Mafia nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Il partito dell’amore

Ma vogliamo dire due parole su quanto è mafioso questo parlare di buon cuore, di benefattori, d’aiutare chi è in difficoltà? Il presidente del consiglio che parla come un personaggio di Sciascia è un manifesto programmatico: la prova schiacciante che lo inchioda a una colpevolezza né giudiziaria, né politica, ma culturale. Forse la sola società civile matura è quella che si libera dalle utopie del dono (alla faccia degli incauti seguaci di Marcel Mauss) e abbraccia con ottusa fermezza la rigidità dello scambio mercantile e del diritto positivo. Forse il solo modo per non essere inghiottiti nel gorgo dei favori, delle eccezioni e degli arbìtri è mettere a tacere le Antigoni del Partito dell’Amore, con il loro appestante familismo, e riconoscere che il solo potere cui è opportuno obbedire è quello, per nulla amorevole, di Creonte: che non aiuta chi ha bisogno, che è sordo alla voce degli dei e cui nessuno, nemmeno a Natale, regala una cassata.



La fragilità degli idoli

La cosa che davvero mi ha indignato, esaminando le immagini delle statue distrutte dei giudici Falcone e Borsellino, é il gesso che spunta sotto la crosta di finto bronzo. “Vergognoso gesto vandalico-intimidatorio”, si: nei confronti della statuaria. Il gesso non é materia per costruire statue durature, e ciò per la ragione chiarissima che è fragile. Voi direte che una cosa fragile basta metterla in un museo, o al massimo in una chiesa, ma sfortunatamente non é così che funziona quando si dispone un simbolo in uno spazio pubblico; a maggior ragione se si tratta di uno spazio pubblico non pacificato. Perché il simbolo parla e interagisce, provoca ed é provocato. Da cui la necessità di garantirgli una certa solidità.

Gli ebrei, i primi cristiani, gli iconoclasti in generale, consideravano osceni gli idoli perché umiliano le divinità che rappresentano, facendole marcire, sgretolare, deformare, bruciare, crepare, sbiadire, sgualcire. E tuttavia una statua — se abbastanza grande e abbastanza resistente — può dare l’illusione dell’eternità, esaltando invece che umiliare la figura che rappresenta. Dalla solidità della materia dipende la solidità della forma. Dalla forza del marmo o del bronzo, la forza delle idee. Una statua é fatta per resistere alle aggressioni, anche fisiche, del tempo e della storia: se non resiste, se marcisce o si sgretola, viene meno alla sua funzione e non ha ragione di esistere.



Associazione mafiosa

In tutta la mobilitazione pubblica per Roberto Saviano, raramente si è menzionato (in pubblico) il paradosso fondamentale su cui si regge Gomorra: l’idea che la periferia del benessere è in realtà il suo centro segreto; per cui tra i veri mandanti del crimine organizzato ci sono anche i firmatari dell’appello, e i non firmatari, ci siamo tutti. Pasquale Squitieri fa delle osservazioni interessanti, che qualcuno giudica vomitevoli: secondo il regista napoletano, chi consuma stupefacenti “dovrebbe essere arrestato per concorso in associazione mafiosa”, perché finanzia la camorra. La provocazione regge, se si ha il coraggio di aggiungere che si concorre in associazione mafiosa acquistando beni anche più comuni, come i vestiti, che si concorre nello sfruttamento mangiando, muovendosi, abitando, respirando. Questo era appunto ciò che Saviano ha scritto in quello che è anche un grandissimo libro di economia, un’epica dei flussi del capitale, delle acque nere del benessere. E invece siamo riusciti a neutralizzarlo. Lo abbiamo trasformato in eroe per convincerci che siamo in guerra, e che siamo innocenti.