Televisione nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Ad nauseam

Cigno Nero

Il Dogma 95, sembra una vita fa. Un manipolo di cineasti danesi che s’inventano un astruso decalogo fatto di camera a mano, unità di tempo e luogo, rifiuto degli effetti speciali e così via. Panico in sala, noia, nausea, mal di mare. Intanto l’eminenza grigia Lars von Trier se la rideva, infrangendo a casaccio gli articoli del suo stesso Dogma e realizzando alcuni dei più riusciti melodrammi degli anni Novanta — sadici e kitsch come devono appunto essere i melodrammi.

Lacrime e mal di mare: un gustoso cocktail a base di vomito, dunque, ma anche un grammatica cinematografica del tutto nuova ed esaltante. Lars von Trier aveva capito — molto prima di tutti gli altri — quale fosse il futuro del Cinema, e ce lo stava mostrando. Quindici anni dopo Le onde del destino (1996), il Cigno Nero di Darren Aronofsky è il compimento definitivo di una piccola rivoluzione, e la sua definitiva consacrazione: cinque candidature agli Oscar, ovazione della critica e sale strapiene per un film che sembra girato con la digitale comprata al mercatino.

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Gummo concorrente di reality show

Gummo ebbe qualche grattacapo con la mafia russa per avere divulgato il segreto della loro famosa insalata. Da principio il buon Vuccellato sottovalutò la loro irritazione e continuò a irridere pubblicamente la pietanza a base di maionese, salsa che non esitava a definire “da femminucce”. Nondimeno, Gummo prese a riflettere seriamente sulla questione quando si vide recapitare a casa una pila di cadaveri con il suo nome e indirizzo inscritto su ogni fronte, ma nessun francobollo. In quel momento capì che la mafia, anche se russa, di certo non dorme. Quando poi Gummo prese a raccontare in giro questo terribile gioco di parole, fu come firmare la propria condanna a morte. Se c’è una cosa che gli slavi non sopportano – in virtù della loro millenaria devozione alle decisioni del Concilio Niceno II – è chi sovverte il naturale rapporto tra i segni e le cose.

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L’invenzione del secolo

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Gli zeffiri dell’anima

L’apparizione televisiva del Sommo Meneghetti è online qui. Il programma è complessivamente imbarazzante, ma raggiunge vette inarrivabili nel dialogo tra il Sommo e il conduttore-adepto adorante. La sola idea che un personaggio con tale minima padronanza della lingua italiana e dei concetti che adopera (e soprattutto con tale cravatta) possa praticare lavaggi del cervello, armato della sola sua zoppicante arte oratoria, è semplicemente offensiva.