Vladimir Nabokov nell'epoca della sua riproducibilità tecnica



I duellanti

S’incammin√≤ avendo solamente detto al superbo insultatore, prima di muovere il primo passo per andarsene, guardandolo fisso in faccia e ponendo la sua mano sinistra sulla guardia della sua spada:¬†c’en est trop: – questo √® troppo.¬†*

Ah, il duello!¬†Su queste palpitanti pagine, un autore ingiuriato¬†sfida il lettore, il quale con coraggio¬†raccoglie il guanto. Quale altro blog vi offre tanto? Dove in questo pigro secolo di uomini, trovereste altra oasi di eroismo?¬†L’unico blog che vi lama la faccia!¬†L’unico blog che vi spara nel petto!

Il duello porta poi con s√© una varia serie di suggestioni letterarie. Sfortunatamente non ne ricordo alcuna apologia: solitamente viene a punire qualche eccesso di foga giovanile, scaraventando un personaggio tormentato in un mondo non suo di regole d’onore desuete. Il duello si presenta, in ogni epoca, come residuo di un’epoca precedente – universo irreale e inesorabile. Vi si confrontano forse un giovane intellettuale pallido e un anziano ufficiale a cui si √® dato del pagliaccio (soddisfazione che, sia detto, vale ogni conseguenza). La notte precedente, possono essere descritti le insonni tribolazioni del giovane, che scrive un’ultima lettera all’amata (una scena del genere si trova in¬†Ada o ardore¬†di¬†Vladimir Nabokov) e senza aver chiuso occhio s’incammina alle cinque del mattino verso una landa nebbiosa. Sopravviver√†. Il duello esige non tanto una soluzione, quanto una¬†meta-soluzione. Comunque una sorpresa. I proiettili sono a salve. Il giovane indegnamente sviene di paura.¬†O viene gravemente ferito. Lo sfidante spara in aria, gli bastava che l’altro avesse il coraggio di presentarsi. O muore, e il giovane deve fuggire. Ancora pi√Ļ perverso: nel¬†Cid di¬†Corneille¬†(ma erano altri tempi),¬†Rodrigo¬†uccide il padre della sua amata – che sfoga i suoi sentimenti combattuti nell’apprezzata litote: “¬†Vas, je ne te hais point“. Di tutti i duelli il pi√Ļ esilarante √® narrato dal giovane¬†Dickens¬†nel¬†Circolo Pickwick, quando per un malinteso uno sfigatissimo e pavido¬†Mr. Winkle¬†si trova sfidato senza capirne il motivo, e cerca con insistenza di suggerire a¬†Mr. Snodgrass¬†di denunciare la cosa alle autorit√† – intimandogli di¬†non¬†farlo. Ma il poco sagace Mr. Snodgrass, afferrando con calore la mano dell’amico, risponde appunto con nobile entusiasmo: “Non lo far√≤, per tutto l’oro del mondo!”.¬†E voi, amici lettori, volete sapere se e come questo primo¬†VUE Deatmatch¬†finir√† in¬†tragedia? Seguite queste pagine!

Quando fra due individui di una stessa specie si scatena un duello, l’animale pi√Ļ aggressivo, oltre che pi√Ļ forte, √® quello che vince. Ma la crudelt√† fine a se stessa, ovvero il sadismo, non √® una componente naturale del comportamento. Cos√¨ non appena un individuo sente che il proprio avversario √® pi√Ļ forte, “segnala” la propria resa, cio√® l’accettazione della superiorit√† dell’avversario. I duelli non si spingono quasi mai fino alle estreme conseguenze, cio√® fino alla morte. Spesso i combattimenti sono ritualizzati, stereotipati allo scopo di ridurre al minimo i possibili danni. Anche la nostra specie conosce per via genetica questa prassi. La piet√†, sentimento alquanto strumentalizzato da varie fazioni, non √® altro che l’accettazione di segnali di sottomissione. Il pianto, il sorriso, la supplica ne sono esempi.¬†*



