algoritmo é in grado di consigliare una chiave di ricerca completa (ad esempio, “Julian Assange”). Molti si sono divertiti a sottolineare la stranezza dei risultati: ma per quanto bizzarri o imbarazzanti, questi sono lo specchio fedele delle tendenze di ricerca degli utilizzatori. Google suggest ha rivelato che molti internauti cercano su Internet “come si fa l’amore” o altre soluzioni ai loro problemi familiari: “mio marito mi tradisce”, “mio padre mi picchia”, “mio figlio si tocca”, “cerco lavoro”, eccetera. Straordinario strumento sociologico, Google suggest é in grado di esibire pubblicamente le più inconfessabili preoccupazioni e curiosità.

Se ne sono accorti in Francia, dove la funzione di completamento automatico ha rivelato una vera e propria ossessione degli internauti per l’identità ebraica di politici, giornalisti e altre celebrità. Tua sorella si masturba? Beh, almeno non é israelita! Il settimanale culturale Télérama é stato il primo ad attirare l’attenzione sul fenomeno, in un articolo del 21 ottobre 2010, poi ripreso e approfondito da numerosi siti e giornali. Giù fino a Le Monde, che il 15 febbraio ha dedicato un’inchiesta a questo tema. L’autore Stéphane Foucart propone un esperimento semplice:

Digitate “François Hollande” [ex-segretario del Partito socialista francese] nella casella di ricerca di Google e, nel menu che appare, il motore di ricerca vi propone spontaneamente, con il candore degli automi, di associare alla prima parola una seconda: “ebreo”. Inutile cercare un bug nei complessi algoritmi del gigante della ricerca. Se c’é un problema, tutto porta a credere che bisogna cercarlo nella testa dei francesi. Perché la spiegazione di Google é inequivocabile: “Il motore di ricerca non fa altro che restituire le chiavi di ricerca considerate più pertinenti, ovvero quelle associate con più frequenza alle ricerche”, spiegano alla filiale francese del gigante di Mountain View (California). In breve: una parte considerevole degli internauti francesi che hanno digitato il nome dell’ex-segretario de Partito socialista nel motore di ricerca non hanno cercato di sapere se fosse “integro”, “onesto” o “corrotto”, per esempio. Hanno cercato di scoprire — tra altri dettagli scandalistici — se fosse “ebreo”.

Ma i francesi non s’interrogano soltanto a proposito di Hollande, e nessuno sfugge alla verifica su Google. Il presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy: ebreo? Gli altri candidati alla presidenza: ebrei? I ministri in carica: ebrei? I direttori dei principali quotidiani: ebrei? I giornalisti televisivi più famosi: ebrei? I grandi capitalisti: tutti ebrei? E gli intellettuali? Il settimanale Livres Hebdo ha mostrato che anche per loro vale il sospetto. Se queste chiavi di ricerca emergono, assicura Google, é perché si tratta di volumi di ricerca considerevoli e di “tendenze pesanti”.

Secondo Le Monde, questa ossessione per gli ebrei é tipicamente francese. A Google confermano di avere rilevato in Francia “un numero particolarmente alto di ricerche volte a scoprire se una certa persona é ebrea o anche, talvolta, se é omosessuale” (solitamente, in questo caso, per artisti e cantanti). Nulla di paragonabile in Europa o negli Stati Uniti. In Italia, il termine “ebreo” appare in alcuni casi associato a nomi di giornalisti e politici (Giuliano Ferrara, Enrico Mentana, Franco Frattini, mentre di Gianni Letta ci si chiede se sia “gay”) ma in modo più circoscritto e meno frequente. In generale, nessun paese mostra la stessa ossessione dei francesi.

Prendiamo, per esempio, i fondatori di Google, gli americani Sergey Brin e Larry Page. Per “Sergey Brin”, Google.fr propone innanzitutto “Larry Page”. E subito dopo, in seconda posizione, “ebreo”. Lo stesso vale “Larry Page”, prima associato a Sergey Brin” e poi à “ebreo”. In Germania e in Spagna, ovvero su Google.de e Google.es, quest’associazione viene proposta solo per Larry Page, ma arriva all’ottava e nona posizione. Nei Paesi Bassi, in Italia, nel Regno Unito, negli Stati Uniti, le versioni locali di Google non suggeriscono alcun nesso con l’origine degli interessati.

