marketing nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Persuasori occulti: due riflessioni su terrorismo e marketing

25 luglio 2011*

Poich√© di Anders Behring Breivik si dice che sia cristiano, cattolico, protestante, massone, liberale, fallaciano, leghista, neo-templare, contadino, videogamer o metallaro, √® comprensibile che cristiani, cattolici, protestanti, massoni, liberali, fallaciani, leghisti, neo-templari, contadini, videogamers e metallari facciano di tutto per prendere le distanze dal suo gesto, condannandolo fermamente e accusandosi reciprocamente di averlo ispirato.¬†Considerando tuttavia che Breivik ha definito le stragi compiute come “the actual marketing operation” necessaria¬†per la distribuzione del suo libro (2083, p. 16), dovrei qui, a¬†nome di tutti gli operatori del marketing editoriale, io stesso¬†condannare fermamente la sua condotta — prima che qualcuno non arrivi ad accusare il marketing di essere una barbara “cultura della morte”.

E per√≤¬†questa ipotesi non √© pi√Ļ campata in aria delle altre. Breivik dedica un intero capitolo (3.60) all’importanza del marketing, disciplina da lui studiata all’universit√†, direttamente praticata ed evocata nel suo¬†curriculum¬†tra le competenze-chiave (p. 1400). Il termine appare decine di volte nelle 1500 pagine del memoriale, ed √® plausibile che il presunto “fondamentalista cristiano” abbia maggiore familiarit√† con le cinque forze di Porter piuttosto che con le tre virt√Ļ teologali. Molto pragmatico, Breivik afferma: “A Justiciar Knight is not only a valorous resistance fighter, a one man army ; he is a one man marketing agency as well.” (p. 1069) E poi via di consigli pratici sul modo corretto di comunicare, tra i quali spicca l’invito — che n√© Yukio Mishima n√© Patrick Bateman avrebbero disdegnato¬†– a farsi le lampade per apparire pi√Ļ seducente. Insomma Andreas Breivik dice, con molto meno stile, quello che gi√† dicevano i ray ban di Andreas Baader.

Ma il cuore dell’operazione di lancio del libro, per quanto possa sembrare mostruoso, √® proprio la doppia strage: “The actual military operation is also a sub-task as well as it is a marketing method for the distribution of this compendium among other things” (p. 1410). Il biondo giustiziere √® consapevole della “geometrica potenza” del cosiddetto¬†guerriglia marketing — e lo prende alla lettera. Una serie di attentati aveva gi√† fatto la fortuna editoriale di¬†Ted “Unabomber” Kaczynski, le cui¬†oeuvres compl√®tes si trovano oggi facilmente sugli scaffali delle librerie (e di cui Breivik ha copiato alcuni passi).¬†L’emulo norvegese ha prodotto la teoria e perfezionato la pratica, osando accostare esplicitamente la lotta armata al linguaggio del business. Il suo approccio radicale alla promozione editoriale fa di lui un classico “collega che sbaglia”, un “fondamentalista del marketing” che farebbe qualsiasi cosa per un po’ di buzz. In fondo esistono gi√† forme di marketing non convenzionale che lambiscono la legalit√†, minacciano la societ√†, invocano la morte: dal¬†mural advertising (praticato da agenzie che garantiscono di prendersi carico degli eventuali costi e rischi legali) alle pressioni e connivenze che permettono di trasformare una ragazza timida in un perfetto prodotto rock – suicidio-a-27-anni-precisi compreso nel prezzo.

Ora ci resta solo da osservare e misurare le conseguenze del lancio di¬†2083 sperando che — malgrado la crisi, la decrescita editoriale, la legge contro gli sconti sui libri, il costo della carta, le irregolarit√† al premio Strega e milioni di romanzi nascosti nei cassetti di tutto il mondo — altri aspiranti scrittori non seguano l’esempio del cavaliere oscuro.

