Miguel Martinez nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



La regola del gioco

Il Prof. Antonio Caracciolo, di cui avevamo già scritto, è finito in prima pagina su Repubblica per avere tenuto dei propositi negazionisti in uno dei suoi trenta blog. Il problema, si difende il professore, è che lui non ha mai tenuto propositi negazionisti: l’articolo che lo accusa sarebbe composto da estratti dolosamente decontestualizzati. Secondo Miguel Martinez, Caracciolo sarebbe non un negazionista ma un “convinto liberale” che difende il diritto d’espressione dei negazionisti. Tuttavia la dedizione che il convinto liberale mette nel difendere proprio quella libertà, tra una denuncia della politica israeliana e una teoria dell’ebraismo come religione dell’odio, non è del tutto neutra.

Da qui al negazionismo senz’altro ne corre, almeno un pochino, e il Caracciolo di Repubblica non corrisponde esattamente al Caracciolo reale. Compilando un artificioso best of delle affermazioni del docente della Sapienza di Roma, ne è venuto fuori un ritratto effettivamente mostruoso, di certo deformato, senza dubbio ingeneroso, e tuttavia, in qualche modo, e per l’uso cui è rivolto, fedele. Caracciolo denuncia i tagli subiti e afferma di non riconoscersi nelle interviste a lui estorte: non è il primo e non sarà l’ultimo. Come dicono i cartografi, la mappa non è il territorio. Ugualmente, un articolo di giornale non è la verità, ma un modo di raccontarla. Un modo particolare, poiché per risuonare nello spazio pubblico le posizioni devono essere visibili da lontano: con grandi titoli, semplificazioni, amplificazioni, stereotipi.

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Le sfumature sono poche, e di certo non è prevista quella tra “negazionista” e “antisionista che difende i negazionisti perché magari le camere a gas non esistono”. Una frase forte non verrà accompagnata dalla frase seguente, che l’attutisce. Nessuno passa indenne dal tritacarne, ma qualcuno è in grado di accettare la maschera che gli viene imposta, consapevole che le maschere non hanno né rughe né pori, e sempre la medesima espressione. Gli altri si affanneranno nell’infinito girone delle smentite, come cavalieri contro i mulini a vento, sempre perdenti poiché ignorano la regola del gioco. Ma è come prendersela perché si appare schiacciati ai bordi d’una foto presa con il grandangolo.



Histoire d’O

Ridendo e scherzando, il sottoscritto è stato tra i primi, nel lontano 2003, ad attirare l’attenzione dei suoi quindici lettori sull’Ontopsicologia. Ed è ancora vivo! (i quindici lettori, sfortunatamente no) Ora, come mi hanno segnalato due lettori in qualche modo collegati alla faccenda, Peter Gomez dedica un lungo articolo sull‘Espresso all’ineffabile Professor Meneghetti e ai suoi discepoli, intenti a comporre un progetto enciclopedico “controverso”, finanziato dal biscione: Ovo. Nell’articolo viene citata un’altra vecchia conoscenza, oggi ontopsicologizzata (?!), che animò per breve tempo una “controversa” rivista di critica cinematografica che iniziai presto a sfottere. Delle “controverse” teorie del Prof. Meneghetti scrive oggi anche il “controverso” Miguel Martinez (con cui ebbi un breve scambio proprio all’epoca della prima indagine sul caso O). Secondo la sua analisi Meneghetti andrebbe a riempire con le sue teorie “un gigantesco scatolone vuoto, la Cultura di Destra”, per conto di un Marcello dell’Utri piuttosto confuso. La vicenda è senz’altro avvilente, e anche un po’ preoccupante, e direi pure “controversa”.

Resta sempre aperta l’ipotesi, su cui mi arrovellai, che l’ontopsicologia non esista. Tuttavia, come insegnano il Pendolo di Foucault e le avventure del “controverso” Gummo, l’inesistenza non è certo un ostacolo.



