teologia potenziale nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



Il santo dandy

Quando nel Levitico,  in Paolo o nel Corano leggo delle innumerevoli prescrizioni rituali, delle abluzioni, dei gesti formalizzati, dei paramenti, degli accessori, allora mi appare in visione Lord Brummell. Lui mi dice che le religioni sono una forma di dandysmo. Io gli rispondo che il suo dandysmo è solo una pallida imitazione, una secolarizzazione del modello della “vita bella” prescritto agli uomini nei testi sacri.

Il dandysmo è la santità dei moderni. La santità è il dandysmo dei predicatori, dei sacerdoti e dei giusti. Un modello che si realizza, scrive Paolo agli Efesini, mondando la propria vita da ogni cosa brutta: “dissolutezza, impurità di ogni genere… turpitudine, stupidità, scurrilità sconveniente…” Nel Levitico, le fondamentali regole dell’igiene corporea, ma anche dell’igiene sociale, vengono prescritte in onore del Signore. Nell’Islam il terzo pilastro della Sharia, dopo la sottomissione e la fede, è fare ciò che è bello (Ihsan). Nelle parole del Profeta, “Ihsan è credere in Dio come se tu Lo stessi vedendo. Ma se non riesci, allora ricorda che anche se tu non Lo vedi, Lui ti sta osservando”. Dio è lo specchio in cui il santo si ammira. E viceversa, il santo è lo specchio in cui Dio si ammira.

Sarebbe un errore parlare di vanità, perché la bellezza è appunto il contrario della vanità: è ciò che conta sopra ogni cosa. La polis è l’esito del perseguimento la bellezza; la bellezza è ciò che la protegge dalla peste. La confusione tra bellezza e vanità — e dunque lo svuotamento della bellezza, o la sua demoniaca mistificazione — è una catastrofe oramai compiuta. E della quale Lord Brummell non può dirsi innocente.



Il Mistero della Circonvallazione

All’occasione degli ottant’anni dell’Azienda Trasporti Milanesi, ho partecipato all’antologia 80 anni di ATM. Tante storie in una storia (Subway) pubblicando un documento inedito, un epistolario proveniente da un lontano futuro — a meno che non si tratti di un lontano passato. Visto il suo interesse storico, lo pubblico anche su queste pagine.

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Alla linea 29-30, in memoriam*

Caro Convalidato,

Oggi durante la preghiera è sorto nel mio cuore un sentimento nuovissimo e intenso, che non avevo ancora provato. Ogni cosa mi è apparsa in una nuova luce, come circonfusa di verità. Toccato dalla grazia della fede, eccomi giunto alla fine del mio cammino iniziatico. Non ho più dubbi ora, amico mio: esiste un solo e unico Dio Immobile, veramente presente nella ferraglia e nel vetro. Che sempre sia Ventinove!

A presto,
Tuo Binario.

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Teologie potenziali

In questo santo giorno, e dopo settimane di lavoro, vi presento il nuovo sito dell’Ouvroir de Théologie Potentielle. Tra le cose più notevoli, segnalo il generatore automatico di Credo cristiani, sul quale ha lavorato Dhalgren a partire dal gioco Credo. Per ora solo in inglese, prossimamente in italiano e francese.



L’indicibile

Due sono gli ordini di cose indicibili, il sommamente sacro e il sommamente profano. Non pronunciare il nome di Dio invano, ma evita anche di dire cacca.

La mistica vuole che non si dica alcunché del Signore per timore d’insozzarlo con le parole, e la buona educazione impone di non dire nulla di osceno per timore d’insozzare le parole. Notare la differenza: le parole stanno a metà, vanno tenute pulite ma non lo sono mai abbastanza.

I mistici ricorrono alla teologia negativa (o apofatica) che invece di descrivere Dio, lo delimita entro le descrizioni di cio’ che non é: non é cattivo, non é finito, non é materiale. Le persone educate, da parte loro, se proprio vogliono raccontare oscenità farebbero bene a usare un metodo simile. Per questo hanno inventato gli eufemismi e tanta bella retorica, per girare intorno alle parole indicibili, per parlare della cacca, del sesso e della morte. La morte, il sesso: troppo profano o troppo sacro?

Se un giorno la scienza riuscisse a incrociare i geni del marchese de Sade e di Giovanni Scoto Eriugena, la mostruosa creatura  (per gli amici Scroto) senz’altro si dedicherebbe alla scrittura di elevatissima pornografia negativa: nella quale si nega tanto minuziosamente tutto cio’ di che di virtuoso possono fare dei corpi, che se ne trarrebbe – in negativo – una descrizione infinitamente scabrosa, e un’eccitazione infinita. Viceversa, un racconto erotico, integrato con le dovute negazioni, potrebbe diventare un’agiografia negativa: la santa non mostrò il suo seno, non aprí le gambe, eccetera, nei minimi dettagli di tutto cio’ che non fece la non-viziosa.

Tornando a Scroto, la sua opera più celebre inizierebbe con queste parole:

Giustina, donna tutt’altro che virtuosa, e poco incline alla preghiera, non conservò a lungo la propria la propria verginità.

I lettori più ferrati nell’arte della litote e dell’eufemismo potranno continuare questo racconto nei commenti.



Teologia Potenziale

Signore e signori, ecco a voi l’OpTeoPo. Disponibile in italiano e in francese.



I limiti dell’infinito

Oggi ho inventato una divinità che può fare un’infinità di cose – ma non può farle tutte.



Il secondo giorno

Poiché ogni cosa creata è buona, secondo la pur personale opinione del suo creatore, se ne conclude la complessiva bontà della creazione. In verità l’opinione divina è assai meno ottimista: il secondo giorno in Genesi non viene descritto come “buono”. Nota l’indulgenza con la quale Dio è solito giudicare le proprie opere, ci coglie il sospetto che in quel giorno qualcosa sia andato storto; che il secondo giorno eufemisticamente nasconda la radice del male. Quel giorno Dio compone il firmamento. Ma non ancora le stelle. Il termine firmamentum indica piuttosto lo strato che sostiene le acque superiori, separando il mare dal cielo. Non ancora le stelle, dico: ma già la prima delle stelle, Lucifero. La stella del mattino. Il primo giorno si apriva con la luce, poi “fu sera e fu mattina”. Solo dal secondo giorno le giornate si aprono con la mattina. La prima luce la portò Dio stesso, delle successive si doveva fare latore, come da etimologia, l’angelo che cadrà. Forse cadde quello stesso giorno, entro sera: insorse contro il suo creatore, gettando l’ombra del suo smisurato orgoglio sull’universo intero. Forse fu questo a guastare il secondo giorno, e con ciò la creazione intera.