Archivio dei vincoli: La prova criminologica dell’esistenza di Dio. L’amore per il motto giusto. L’Antilimbo. religione-medicina, andata e ritorno. La Grazia come dissimulazione. Il concilio di Nietzschea. Il rifiuto della Grazia: un’analisi economica. Corps Glorieux. Il gioco dei dogmi in lotta. Lipogrammi teologici. La setta.

00026/ La prova criminologica dell’esistenza di Dio

”Una volta eliminato il possibile, quello che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità”


00025/ L’amore per il motto giusto

“La scienza è solo una teologia cui difetta l’idea di peccato.”


00024/ L’Antilimbo

Frutto di un banale processo speculativo, si tratta dell’opposto del Limbo. Mentre quest’ultimo è definito come la regione dell’inferno che accoglie le anime dei bambini morti prima del battesimo, e nella versione di Dante gli spiriti magnanimi morti prima del Cristianesimo, l’Antilimbo sarebbe la periferia del paradiso dove finiscono i bambini che pur battezzati non hanno mai creduto in Dio, per ignoranza incolpevole.

La teoria dell’antilimbo si basa su un ragionamento di ferro: il battesimo è sacramento e non può perdere i suoi effetti salvifici se non a causa del peccato. Tuttavia l’ignoranza di Dio, quando sia incolpevole, non può essere vero peccato mortale. Infatti, come Socrate non poteva conoscere Cristo, così non possono conoscerlo molti dei bambini nati ed allevati dagli anni ‘70 in poi, quando la tradizione religiosa delle famiglie ha cominciato a declinare. Allo stesso modo, non possono conoscerlo quei bambini battezzati e poi allevati in paesi non cristiani perchè, ad esempio, rapiti da genitori musulmani. Di conseguenza, questi bambini sono salvi soltanto in virtù del battesimo, che gli è stato conferito per inerzia o nella speranza di un’educazione cristiana poi di fatto mancata.

Per essere salvi lo sono, ma non li si può certo accostare a coloro che hanno ricevuto il segno ed hanno creduto di cuore, unici degni del Paradiso vero e proprio. Pertanto, dopo la morte li attende una landa caliginosa, l’Antilimbo, dove non esiste sofferenza ed anzi essi godono di una gioia mediocre, appena sufficiente a mentenerli svegli.

Dal punto di vista morale la teoria dell’Antilimbo, ignorata o fiaccamente contestata dall’ortodossia cattolica, sembra giustificarsi solo in virtù di una tiepida compassione.


00023/ religione-medicina, andata e ritorno

Con la sua serie di opere New Religion, Damien Hirst entra a pieno titolo nell’Opificio di Teologia Potenziale, “per aver saputo” dice il nostro attestato ufficiale “mettere in scena il legame essenziale e segreto tra medicina e religione”. Per un’analisi dell’opera, vi rimandiamo a questo articolo.


00022/ La Grazia come dissimulazione

Nella Teologia della veste di Erik Peterson (1934), che conosciamo grazie a Giorgio Agamben, si svela una verità potenziale sull’origine teologica della nudità. Cadendo, Adamo ed Eva provarono vergogna e presto andarono a coprirsi le vergogne. Ma non perché d’un tratto si fossero accorti di essere nudi, troppo distratti dalla loro intensa attività di nominazione per guardarsi tra le gambe. Piuttosto, a causa del peccato Adamo ed Eva erano diventati nudi, spogliati dalla Grazia che li copriva come un abito (Agostino, La Città di Dio, XIV, 17). Ma se dunque la Grazia celava il corpo nudo, essa era lo strumento di una menzogna. Mordendo il frutto dell’albero della conoscenza, questa benevola illusione decade, il travestimento si dissolve. All’uomo non resta altro che mendicare indietro la Grazia che gli nascondeva l’atroce verità del proprio corpo. Questo è il senso della Grazia nella storia della salvezza, ovvero la sua necessità: che senza di essa la creazione è imperfetta, ed è perciò che dobbiamo essere salvati. La Grazia è un maquillage, che completa e nasconde il lavoro di un demiurgo incapace*. Meccanismo vizioso e misterioso, che ci costringe a scegliere tra la verità e la salvezza - a causa della nostra libertà.

* In modo simile, il sovrano dei regni terreni dispone del potere di Grazia, che sopperisce all’imperfezione del diritto.


