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TRASCENDENZA E ALTRI MISFATTI

LA POSTFAZIONE DI RICCARDO RACCIS
a LE ULTIME AVVENTURE DI GUMMO

 

A volte Gummo mi appare nell’aspetto di William Burroughs. Questo succede durante la lettura di alcuni dei passaggi relativi al suo passato: l’amnesia, il 1927, i franchi svizzeri. Altre volte vedo Gummo come Burroughs interpretato da Kiefer Sutherland. Succede nei resoconti di Monja, Gummo-William-Kiefer e la cera anatomica di Monja.

Prendete il vostro dvd di Aliens e ascoltate il commento di James Cameron a proposito del sospetto: per tutto il film Bishop, il Sintetico della missione, è il sospettato numero uno. Sappiamo che tradirà. Questo perché il Sintetico del primo Alien aveva tentato di uccidere Ripley, oltre al fatto che Bishop è un Lance Henriksen diafano e superumano. Quando alla fine ci rendiamo conto che Bishop non tradirà la sorpresa è grande. Perché? Eppure, spiega Cameron, andate a rivedere le scene con Bishop. Non c’è un momento in cui il suo comportamento sia qualcosa di diverso da onesto, servizievole e genuino. Allora perché? E perché Gummo sembra esattamente il tipo da cui andare a chiedere spiegazioni? Domande come: perché è più facile sospettare di qualcuno che accordare fiducia? Perché il Lato Oscuro è più facile e seducente?

Gummo si è autonominato anticristo. In quanto tale è un avatar dell’anti-creazione. Per questo la sua vita è facile. Ho avuto la netta sensazione che nulla possa mai veramente andar male per quest’essere. Sparategli. Sorriderà. Mutilatelo, uccidete i suoi cari. Spiacevole, spiacevole come una vacanza per la quale vi hanno perso le valigie. Gummo tornerà per vendicarsi, con un ghigno orribile attraverso la faccia. O non tornerà affatto. Forse il fatto che immagini questo ha a che fare con la mia difficoltà a immaginare Gummo con dei cari. Ciò ovviamente non esclude che sia vero.

Ricordo l’asta per Gummo. Io ero presente. Non vinsi, naturalmente. Ricordo il momento di terrore quando fu annunciato che l’essere Gummo era uscito dal sistema in cui lo credevamo confinato. Oh cazzo, l’abbiamo perso. Lo immaginai in fuga mentre cercava di nascondere i documenti dell’asta e l’atto di proprietà nella tasca interna di un impermeabile grigio, le gambe nei pantaloni di un pigiama da ospedale, o prigione, svanendo nel buio compatto dello schermo da cui avevo fatto le mie puntate. Immagino che abbia bruciato i documenti e mangiato l’atto di proprietà. Dopodiché il silenzio. Gummo è andato in letargo, a cambiar pelle. Ed ecco qui le sue ultime tracce, (probabilmente) le ultime prima di perderlo del tutto di vista. La fine del mondo è arrivata, è passata e nessuno se n’è accorto. È così per ogni fine del mondo degna di questo nome - succedono in continuazione, sapete, e nessuno se ne accorge a parte i diretti interessati. Cosa ci rimane dunque di Gummo alla fine delle Ultime Avventure? Gummo era/è davvero così malvagio? Non più di un buco nero o di un chilo di antimateria, in realtà, o di qualunque altra manifestazione di anti-creazione. Eventi di questo genere non operano a livello umano, quindi non ha molto senso cercare di parlarci o venirci a patti. La malattia che ha ucciso il vostro cane non è cattiva così come non lo era la gravità che vi ha fatto cadere quando siete inciampati.

Alla fine non rimangono che polvere e pietre. Ma ci sono alcuni fatti cardine che possiamo estrarre dalle Ultime Avventure. L’ascensione a un mondo superiore può essere raggiunta tramite uso di droghe; il nome di Dio è Dio; tutto può essere progettato; a volte un giardino è un giardino è un giardino. Esatto, tutto può essere progettato se è possibile progettare (in casa) la fine del mondo, una filosofia che somiglia curiosamente a quella delle frange più radicali della Facoltà di Fisica di Firenze, e quindi è buona cosa.

Naturalmente, come è da aspettarsi con una vicenda come quella di Gummo, alla fine le domande sono più delle rivelazioni. Cosa ne è stato di Gummo una volta entrato nel giardino? Cosa ne è stato di Cristina? Da dove viene il nome Gummo, Gummo Vuccellato? Che fine ha fatto Monja? E chi è Cristina?

Il finale è quello di un film geniale a basso budget. Il mondo sta finendo ma non ci sono esplosioni. Il caos è nelle strade: ne sentiamo il rumore. Non ci sono anticlimax nei film di Jerry Bruckheimer. Adoro un buon anticlimax.

Alla fine non rimangono che polvere e pietre.

La maggior parte delle volte quando cerco di visualizzare Gummo vedo Frank, il coniglio di Donnie Darko.

Addio, e grazie per tutto il pesce.

 

Grazie a te. Grazie a te. Riccardo Raccis è autore di un noir epistemologico, Il paradosso di Plazzi, pubblicato da Minimum Fax nel 2004.