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LE ULTIME AVVENTURE DI GUMMO: RECENSIONI

 

Riccardo Raccis, Postfazione

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Luigi Castaldi su Malvino, 13 dicembre 2005

Raffaele Ventura, Le ultime avventure di Gummo

Ho letto Le ultime avventure di Gummo di Raffaele Ventura. Ne avevo già letto brevi estratti che, suppongo, l'autore postava sul suo blog, Pseudepigrapha, mentre il lavoro era in fieri. "Sarà pronto per Natale - scriveva pressappoco il Ventura, uno o due mesi fa - e sarà mandato a chi ne farà richiesta". Qualche giorno fa, in homepage, l'annuncio dell'invio e in un post-post-scriptum: "Vi prego di trattare il libricino con cura, aprirlo con moderazione, poiché sulla tenuta della colla ho soltanto speranza e immutata stima". Ecco, ho voluto aprire questa veloce recensione di un libro portentoso (por-ten-to-so) con notizie che dànno solo la misura laterale del portento. Sì, un blogger ha scritto un libro autoprodotto; speranza e stima riposte sulla tenuta della colla sono intrepide; il plico della cassetta della posta non ha mittente come gli artigianali confetti di esplosivi; la dedica ("a Cristina") è tutto un ricamo di rimandi a maniere letterarie che poi saranno tradite e devastate da una intelligenza traditrice e devastatrice. Sì, ma non abbiamo ancora detto niente. E' come se avessimo detto: l'acqua è bassa, si tocca; la folla è una folla di pezzenti; entrano in acqua uno a uno e si avvicinano al Battista; ne viene avanti uno con due occhi di brace. Così con questo libro, che andrà letto e riletto (mi conosco, mi conosco) fino a polverizzare tutta la colla della costa. "Non ti preoccupare, fa quello che devi fare, sbrighiamo 'sta formalità" fa Cristo al Battista. Il libro di Ventura dà in felicissima analogia il trasalire che si avrebbe dinnanzi all'Anticristo, mentre si stava lì a battezzare la teoria di automi partoriti dalla fabbrica delle letterature lisergiche, delle fantascienze automatiche, dei testi tratti da b-movies e - toh! - di chi sono questi occhi di brace? Perdinci, siamo nell'Annuncio, noi, che venivano dall'Avvertenza. Sarà per questo che il libro di Ventura è crudelmente natalizio, com'era in qualche modo intuibile dalla considerazione (dal trasalimento) che dietro la barba di Santa Klaus si nasconde Satana, trionfante per "aver scalzato Cristo nel giorno stesso della sua nascita" (così su Pseudepigrapha scriveva l'anno scorso, il Ventura, dando il fondamento alle odierne reprimende del Natale scristianizzato da parte delle gerarchie ecclesiastiche).

"Quando involontari, gli errori di un libro sono incolpevolmente tratti da un altro libro. Perciò deve esistere un 'errore originario', deliberato" scriveva tempo fa sul suo blog, il Ventura, e ogni errore originario ne Le ultime avventure di Gummo è invece deliberatamente - dolosamente, in verità - tratto dalle Scritture. Dick, Burroughs, chi più ne ha, più ne metta - sono le negative, Ventura dev'essersi divertito un mondo a prenderci per il culo. Scriveva tempo fa (ed eravamo ancora all'Avvertenza di un possibile Annuncio): "Dove tutto è sacro, ogni gesto è una bestemmia" (più avanti: "La teodicea perfetta resta sostenere che gli eventi non hanno avuto luogo"). E nelle pagine di Gummo tutto procede per azioni che affollano le scene, i quadri. Sia chiaro, le azioni sono dialoganti, c'è sempre un A. e un B. (C. non datur): l'assonometria squaderna il boudoir, la philosophie che vi si consuma diventa comica gnostica. Molto probabile che il Ventura abbia voluto prendere per il culo anche sé stesso, almeno come gnostico, almeno come contranalogo di gnostico. In Gummo (perciò ne scrivo come affascinato e con un ultimo indugiare, sennò non avrei scritto questa pagina) ogni cosa rimanda e aderisce - dove c'è una bolla di scollamento, sollevando, c'è carne viva, rossa, non necessariamente dolente, ma sempre urlante. Svia (eccome!) l'apparenza del mosaico con tessere a margini aspri, ma qui l'ontologia, lì l'eschaton, e ancora, più in là, una pocket-theology riescono, più che a dare il sobbalzo, a farne riavere il riverbero, come per mero rimbalzo. La trama è quella di una favola che ogni volta ci spaventa e ci addormenta: la fine del mondo, il Violent Unknown Event, in queste 130 pagine guardato attraverso una dozzina di variazioni. Gummo, il protagonista, ha preso gli abiti dell'Anticristo col quale s'avanza da una bottega dell'usato punk, con qualche orrido accessorio aramaico, greco, perfino latino. Ha un'unghia ritorta che parrebbe istigazione, addirittura eversiva. Poi, chiuso il libro dopo averlo letto in discesa, con accelerazione quadratica (almeno così è stato per me), rimane la sensazione di un impatto terribile, il lettore è in ciascuno dei suoi stessi frantumi. "Come cazzo è possibile che un libro così sia sugli scaffali delle librerie?" chiederebbe l'ingenuo in me. Il cinico in me ha la risposta e con un dito sulle labbra gli fa: "Sssss!". Sì, ma come cazzo è possibile che un libro così sia sugli scaffali delle librerie?

