la fine dei tempi nell'epoca della sua riproducibilità tecnica
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Mondi possibili

AAVV – Worls of possibility (2003)

Correte alla fnac di Milano, e troverete questo doppio cd a soli 5 euri (fosse stato per me avrei anche dato una batteria di pentole ai primi cinquanta, ma non cominciamo a pretendere troppo). Worlds of possibility è una compilation che riassume i primi dieci anni della vivace etichetta inglese Domino, ed i nomi sono altisonanti: tra i trentasei gruppi coinvolti gente come Sebadoh, Royal Trux, Will Oldham, Smog, Jim O’Rourke, Pram, Folk Implosion, Pavement, Kills, ecc. Per chi ne avesse bisogno, la conferma dell’inutilità di un genere come l’ indie rock, una specie di noioso folk chitarristico appiattito da anni sul classico suono “alla Pavement”. Per tutti gli altri un bel disco, delicato e struggente, sguardo d’insieme su di un panorama desertico ma sincero – con le debite deviazioni verso altri lidi, come l’elettronica dei To Rococo Rot e spinte più rock n’roll sul secondo cd. Una raccolta più americana che inglese, controbilanciata dalla splendida cover shoegazer di Outdoor Miner dei Wire eseguita dai Flying Saucer Attack. Che dire, se non che i suoi 5 euri li vale tutti? Pure vero che non ci vuole tanto.

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La distruzione di Giuseppe Genna

Continua la degradante serie di vignette in esclusiva per VUE

Tutto vero: Genna Luther Blissett lo trovate qui, Genna Melissa P. la trovate qui, la vita sessuale di Genna la trovate qui, la precedente vignetta la trovate qui, la mia recensione del romanzo in questione la trovate qui





卐 Marketing





Max Ernst, fumettista

Une semaine de bonté (1934) fin dal sottotitolo si presenta provocatoriamente come romanzo (seppur “ surrealista”), pur essendo composto esclusivamente da illustrazioni ottenute con la tecnica del collage. Le immagini sono disposte una per pagina, ordinate in sette capitoli dai titoli misteriosi (La corte del dragone, Edipo, L’interno della vista, ecc…), caratterizzati ciascuno da un giorno della settimana e da un elemento (fango, acqua, fuoco, sangue, ecc…). Si tratta di visionari montaggi di illustrazioni di romanzi popolari ottocenteschi, che descrivono le coordinate di un universo inquietante e perverso. Uomini con volti di leone o d’uccello (ispirati all’arte zoomorfa di Grandville), donne alate, salotti ottocenteschi invasi dall’acqua, draghi, serpenti, rituali enigmatici e sogni erotici, come fili conduttori che collegano tra loro le immagini senza rendere chiaro cosa accada tra l’una e l’altra, e in che modo possano disporsi reciprocamente in sequenza. Malgrado l’abitudine, è necessario respingere la tentazione di sfogliare questo libro come se fosse un catalogo d’arte: perché non si tratta solo di guardare, ma di leggere.

Il seguito su Prospettiva Globale.





La distruzione

C’è hype e hype. L’idea che si possa isolare il testo dal suo contesto è semplicemente ridicola: per questo la creazione dell’opera è tanto nell’opera stessa quanto nel modo in cui la si colloca nella realtà. Nel modo, in altri termini, in cui si costruisce una situazione, agendo sulla realtà come se fosse un qualsiasi supporto: una tela, un foglio bianco. A questo punto è ontologicamente impossibile separare la fruizione dell’opera dalla fruizione della situazione: esse sono una cosa sola. Ci sono poi situazioni geniali e situazioni banali, spudorate operazioni di marketing e visionarie operazioni di terrorismo cognitivo. Il loro oggetto è lo stesso (delimitare uno spazio nella realtà per opere di finzione), ma la differenza è la stessa che passa tra un bel libro ed uno brutto, se questa distinzione ha un senso.