L’infanzia di Vladimir

Vladimir Nabokov¬†era uno di quelli scrittori che contestava violentemente che nel giudizio estetico di un’opera d’arte dovessero intervenire elementi biografici, e scherniva stizzito coloro che si arrischiavano a stabilire nessi (magari tinti di psicanalisi, altra sua bestia nera) tra la sua vita e le sue narrazioni, alle quali negava persino un senso. Si tratta in effetti di una questione vecchia e mai risolta, dai tempi del contre Sainte-Beuve¬†di Proust¬†a¬†Calvino¬†che “dati biografici non ne do, o li do falsi” gi√Ļ fino a¬†Elia Spallanzani¬†che per vedere ci√≤ che non c’√® prefer√¨ non esserci. Eppure se leggete Nabokov vi accorgerete che non √® difficile, senza neppure conoscerne la vita, immaginarla. L’ossessione per un’infanzia idealizzata, immersa nell’agiatezza, nella cultura, nel piacere (in modo estremamente freudiano, trall’altro), nel capolavoro¬†Ardore, in¬†Il Dono¬†e magari nel personaggio di¬†Lolita, √® palesemente l’eco nostalgico di quella Russia fanciullesca che gli venne rubata dalla Rivoluzione -¬†ed in senso pi√Ļ largo il lamento “reazionario” di un intellettuale anti-sovietico; con l’eleganza dell’essere reazionari che solo a pochi √® concessa: al¬†Sokurov¬†di¬†Arca Russa¬†per esempio (un nabokoviano Wolfstein 3D della nostalgia), al¬†Rohmer¬†di L’Anglaise et le Duc, a¬†Borges. Come se si confondessero in una cosa sola l’infanzia e la Russia zarista, come se l’una mettesse in miglior luce l’altra, e tentasse involontariamente di farsene metafora. Se √® sincero Nabokov quando spezza il legame reciproco tra vita e arte, non ci resta che credere che¬†incoscientemente¬†l’autore scrivendo si tradisca, come rivelando nel sonno i suoi pi√Ļ intimi sentimenti. Forse non √® la vita a dare la chiave dell’opera d’arte, ma viceversa.

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Sub specie politicae

Ben vero che, come ricorda qualcuno, si chiama Nobel per la Letteratura e non Nobel per l’impegno politico, come talvolta sembrano intendere gli accademici di Svezia. E per√≤ nel suo significato pi√Ļ largo la politicit√† della letteratura non √® qualcosa di superfluo – toh, diamoci una pennellata di politica – ma la sua stessa essenza. Raccontare la realt√† significa coglierla sub specie politicae, altrimenti perch√© perdi tempo a scrivere?

Vladimir Nabokov negava con forza che la politica avesse un ruolo nella letteratura, e persino che le sue opere avessero un senso: perch√© significare vuol dire rimandare ad altro e lui non poteva sopportarlo. Eppure un senso ce l’avevano, eppure erano politiche: forse proprio in quanto rifiutavano il didascalismo della letteratura impegnata. Ma allora il problema, per questo quarto di secolo di discriminazione nei confronti della letteratura bianca americana (che √® poi la pietra dello scandalo) √® se questa letteratura sia riuscita a produrre opere adeguatamente politiche; se su queste sarebbe stato meritevole attirare l’attenzione; o se i giurati del Nobel sono degli snob che non capiscono niente.

Personalmente, mi pare di non avere letto nessun Nobel dai tempi di Carducci (ok, forse esagero), quindi non saprei davvero giudicare. Della letteratura americana contemporanea apprezzo la capacit√† di custodire gelosamente un legame con la tradizione letteraria occidentale, per via del famoso “postmoderno“. Ma davvero la meta-letterariet√† compulsiva dei vari Gaddis, Barth, Pynchon, De Lillo, Auster, Foster Wallace, implica una carenza di politicit√†? Mi pare invece che non ci nulla di pi√Ļ politico di una letteratura che fissa s√© stessa disfarsi, riconoscendo la propria afasia e splendida decadenza.