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Fondazione Elia Spallanzani, 14 dicembre 2005

Unreal estate
La proprietà immateriale: esempio classico, il diritto di autore. Una definzione ancora troppo lasca per i tempi. Giusto per dire, Vue pubblica un libro con citazioni di Spallanzani e non paga nemmeno un centesimo di roialtà. Fortuna che l'Autore è morto e non sente l'offesa.

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Gaetano Vergara su Aitanblog, 20 dicembre 2005

consiglio per la lettura
Le Ultime Avventure di Gummo

Romanzo dialogico, fantascientifico, allucinato, visionario ed escatologico scritto ed autoprodotto da Raffaele Ventura (che si è preso la briga di spedire centinaia di copie a tutti i lettori del suo blog che ne abbiano fatto richiesta)

"La fine è un orgasmo che possiamo simulare"

Non c'è dubbio, Le ultime avventure di Gummo vanno annoverate tra le mie più interessanti letture di questo 2005; e tra le più sorprendenti. Avevo letto qualche post del blog pseudepigrapha in una decina di occasioni e mi aveva sempre colpito la verve, l'immaginazione ed il gusto spinto per il paradosso rivelatore di Raffaele Ventura, VUE o chi per lui; ma quando mi sono aggiunto alla lista dei fortunati destinatari delle prime copie manufatte del romanzo, non pensavo che avrei goduto di un lavoro così denso e articolato, un'opera breve e condensata dove tanto pensiero, storia del pensiero e immaginazione si tengono insieme in una struttura compiuta e fruibile (nonostante gli ormai famigerati difetti di incollaggio della rilegatura).
E la lettura è pure divertente. Per me è stato particolarmente dilettevole seguire tutta la catena di riferimenti impliciti ed espliciti, magari a volte anche inconsapevoli, che si inseguivano di pagina in pagina. È bello veder come le filosofie della storia e le religioni possano intrecciarsi alla letteratura, al cinema ed ai fumetti e farsi finzione (meta)narrativa. (Ecco, mi è uscito quel meta (per quanto parentetico) che è una delle possibili (infinite?) chiavi di lettura delle gummesche avventure).
Senza troppo dilungarmi, e agendo solo sul meccanismo imperfettissimo della mia memoria, gioco a mettere in fila i riferimenti che mi sono sovvenuti leggendo (mischio autori, personaggi e interpreti così come mi vengono fuori, come in un delirio da MDEA, la droga sintetica che ha intaccato il sistema nervoso della protagonista femminile del romanzo); ecco dunque la polimorfa sfilza: Gioacchino da Fiore, Donnie Darko, Anselmo d'Aosta, La Bibbia (e soprattutto l'Apocalisse, of course), Paperino, Paperone & Co., Philip Dick, Ridley Scott, Sclavi, Shakespeare, David Lynch, Alice in the Wonderland, Burroghs, Juan Goytisolo (che magari VUE non ha mai letto, ma che è un suo separato dalla nascita per il modo di costruire la narrazione su elementi eterogenei, concreti e astratti), Blake, Lewis Carrol, Elia Spallanzani, Bin Laden, Calderón de la Barca e la sue imitazioni postmoderne culminate in Matrix, Bill Gates, la Cabala, la Torah e il Talmud, la Tempesta e Amleto, Umberto Eco, Jocker, Platone, Marx (Karl e Groucho), Woody Allen, Zenone, Paolo di Tarso, Albert Hofmann, Castaneda, i Byrds e i Beatles, Jung, Gesù Cristo, Sterne, Dylan Dog e Borges.
Va be' mi fermo qui coi riferimenti per non rischiare di continuare ad infinitum (e ad nauseam); il seguito (poco altro in verità) potete leggerlo direttamente in un mio post gemello di questo pubblicato su pseudepigrapha, il succitato blog che a questo libro ha fatto da padre, mentore, mecenate e sponsor.