14 dicembre 2011*

Il tempo forse ci dir√† se il militante neo-fascista Gianluca Casseri pu√≤ effettivamente essere definito, come molti hanno fatto, un emulo del norvegese¬†Anders Behring Breivik. Poich√© di Casseri si dice che sia stato un intellettuale, io aspetto fiducioso che spunti qualche manifesto neoceltico che spieghi il suo gesto. Potremo a quel punto, magari, fare un nesso tra Oslo e Firenze. Come ho rilevato pochi giorni dopo gli attentati di luglio, Anders Behring Breivik considerava il suo massacro come una gigantesca operazione di marketing al fine di promuovere il libro-manifesto 2083 ‚Äď A European Declaration of Independence. Cinque mesi pi√Ļ tardi, √© giunto il momento di valutare il suo gesto sub specie artis mercatoriae, e al netto del giudizio politico e morale chiedersi:¬†l’operazione ha funzionato? E con “funzionato” s’intende: sacrificando sessantanove innocenti, l’aspirante templare ha efficacemente promosso il suo libro e le sue idee? Se il calcolo crudele si fosse rivelato esatto, avremmo ragione d’inquietarci.

Innanzitutto bisogna misurare l’impatto immediato dell’evento.¬†Pochi giorni prima dell’attentato, negli USA esce il film¬†Cowboy and Aliens, un blockbuster piuttosto demenziale con Harrison Ford e Daniel Craig. Ma le tendenze di ricerca su Google parlano chiaro: malgrado il¬†budget di 30 milioni di dollari speso per promuovere il film, il livello massimo di esposizione di cui ha goduto Breivik √® quasi doppio. Per fare un altro esempio, possiamo citare l’effetto del premio¬†Nobel attribuito allo sconosciuto poeta svedese¬†Tomas Transtr√∂mer, un picco¬†otto volte pi√Ļ basso ; e dire che in libreria un Nobel si misura in decine di migliaia di copie. Non c’√® dubbio insomma che le stragi di Oslo abbiano garantito una certa visibilit√† al loro artefice, e tuttavia era possibile ottenere risultati migliori senza spargere il sangue di sessantanove innocenti n√© sborsare un soldo: √® il caso di Belen Rodriguez, che con i suoi innocenti sessantanove vince l’Internet del mese di ottobre — lanciando inoltre un meraviglioso messaggio d’amore e di pace a tutti i terroristi del mondo.

Ma ottenere l’attenzione non √® tutto. E qui bisogna stare attenti a come scende e dove si assesta la curva subito dopo l’evento: lasciando da parte filmoni e filmini poich√© non c’entrano granch√©, √® interessante notare come Breivik continui, anche sul lungo termine, ad essere comunque pi√Ļ ricercato del povero Transtr√∂mer… O del pop-filosofo¬†Slavoj Zizek. In generale la curva di ricerche sul terrorista norvegese striscia poco sotto alcuni tra gli intellettuali pi√Ļ celebri e influenti del mondo, come¬†Paul Krugman o Noam Chomsky. Il libro di Breivik, 2083, produce nel mese di ottobre un volume di ricerche 52 volte inferiore alla serie di best-seller Hunger Games, di cui negli USA sono gi√† state vendute 3 milioni di copie: conservando il rapporto, e immaginando un editore abbastanza pazzo da pubblicare Breivik, questi venderebbe circa 60 000 copie. Pura teoria, ovviamente, ma comunque interessante per dare un’idea degli ordini di grandezza. Intanto il pdf del libro si trova facilmente su tutti i siti di download illegale.

C’√® da dire infine che a Breivik interessava soprattutto che la gente si convincesse della validit√† delle sue idee. Ebbene, √® ovvio che una parte considerevole di coloro che hanno scaricato e scorso il suo libro — per curiosit√†, fascinazione, moda — lo ha fatto nel pieno dissenso da queste idee. E tuttavia lo ha fatto, come ho fatto io per scrivere il mio post.

La morale della storia non è rassicurante.



La pietra filosofale

Nell’attuale processo di riproduzione del capitale, il consumatore va considerato alla stregua di un fattore produttivo: non tanto perch√© ¬ęlavora senza saperlo¬Ľ quando gioca su Internet (come dice¬†Wu Ming)¬†quanto piuttosto perch√© il plusvalore si realizza soltanto quando la merce viene comprata e cos√¨ compiuto il ciclo denaro-merce-denaro. Come per reazione alchemica, bisogna disporre la merce a contatto con il consumatore perch√© dalle sue tasche erompa moneta sonante. Solo in questo modo il capitale investito si trasforma in profitto.¬†Ecco dunque la vera pietra filosofale, che trasforma la merce vile in oro! E su questa pietra fonder√≤ la mia Chiesa…