La situazione all’interno della quale è stato e sarà letto La Distruzione di Dante Virgili è una di quelle creazioni (senza un vero ed unico autore) che conclude e compie anni di torbide strategie commerciali, di adolescenti pornografiche, di scrittori che amano travestirsi da donna, ecc. Eppure, grazie o malgrado il marketing, ci riporta ad una fruizione originaria dell’oggetto letterario, quando la menzogna doveva ancora essere giustificata, e la letteratura porre le proprie condizioni di possibilità.

Non è infatti molto diversa la storia di questo libro perduto e anomalo, tirato fuori dall’oblio e pubblicato premettendovi più o meno direttamente la non adesione, dalle tradizionali vicende del polveroso manoscritto trovato chissà dove (valga su tutti il Don Quisciotte). Una fruizione immediata, che poteva farsi sognare come rappresentazione veritiera, divenuta impossibile tanto più che la letteratura diventava consapevole di sé stessa, fino a non dover neanche più giustificare lo scandalo della menzogna che si fa spazio nella realtà: Joyce non ci mente dicendoci che ciò che scrive è veritiero, non tenta d’illuderci – sappiamo ormai tutti cos’è un romanzo, sappiamo cosa aspettarci e cosa non aspettarci.

Sarebbe stata così, disillusa, la lettura di questo libro (al di fuori dalla situazione nella quale, invece, l’ho letto): la terrificante, geniale, descrizione della mente di uno psicopatico. Sarebbe rimasta letteratura: e la letteratura che resta letteratura, che non riesce ad irrompere come un’allucinazione nel mondo delle cose, dimentica della sua origine menzognera (la menzogna è sempre un modo di fare intervenire la finzione nella realtà), è sterile esercizio: non sarà mai leggenda. E invece tutt’altra cosa quando si sottolinea ripetutamente che Virgili era davvero nazista, che la sua opera non rappresenta ma è: me la si prospetta come “ vera”, con la stessa menzogna di Cervantes che afferma che il manoscritto che traduce è “ vero”. Ed è menzogna (seppur virtuale) perché il romanzo di Virgili è troppo patologico, troppo malato, e nello stesso tempo troppo scritto bene, per non apparirepalesemente “ falso”.

Il problema qui non è più se Virgili esista o meno, se sia nazista o meno: fatto sta che inserendolo nel contesto in cui sta per affrontare la sua nuova, probabilmente fortunata, vita editoriale si è riusciti a tramutare un romanzo qualsiasi (come dice Franchini, non un grande romanzo, ma un romanzo) nell’elemento centrale di una grande messa in scena letteraria. Che ha il merito di ripiombare il lettore in un’ingenuità primitiva in cui essere di nuovo, meravigliosamente, ingannato.





Violent Unknown Event?

Ci s’interroga sul significato del nome di questo blog.

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Le nuvole ⨯
Carta canta ⨯




Caro video

Prosegue la pubblicazione dell’opera omnia di Lars Von Trier per Raro Video, rinomata per le sue vhs che costano come dei dvd (sono soddisfazioni): dopo Medea ed  Epidemic, questo mese esce Europa. Il film è del 1991, quando l’estremo formalismo del regista danese non si dissimulava ancora in regole stilistiche di studiata sciatteria, ma indugiava nei barocchismi visivi che più tardi condannerà. Oltre a ciò, i soliti insostenibili  Warhol, e Fassbinder a tonnellate (che spero Fuori Orario trasmetterà previa gentile concessione). Per finire una nuova collana di dvd (con libro annesso) dedicati alla videoarte, Intereferenze: dopo Derek Jarman (feat. Brian Eno, Psychic TV, Throbbing Gristle, William Burroughs), il polacco  Zbig Rybczynski, del quale si fa un gran parlare e forse un giorno saprò perché.





League of extraordinary fumettophiles

Qualcuno nelle alte sfere della critica fumettistica se l’è presa a male per certi commenti sul film League of Extraordinary Gentlemen e su “cultori del fumetto” opposto a degli ipotetici “noialtri” che contrariamente ai primi coglierebbero le citazioni letterarie, facendo notare che queste sono in misura ben maggiore nell’originale lavoro di Moore, come appurabile leggendone le note pubblicate sul sito Prospettiva Globale. Poi vedetevela tra di voi.





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