la fine dei tempi nell'epoca della sua riproducibilità tecnica
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L’internazionale dell’estremismo

Ieri Magdi Allam scriveva sul Corriere un inquietante articolo sulla nascita di un’internazionale dell’estremismo globalizzato (!) composta da integralisti islamici, neofascisti e ultrasinistra, riuniti sotto il vessillo di un certo “campo antiimperialista“. Oggi (sempre sul Corriere) piovono smentite, di un certo peso e da opposte parti in causa, sull’inesattezza o totale falsit√† di svariate affermazioni fornite a sostegno della tesi. Online pure la smentita ufficiale dell’organizzazione in questione, che fa notare inoltre qualche intenzionale vizio di costruzione dell’articolo. Senza voler dimenticare i sempre pi√Ļ emergenti aspetti comuni, perlomeno a livello inconscio, tra i vari estremismi (congiunti alla comune fonte di un vago antimaterialismo in qualche modo gnostico), la montatura operata da Allam √® abbastanza deplorevole. Una forma di estremismo anche questa.





Nobel, riassunto

Per i pi√Ļ distratti, riassumiamo i¬†premi¬†nobel¬†di quest’anno. Quello per la¬†letteratura √®¬†andato a uno scrittore bianco sudafricano. Quello per la pace a un’avocatessa iraniana che, da donna e musulmana, si batte per i diritti civili nel suo paese.¬†Quello per l’economia a¬†due che hanno perfezionato dei modelli che mettono in relazione reddito e consumo. Quelli per la chimica e la¬†fisica hanno premiato scoperte rivelatesi utili in campo¬†medico. Le¬†polemiche¬†sono le seguenti: e gli scrittori americani? e il Papa? Ma¬†perch√© il nobel per l’economia (se lo chiede¬†Leibniz con il¬†National Post)¬†viene dato alternativamente ad economisti che hanno opposte idee?¬†Ecco, √® tutto.

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Lo spettacolo disintegrato

Esigo che venga messa agli atti questa¬†dichiarazione di¬†Enrico Papi: “¬†Ma Sarabanda non √® un quiz; √® un happening”. Magari poi ne riparliamo.





Mondi possibili

AAVV – Worls of possibility (2003)

Correte alla fnac di Milano, e troverete questo doppio cd a soli 5 euri (fosse stato per me avrei anche dato una batteria di pentole ai primi cinquanta, ma non cominciamo a pretendere troppo). Worlds of possibility √® una compilation che riassume i primi dieci anni della vivace etichetta inglese Domino, ed i nomi sono altisonanti: tra i trentasei gruppi coinvolti gente come Sebadoh, Royal Trux, Will Oldham, Smog, Jim O’Rourke, Pram, Folk Implosion, Pavement, Kills, ecc. Per chi ne avesse bisogno, la conferma dell’inutilit√† di un genere come l’ indie rock, una specie di noioso folk chitarristico appiattito da anni sul classico suono “alla Pavement”. Per tutti gli altri un bel disco, delicato e struggente, sguardo d’insieme su di un panorama desertico ma sincero – con le debite deviazioni verso altri lidi, come l’elettronica dei To Rococo Rot e spinte pi√Ļ rock n’roll sul secondo cd. Una raccolta pi√Ļ americana che inglese, controbilanciata dalla splendida cover shoegazer di Outdoor Miner dei Wire eseguita dai Flying Saucer Attack. Che dire, se non che i suoi 5 euri li vale tutti? Pure vero che non ci vuole tanto.

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La distruzione di Giuseppe Genna

Continua la degradante serie di vignette in esclusiva per VUE

Tutto vero: Genna Luther Blissett lo trovate qui, Genna Melissa P. la trovate qui, la vita sessuale di Genna la trovate qui, la precedente vignetta la trovate qui, la mia recensione del romanzo in questione la trovate qui





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Max Ernst, fumettista

Une semaine de bont√© (1934) fin dal sottotitolo si presenta provocatoriamente come romanzo (seppur ‚Äú surrealista‚ÄĚ), pur essendo composto esclusivamente da illustrazioni ottenute con la tecnica del collage. Le immagini sono disposte una per pagina, ordinate in sette capitoli dai titoli misteriosi (La corte del dragone, Edipo, L‚Äôinterno della vista, ecc…), caratterizzati ciascuno da un giorno della settimana e da un elemento (fango, acqua, fuoco, sangue, ecc…). Si tratta di visionari montaggi di illustrazioni di romanzi popolari ottocenteschi, che descrivono le coordinate di un universo inquietante e perverso. Uomini con volti di leone o d‚Äôuccello (ispirati all‚Äôarte zoomorfa di Grandville), donne alate, salotti ottocenteschi invasi dall‚Äôacqua, draghi, serpenti, rituali enigmatici e sogni erotici, come fili conduttori che collegano tra loro le immagini senza rendere chiaro cosa accada tra l‚Äôuna e l‚Äôaltra, e in che modo possano disporsi reciprocamente in sequenza. Malgrado l’abitudine, √® necessario respingere la tentazione di sfogliare questo libro come se fosse un catalogo d’arte: perch√© non si tratta solo di guardare, ma di leggere.