Si dice che l’economia sia la disciplina che studia l’allocazione delle risorse scarse. Oggi, di tutta evidenza, si deve o rovesciare la definizione — il vero problema √® l’abbondanza, non la scarsit√† — o includere il consumatore tra queste risorse scarse. Il problema fondamentale dell’economia capitalistica √® riuscire a ricavare questa risorsa, individuando nuovi giacimenti e nuove tecniche di estrazione, o addirittura fabbricandola artificialmente.¬†Nel romanzo Al Paradiso delle signore di Emile Zola, quando l’imprenditore Octave Mouret si rivolge al barone Hartmann per finanziare l’ambizioso ampliamento del suo centro commerciale, questi lo interroga:

- Capisco: voi vendete a buon mercato per vendere molto, e vendete molto per vendere a buon mercato… Eppure bisogna vendere, e torno dunque alla mia domanda: a chi venderete? In che modo sosterrete un volume di vendita tanto colossale?

Per convincere il barone, a Mouret baster√† indicare un gruppo di borghesi parigine: eccole l√¨, con la loro civetteria e il loro gusto per lo spreco vistoso, la vera materia prima di tutto il processo. A garantire il profitto sar√† lo ¬ęsfruttamento della donna¬Ľ, la consumatrice, prima ancora dello¬†sfruttamento¬†dei produttori. Rivoluzione copernicana. Tutto nei grands magasins √® concepito per indurre la donna in tentazione ed estrarre da lei il plusvalore.¬†Da parte sua, Hartmann capisce che l’ambizione di Mouret incontrer√† comunque, prima o poi, le sue colonne d’Ercole ovvero il punto in cui l’offerta colossale non potr√† pi√Ļ essere assorbita dalla domanda: ¬ęAllora finirete per inghiottire tutto il denaro di Parigi, come si beve un bicchiere d’acqua?¬Ľ.

In assenza di consumatori √® impossibile generare profitto, proprio come non si possono fabbricare salsicce senza carne.¬†Lo sanno bene i moderni esperti di Customer relationship management, per i quali i clienti si estimano, si acquistano, si coltivano e si fidelizzano. Proprio come ogni altro fattore produttivo, il consumatore ha un costo:¬†ma naturalmente il costo dei fattori produttivi non pu√≤ eccedere il valore realizzato sul lungo termine. Nel capitalismo keynesiano, questo costo √® parzialmente preso in carico dallo Stato, che preleva quote di plusvalore per sovvenzionare il consumo (in forma di¬†lavoro improduttivo) e generare nuovo plusvalore — fintanto che c’√® acqua nel bicchiere.¬†Al funzionamento di questo meccanismo partecipano inoltre le diverse strategie retoriche impiegate dal marketing culturale 2.0 per promuovere il lavoro improduttivo. Proprio come Mouret faceva belle le signore con guanti e ombrellini perch√© potessero conquistare un buon partito, oggi Apple o Samsung ci aiutanno a esprimere il nostro lato creativo per trovarci una buona posizione da dj, film-maker o scrittore.¬†Certo, sempre fintanto che c‚Äô√® acqua nel bicchiere.

E cosa accade quando il bicchiere si vuota, ovvero quando il giacimento di consumatori si esaurisce?¬†Nello ¬†schema denaro-merce-denaro, la merce invenduta non ha valore. Non √® altro che un semilavorato del capitale.¬†Certo si potr√† sempre dire, come fanno i marxisti, che la merce comunque incorpora una certa quantit√† di lavoro e il suo valore √® precisamente la quantit√† di lavoro che incorpora. Ma questa precisazione non cambia la cruda realt√† ovvero che, parafrasando Marx, la presunta ricchezza delle societ√† tardo-capitaliste potrebbe presto presentarsi come un’immensa accumulazione di merci invendibili.



Il cabaret vizioso

They give you masks and costumes and an outline of the story
Then leave you all to improvise their vicious cabaret…
Alan Moore, The Vicious Cabaret

“Domani esce V for Vendetta“, scrivevo il 16 marzo del 2006, e ancora prima di averlo visto gi√† sapevo come sarebbe andata a finire: “Confido nella capacit√† di questo film d‚Äôinquadrare una fetta importante d‚Äôinconscio collettivo, di¬†Zeitgeist, d‚Äôideologia”. A visione avvenuta, definivo il film come potenziale scintilla di una rivolta metafisica ma concludevo che non avrebbe avuto alcun effetto reale, poich√© si trattava di un semplice prodotto di consumo. Ma le due cose necessariamente si escludono?