Google, sostiene Le Monde, é un’ottimo strumento per svelare l’inconscio dei popoli. E l’inconscio francese, di tutta evidenza, ha qualche problema con gli ebrei. Le Monde parla di una “forma discreta e latente di antisemitismo”, poiché queste ricerche rendono palese la convinzione diffusa che gli ebrei controllino il potere politico, economico e mediatico. Una cultura del complotto alimentata dall’estrema destra vicina al Fronte Nazionale, dagli odii comunitari, dalle leggende metropolitane sull’undici settembre e da personaggi controversi come il comico Dieudonné, candidato nel 2009 in una lista definita “antisionista” — con quello che sembra essere un classico eufemismo. Ma anche da una tradizione più antica, sospesa tra persecuzioni e anatemi, che va dall’affare Dreyfus al caso Céline e oltre. Umberto Eco nel suo ultimo romanzo, Il cimitero di Praga, ha raccontato bene come la “Patria dei diritti umani” sia stata nell’Ottocento anche il grande laboratorio dell’antisemitismo europeo.

Malgrado l’unanime sdegno della stampa, e sebbene già in passato condannato per diffamazione a causa degli spiacevoli effetti del completamento automatico, Google ha deciso di non filtrare questo tipo di associazioni, ma ha limitato i consigli di ricerca “esplicitamente razzisti”, dei quali il linguista Jean Véronis scriveva in settembre. Ma Le Monde sottolinea i rischi di una retroazione positiva o di un effetto Larsen: “Quando un fenomeno si manifesta, può accadere che la sua manifestazione amplifichi per reazione il fenomeno che la produce”. Solo una piccola parte degli uomini politici e dei giornalisti francesi é effettivamente d’origine ebraica: ma la sola presenza di un “suggerimento” nel motore di ricerca alimenta un sospetto e legittima la curiosità. Questo effetto Larsen é già stato analizzato da vari esperti di SEO, che vedono in Google suggest un modo per ridurre la coda lunga delle ricerche meno frequenti, aumentando i volumi delle ricerche più frequenti. Insomma oggi il motore di ricerca non si limita più a rispondere, ma si premura di proporre delle domande, se possibile pertinenti, talvolta imbarazzanti. Google, si faccia una domanda e si dia una risposta.



Atomi

Per usare un eufemismo, direi che il progetto knol – ovvero la wikipedia di Google – “non decolla”. Fuor di figure retoriche, direi anche che il risultato è imbarazzante. E se fosse anche perché l’atomismo epistemologico alla base – l’idea che si possano isolare delle unità di conoscenza – non regge? Dalla teoria dell’informazione all’enciclopedia il passo forse non è così breve. Nel frattempo Picasa, il servizio di catalogazione fotografica della grande gì, ha imparato a riconoscere i volti. E poi non dovrei parlare di panottismo?



L’ultima risata

Un interessante abuso di Google è cercare proverbi alternativi, digitando la prima parte e aspettando le varianti sulla seconda. Ecco un esempio, con la versione inglese del proverbio “ride bene chi ride ultimo”.

He who laughs last will… always laugh the loudest over their false, vain vanity.
He who laughs last will be laughing at you and your imaginary “interference fear”.
He who laughs last will be punished by the authorities.
He who laughs last will be the last surviving human being (unless he never laughs, in which case the person who laughs last will be the second to last person alive).
He who laughs last will be in a better situation.
He who laughs last will just never get it.
He who laughs last will surely end up in file 13 along side of the other aspirin free participants.
He who laughs last will not be a fool for waiting so long.
He who laughs last will probably laugh in your fat, stupid face.
He who laughs last will be a fertile, mutant cockroach.
He who laughs last will lose.
He who laughs last will probably be laughed at.



L’ordine del discorso

Jean Véronis ha scoperto che il tasso di citazione dei candidati alle presidenziali francesi sui principali media nell’ultima settimana prima del voto equivale alla percentuale effettivamente ottenuta, con un margine minimo e una precisione di gran lunga superiore a quella fornita dai sondaggi.



Virus della mente

Qualcuno è capitato qui cercando su google “ piantine cyberpunk”, davvero. Mi sono chiesto in cosa consista una piantina cyberpunk. Al che sono andato su google e ho cercato anch’io qualcosa sulle piantine cyberpunk. Nessuno dei siti elencati trattava di piantine cyberpunk. Chissà cosa penseranno i titolari dei siti sui quali sono capitato (che con le piantine cyberpunk c’entrano tanto quanto me) scoprendo la cosa. Forse si chiederanno cosa sia una piantina cyberpunk. E cercheranno su google. Eccetera, eccetera. All’infinito. Come un virus. Non perpetrate l’infezione: non cercate su google informazioni sulle piantine cyberpunk. (però a questo punto l’ho ripetuto abbastanza volte: vi basterà digitare piantine cyberpunk e cliccare su “mi sento fortunato” per finire qui)