Grandi Figure della Cristianità nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Format e sostanza

Per eccesso di pigrizia e difetto di concentrazione, o semplicemente per noia, tendo ad abbandonare rapidamente i progetti che intraprendo. Per fortuna c’è Internet, dove certe tracce che ho lasciato qualcuno ha deciso di seguirle, e alcuni dei miei più accesi deliri sono diventati dei format di successo. La più epica filiazione delle mie fantasie è stata senza dubbio la svolta boitiana dell’Associazione Culturale Ustioni, che attraverso letture e spettacoli celebra da anni il culto del sommo poeta Arrigo Boito, un mio divertissement che data dell’estate del 2003. Qualcosa di simile è accaduto per le Grandi Figure della Cristianità, 2004-2007, che ispirarono due biografie illustrate da Matteo Bergamelli e di cui scorgo l’influenza in questo Compendio dei santi, teologi, mistici e profeti oggi dimenticati, opera di una vecchia conoscenza di questo blog.

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Santa Marina di Bitinia

Agiografia Radiofonica di Cristina Crippa e Raffaele Ventura

[Si tratta del pilot di una serie radiofonica senza destino. Sarà prima o poi disponibile una versione audio, per adesso si prega il lettore d'immaginare, quando legge il titolo di una canzone, che questa interrompa il testo, con le consuete sfumature in entrata e uscita. La preghiera finale è da immaginare con vistosi effetti di eco e riverbero, e sinfonia di voci robotiche con sfondo di clangore soffocato. Si accettano commenti e proposte.]

Vedi anche : Scene dalla vita di Santa Marina, mistero medievale contemporaneo.

I. Santa Marina giunse a Venezia il Diciassette di Luglio Milleduecentotredici. Le sue ossa avevano viaggiato per mare, e miracolosamente evitato un naufragio. Da dieci secoli viaggiavano, quelle ossa. Da dieci secoli, miracoleggiavano. Marina era nata in Fenicia, era morta in Libano. Aveva riposato da qualche parte nell’attuale Romania, e per scampare ai saraceni era stata trasferita a Costantinopoli. Da lì Giovanni da Bora, veneziano, corrotti i custodi con preghiere e con soldi, ne rapì un’ultima volta il corpo. Poi lo nascose in una cassa, e l’imbarcò fingendola colma di spezie. Ma la nave si trovò nel mezzo d’una tempesta e la cassa si ruppe, rivelando il contenuto e le carte che l’attestavano. Terrorizzato, l’equipaggio pregò e accese ceri, finché le acque non si calmarono. Il capitano attribuì alla Santa la fortuna di avere scampato la morte, invece di attribuirle la sfortuna di averla rischiata. Perché il nome non poteva mentire: Marina era la santa del mare, dei marinai e delle repubbliche marinare. Prima che la scienza moderna insegnasse le cause e gli effetti, macchinosi giochi di parole facevano emergere le segrete armonie del cosmo. I segni e le somiglianze prescrivevano cure per ogni male: Santa Lucia poteva restituire la luce ai cechi; San Cornelio proteggeva gli animali con le corna, e forse i mariti traditi. Santa Marina era un mucchio di ossa con un nome preziosissimo. La mappa del suo culto segue le coste: Calabria, Puglia, Basilicata, Cipro. Da tempo Venezia attendeva le sue reliquie, e per accoglierle aveva adibito una chiesa con oltre un secolo d’anticipo. Là riprese a miracoleggiare, mai quieta, mai sazia. Alla sua influenza si legano le glorie militari della repubblica lagunare, e nel giorno a lei consacrato si ricordano due storiche vittorie contro Padova, nel Millequattrocentocinque e nel Millecinquecentodiciassette. Marina meritò di essere nominata Patrona, e lo rimane oggi assieme a Marco, Teodoro e altri quindici santi, sebbene oggi né il nome né le ossa sembrino più operare alcun beneficio per la città. La chiesa è stata distrutta, il corpo trasferito. Ma qualcuno, in qualche luogo, progetta di rapirla ancora, e portarla con sé in una lunga e romantica luna di miele, chiusa in una valigetta su una nave da crociera fino al Mar Rosso.

SONG: TIM BUCKLEY, SONG TO THE SIREN

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Illusioni perdute

Se mai avete avuto a che fare con le Patrologie del Migne (la più esaustiva edizione dei testi della tradizione cristiana latina e greca), e non conoscete la storia incredibile che ci sta dietro, oppure se non ne sapete assolutamente nulla ma volete assistere alla stupefacente genesi dell’industria editoriale moderna ad opera di un imprenditore geniale e senza scrupoli, v’invito caldamente a leggere il libro di R. Howard Bloch, uscito nel 1994, God’s Plagiarist: Being an Account of the Fabulous Industry and Irregular Commerce of the Abbé Migne (in italiano: Il plagiario di Dio; in francese: Le plagiare de Dieu. La fabuleuse industrie de l’abbé Migne). Tutto quello che sapete é falso. L’abate Migne, la grande figura della cristianità della vostra estate 2009.



Francis Dashwood, 15th Baron le Despencer

« Do what thou wilt »



Vlad III di Valacchia, che vampirizzava la Santa Messa

Gli storiografi, genìa di narratori sbrigativi e cinici, non amano ricordare che il crudelissimo Vlad III sovrano di Valacchia, meglio noto come l’Impalatore, meglio noto come Dracula, in seguito ai noti errori di gioventù ebbe la grazia di una conversione alla religione cattolica e da devoto cristiano morì. Questa bella storia ha finalmente da essere raccontata, perché ancora una volta la superstizione ha oscurato la verità nella memoria dei popoli.