00021/ Il concilio di Nietzschea

Nel 1885 venne convocato a Nietzschea in Germania un concilio, nel quale si sancì come articolo di fede la morte di Dio. Alcuni partecipanti, però, non convennero con le conclusioni del concilio, attribuendole a un errore di battitura che aveva trasformato “Yahvé Elohim emeth”, Dio è verità, in “Yahvé Elohim meth“: Dio è morto. Ne seguì uno scisma, e un’eresia che mantenne il nome di Chiesa Cattolica. In effetti, con la morte di Dio il concilio aveva sancito anche lo smantellamento dell’autentica Chiesa, e dunque non restò più nessuno a vigilare sul rispetto delle decisioni prese in quella sede. L’eresia prosperò, prese il posto della dottrina ufficiale, e cancellò anche il ricordo di quel concilio.


0009/ Il rifiuto della Grazia: un’analisi economica

Riscriviamo la famosa scommessa di Pascal: conviene credere in Dio perché, se Dio esiste, si ottiene la salvezza; se non esiste, non si perde nulla.
Il ragionamento sembra inoppugnabile. Eppure noi vediamo sotto il sole che molti uomini ragionevoli restano atei e nemici di Dio, e quanto più si dicono ragionevoli tanto più sono atei.
Come sciogliere il dilemma? Noi proponiamo qui un approccio completamente scientifico, utilizzando i principi e il formalismo della teoria dei giochi.

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0008/ Corps Glorieux

Cadavere Squisito è il nome - squisito e cadaverico - di un gioco che andava tra i surrealisti: composizione collettiva e casuale di un’opera (frase, racconto, disegno) dal montaggio di contributi forniti dai partecipanti, ciascuno ignaro del contributo dell’altro. E poiché narra la leggenda (ricordavamo qui) che il Credo è nato per contributo spontaneo degli apostoli, che lo completarono l’uno dopo l’altro, si potrebbe anche immaginare un Credo composto dal montaggio di contributi casuali, e forse contraddittori, scritti da ogni apostolo su un foglietto e rivelati alla fine.

In virtù della rivelazione finale, questo è un vincolo particolarmente escatologico: è noto infatti che alla fine i cadaveri risorgeranno e avranno un corpo glorioso, ovvero un cadavere squisito. Perciò la variante teologica di questo vincolo va sotto il nome di Corps Glorieux. E lungi dall’essere un meccanismo di composizione casuale, esso è senza dubbio guidato dalla Provvidenza.


0007/ Il gioco dei dogmi in lotta

Vuole una leggenda che il “Credo” cristiano sia nato spontaneamente sulla bocca degli apostoli: disse Pietro “Io credo in Dio Padre onnipotente”, al che Giovanni aggiunse: “creatore del cielo e della terra”, e così via. Questo lo renderebbe una delle prime preghiere a creazione collettiva della storia. In realtà la storia del Credo è molto più complessa e si sviluppa attraverso numerosi concilii, col loro contorno di tradimenti, abiure, condanne e giochi di potere. La preghiera usata tutt’oggi si basa sulla versione stabilita nel Concilio di Nicea, che confermava l’unicità di Dio, la natura divina del figlio e la sua consustanzialità col padre, in contrasto con la dottrina di Ario.

Ma le cose potevano andare diversamente? Cosa sarebbe accaduto se avesse vinto una versione dualistica del primo articolo? O la versione di Ario? O se la frode di Eusebio di Nicomedia, che inserì uno iota nella parola homoùsios, avesse avuto effetto?

A questi interrogativi cerca di rispondere “Credo, il gioco dei Dogmi in Lotta” (Credo, the game of clashing dogmas), pubblicato nel 1993 dalla Chaosium e ancora inedito in italiano (ma non per molto!). In “Credo” ogni giocatore rappresenta una fazione che cerca di prendere il controllo del “gregge” (i fedeli) attraverso la formulazione dei dogmi religiosi. Ogni giocatore ha delle carte che rappresentano la sua dottrina, i vescovi e le autorità secolari su cui può contare, gli eventi favorevoli o sfavorevoli che può invocare a suo favore o contro gli altri giocatori.

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Il “Credo” è diviso in 10 articoli e per ognuno vengono presentate molte varianti, dalle piccole (”di sostanza simile al Padre” invece che “della stessa sostanza del Padre”) alle radicali (”Credo in due Divinità, una buona e una cattiva”).
Quando un giocatore riesce a prendere il controllo dell’Imperatore può convocare un Concilio, nel quale sarà dibattuto e votato un articolo di fede. Le fazioni vincenti guadagnano nuovi fedeli, quelle sconfitte invece sono dichiarate eretiche e subiscono varie rappresaglie, dalla castrazione all’esilio, fino a forme ingegnose di morte.

