retorica nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Esercizi di retorica

In risposta alle opinioni di Leonardo sui crocifissi, che condivido pienamente, Malvino domanda: dunque bisogna combattere solo le battaglie che si √® certi di vincere? Infatti io credo di si. Bisogna seguire l’esempio dei “Politiques” alla corte di Carlo IX di Francia, che cercavano di soffocare il conflitto civile mentre cattolici intransigenti e protestanti integralisti spingevano per lo scontro aperto. Si sa com’√® finita: la notte del 24 agosto 1572, la notte di San Bartolomeo, un massacro di cui ancora si serba la memoria. Ma si tratt√≤ di un fallimento dei Politiques o delle loro idee? Di certo un Politique, rinunciando alle semplificazioni e agli schematismi, si priva degli strumenti retorici per incidere direttamente sulla societ√†. Non a caso, un recente intervento televisivo di Leonardo √® stato tagliato l√† dove la posizione diventava troppo complessa. Lo scrivevo gi√† a proposito del caso Caracciolo: nello spazio pubblico esistono solo posizioni semplici, tagliate con l’accetta. Ci√≤ che bisogna fare, allora, √® appropriarsi dell’accetta. Ernesto Laclau, ne¬†La ragione populista, ha mostrato bene in che misura la retorica e la vaghezza sono necessarie per costruire un discorso pubblico; ha restituito dignit√† all’idea che la semplificazione dello spazio politico, ovvero la “divisione dicotomica della societ√† in due fronti”, fosse un “ingrediente imprescindibile della politica tout court“. Appropriarsi dell’accetta, significa anche tentare di spostare leggermente i termini del conflitto. Questo senza distinzioni raffinate, ma con dei virili colpi di arma bianca. Ma ne saremo capaci?



La regola del gioco

Il Prof. Antonio Caracciolo, di cui avevamo gi√† scritto, √® finito in prima pagina su Repubblica per avere tenuto dei propositi negazionisti in uno dei suoi trenta blog. Il problema, si difende il professore, √® che lui non ha mai tenuto propositi negazionisti: l’articolo che lo accusa sarebbe composto da estratti dolosamente decontestualizzati. Secondo Miguel Martinez, Caracciolo sarebbe non un negazionista ma un “convinto liberale” che difende il diritto d’espressione dei negazionisti. Tuttavia la dedizione che il convinto liberale mette nel difendere proprio quella libert√†, tra una denuncia della politica israeliana e una teoria dell’ebraismo come religione dell’odio, non √® del tutto neutra.

Da qui al negazionismo senz’altro ne corre, almeno un pochino, e il Caracciolo di Repubblica non corrisponde esattamente al Caracciolo reale. Compilando un artificioso best of delle affermazioni del docente della Sapienza di Roma, ne √® venuto fuori un ritratto effettivamente mostruoso, di certo deformato, senza dubbio ingeneroso, e tuttavia, in qualche modo, e per l’uso cui √® rivolto, fedele. Caracciolo denuncia i tagli subiti e afferma di non riconoscersi nelle interviste a lui estorte: non √® il primo e non sar√† l’ultimo.¬†Come dicono i cartografi,¬†la mappa non √® il territorio. Ugualmente, un articolo di giornale non √® la verit√†, ma un modo di raccontarla.¬†Un modo particolare, poich√© per risuonare nello spazio pubblico le posizioni devono essere visibili da lontano: con grandi titoli, semplificazioni, amplificazioni, stereotipi.

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Le sfumature sono poche, e di certo non √® prevista quella tra “negazionista” e “antisionista che difende i negazionisti perch√© magari le camere a gas non esistono”. Una frase forte non verr√† accompagnata dalla frase seguente, che l’attutisce. Nessuno passa indenne dal tritacarne, ma qualcuno √® in grado di accettare la maschera che gli viene imposta, consapevole che le maschere non hanno n√© rughe n√© pori, e sempre la medesima espressione. Gli altri si affanneranno nell’infinito girone delle smentite, come cavalieri contro i mulini a vento, sempre perdenti poich√© ignorano la regola del gioco. Ma √® come prendersela perch√© si appare schiacciati ai bordi d’una foto presa con il grandangolo.



Salomone disse

Subisco¬†con dissennato entusiasmo¬†il fascino¬†dei luoghi comuni. Amo la loro musica perfetta, le forme del loro accordo, levigate dall’usura. Amo il¬†gesto lieve¬†del montaggio, composizione di cuciture invisibili tra frammenti di suoni gi√† detti. Sono parole che escono senza fatica, carezzando il palato distillano un canto purissimo.¬†Assaggio¬†lo scalpore dell’interlocutore, la sua riprovazione inetta.¬†Merita la grazia di una lezione di atomismo: gli parlo dei mattoni. Dei vostri mattoni far√≤ un tempio scintillante.¬†Ma il nostro¬†√® poi soltanto un gioco: ogni risata ogni convinzione ogni emozione √® un riflesso condizionato, e nemmeno sfiora il sistema nervoso centrale. Ogni cosa √® danza, se vuoi.

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