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Alessio di Nizio su La Voce di Milano, 26 dicembre 2005

DAL BLOG A GUMMO: IL SELF BOOK

Un nuovo fenomeno si sta espandendo con la stessa diffusione di un virus mentale. L'informazione rimbalza da un blog all'altro, fino a diventare una vera e propria speculazione commerciale: l'autoproduzione. Ne parliamo con Raffaele Ventura, autore di un libro autoprodotto: Le ultime avventure di Gummo.

Dopo i graffittari e i fumettisti, complice il successo cha ha l'autoproduzione nel campo musicale e cinematografico, ci si sono messi anche gli opinion leader della rete, a dare sfogo ai narcisismi più biechi. E' molto semplice: si prendono estratti dal proprio blog personale, li si accorpa con tesi di laurea e scritti vari, dopodiché li si immette nella centrifuga della finzione letteraria, si stampa in formato A4, si taglia, si incolla il tutto e si lascia asciugare. Ecco che abbiamo sintetizzato il nostro feticcio, pronto per essere distribuito ai fan. David Bowie paragonava i suoi ammiratori a dei topi ciechi, che si servono di lui per nutrirsi e quindi sopravvivere nell'immondizia. Il segreto, diceva Bowie, consiste nell'alimentare in loro la sensazione (sì) di paternale simbiosi, ma anche di inevitabile sconfitta sotto ogni suo confronto. Per non perdere, in questo modo, lo scettro di re dei topi. Una delle ultime autoproduzioni che stanno circolando in rete è un progetto dal gusto a dir poco inquietante. L'autore giustifica l'opera definendola 'teo-punk': un termine coniato per l'occasione, che ne stigmatizza e rapprende lo stile. Se dovessi riassumere evocando un'immagine: teologia e anarchia fuse con la fiamma ossidrica dell'Apocalisse. Già, perché è la fine del mondo al servizio de "Le ultime avventure di Gummo": questo è il titolo del libro che sta diventando oggetto di una diffusa idolatria.

Abbiamo incontrato Raffaele Ventura (l'artefice) per capire meglio di cosa si tratta e, soprattutto, per discutere di autoproduzione. Il contesto dell'intervista, ovviamente, parte da Internet perché è lì che dovrebbe essere letto 'Gummo': come ogni gioco linguistico, esso non dovrebbe sconfinare dal proprio orizzonte estetico, pena la perdita di in-credibilità, volendo trasformare in materiale (il libro) ciò che è immateriale (la sua autoreferenzialità) o peggio ancora non esiste (Gummo).
Ma mio malgrado non sono riuscito a convincerlo.

INTERVISTA A RAFFAELE VENTURA

Tu racconti le ultime avventure di Gummo. Ma Gummo l'hai conosciuto? Puoi testimoniare della sua esistenza?
L'ho conosciuto e posso testimoniare che non esiste.

Riassumi in una frase il libro. Anzi, in due. Due riassunti diversi.
Primo riassunto. E' la storia vera di Gummo, anticristo immaginario, raccontata in forma di conto alla rovescia per la fine del mondo. Secondo riassunto. E' la storia di come Cristina, la co-protagonista del libro, è diventata reale.

Ne hai un terzo?
Una storia sul rapporto tra immaginazione e Storia. L'insurrezione delle forme narrative sepolte nell'ideologia. La metafisica come b-movie. Luigi Castaldi scrive che sono eversivo.

