pornografia nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



La noia di Sade o la pornografia come scienza

Che Sade sia noioso è una leggenda che fanno circolare i moralisti, per condannare l’opera del marchese senza fare la figura dei moralisti. Sessualità ripetitiva e dunque triste, si dice. Sessualità crudele, che eccita solo i pervertiti; perché non è vero, e mai lo sia, che “l’injustice fait bander”. Chissà cosa eccita i moralisti, e chissà cosa li scandalizza, se perfino Sade li annoia! E chissà come scopano, con quanto estro e fantasia, e in quali straordinari orifizi, se il sesso che leggono gli pare ripetitivo. E se i moralisti fossimo noi, che fremiamo per così poco? Supponiamo di no, per carità. E supponiamo che il problema della noia in Sade sia un problema di lettura. La cui soluzione ci permette forse d’illuminare i differenti tipi di testo cui l’opera sadiana appartiene: letteratura, pornografia, tassonomia. Non si tratta di riproporre una triplice alternativa (letteratura oppure pornografia oppure tassonomia), bensì piuttosto di farle coincidere per cogliere la natura peculiare di un’opera maledetta.

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Le 120 giornate di Sodoma, notava Robbe-Grillet, nella loro minuziosa geometria ricordano la classificazione botanica di Linneo, o la tavola degli elementi. Ma ecco il punto: è noiosa la classificazione botanica di Linneo, è noioso Mendeleev, è noioso il codice penale o il dizionario? Certo è molto noioso leggere lo Zingarelli dalla A alla Zeta; e anche il Tommaseo, se è per questo. Ma è soprattutto molto stupido, perché non è così che si legge. Per Sade come per il dizionario si tratta di definire un metodo di lettura, adatto al particolare genere letterario che va sotto il nome di catalogo: di parole o di pratiche sessuali, di piante, di elementi chimici. E un catalogo sarà anche “noioso” se letto come un romanzo, ma di certo è utile, anzi istruttivo. Per oltre un secolo la letteratura, lo ricorda Praz, ha raccolto situazioni morbose dall’archivio sadiano; delle visioni annotate in una cella di prigione ha tratto infinita materia d’evasione. La natura piatta e classificatoria del lavoro di Sade serve dunque a costruire un’enciclopedia dell’iconografia pornografica. Non un manuale medico, non una histoire naturelle de la sexualité o una psychopathia sexualis, bensì una raccolta esaustiva di situazioni suscettibili d’indurre il desiderio, o l’orrore, o il raccapriccio. Una tassonomia appunto, o addirittura un’ontologia: con i suoi elementi, le sue categorie, le sue gerarchie, le sue combinazioni, come un database multidimensionale. Sempre alla cella si torna.

Perché in fondo e tutto sommato, è qui che oggi culminano secoli di metafisica: nel porno. La complessa architettura combinatoria delle situazioni (posizioni, funzioni corporee, oggetti, ecc.) e degli attori (età, aspetto, razza, ecc.), l’infinita teoria dei generi, e infine la possibilità tecnica di condurre ricerche complesse su archivi sterminati usando gli strumenti del web semantico, ha fatto della pornografia su Internet non solo l’erede naturale dell’opera sadiana, ma inoltre di quella di Aristotele e Porfirio. Le nuove categorie evocano quelle antiche: la sostanza, la qualità, la quantità, la relazione, il dove, il quando, il giacere, l’avere, il fare, il subire (addirittura). Ma la tecnologia le ha rese infinitamente combinabili, sicché io posso comporre la mia situazione pornografica su misura, combinando le tag con un grado di precisione sempre maggiore: “public sex” + “blow job” + “asian”, eccetera. Non sarà un grande merito, ma con Sade abbiamo a che fare con un nodo interessante della storia del pensiero occidentale: l’invenzione della pornografia come scienza. E come ogni scienza, non potrà che apparire noiosa ai profani.



Who watches the lost girls?

Mentre si palesa l’orrendo trailer dell’adattamento cinematografico di Watchmen (curiosamente accompagnato da un vecchio pezzo degli Smashing Pumpkins, parte della colonna sonora di Batman & Robin), è uscito il terzo e ultimo volume di quello che, in momenti di trasporto forse eccessivo, ho avuto modo di definire il capolavoro di Alan Moore, illustrato dalla moglie Melinda Gebbie, ovvero il pornografico Lost Girls. Consigliato agli amanti del genere, delle favole, del marchese de Sade, di Thomas Mann, eccetera.

Da poco ho ripreso a frequentare le fumetterie e a guardare l’offerta devo dire che il mercato sembra davvero fiorente, rispetto a cinque o dieci anni fa. Ora resta solo da sincronizzare al mercato, saturato dalle ristampe, una rivoluzione vera e propria: perché l’ondata britannica è pur sempre roba di vent’anni fa, e anche i vari Daniel Clowes stanno facendo il loro tempo. Ogni tanto sento parlare con entusiasmo di qualche fumetto disegnato male (che i coglioni chiamano “romanzo a fumetti”), ma mi guardo bene dal prenderlo in mano. Per il resto, prometto di stare più attento.

Lost-Girls


Teologia dell’imene

Ricordiamo con nostalgia quelle belle chiacchierate scolastiche sulla verginità delle donne che l’avessero perduta, con le quali i dotti cristiani del medioevo solleticavano la loro libido e misuravano l’estensione dell’onnipotenza divina. Ahimè, il porno su internet ha definitivamente chiuso questa epoca felice di sotterfugi, di arzigogolati sfoghi del desiderio sessuale.



Cose dell’altro mondo

Il manifesto del porno cristiano: se Dio esiste, tutto è permesso.

L’associazione mamme contro la musica rumorosa: ma per figli intellettuali (John Cage, Cabaret Voltaire, Psychic TV). Tutto sulla Noise Music Conspirancy.

I numeri primi illegali: rappresentano informazioni che la legge proibisce di diffondere.

Inoltre, ho scoperto Han Hoogerbrugge, autore olandese di inquietanti opere interattive in flash. Già che ci sono e non voglio farmi mancare nulla, lo definirei (ma così, a caso) un incrocio tra Jacques Tati, David Lynch e Banksy. Segnalo solo SPIN e la serie Modern Living / Neurotica Series, ma il sito raccoglie diversi altri lavori.