
The Residents – Eskimo (1979/2003)
Nel 1979 qualcuno si occupava di traghettare la musica pop verso la propria negazione, compiendone invece il destino implicito. Nel frattempo, altrove, usciva un disco che poco o nulla aveva a che fare con la Storia (o meglio, con la storiografia, che ipostatizza le sue narrazioni condannando ai margini le anomalie). Era il 1979, ma in un’altra dimensione. Era il 1979 di Eskimo.
I Residents almeno un capolavoro “concettuale” lo avevano già registrato (quel Third Reich & Roll che dirottava vent’anni di musica di consumo in uno straziante amalgama sonoro concentrazionista), e ancora uno li attendeva (le quaranta canzoni pop da costruire sottoponendo a triplo loop i jingle da un minuto del Commercial Album): ma in un modo o nell’altro, Eskimo è assurto a loro disco simbolo. La storia del concept è presto detta: si tratta di un disco dedicato agli usi e costumi del popolo eschimese, ispirato agli scritti e alle fotografie del misterioso N. Senada, già loro mentore spirituale in altre deliranti manovre pseudo-situazioniste (tipo registrare un disco e pubblicarlo solo anni dopo, in tributo all’oscura teoria dell’oscurità).
Eskimo è una specie di folle noise punk new age world music, con strumenti tradizionali distorti, echi e lamenti, che si conclude in elegia no-global per un popolo che l’Occidente ha, ancora una volta, salvato e devastato (qui i testi). La notizia comunque non è questa: la notizia è che è uscito un dvd che ripropone il disco in questione corredandolo con uno slide show che da un corpo narrativo al flusso sonoro, che diventa colonna sonora di quello che è praticamente un documentario, seppur misticheggiante e onirico. A condire il tutto, i soliti contenuti speciali. Tipo musicare quindici minuti di Nanook l’eschimese, film del 1922 di Robert Flaherty. Eccetera.
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