Teorie e teoremi

Mi sono divertito nei mesi passati a riflettere su insospettabili affinità elettive tra ideologie svariate, tracciando schizzi di mappe per nulla euclidee. E poiché ho citato il Campo Antiimperialista, gente che raccoglie fondi per la cosiddetta “resistenza irachena” (passi ancora) con banner pacchiani (questo no), mi sento in dovere di ragguagliarvi sugli sviluppi della faccenda. Moreno Pasquinelli, portavoce internazionale del Campo, ma inviso a sinistra per legittime ragioni estetiche (“occhiali rossi alternativi che fanno a pugni con un baffone di destra“) e più burocratiche questioni politiche (l’apertura a destra, che infatti lo difende), è stato arrestato la settimana scorsa.

L’imputazione è evocativa: “partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo anche internazionale e di eversione dell’ordine democratico“. Ci sono di mezzo matrimoni, schede telefoniche e rivoluzionari turchi (manca solo Peter Lorre). Io, che dei giudici dubito per riflesso persino quando indagano Berlusconi, figuriamoci se non mi faccio un po’ convincere dalle accorate argomentazioni del suo amico Miguel Martinez. Memore inoltre di classici teoremi dei quali Wu Ming festeggia l’anniversario, e attento lettore delle inchieste vagamente irrigorose di Magdi Allam, non posso che invitarvi a porvi qualche domanda sui tempi che corrono, tempi confusi di isterie e arresti preventivi. Che siano sempre più numerosi i fanatici, lo conferma il fatto che ve ne siano a sufficienza perché gli uni arrestino gli altri, con pretesti stravaganti. E mi andrebbe anche bene, se poi solo a questo si limitassero.



Chi di sito critico ferisce

Mi stavo impantanando in ricerche, peraltro illuminanti, su destre radicali varie, mentre ancora langue la conclusione dell’inchiesta sull’ontopsicologia, quando le due cose si sono, come dire, toccate. Avevo da subito messo le mani avanti in ciò che riguarda le crociate cattoliche contro sette e pseudo-sette. Colgo dunque una graziosa simmetria nel fatto che il Centro di Ricerca sulle Nuove Religioni di Massimo Introvigne (CESNUR), attendibile fonte del sito critico dell’Ontopsicologia, abbia egli stesso un sito critico molto completo. Nel quale si mettono in luce i legami di Introvigne e della sua associazione con l’area del tradizionalismo cattolico, e precisamente Alleanza Cattolica (qui la scheda di Misteri d’Italia). Ma la catena non finisce certo qui: in un perpetuo e dialettico gioco al massacro bisognerebbe dire qualcosa di chi questo ulteriore sito critico anima, cioè Miguel Martinez, curatore del sito Kelebekler e addirittura messo nel sacco dei fascisti rossi da Corriere, Foglio e altri teorici dell’estremismo trasversale – trovando invero qualche spunto dal suo essere “del giro” del Campo Anti Imperialista e passato collaboratore della rivista di estrema destra Orion, in un crescendo di ambiguità incrociate paludose. A difendere Martinez ci pensa Giuseppe Genna (da poco “sdoganato” e assolto dal misericordioso Wu Ming) che oggi non a caso parla di popolo, di lotta di classe, di ottocento e di proto-sindacalismo.
M. Martinez precisa un paio di cose:

Non scrivo per Orion – qualche pubblicazione vicina a Orion ha ripreso dei miei scritti, cosa perfettamente lecita visto che sul mio sito preciso che chiunque è libero di farlo purché citi la fonte. A volte trovo i miei testi nei posti più improbabili. Non mi sento paludosamente ambiguo :-)) Ho vissuto con i Rom e nel mondo arabo, e mi è venuta una rabbia mostruosa contro tutti coloro che impongono il dominio in nome di fantasie di “scontro di civiltà“. Per questo, mi oppongo agli Introvigne, come mi oppongo a ogni forma di imperialismo. Un fatto istintivo, direi.