memetica nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



La verit√† (?)¬†sull’ontopsicologia

La settimana scorsa, durante il programma il Tornasole di Andrea Pezzi (Raidue), √® apparso il sommo Antonio Meneghetti, “laurea honoris causa in fisica per la scoperta del campo semantico” (sic). Non ho visto la puntata, ma accuso un incremento di accessi per via di qualche vecchio post sull’argomento (novembre 2003). Vi vengo incontro e riassumo la faccenda, radunando di seguito il materiale d’epoca.

L’Onto-Psicologia risulta essere

una sorta di psicoterapia non riconosciuta dalla scienza ufficiale, basata su intuizioni psicoanalitiche freudiane unite alla razionalità di sintesi e di analisi del filosofo della scienza Werner Heisemberg e dello studioso di logica matematica Kurt Godel.

Alcuni ne parlano esplitamente come di una setta. Su Internet ho trovato due risorse abbastanza eloquenti, cioè il sito ufficiale e un sito critico, che ci avverte subito:

La setta contrattacca sempre nello stesso modo, denunciando immediatamente tutti coloro che nominano l¬Ä’associazione senza farne parte, in modo da creare un alone di paura in tutti coloro che non vogliono guai giudiziari per cos√¨ poco.

Perciò parliamone bene, ok? Anche voi, nei commenti.

Il fondatore della dottrina negli anni 1970 √® Antonio Meneghetti, uomo di bell’aspetto e squisita intelligenza che altri descrivono malignamente come “un pluripregiudicato, ex frate francescano (…) soprannominato Il Professore perch√© laureato in sociologia, teologia e filosofia”. (Incredibile i pregiudizi che ci sono ancora nei confronti dei laureati in filosofia)
Il gruppo (che ha sedi in tutto il mondo e ha assunto svariati avatar: Melolistica, Psicotea, Cenacolo, Cinelogia, ecc.) sarebbe stato indagato dal Dipartimento di Polizia di Prevenzione del Ministero dell’Interno e dal SISDE, e risulterebbero casi di adepti scomparsi, ma probabilmente per loro distrazione, e non certo perch√©

nei corsi tenuti dal sodalizio verrebbero attuate metodologie dirette a modificare il carattere e la personalit√† dell’adepto, al punto di ottenere il totale condizionamento e devozione nei confronti del fondatore.

Lo stesso Meneghetti, miracolosamente riapparso, era dato per disperso in Brasile. Sul sito ufficiale si fa notare che si sono aperte cattedre di specializzazione post-lauream presso accreditate universit√† di stato (anche se qualche invidioso smentisce titoli che Meneghetti si attribuisce). Un importante aspetto teorico sono i riferimenti alla teoria memetica, in relazione alla quale sono stati svolti dei convegni, uno dei quali dal titolo Ontopsicologia e Memetica, descritto come un’accozzaglia di pop-psicologia alternativa e promosso tra gli altri dal conduttore televisivo Andrea Pezzi, laureato in ontopsicologia all’universit√† di San Pietroburgo.
Una serie d’inquietanti documenti (ai quali mi rifiuto di dare credito perch√© sospetto che il Prof. Meneghetti sia Dio in persona) legano la storia dell’ontopsicologia ad alcuni fatti di cronaca: la storia del figlio ontopsicologizzato che uccise il padre posseduto dal demonio o le condanne per omicidio a Meneghetti, i processi persi (contro Repubblica che sosteneva che il Professore “con la cura ontopsicologica truffava e violentava le malate”, ma suvvia: chi non lo farebbe?) e quelli vinti.
Per la cronaca, l’indice dell’Enciclopedia delle Religioni in Italia curata dal CESNUR inserisce l’Associazione Internazionale di Ontopsicologia nella categoria “Religioni e movimenti del potenziale umano” assieme alla Chiesa di Scientology e agli inoffensivi Umanisti.



Wittgenstein vs. la memetica

Alcuni visitatori¬†sono capitati su queste pagine interrogandosi sul rapporto tra¬†Wittgenstein¬†e la¬†memetica. E non sia mai che noi li si lasci nell’ignoranza, o peggio nel dubbio e nel sospetto. Non che si sia autorit√† in materia, in nessuna delle due: di memetica, poi, non abbiamo fatto altro che subire il meme che da un po’ gira tra i blog di un certo livello (qui ci si √® interrogati sulle condizioni di possibilit√† di questa scienza sociale che segua regole biologiche, concludendone la validit√† a un eventuale livello metaforico).