Parlaci un po' della scelta dell'autoproduzione. Cosa significa autoprodurre oggi? E' soltanto l'ultimo rifugio dello scrittore che vuole ma non può?
Certo. Ma questo perché gli scrittori sono rimasti indietro, rispetto a quello che accade nel mondo della musica o del fumetto, dove per molti l'autoproduzione è una scelta naturale. Pure con una certa ostinazione, rifuggendo dalle lusinghe degli editori: penso al "Cerebus" di Dave Sim, o alla scena indie-punk. In Italia Onq si autoproduce da oltre un decennio, e non credo stia aspettando che la Geffen lo venga a salvare, è un punk aristocratico e non gliene frega nulla. Quindi il tuo discorso non vale per l'autoproduzione in senso stretto, ma per quelli che Eco ne "Il pendolo di Foucault" chiamava 'APS', gli 'autori a proprie spese'. Loro vogliono ma non possono. Io diversamente non voglio nulla ma posso tutto, e infatti è quello che ho fatto. Mi è parso logico scrivere stampare e rilegare tutto da solo. 'Do it yourself'. Non ti sto dicendo che non cercherò un editore, però sono pigro e ho troppo orgoglio. Per adesso va bene, ai lettori piace. Riccardo Raccis è stato gentilissimo e mi ha scritto una postfazione. Che si può volere di più?

"Le ultime avventure di Gummo" nasce come regalo. Lo regali a tutti quelli che te lo chiedono?
Il libro nasce, in effetti, come regalo, o meglio come 'potlatch'. Si tratta di un concetto di onore tribale, il regalo-scambio, ripreso dai situazionisti. Ma naturalmente mi divertirebbe 'scoprire' nuovi lettori. Con cautela però: ogni messaggio ha il suo destinatario. Lanciare messaggi nella bottiglia non m'importa assolutamente, è assurdo. Non regalerò il libro a caso, non lo lascerò in giro. Distribuire gratis non è molto diverso dalla grande distribuzione editoriale: è sconsiderato, è ingenuo. Se vuoi dire qualcosa a tutti, significa che non hai nulla da dire. Qui entra in gioco la vendita che secondo me è un rituale molto bello, fuori d'imperante retorica paleocristiana. Perché l'atto di pagare è un filtro, un ostacolo, una prova, un atto di appropriazione.

Come vendi le copie del libro?
C'è una libreria a Milano che molto gentilmente vende il libro a otto euro. Una sola, mi sembra bastare. Se no torniamo nella spirale del voglio ma non posso: se vuoi metterlo in ogni libreria allora ti ci voleva un editore. La libreria è molto carina, minuscola, di libri vecchi, della seconda metà del secolo perlopiù. Mi è passato in mente di chiedere l'altro giorno mentre compravo un libro di Sergio Quinzio. Insomma, dove sarebbe stato meglio Gummo se non vicino a una vecchia edizione di Quinzio sulla filosofia della Storia, che è sempre filosofia della Fine? La libreria si chiama 'Menabò', è in viale Coni Zugna. Andate a farci un giro. Oppure si può mandarmi una mail e riceverlo via posta (raffaele.ventura@gmail.com).

L'autoproduzione è osteggiata dai grandi editori? Hai ricevuto minacce? Cosa c'entra la fondazione Elia Spallanzani?
C'entra un po' tutto questo. Diciamo che temo altri problemi legali. La fondazione sostiene che "Le ultime avventure di Gummo" è ispirato 'un po' troppo liberamente' al romanzo "Crocevia", di Spallanzani. E la fondazione è un'organizzazione para-militare. Per dirti, nel 2001 hanno organizzato un golpe che è fallito soltanto grazie all'intervento di un popolare conduttore di Raiuno.

Cosa ne pensi del plagio che hai subito da parte dei fratelli Wachowski? Insomma, ci sono diverse cose che tornano.
"Matrix" è un grande minestrone, la perfetta sintesi di un certo percorso teologico della fantascienza, iniziato con Dick. Io mi ci metto dentro, perché secondo me il genere del libro è questo: fantascienza. Fantascienza teologica cyberpunk. Gli gnostici, la meta-narrativa, le droghe. Nello stesso tempo ne è una parodia, e quindi è ovvio trovare citazioni, ce ne sono tantissime. Ormai per me è compulsivo. Non sono il primo ad essermi lamentato del plagio, comunque. Grant Morrison, l'autore di "Invisibles", che senza dubbio mi ha molto influenzato, afferma di essere stato consapevolmente plagiato dai Wachowski. Ecco, diciamo che non me la prendo.