Non segnalo la mia profezia per vantarmi — lo so, sono fortissimo — ma per mostrare come tutto fosse¬†prevedibile fin dall’inizio, anche negli uffici della Time Warner.¬†Sul recupero dell’iconografia di¬†V for Vendetta da parte di¬†Indignati e Anonymous (dal 2008) ormai sappiamo¬†tutto, compresi alcuni divertenti paradossi: un terrorista cattolico, Guy Fawkes, che diventa simbolo rivoluzionario; una multinazionale americana che vende la sua maschera in tutto il mondo.¬†Non si tratta, come sostengono alcuni, di un virus scappato dal laboratorio, bens√¨ di un riuscitissimo esperimento di marketing neo-populista di cui pu√≤ essere interessante tracciare la genealogia.

Ricordate quando avete visto per la prima volta¬†V for Vendetta citato in un contesto politico? Vi rinfresco la memoria: era la primavera del 2007, e Beppe Grillo annunciava il suo Vaffanculo Day postando un’immagine del film. Il sogno del¬†comico genovese era di far saltare (metaforicamente s’intende) il Parlamento italiano proprio come fa il personaggio nel film e nel fumetto. Sono lontani il papismo di Fawkes e l’anarchismo di Moore: nella lettura di Grillo resta solo l’antiparlamentarismo e un generico culto del Volkgeist.¬†Ritrovare oggi un sapore tipicamente grillino in un comunicato apocrifo degli Anonymous, poco dopo che Grillo aveva¬†elogiato le gesta del gruppo di hackers, chiude perfettamente il cerchio. Anonymous, Grillo e Indignati sono tutti usciti da quella “crepa gnostica” di cui scrivevo nel 2006.

“People should not be afraid of their government. Governments should be afraid of their people”, chi l’ha detto? ¬†No, non Thomas Jefferson e nemmeno Alan Moore.¬†Questa citatissima frase esiste solo nel film e appare come¬†baseline in tutto il suo¬†materiale promozionale. Ragazzi attenti: questo √© il primo motto rivoluzionario che viene da uno slogan pubblicitario. D’Annunzio is amused. L’industria culturale non √© nuova a queste operazioni di circonvenzione d’incapace. Basti pensare alla campagna di lancio del film 2012, che ha contribuito a diffondere la leggenda secondo cui il mondo finir√† il 21 dicembre del 2012, ricorrendo al marketing virale e disseminando falsi siti su Internet.¬†In un certo senso, gli Indignati sono prigionieri di un¬†Alternate Reality Game che ha invaso la realt√†: ci sono entrati a quindici anni vedendo V for Vendetta, ora ne hanno ventuno e chi li sveglia pi√Ļ?

Dopo essersi fatti menar per il naso dalla Warner, alcuni per√≤ ci tengono ancora a passare per verginelli: la maschera di Guy Fawkes non sarebbe una citazione dal film, ma dal fumetto originale. Di questo √© convinto anche Alan Moore, che sottovaluta completamente l’impatto della rilettura cinematografica. Grosso errore. Innanzitutto perch√©, come scrive Lewis Call su Anarchist Studies, “Nelle mani di McTeigue e dei fratelli Wachowski, la faccia di Fawkes aveva realizzato il suo pieno potenziale. Era diventato un simbolo post-moderno veramente nomade, in perpetuo mutamento.” E poi perch√© gli Indignati fanno riferimento alle due innovazioni, presenti solo nel film, che evidenziavo nel mio post del 2006.

Prima innovazione, “la proliferazione delle maschere, come il subcomandante Marcos, il condividuo blissettiano”. La piazza gremita di persone con la maschera di Guy Fawkes non √© una citazione dal fumetto, ma dal film. Che a sua volta probabilmente cita‚Ķ Essere John Malkovich. Insomma l’idea della maschera come dispositivo anonimizzante e sineddoche della volont√† popolare, che √© il cuore del recupero iconografico di V for Vendetta, √© un aspetto precipuo dell’adattamento hollywoodiano, a sua volta una rimasticatura delle dottrine di guerriglia urbana contemporanee. Fa bene¬†Giulio Itzcovich a parlare di un black-bloc-buster.