Il seguito su Prospettiva Globale.





La distruzione

C’√®¬†hype¬†e¬†hype. L’idea che si possa isolare il testo dal suo contesto √® semplicemente ridicola: per questo la creazione dell’opera √® tanto nell’opera stessa quanto nel modo in cui la si colloca nella realt√†. Nel modo, in altri termini, in cui si costruisce una¬†situazione, agendo sulla realt√† come se fosse un qualsiasi supporto: una tela, un foglio bianco. A questo punto √® ontologicamente impossibile separare la fruizione dell’opera dalla fruizione della situazione: esse sono una cosa sola. Ci sono poi¬†situazioni¬†geniali e¬†situazioni¬†banali, spudorate operazioni di marketing e visionarie operazioni di terrorismo cognitivo. Il loro oggetto √® lo stesso (delimitare uno spazio nella realt√† per opere di finzione), ma la differenza √® la stessa che passa tra un bel libro ed uno brutto, se questa distinzione ha un senso.

La situazione all’interno della quale √® stato e sar√† letto¬†La Distruzione di¬†Dante Virgili¬†√® una di quelle creazioni (senza un vero ed unico autore) che conclude e compie anni di torbide strategie commerciali, di adolescenti pornografiche, di scrittori che amano travestirsi da donna, ecc. Eppure, grazie o malgrado il marketing, ci riporta ad una fruizione originaria dell’oggetto letterario, quando la menzogna doveva ancora essere giustificata, e la letteratura porre le proprie condizioni di possibilit√†.

Non √® infatti molto diversa la storia di questo libro perduto e anomalo, tirato fuori dall’oblio e pubblicato premettendovi pi√Ļ o meno direttamente la non adesione, dalle tradizionali vicende del polveroso manoscritto trovato chiss√† dove (valga su tutti il¬†Don Quisciotte). Una fruizione immediata, che poteva farsi sognare come rappresentazione veritiera, divenuta impossibile tanto pi√Ļ che la letteratura diventava consapevole di s√© stessa, fino a non dover neanche pi√Ļ giustificare lo scandalo della menzogna che si fa spazio nella realt√†: Joyce non ci mente dicendoci che ci√≤ che scrive √® veritiero, non tenta d’illuderci – sappiamo ormai tutti cos’√® un romanzo, sappiamo cosa aspettarci e cosa non aspettarci.

Sarebbe stata cos√¨, disillusa, la lettura di questo libro (al di fuori dalla situazione nella quale, invece, l’ho letto): la terrificante, geniale, descrizione della mente di uno psicopatico. Sarebbe rimasta letteratura: e la letteratura che resta letteratura, che non riesce ad irrompere come un’allucinazione nel mondo delle cose, dimentica della sua origine menzognera (la menzogna √® sempre un modo di fare intervenire la finzione nella realt√†), √® sterile esercizio: non sar√† mai leggenda. E invece tutt’altra cosa quando si sottolinea ripetutamente che Virgili era davvero nazista, che la sua opera non rappresenta ma √®:¬†me la si prospetta come “¬†vera”, con la stessa menzogna di¬†Cervantes¬†che afferma che il manoscritto che traduce √® “¬†vero”. Ed √® menzogna (seppur virtuale) perch√© il romanzo di Virgili √® troppo patologico, troppo malato, e nello stesso tempo troppo scritto bene, per non¬†apparirepalesemente “¬†falso”.

Il problema qui non √® pi√Ļ se Virgili esista o meno, se sia nazista o meno: fatto sta che inserendolo nel contesto in cui sta per affrontare la sua nuova, probabilmente fortunata, vita editoriale si √® riusciti a tramutare un romanzo qualsiasi (come¬†dice Franchini, non un grande romanzo, ma un romanzo) nell’elemento centrale di una grande messa in scena letteraria. Che ha il merito di ripiombare il lettore in un’ingenuit√† primitiva in cui essere di nuovo, meravigliosamente, ingannato.





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