truffa nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



the great rock’n roll swindle

Poiché ancora talvolta capita che qualcuno mi scriva per riceverne una copia, è forse giunto il momento di confessare (ai pochi che ancora non lo sapessero) la verità su Le Ultime Avventure di Gummo: che insomma questo libro non esiste. Con il passare del tempo ho cessato di trovare divertente questo genere di burle, che in gioventù mi faceva sbrodolare di gaiezza situazionista. Mi è capitato di credere che sarei stato abbastanza forte, e determinato, da non provare il desiderio di svelare la verità; ma ovviamente non funziona così. Funziona che a un certo punto hai voglia di fare sapere a tutti quanto sei stato intelligente, e simpatico, e machiavellico. Come hai organizzato perfettamente ogni cosa, coinvolgendo complici fedeli e fantasiosi. Vi ringrazio, amici miei, per esservi macchiati la coscienza d’una futile menzogna letteraria: ringrazio Monj, Malvino, gli Spallanzani ovviamente, Alessio, Aitan, Riccardo Raccis, Brullo, Daniele, Mauro, Rael, il Dr. Psycho. Ringrazio Cristina che ha finto di essere protagonista del libro. E tutti gli altri, che ne hanno parlato, che hanno inventato, concordato, contraddetto, o che sono stati ingannati in buona fede, o che mi hanno scritto per riceverlo, che mi hanno mandato i soldi e io me li sono tenuti. Siamo riusciti persino a farlo finire su Rolling Stone, questo libro che non è mai stato scritto. Siamo riusciti a metterlo nell’OPAC italiano.

Questo messaggio si autodistruggerà, ovviamente.



le poison de l’esprit du desespoir

TENDING TO PROVE,
THAT THEY WERE WRITTEN, NOT BY ANY ANCIENT AUTHOR,
BUT ENTIRELY BY THOMAS CHATTERTON.

CHATTERTON, solo.

Leggiamo questo (legge il giornale). “Chatterton non è l’autore delle sue opere… Com’è stato infine dimostrato. – Questi deliziosi poemi sono realmente di un monaco di nome Rowley, che l’aveva tradotti da un altro monaco del decimo secolo, di nome Turgot… Quest’impostura, che a uno scolaro si perdona, sarebbe criminosa più avanti.” Come! il mio nome soffocato! spenta la mia gloria! l’onore mio perduto!

Thomas Chatterton s’impose la morte a diciott’anni. Alfred de Vigny, nell’eponima pièce (1835) attribuisce alla delusione di non essere stato riconosciuto autore dei suoi falsi la ragione del gesto insano. La beffa fu così perfetta che beffò il suo artefice. O forse è soltanto un problema logico: “sto mentendo”, ma come fai? La simulazione pseudoepigrafica di Thomas Rowley giunge a vita propria, nell’irreversibilità del processo che trasforma il falso in vero, lo ipostatizza a memoria imperitura. Non andò così ai burloni che scolpirono falsi Modigliani: poiché ebbero l’accortezza di conservare delle prove. Vertiginoso paradosso, che sia il falso a dovere essere provato. La morte di Chatterton, d’altronde, è l’unica soluzione possibile al paradosso del mentitore. Solo la morte può rendere vera la disperata iterazione del falso logico chattertoniano: sto mentendo sto mentendo sto mentendo.



Words which could only be your own

La Fondazione Elia Spallanzani scopre le inquietanti prove di un plagio, perché insomma, il catalogo SBN nazionale è una fonte ufficiale e mica il primo che passa. Il mio unico commento è che Gummo ha iniziato a contaminare la realtà.