Montaggio realizzato da Leonetto

Seconda innovazione, “ristrutturare l‚Äôintreccio attorno al progressivo svelamento della verit√† totalitaria, invece di rendere subito evidente l‚Äôambientazione distopica”. Il nemico non √© uno stato totalitario, come nel fumetto, bens√¨ una democrazia in tutto e per tutto simile alla nostra, che cela tuttavia un potere occulto. Si tratta esattamente della stessa struttura di Matrix, e rispecchia la forma mentis gnostico-debordiana dei vari Indignati: viviamo in un mondo realmente rovesciato, governato dagli Arconti.

Questa √© insomma la matrice ideologica dei vari movimenti, peraltro molto diversi, che s’ispirano all’iconografia di V for Vendetta.¬†La loro cultura politica, fatta di miti antichi e moderni, intermezzi pubblicitari e favole per bambini,¬†muove dall’apparente fallimento di tutti gli sforzi di razionalizzazione propri della tradizione moderna. Ma nemmeno loro sanno a cosa assomiglia il futuro che la Warner gli ha promesso.¬†Come canta V nel suo Cabaret vizioso, “Ci danno maschere, travestimenti e un canovaccio, poi ci tocca improvvisare‚Ķ”



Swasticas on parade

Quando Roberto Benigni vinse l’Oscar per La vita √© bella, Art Spiegelman disegn√≤ una feroce vignetta nel New Yorker, con un ebreo rannicchiato in una cella ad Auschwitz e tra le mani la statuetta. Spiegelman accusava Benigni di avere banalizzato la Shoah e lo faceva evidenziando la sproporzione tra la sofferenza delle vittime e gli onori tributati agli artisti che sulla Shoah campano. Come noto l’industria culturale ha uno stomaco di ferro: digerisce tutto.¬†Il problema √© che Spiegelman stesso, dai tempi di Maus, campa sulla Shoah. Con maggiore dignit√† senza dubbio ; ma cosa cambia per il triste prigioniero?¬†Se oggi Art presiede il festival del fumetto di Angoul√™me deve ringraziare innanzitutto il vecchio Vladek Spiegelman, suo padre, per essersi fatto deportare. Insomma diciamolo: se il fumetto ha finito per essere rispettato alla stregua del cinema o della letteratura, un pochino lo dobbiamo a un certo¬†Adolf Hitler.

Probabilmente anche di questo paradosso e dei sensi di colpa che pu√≤ suscitare parla MetaMaus, il libro che ripercorre la genesi del pi√Ļ celebre “romanzo grafico” degli anni Ottanta.¬†Ma poich√© Spiegelman ama distribuire patenti di correttezza politica in materia olocaustica (come tra gli altri Claude Lanzmann) permettiamoci di formulare un piccolo appunto sul packaging del suo libro, un simpatico svasticorama: da un buco sulla copertina cartonata, in corrispondenza con l’occhio di Vladek, appare la croce uncinata stampata nell’interno del libro, che l√¨ viene accompagnata da altre croci e stelle di David e da un DVD con sopra un’altra bella svasticona. Insomma il nazi-kitsch all’ennesima potenza, fatto gadget editoriale “fisicamente e graficamente invitante” come dicono quelli di Finzioni. Bisogna ammettere che √© irresistibile, e costa solo trenta euro: manca solo il pop-up e il codice per accedere all’applicazione online. Questo s√¨, scommetto che sarebbe piaciuto a Vladek.



Un calcolo crudele

Il tempo forse ci dir√† se il militante neo-fascista Gianluca Casseri pu√≤ effettivamente essere definito, come molti hanno fatto, un emulo del norvegese¬†Anders Behring Breivik. Poich√© di Casseri si dice che sia stato un intellettuale, io aspetto fiducioso che spunti qualche manifesto neoceltico che spieghi il suo gesto. Potremo a quel punto, magari, fare un nesso tra Oslo e Firenze. Come ho rilevato pochi giorni dopo gli attentati di luglio, Anders Behring Breivik considerava il suo massacro come una gigantesca operazione di marketing al fine di promuovere il libro-manifesto 2083 ‚Äď A European Declaration of Independence. Cinque mesi pi√Ļ tardi, √© giunto il momento di valutare il suo gesto sub specie artis mercatoriae, e al netto del giudizio politico e morale chiedersi:¬†l’operazione ha funzionato? E con “funzionato” s’intende: sacrificando sessantanove innocenti, l’aspirante templare ha efficacemente promosso il suo libro e le sue idee? Se il calcolo crudele si fosse rivelato esatto, avremmo ragione d’inquietarci.