Parlavi del tuo citazionismo. In effetti più che la fantascienza i tuoi riferimenti sono alla letteratura alta. Quali sono state le tue fonti d'ispirazioni?
In verità delle ispirazioni me ne accorgo sempre dopo, non è mai programmatico. Però diciamo le più palesi, che sono anche letture che mi hanno segnato in modo particolare. Comincio da Queneau. Il mio metro di paragone è stato da principio "I fiori blu", romanzo filosofico demenziale. Come vedi ci siamo. Poi Il volo d'Icaro per la meta-narrativa. E quindi ovviamente Tristram Shandy. Shakespeare. Poi la teoria dei sistemi, la filosofia della Storia e in particolare Hegel e Spengler, Walter Benjamin ovviamente. Diverse citazioni sparse, nascoste: Zweig, Thomas Mann, Arrigo Boito ancora. La Bibbia, moltissimo San Paolo, San Giovanni e la Genesi. Poi tanti fumetti che ho letto, gli inglesi soprattutto: Moore, Gaiman, Morrison. E Garth Ennis per l'uso un po' brusco della religione.

Citi sempre Arrigo Boito, poeta della Milano ottocentesca, scapigliato, romantico alla Scala. All'inizio del libro ringrazi Arrigo Boito. Quanto ha influito Arrigo Boito sulla tua scrittura?
Tantissimo. Arrigo Boito, devi sapere, è un grande poeta che rimane perlopiù misconosciuto. Non è tanto la sua opera che si riflette nella mia: ma piuttosto il suo fulgido esempio di scrittore dimenticato. Di grande minore. Io credo che sia bellissimo essere un grande minore. Non a caso ho fondato un'Associazione 'Amici di Arrigo Boito'. E' d'altronde per i problemi legali che ho avuto con essa che sono stato costretto ad espatriare.

Espatriare? Non mi sorprende, allora, che il tema della fuga compaia di continuo: i protagonisti fuggono da sé stessi e il resto del mondo è condannato all'Apocalisse, che sta alla vita un po' come il tuo stile di scrittura sta all'ortodossia.
A questo punto, Gummo potrebbe essere il libro preferito di Bin Laden!
Esatto! Posso chiamarti per la quarta di copertina, quando farò la seconda edizione? Tra l'altro non si sa che fine abbia fatto Bin Laden! Perché i giornali non ne parlano più? Sarà un caso?

Cercando informazioni su Internet, sono capitato su una tua strampalata biografia. Quali misure intendi prendere nei confronti del suo autore?
Lo ucciderò. Ma lentamente. Lo ucciderò così lentamente che invece di urlare, sbadiglierà.

Con che lezione di vita ci lascerebbe Gummo?
Non avere paura del futuro, perché il futuro ha paura di te.

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Daniele Giovannini su Pseudepigrapha , 26 dicembre 2005

Gummo è una creatura immaginaria autonominatasi anticristo. Questo gli dà lo stesso diritto di decidere stile e modalità della fine dei tempi che avrei io stesso, se come creatura reale o presunta tale scegliessi di autonominarmi anticristo immaginario. Se l'evento A è falso le sue conseguenze devono essere vere, ovvero se l'Apocalisse gummesca è irreale i suoi effetti devono essere reali.

Forse un simile ragionamento non è del tutto fallace. D'altra parte le conseguenze delle azioni di Gummo, e quindi di Cristina, e quindi del loro Dio, quello di cui entrambi sono artefici, si raccolgono in un artefatto di livello superiore. Tale oggetto è Le ultime avventure di Gummo, non c'è alcun dubbio. Una volta rimossa Monja Bianco, Le ultime avventure di Gummo costituisce l'unica interfaccia tra lo spazio degli enti gummeschi e il supposto mondo reale - cui anche Raffaele Ventura appartiene. Non c'è dubbio nemmeno sul fatto che Le ultime avventure siano quell'interfaccia: il Dio prigioniero giunge perfino a lasciar scrivere a R.V. "Ciao Cristina! Mi leggi?".

Piuttosto, resta da chiarire l'entità delle implicazioni di R.V. nel flusso degli eventi narrati, implicazioni mai rese esplicite nel corso della narrazione. Che sia R.V. la chiave di un romanzo dickiano solo nelle apparenze da questo lato della finzione? Borges e il suo compagno di bevute Bioy Casares vagheggiano di un romanzo in prima persona il cui narratore lasci emergere alcune contraddizioni che, a pochi, pochissimi lettori svelino una realtà terribile o terribilmente banale. Le ultime avventure potrebbe essere quel romanzo e R.V. la sua unica, colossale contraddizione. Cosa accadrebbe se asserissi di aver decifrato l'enigma che nelle Ultime avventure era stato nascosto? E cosa se tale ammissione non fosse affatto genuina, cosa se mirasse invece a ottenere da R.V. un segno di resa, una completa confessione di un crimine letterario che forse non è stato commesso?