Le carte “evento” aggiungono varietà al gioco e comprendono la Scoperta della Vera Croce (che può anche avvenire più volte!), l’invasione degli Unni, pesti e ondate di iconoclastia, guerre civili, omicidi e tradimenti di vescovi.
Naturalmente i giocatori possono accordarsi o tramare gli uni alle spalle degli altri, nell’onorata tradizione della politica ecclesiastica. Comunque vada, alla fine del decimo concilio avranno prodotto una nuova versione del Credo tra le migliaia e migliaia di possibili.

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Un esempio, con a margine le dottrine che hanno sostenuto gli articoli:

Credo in un solo Dio (Ortodosso)
il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe (Giudaizzanti)
e credo nei veri profeti della luce, tra cui Gesù Cristo (Manichei)
creato dal Padre, che lo chiamò “Figlio di Dio” (Ariani)
e lo fece di sostanza simile alla Sua. (Omeisti/Pseudo-Ariani)
Le Scritture narrano di una sua nascita, dei suoi miracoli, della crocifissione (Origenisti)
ma in vero egli si mutò sulla croce e sfuggì alla morte (Gnostici)
ed il terzo giorno è tornato, come dicono le scritture, e tornerà ancora in gloria, per riedificare Israele. (Giudaizzanti)
Credo ancora nello Spirito Santo, che è Signore e da la Vita,
che procede dal Padre e che a lui sarà riunito alla fine dei secoli. (Marcelliani)
Amen.

Il gioco, che gli autori assicurano “storicamente accurato”, viene in genere considerato più divertente da leggere che da giocare.

Recensioni in inglese e in francese.


0005/ Lipogrammi teologici

In letteratura, lipogramma (s.m.) è “un componimento letterario in cui, per artificio retorico, si omettono intenzionalmente tutte le parole che contengono una determinata lettera o sillaba” (De Mauro). Nell’ambito della letteratura potenziale, è stato reso celebre da La Disparition di Georges Perec, nel quale non ci sono parole con la “e”.

In modo del tutto simile, si possono (1) comporre teologie prive di tale o talaltra lettera e (2) riscrivere una teologia in un particolare regime di privazione alfabetica. Alla teologia cristiana senza la lettera “i” in molte lingue mancheranno Dio, Cristo e lo Spirito Santo, la Trinità tutta, ma senza gravi conseguenze: infiniti sinonimi e figure potranno venire in soccorso. Inoltre, si concederà come astuto aggiramento di questo ostacolo lipogrammatico la pratica della scrittura incompleta del Nome, in questa forma: D-o. Ma non pensiate allora che questo sia un vano esercizio di trascrizione. Spesso le parole, per l’usura, si riducono alla mutezza: esse non dicono più nulla. Il lipogramma teologico, privandoci delle parole, ci costringe a ripensare il loro significato. Al posto di Dio, si mostrerà il Padre. Al posto del Figlio, ci sarà forse il Salvatore, o l’Agnello.
Per questo ci permettiamo di consigliare ai pastori di ricorrere al lipogramma teologico per condurre le loro omelie: di volta in volta saranno costretti a rinunciare a certe parole, e ricomporre la loro teologia con nuovi elementi.

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La pratica del lipogramma è lungi dall’avere semplici ripercussioni formali, insignificanti sul piano precisamente teologico del “contenuto”, laddove all’alfabeto sia riservato un particolare valore semantico. Questo accade in particolare nella Cabala ebraica, primitiva forma di Teologia Potenziale. Già Filone Alessandrino teneva in grande considerazione l’intrinseco legame tra le cose e le lettere che compongono i loro nomi: e dedicò un intero trattato, noto come De mutatione nominum, alle ragioni del cambiamento del nome di Abram in Abraham, o di Saraï in Sarah. Un lipogramma, dunque, può valere un trattato. Il testo fondatore della letteratura cabalistica, il Libro della Creazione, racconta della danza creatrice delle lettere dell’alfabeto all’origine di ogni cosa, e infinite leggende mettono in guardia dal loro potere: una lettera cancellata sulla fronte del Golem (l’aleph di emeth) lo consegna alla morte (meth); e se si scombinassero le lettere di Adam, il nome dell’uomo, il corpo stesso dell’uomo risulterebbe scombinato. Le strategie testuali cabalistiche (Notariqon, Temurà) giungono al paradosso ermeneutico: che non si legge più il testo, ma le lettere che lo compongono. Ogni lettera ha un significato: nella sua forma, nel suo numero, nella sua storia. Il lipogramma non è qui un divertimento macchinoso, ma nell’essenza della scrittura teologica lo strumento della perfezione del testo sacro. Forse, d’altronde, alcune cose o lettere non esistono semplicemente perché Dio si è vincolato a non usarle, per questa volta. Opificio di Creazione Potenziale…