Innanzitutto bisogna misurare l’impatto immediato dell’evento.¬†Pochi giorni prima dell’attentato, negli USA esce il film¬†Cowboy and Aliens, un blockbuster piuttosto demenziale con Harrison Ford e Daniel Craig. Ma le tendenze di ricerca su Google parlano chiaro: malgrado il¬†budget di 30 milioni di dollari speso per promuovere il film, il livello massimo di esposizione di cui ha goduto Breivik √® quasi doppio. Per fare un altro esempio, possiamo citare l’effetto del premio¬†Nobel attribuito allo sconosciuto poeta svedese¬†Tomas Transtr√∂mer, un picco¬†otto volte pi√Ļ basso ; e dire che in libreria un Nobel si misura in decine di migliaia di copie. Non c’√® dubbio insomma che le stragi di Oslo abbiano garantito una certa visibilit√† al loro artefice, e tuttavia era possibile ottenere risultati migliori senza spargere sangue n√© sborsare un soldo: √® il caso di Belen Rodriguez, che con i suoi innocenti sessantanove vince l’Internet del mese di ottobre — lanciando inoltre un meraviglioso messaggio d’amore e di pace a tutti i terroristi del mondo.

Ma ottenere l’attenzione non √® tutto. E qui bisogna stare attenti a come scende e dove si assesta la curva subito dopo l’evento: lasciando da parte filmoni e filmini poich√© non c’entrano granch√©, √® interessante notare come Breivik continui, anche sul lungo termine, ad essere comunque pi√Ļ ricercato del povero Transtr√∂mer… O del pop-filosofo¬†Slavoj Zizek. In generale la curva di ricerche sul terrorista norvegese striscia poco sotto alcuni tra gli intellettuali pi√Ļ celebri e influenti del mondo, come¬†Paul Krugman o Noam Chomsky. Il libro di Breivik, 2083, produce nel mese di ottobre un volume di ricerche 52 volte inferiore alla serie di best-seller Hunger Games, di cui negli USA sono gi√† state vendute 3 milioni di copie: conservando il rapporto, e immaginando un editore abbastanza pazzo da pubblicare Breivik, questi venderebbe circa 60 000 copie. Pura teoria, ovviamente, ma comunque interessante per dare un’idea degli ordini di grandezza. Intanto il pdf del libro si trova facilmente su tutti i siti di download illegale.

C’√® da dire infine che a Breivik interessava soprattutto che la gente si convincesse della validit√† delle sue idee. Ebbene, √® ovvio che una parte considerevole di coloro che hanno scaricato e scorso il suo libro — per curiosit√†, fascinazione, moda — lo ha fatto nel pieno dissenso da queste idee. E tuttavia lo ha fatto, come ho fatto io per scrivere il mio post.

La morale della storia non è rassicurante.



Il persuasore occulto

Poich√© di Anders Behring Breivik si dice che sia cristiano, cattolico, protestante, massone, liberale, fallaciano, leghista, neo-templare, contadino, videogamer o metallaro, √® comprensibile che cristiani, cattolici, protestanti, massoni, liberali, fallaciani, leghisti, neo-templari, contadini, videogamers e metallari facciano di tutto per prendere le distanze dal suo gesto, condannandolo fermamente e accusandosi reciprocamente di averlo ispirato.¬†Considerando tuttavia che Breivik ha definito le stragi compiute come “the actual marketing operation” necessaria¬†per la distribuzione del suo libro (2083, p. 16), dovrei qui, a¬†nome di tutti gli operatori del marketing editoriale, io stesso¬†condannare fermamente la sua condotta — prima che qualcuno non arrivi ad accusare il marketing di essere una barbara “cultura della morte”.

E per√≤¬†questa ipotesi non √© pi√Ļ campata in aria delle altre. Breivik dedica un intero capitolo (3.60) all’importanza del marketing, disciplina da lui studiata all’universit√†, direttamente praticata ed evocata nel suo¬†curriculum¬†tra le competenze-chiave (p. 1400). Il termine appare decine di volte nelle 1500 pagine del memoriale, ed √® plausibile che il presunto “fondamentalista cristiano” abbia maggiore familiarit√† con le cinque forze di Porter piuttosto che con le tre virt√Ļ teologali. Molto pragmatico, Breivik afferma: “A Justiciar Knight is not only a valorous resistance fighter, a one man army ; he is a one man marketing agency as well.” (p. 1069) E poi via di consigli pratici sul modo corretto di comunicare, tra i quali spicca l’invito — che n√© Yukio Mishima n√© Patrick Bateman avrebbero disdegnato¬†– a farsi le lampade per apparire pi√Ļ seducente. Insomma Andreas Breivik dice, con molto meno stile, quello che gi√† dicevano i ray ban di Andreas Baader.