Postfazioni, note elogiative, liste di rimandi e interpretazioni cabalistiche possono essere prese come l'anticlimax di cui parlava Raccis. Peccato che si tratti di un anticlimax o meta-anticlimax assai scadente. Cercherò di farne a meno, nello stesso modo in cui mi trattengo dopo aver visto un film dall'andare a leggere su IMDB gli elenchi di errori commessi dal cast e dal regista. Nello stesso modo eviterei gli errata: imperfezioni nelle copie stampate potrebbero essere intenzionali. E, se no, potrebbero essere considerate tali: sempre meglio un falso indizio che nessun indizio.

 

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Mauro de Zordo su The Wreck, 29 dicembre 2005

Gummo!

Ho finalmente letto Le ultime avventure di Gummo. Sapevo che sarebbe stato impossibile comprenderlo vista l'abbondanza di citazioni, richiami a dotti e dottrine, sottili ragionamenti. Però mi è piaciuto davvero molto e ho divorato le pagine, che sapevano un po' di colla fatta in casa. Il mio sogno sarebbe stato scriverne una recensione colta, tipo un romanzo a metà tra Hegel e Spinoza, frase che servirà solo ad attirare seguaci folli di google.

Due suggestioni plebee:

La prevalenza della sintassi è l'attenzione spasmodica alla relazione tra vocaboli in grado di originare paradossi, controsensi, un passo avanti e due indietro su una struttura unicamente orizzontale. Il romanzo sintattico sostiene ironicamente che il libro stampato è il messaggio consumistico, e non il medium, della letteratura moderna.

Gummo, Dio, Cristina, sono eventi del pensiero puro che pensa se stesso e trova in sé tutto il possibile e tutto il necessario sforzandosi, senza riuscirci, di esistere. Gummo è romanzo del compiuto nichilismo, relativista al punto da dichiarare le contraddizioni di Dio e insieme farne materia di studio fino a sviluppare paradossalmente una teologia che entra a gamba tesa. Se qualcosa può essere pensato, allora è certo che esiste, da qualche parte, anche e soprattutto se non ve n'è traccia. Ma allora esiste anche Dio? Se può essere pensato sì, e se non si manifesta questa diviene una prova ontologica. Se da un lato si afferma che se non pensassi quello spigolo la mia testa non potrebbe urtarlo, dall'altro ci si piega all'evidenza che l'inesistenza dello spigolo non è che una dimostrazione lampante che esso è nascosto troppo bene e resta solo da urtarlo, prima o poi.

Ah, quando Gummo si sveglia nel 1927 con 200.000 franchi su una panchina di Zurigo è stato Marcel Proust e ha scritto I Guemmantes, frazione di una mitologia falsamente circolare, la quale dichiara contraddittoriamente l'esoterica inesistenza del futuro e insieme la sua insistenza nell'esigere il pagamento degli acconti iva.