Il principe transilvano, che sul campo di battaglia s’era macchiato dei più atroci misfatti, all’età di quarantaquattro anni abbracciò la vera fede. Pentitissimo, si rintanò in un monastero per ottenere il perdono divino. Proprio come nelle leggende, il segno della croce aveva scacciato il vampiro; la luce divina lo aveva incenerito.

La sua proverbiale sete di sangue, Vlad la saziava presenziando a tutte le messe, bevendo con ingordigia il sangue del Signore. Questo sangue divino lo fortificava assai più di quello umano, e non soltanto nel corpo ma inoltre nello spirito. L’irruenta devozione di Vlad creava però qualche problema pratico alla comunità locale. Siccome la dose giornaliera di sangue della quale Vlad abbisognava equivaleva a circa otto litri, egli finì per monopolizzare il Santissimo Sacramento dell’altare (per non parlare della sua ubriachezza molesta) e nessun altro nella regione di Sighişoara poté ricevere la comunione sotto le due specie fino al 1543, quando il principe morì alla venerabile età di 112 anni.

Parte dei suoi sudditi recuperò le messe perdute negli anni seguenti, ma novecento e trentadue ferventi cattolici, morti prima di Vlad e dunque privati del sangue salvifico, sono a tutt’oggi dannati.

[Vlad III di Valacchia è una Grande Figura della Cristianità]



Scene dalla vita di Santa Marina

Tradotte dall’aramaico e rappresentate in celebrazione della laurea di Cristina Crippa, a Venezia 14 Luglio 1408, Campo dell’Arcangelo Raffaele.

Vedi anche: Vita, Morte e Miracoli di Santa Marina

Primo Quadro

Il voto

Eugenio e Marina pregano in ginocchio, con la testa contro terra. Eugenio alza per primo la testa per una invocare Dio.

Eugenio. Onnipotente e vero Iddio, creatore di tutto ciò che esiste, senza dubbio tre persone in una, un solo Dio in infinita gloria, tu hai fatto sia la notte che il giorno, bestie, uccelli e pesci. Onnipotente Dio, sono Eugenio, il tuo servo. Padre del cielo onnipotente, con tutto il mio cuore t’invoco. Questa mattina ho sepolto Teodora, mia moglie, donna giusta e onesta. Per tutto il giorno l’ho pianta, e ora il sole tramonta. Signore Iddio dimmi, la piangerò ancora domani?

Dio (dall’alto). Poiché io ho fatto ogni cosa che vive con le mie mani, perché vivesse a piacimento per mare e per terra, ogni uomo deve obbedire, con fervore, alla mia volontà. Fa’ ora come ti dico, in nome dello Spirito Santo. Parti verso le montagne bianche, e là fatti monaco. Così ho deciso.

Eugenio. Grazie, Signore diletto, che hai voluto abbassarti ad apparire di fronte a me, creatura così meschina. Questa sera stessa partirò verso le montagne bianche, e là mi farò monaco.

Si alza Marina.

Marina. Che sento? Eugenio, padre mio così buono, tu parti?

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Rischiatutto

Certo che Benedetto XVI si sta davvero dimostrando un gaffeur di prima categoria. Manca poco e inizierà a dire cose tipo “Ahi Ahi Monsignor Williamson, lei mi cade sull’uccello“. E quando non ce la farà più, nomen omen, verrà sostituito da Enrico Papi.

Va notato però che in fondo la gaffe è consustanziale al personaggio di Pietro: il suo paradigma è il triplo rinnegamento di Gesù. Accortosi della spiacevole gaffe, Pietro “scoppiò in pianto” (Mc 14, 72)



Il peccato originale

«Come inventore dell’assassinio e come padre dell’arte, Caino doveva essere un genio di prim’ordine. Tutti i Caini furono uomini di genio.»
Thomas de Quincey

La pianificazione di una catastrofe, di un delitto, di una truffa, è senza dubbio “opera dell’ingegno”, e in quanto tale dovrebbe essere tutelata e il plagio perseguito. Sull’argomento, ricordiamo la proposta del giurista inglese John Austin di corrispondere agli autori di nuove fattispecie di reato i diritti maturati dal loro utilizzo giurisprudenziale (On crime considered as plagiarism, 1844, p. 122).

La controversa filosofia di Austin era che la legge non dovesse punire il reato in quanto tale, ma l’occorrenza del reato come plagio del “reato originario”, storicamente verificato e giuridicamente codificato. In altri termini, ogni reato avrebbe dovuto essere ricondotto alla categoria del plagio e ogni diritto al diritto d’autore: questo per essere fedeli alla Lettera ai Romani, nella quale l’apostolo Paolo sostiene che il peccato imita la norma che lo proibisce ed è questa imitazione a costituirne il carattere riprovevole (“Non avrei conosciuto il desiderio, se la Legge non avesse detto: non desiderare”, Rom 7, 7).

Il progetto di riforma del Common Law da parte di Austin s’interruppe tragicamente nel 1859, quando inspiegabilmente John Stuart Mill lo uccise soffocandolo con un pinguino. Omicidio originalissimo, per il quale la corte – estremo tributo alla visione di Austin – non poté condannare l’assassino.



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