Ma il cuore dell’operazione di lancio del libro, per quanto possa sembrare mostruoso, √® proprio la doppia strage: “The actual military operation is also a sub-task as well as it is a marketing method for the distribution of this compendium among other things” (p. 1410). Il biondo giustiziere √® consapevole della “geometrica potenza” del cosiddetto¬†guerriglia marketing — e lo prende alla lettera. Una serie di attentati aveva gi√† fatto la fortuna editoriale di¬†Ted “Unabomber” Kaczynski, le cui¬†oeuvres compl√®tes si trovano oggi facilmente sugli scaffali delle librerie (e di cui Breivik ha copiato alcuni passi).¬†L’emulo norvegese ha prodotto la teoria e perfezionato la pratica, osando accostare esplicitamente la lotta armata al linguaggio del business. Il suo approccio radicale alla promozione editoriale fa di lui un classico “collega che sbaglia”, un “fondamentalista del marketing” che farebbe qualsiasi cosa per un po’ di buzz. In fondo esistono gi√† forme di marketing non convenzionale che lambiscono la legalit√†, minacciano la societ√†, invocano la morte: dal¬†mural advertising (praticato da agenzie che garantiscono di prendersi carico degli eventuali costi e rischi legali) alle pressioni e connivenze che permettono di trasformare una ragazza timida in un perfetto prodotto rock – suicidio-a-27-anni-precisi compreso nel prezzo.

Ora ci resta solo da osservare e misurare le conseguenze del lancio di 2083 sperando che — malgrado la crisi, la decrescita editoriale, la legge contro gli sconti sui libri, il costo della carta, le irregolarit√† al premio Strega e milioni di romanzi nascosti nei cassetti di tutto il mondo — altri aspiranti scrittori non seguano l’esempio del cavaliere oscuro.



Il pasto nudo

Questo articolo di Luca Simonetti non √® solo un’inesorabile critica dell’ideologia Slow Food, ma un fotogramma nitido della nostra abitudine di raccontarci favole, confondendo i privilegi delle √©lites con dei modelli economico-culturali sostenibili, confondendo le forme pi√Ļ elaborate del consumismo con delle pratiche di resistenza (vedi anche questo esilarante seminario di debunking sulla decrescita). Attraverso l’avventura di Carlo Petrini, e con un occhio marxiano sui reali rapporti di produzione e consumo, l’autore mostra il (malo) modo in cui le nicchie di mercato si nascondono dietro l’illusione di essere “indipendenti” e “impegnate”. Da leggere, per ricordarci (anche se non √® la tesi dell’autore, piuttosto sviluppista) che in molti casi un mondo migliore non ce lo possiamo permettere.



Economia della Salvezza

La Biblioteca Apostolica Vatica ha lanciato qualche tempo fa una collana di stampe facsimili di alcuni splendidi manoscritti; ad esempio una Commedia dantesca illustrata dal Botticelli. Lo scopro leggendo per caso un vecchio depliant, di quelli che si allegano ai periodici, che tra l’altro ci rassicura sul valore della copia:

Ecco perch√© possedere un “Codex Facsimile” √® come possedere l’originale.

Detto da coloro che hanno inventato la transustanziazione, c’√® da crederci. Il concetto di “similitudine” e l’avverbio di comparazione erano gi√† usati dai padri per definire il rapporto tra Eucaristia e Corpo di Cristo. Il marketing e la filosofia del design non hanno mai avuto modo riflettere su come l’articolata costruzione teorica della teologia sacramentale patristica e medievale potrebbe giovare alla promozione degli oggetti seriali – libri, arredi, soprammobili, monili – che l’industria produce. Perch√© vendere una copia, anche se in serie limitata, √® pur sempre vendere una copia. Ma vendere infinite volte l’originale, al prezzo dell’originale, questo √® davvero un affare.



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