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Dr. Psycho, 22 gennaio 2006

Altra cosa che ho apprezzato del Portogallo e' il fatto che mentre ero li' ho letto un libro (che mi ero portato da casa), alla cui recensione dedico questo post.
Perche' mica avrete pensato che mo' faccio un post per parlare del Portogallo, voglio ben sperare.
"Io sono colui che e'. E voi chi cazzo siete?"
(Dio, in Le ultime avventure di Gummo)
Il libro in questione e' Le ultime avventure di Gummo, di Raffaele Ventura. Un'intervista che chiarisce tutto e' qui (leggete in fretta perche' dopo qualche minuto la pagina redirige alla home), il sito ufficiale qui.
L'autore e' anche autore di due blog "di nicchia"(****).
Il romanzo e' avvincente e, pur nella sua impostazione cupa, spassoso. Il fulcro della storia e' la prova ontologica dell'esistenza di Dio: in estrema sintesi, se provi a immaginare un essere perfetto, esso per definizione deve possedere tutte le perfezioni possibili, e tra esse l'esistenza. Quindi esso esiste(*****). Forte di questo, il povero Gummo Vuccellato (che non esiste) spera - novello Pinocchio metafisico - di poter pervenire all'esistenza.
Potrei scrivere per ore e ore una bellissima recensione di questo magnifico libro ma devo prendere il treno.
Mi limito allora a segnalare che pochi minuti fa, leggendo il mio quantum diary preferito (che non e' aggiornato da luglio, per cui mi sono contentato di sbirciare per la prima volta i commenti) ho scoperto che Gummo Vuccellato e' effettivamente pervenuto all'esistenza: vedansi i criptici commenti di http://qd.typepad.com/24/2005/07/from_big_bangs_.html#comments a opera di m.visaya (hint: seguire i link, quando non rimossi; hint#2, cercare "m.visaya" su google; hint#3, seguire i link ai commenti anche di altri commentatori nelle pagine infestate dal mitico m.visaya, tipo questa o questa, che possono portare a cose strane e che non capisco e che mi affascinano tanto quanto mi fanno paura.)

[Update: il treno l'ho perso, ma con esso anche l'ispirazione per la recensione.]

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Riccardo Raccis su Rolling Stone, Marzo 2006

www.eschaton.it : la nuova powerbase di Raffaele Ventura, noto anche come VUE. In realtà il VUE è (anche, soprattutto) il nome in codice dell'evento fine di mondo. Raffaele descrive il VUE, Violent Unknown Event, nel suo romanzo Le ultime avventure di Gummo (postfazione scritta da me. Fate finta di non saperlo). Le radici della creatura immaginaria Gummo e delle sue avventure sono ancora visibili, qua e là, nei tunnel bianco accecante di www.pseudepigrapha.splinder.com, il blog presso il quale in passato, e in parte ancora adesso, Raffele è stato (è) reperibile. E nel paesaggio ugualmente alieno di www.lea.splinder.com, il blog di Monj, di Gummo amante immaginaria e vittima sacrificale part-time.

Quello che a pochi è chiaro è se Gummo abbia avuto la sua genesi in Raffaele, Monj, o altrove. È come andare a ricercare ciò che è vero o falso nel vecchio Arma X. Il massimo che potete sperare è avere una risposta dal creatore della storia. Ma Monj, di cui Gummo è stato l'amico/torturatore immaginario per anni, non ne ha mai scritto. Raffaele non si sbottona. Wolverine fugge e sparisce nella tormenta.

Potete richiedere Le ultime avventure di Gummo a Raffaele Ventura in persona.

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Brullonulla, 23 aprile 2006

(...) questo mi ricorda che ho mancato tempo fa di parlare di un buon libro che ho letto, ovvero Le ultime avventure di Gummo di Raffaele Ventura (che ringrazio di cuore per avermi inviato una copia). il libro è un divertissement metafisico di rara intelligenza e leggerezza, e ci sono ben altre recensioni che potete leggere rispetto a quello che potrei fare io.

nel libro di Ventura mi ha colpito l'idea di Gummosoft Eschaton XP. questo è un ipotetico software il cui output è una simulazione della fine del mondo (da cui il delizioso sottotitolo del libro "la fine è un orgasmo che possiamo simulare"). le implicazioni di Eschaton XP non sono banali. la versione ufficiale ne fa principalmente una sorta di meccanismo psicostorico, benchè richiami pattern metafisici.

la parte interessante di Eschaton XP è la simulazione del processo metafisico del Ragnarok. il punto è: può la fine del mondo, decisa e orchestrata da Dio, seguire un algoritmo computabile? ci sono due esigenze opposte in gioco. da un lato la volontà di Dio non è soggetta a nulla se non a se stessa. sarebbe blasfemo pensare che Dio si costringa a giocare con le mani legate dietro la schiena, seguendo un percorso preordinato e il cui esito sia calcolabile. anche nell'eventualità che il mondo segua delle norme, la distruzione del mondo dovrebbe presupporre la distruzione delle norme stesse. la sostituzione delle norme universali con altre norme preposte solo alla propria fagocitazione che senso può avere?

d'altro canto, sappiamo che Dio ha una sorta di curiosa fascinazione per i pattern e le simmetrie. gli esseri umani condividono tale fascinazione, e non a caso siamo a Sua immagine e somiglianza. nulla impediva al simbolo del Cristo di essere un imperscrutabile e aguzzo caos tridimensionale, ma si decise che dovesse essere una semplice croce. null'altro impediva alle orbite dei pianeti di essere caotici attrattori strani, ma ci si fermò sulle ellissi.

