Lars von Trier nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Ad nauseam

Cigno Nero

Il Dogma 95, sembra una vita fa. Un manipolo di cineasti danesi che s’inventano un astruso decalogo fatto di camera a mano, unit√† di tempo e luogo, rifiuto degli effetti speciali e cos√¨ via. Panico in sala, noia, nausea, mal di mare. Intanto l’eminenza grigia¬†Lars von Trier se la rideva, infrangendo a casaccio gli articoli del suo stesso Dogma e realizzando alcuni dei pi√Ļ riusciti melodrammi degli anni Novanta — sadici e kitsch come devono appunto essere i melodrammi.

Lacrime e mal di mare: un gustoso cocktail a base di vomito, dunque, ma anche un grammatica cinematografica del tutto nuova ed esaltante.¬†Lars von Trier aveva capito — molto prima di tutti gli altri — quale fosse il futuro del Cinema, e ce lo stava mostrando. Quindici anni dopo Le onde del destino (1996), il Cigno Nero di Darren Aronofsky √® il compimento definitivo di una piccola rivoluzione, e la sua definitiva consacrazione: cinque candidature agli Oscar, ovazione della critica e sale strapiene per un film che sembra girato con la digitale comprata al mercatino.

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The eye behind

Ho finalmente capito chi si nasconde dietro la strategia dei rapimenti in Iraq, dietro quelle immagini angoscianti, girate con videocamere amatoriali in stanze male illuminate. Lars Von Trier.

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Il punto di vista del destino

Nel corso del mio abbozzato¬†giudizio su¬†Dogville ho avanzato che, per nulla brechtiano,¬†Von Trier¬†usasse una struttura drammaturgica classica, che ha il suo centro nella¬†catarsi. Cio√® in altri termini (intendevo io, molto banalmente) i film del regista danese¬†commuovono, con eventuale purificazione emotiva aristotelica che ne consegue.¬†Dhalgren ha¬†scritto proprio il contrario:¬†la sofferenza che ti infligge con la camera sballottata e l’immagine sporca non produce alcuna catarsi. Anzi, esci dal cinema col rimpianto per non aver visto la moglie di tomcruise violentata da pi√Ļ gente e con pi√Ļ gusto.

E ho pensato che doveva aver ragione, e mi sono chiesto¬†se commuoversi di fronte alle umiliazioni di¬†Grace¬†non sia travisare la visione dei film, cos√¨ come lo era per¬†Bess¬†e per¬†Selma. In fondo l’ho gi√† detto: Von Trier √® un lucido e patologico torturatore, che prova un palese piacere nel giocare con i destini delle sue indifese creature. Ed √® vero:¬†Dogville non mi ha commosso, neppure per un secondo – ma¬†Dancer in the Dark si (forse anche per questo il pi√Ļ debole come trama).

L’identificazione emotiva dello spettatore non √® con la vittima, e neppure con i singoli torturatori: ma con il¬†destino; cio√®, trattandosi di un film, con Von Trier stesso. Il¬†Dio¬†crudele che in questo caso, come il Dio di¬†Giobbe, restituisce alla vittima un simulacro di riparazione. E allora forse la catarsi √® in questo piacere inconfessabile: una specie di¬†Cura Ludovico che ci guarisce omeopaticamente dalla violenza.

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Cani !

Maledetti smidollati. Dov’erano i girotondi, le piazze gremite, gli slogan contro la censura, mentre¬†si consumava la pi√Ļ vergognosa offesa alla dignit√† umana (e precisamente danese) che memoria ricordi, ovvero l’amputazione di¬†quaranta minuti¬†dalla versione italiana del bellissimo ultimo film di¬†Lars Von Trier?

Per colpa vostra ho dovuto vederlo integrale in lingua originale (inglese, senza sottotitoli), ed ora devo anche andarlo a rivedere (tagliato) per capire cosa diavolo dicevano i dialoghi, unendomi alla triste schiera di voi collaborazionisti del cinema umiliato e corrotto.

Sia premesso che io disprezzo l’approccio filologico e infatti non capisco perch√© me la prendo, per√≤ non vedo proprio cosa hanno potuto tagliare, perch√© era perfetto cos√¨ e molto fluido. I paventati echi¬†brechtiani¬†ci sono, ma non per quel che riguarda la regia (filmare il distanziamento¬†√® solo una simulazione di distanziamento: e d’altra parte vi pare che Von Trier rinuncerebbe alla catarsi?) ma piuttosto nella sua struttura drammaturgica di apologo-parabola; che √® poi √® la solita¬†Via Crucis¬†degli ultimi tre film.

E visto che nell’ultimo post cinematografico parlavo del¬†teatro della crudelt√† mi chiedo quanto il suo metodo di direzione degli autori debba alle teorie di¬†Antonin Artaud, e quanto la sua patologica propensione ad esplorare la¬†dimensione ludica della tortura. Quest’uomo √® pericoloso, ne sono certo. Ma con questo film ha compiuto la¬†definitiva reinvenzione della grammatica cinematografica, ergendo¬†il¬†regista-operatore¬†a redentore del cinema contemporaneo.



Nicole, sei stata nominata

Qualcuno ha visto il trailer cinematografico di¬†Dogville? Terrificante: stanno cercando di promuoverlo facendo leva su allusioni di stampo biecamente televisivo, cio√® la storia del confessionale¬†in cui gli attori andavano a sfogarsi. Non ho ancora capito se quelle scene appaiono o meno nel film (sarebbe coerente con i vari presupposti brechtiani tirati in ballo da chi l’ha visto) ma gi√† penso ai poveri ignari che cadranno nella trappola: l’accoppiata “¬†Nicole Kidman¬†+¬†Grande Fratello” √® bella tosta. Punto anche su questo.

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Caro video

Prosegue la pubblicazione dell’opera omnia di Lars Von Trier per Raro Video, rinomata per le sue vhs che costano come dei dvd (sono soddisfazioni): dopo Medea ed¬† Epidemic, questo mese esce Europa. Il film √® del 1991, quando¬†l’estremo formalismo del¬†regista danese non si dissimulava ancora in regole stilistiche di studiata sciatteria, ma indugiava nei barocchismi visivi che pi√Ļ tardi condanner√†. Oltre a ci√≤, i soliti insostenibili¬† Warhol, e Fassbinder a tonnellate (che spero Fuori Orario trasmetter√† previa gentile concessione).¬†Per finire una nuova collana di dvd (con libro annesso)¬†dedicati alla videoarte, Intereferenze: dopo Derek Jarman (feat. Brian Eno, Psychic TV, Throbbing Gristle, William Burroughs), il polacco¬† Zbig Rybczynski, del quale si fa un gran parlare e forse un giorno sapr√≤ perch√©.

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