La prima cosa opportuna da notare √® che Ludwig Wittgenstein √® uno dei pochi filosofi novecenteschi che sociologi e antropologi contemporanei tengono in conto, non foss’altro per avere dato un esplicito contributo alla materia con le sue¬†Note sul Ramo d’oro di Frazer che preludono ad una specie di¬†rivoluzione heisenbergiana¬†della relazione dell’osservatore nei confronti del suo oggetto di studio (che ben delimita il novecento etno-antropologico). In questo caso, i punti in cui il filosofo viennese s’incontra con la nostra problematica sono relativi alla natura delle rappresentazioni, e alle modalit√† di contagio. Per quel che ne riguarda la natura, Wittgenstein considerava la basilarit√† delle rappresentazioni pubbliche rispetto a quelle mentali, cio√® tendeva a ridurre il pensiero alla sua espressione segnica (“¬†non c’√® nulla che esista prima che il pensiero venga messo in parole o immagini”,¬†Libro blu): in altri termini¬†l’oggetto del contagio √® una realt√† linguistica¬†(e non un astratto contenuto mentale).

Il contagio delle idee potrebbe dunque svolgersi attraverso imitazioni spontanee di “tic linguistici”, che lungi dall’essere neutri ridefiniscono poco a poco il sistema-linguaggio nel quale pensa e agisce l’individuo. Il che √® ribadito dalla proposizione fondante della¬†svolta linguistica¬†della filosofia novecentesca, ovvero che “¬†L’essenza¬†√® espressa nella grammatica”. Ed essendo la grammatica niente meno che un’¬†abitudine¬†(una pratica, un uso), non riesce difficile pensare a esempi di¬†contagi grammaticali¬†(in questo senso,¬†memetici) secondo i criteri del celebre assioma che chi va con lo zoppo eccetera.



Ontopsicologia tra verità e finzione

Per un attimo ho creduto che l’ontopsicologia non esistesse. Per pi√Ļ di un attimo, invero. Visto come si diventa paranoici a coltivare senza freno le proprie ossessioni? La dietrologia si fonda sempre su mezzi indizi, e i miei mezzi indizi sull’inesistenza dell’oggetto delle mie indagini erano questi: un articolo di Andrea Pezzi sul magazine del Sole24Ore segnalato su un blog ma da nessun’altra parte; il fatto che a parlare esaurientemente di ontopsicologia sono soltanto due siti, uno pro e uno contro (altri citano o alludono), e in relazione a casi piuttosto gravi (presunti omicidi, violenze, sparizioni) questo stupisce (per√≤ ci sono ben dieci pagine di google sull’argomento); il fatto che il sito critico linki sempre pagine “interne” da lui salvate il cui originale non √® reperibile; i legami teorici con la teoria memetica e quindi con concetti di disinformazione e allucinazioni epidemiche; la definizione della dottrina molto vaga e ambigua, praticamente senza senso. Avevo persino una mezza idea di continuare io stesso l’alternate reality game, che per√≤ – mi sono accorto – non √® tale: i libri di Meneghetti esistono, e tutte le informazioni in rete si riferiscono ad un’entit√† reale. Dunque ogni enunciato nel quale si predica qualcosa dell’ontopsicologia √® vero oppure falso (ed eventualmente diffamatorio), ma un senso ce l’ha. Nel primo caso, la difficolt√† a reperire informazioni si potrebbe spiegare con un regime iniziatico, esoterico, o semplicemente omertoso, vigente all’interno dell’ontopsicologia. Inoltre, dai rischi legali connessi alla diffusione d’informazioni. Come sostenuto dal sito critico del fantomatico Joseph Inca, egli sarebbe stato in passato oscurato su xoom e ha riaperto il sito su server stranieri (un privilegio – come quello dell’anonimato – che noi qui non abbiamo). Nel secondo caso bisognerebbe supporre o che Inca abbia stilato una quantit√† enorme di falsi documenti (cio√® finti articoli di giornale, finte citazioni di libri, ecc.), oppure che gli articoli, pur veri, facciano parte di una paranoia collettiva (montatura giornalistica, teorema giudiziaro) come quella che Luther Blissett mostr√≤ essere alla base della persecuzione dei Bambini di Satana. Qui non prendiamo posizione; cerchiamo piuttosto di misurare la possibilit√† della rete di fornirci un’immagine parzialmente attendibile di una realt√† enigmatica e sfuggente.



Citazioni Outdoor – Readers’ choice /4

Forse avete visto Storia Immortale, il capolavoro di Orson Welles (tutti i film di Welles sono il capolavoro di Orson Welles). Tratto da un racconto di Karen Blixen e ambientato in una suggestiva Macao di fine ottocento, racconta di un ricco mercante inglese alla fine dei suoi giorni che (ad immagine del regista-attore) vede come disperato e ultimo e supremo atto di potere il fare mettere in scena ad altri storie di fantasia.