perchè tale limite? si può pensare che in questo si nasconda un'amorevole compassione del Signore per le limitate menti delle proprie creature, il quale comprende pienamente come esse necessitino di segni semplici e di rassicurante regolarità. in questo la simmetria del mondo e l'esistenza dei simboli diventano uno strumento di amore, un balocco e una copertina di linus portati con gentilezza al cervello umano.

tali requisiti verranno però a mancare durante l'Apocalisse? in fondo in quel momento Dio non ci deve più spiegare niente: i salvati verranno illuminati in quanto tali, vivendo nella gloria eterna di Dio; i dannati idem, poichè la comprensione di ciò che hanno perso è parte fondante della loro pena. non è forse in questo contesto che la grandezza del Signore può librarsi libera e piena, nella fine dei tempi? se così fosse, la computabilità della fine del mondo diventa irraggiungibile.

si può anche pensare però che lo smantellamento dell'universo della essere un processo ordinato, non foss'altro che per ragioni di eleganza (che cos'altro può essere Dio, se non innanzitutto la Bellezza?) a questo punto computarne la fine diventa possibile, ma diventa un esercizio di arte algoritmica. Eschaton XP non sarebbe quindi diverso da Fractint o da un generatore di arabeschi, o perfino da un polygen.

l'ultima teoria impone che, siccome tutto è già scritto, il riverbero della fine echeggia nel nostro tempo presente e che l'intera struttura dell'Universo è impregnata della sua stessa fine. tale interpretazione appare simile a quella della fisica moderna, con la differenza che la fine non è una conseguenza di leggi matematiche ma è piuttosto dipinta a mò di spettro, di watermark.

alzando il tiro, l'universo stesso può essere interamente il diagramma della sua stessa fine. a questo punto ciò che chiamiamo "fine" è lo scopo dell'universo, e l'universo non è che una macchina per raggiungerlo. ogni nostro movimento, ogni battito di ciglia è un moto del circuito che porta verso tale fine. ci inganniamo di vivere nella Creazione quando invece non siamo che parti di un pallido macchinario temporaneo, e in effetti la vera Creazione di Dio non può che essere eterna. noi siamo un sipario, una prefazione. noi viviamo prima dei tempi, e non è ancora accaduto niente del mondo.

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Rael su SODA RECENSIONI, 2 maggio 2006

C’è Gummo, che è decisamente pazzo. O scemo. Oppure molto intelligente, così intelligente da indurre a far credere che sia pazzo, oppure scemo, riconoscendogli l’indulgenza riservata all’affetto provato per l’amico un po’ stupido e anche la magnificenza della pazzia, il fermarsi di fronte a chi si sa possa fare qualunque cosa, in quanto pazzo, genio riconosciuto.
C’è Cristina. Pecorella smarrita, da ricondure all’ovile: ogni tanto il gregge si disperde e il cane allora azzanna piano alle zampe posteriori, abbaia e gli animali che stavano brucando senza rendersene conto tornano ad assembrarsi.
Cristina non è stupida, Cristina semplicemente delega il pensiero. Cristina probabilmente crede che sia tutto vero ciò che accade, che le parole di Gummo siano verità inconfutabili, mischiate a termini di tesi di chimica, biologia, teologia, filosofia e anche un poco di fisica della materia, giusto per non disdegnare l’aspetto assoluto della semantica.
Probabile in realtà che Gummo dica una marea di cazzate e che Cristina sia solo una fattona che sviene in una stradina male illuminata. Non si sa. Non è dato da sapere.
La storia del libro? Non c’è. Gummo imbottisce di terminologia e teoria e droghe Cristina. Cristina ascolta Gummo, annuisce, spesso pone domande probabilmente suggerite nel suo inconscio da Gummo.
Come inizia? Direi bene, pare Arancia Meccanica, nelle prime dieci righe. Poi American Psyco, per altre dieci.
Cosa si legge nel corpo del libro? Varie cose, è gioia degli occhi per gli Amici Dell’Accademia Della Crusca.
Come termina? Non so. Le Ultime Avventure di Gummo è un libro prezioso, da centellinare, anche nell’arco di qualche anno. Vi saprò dire prima della mia morte.