L’uomo ricorda con nostalgia una storia narratagli da un marinaio, allorch√© giovanissimo giunge¬†a Macao¬†per fare fortuna. La storia di una notte d’amore tra un povero marinaio e una ricca e bella signora. Una leggenda che ad ogni marinaio viene raccontata, e che ogni marinaio racconta mettendosi al posto del fortunato. Le storie sono memi -¬†fintanto che non ne si svela la falsit√†. Il mercante decide di lavare l’offesa dell’inganno sub√¨to, del quale si accorge soltanto ora, scegliendo di mettere in scena quella storia (pagando una donna, intepretata da¬†Jeanne Moreau, per¬†recitare), cosicch√© un marinaio possa raccontarla¬†veramente, senza mentire e la leggenda diventare verit√†. Sulle storie che s’incarnano nella realt√† (e non viceversa) hanno scritto molto esplicitamente¬†Alan Moore¬†e¬†Neil Gaiman. Mi viene in mente quel splendido racconto di¬†Borges¬†nel quale¬†Averro√©, non conoscendo il teatro, si arrovella a tentare di¬†capire di cosa tratti la¬†Poetica¬†di¬†Aristotele, mentre poco vicino giocano dei bambini a rappresentare scene di guerra o vita quotidiana.

L’esercizio di¬†tentare di scrivere su referrers palesemente senza senso √® anche questo: trasformare in realt√† ci√≤ che √® soltanto invenzione, dare un corpo alle storie, farsi¬†maieuta di situazioni.¬†Quell’altro di fare ricerche casuali √® la sua controparte: disseminazione di storie, di finzioni – alle quali dar√† carne qualcun altro¬†in seguito. Tutto questo per dire che mi arrendo, non so che scrivere sulle “citazioni outdoor”, avete vinto: avete creato una storia che non pu√≤ realizzarsi.



Il contagio delle idee

Qua in giro si parla un mucchio di¬†memetica, con quell’alone di cosa figa e un sconosciuta ai pi√Ļ che √® propria dei pi√Ļ classici virus della mente: e infatti, chiosava¬†Dhalgren, probabilmente l’unico meme √® l’idea di meme. Tant’√® che propongo il seguente esperimento: cercare di tracciare la¬†genealogia¬†dell’idea di meme che ci ha contagiati, per capirne i canali di trasmissione e le modalit√† (ricordarsi dove se ne ha letto/ sentito parlare, e da l√¨ regredire fin dove √® possibile). Il problema fondamentale per√≤, se vogliamo uscire dal campo della vaghezza, √® capire bene una cosa:¬†se di virus della mente di possa parlare in senso proprio o figurato. Se cio√® si tratti di una metafora molto evocativa oppure di un modello¬†scientificamente¬†fecondo per spiegare le cose sociali e culturali. Il linguaggio della sociologia √® ampiamente costituito da metafore lessicalizzate con valore scientifico approssimativo: dalle “forze” sociali alle “rivoluzioni”. Il problema della scientificit√† √® centrale quando si parla di memetica, la quale si vorrebbe “biologia” dei fenomeni sociali: e in quanto tale dovrebbe funzionare secondo le sue leggi (non solo su un piano analogico, valido tutt’al pi√Ļ per un saggio pubblicato da¬†Castelvecchi). Sul fondamento di una “teoria naturalistica della cultura” s’interroga¬†Dan Sperber¬†ne¬†Il contagio delle idee (¬†Campi del Sapere,¬†Feltrinelli, 1999), optando per una risposta affermativa alla domanda se sia possibile un’approccio materialista alla cultura (e noteremo che il passo √® breve per ritornare a¬†Marx, cio√® un approccio materialista alla storia). Sperber non cita mai il termine “meme” (forse un poco “sporcato” dalla sua diffusione capillare in ambiti extra-scientifici) ma propone un’epidemiologia delle rappresentazioni che, interpolata magari con certe intuizioni degli storici francesi (dalle¬†Annales¬†a¬†Foucault) e di¬†Feyerabend¬†e¬†Wittgenstein, potrebbe dare dei risultati interessanti.



Fake can be just as good

Rimaniamo in tema (il tema, a chi fosse sfuggito, √®: interferenze tra letteratura e realt√†, strategie mediatiche, creazione di situazioni).¬†La¬†fondazione Elia Spallanzani (che su questo tema invero ha il copyright) segnala l’operazione di disseminazione di¬†falsi siti per promuovere il libro¬†Survivor¬†di¬†Chuck¬†Palahniuk, diffondendo come verit√† le invenzioni letterarie dello “scrittore americano preferito dai bloggers italiani”. Non da me, comunque: ma visto che da un po’ ho preso il (brutto) vizio di dare giudizi sulle operazioni situazioniste meta-letterarie invece che sui libri, lascio stare. Noto innanzitutto che l’idea √® banale (ormai √® cosa comune, in particolare per i film, da¬†Blair Witch Project¬†a¬†The Ring), quindi le nego dignit√† estetica. Per√≤ aggiungo una constatazione: Internet sta diventando terreno di contaminazione da parte di allucinazioni collettive (letterarie, ma anche “commerciali”), un mondo parallelo (o un universo di mondi paralleli). Praticamente un’¬†invasione memetica su scala planetaria.