Il gioco dei dogmi in lotta

Vuole una leggenda che il “Credo” cristiano sia nato spontaneamente sulla bocca degli apostoli: disse Pietro “Io credo in Dio Padre onnipotente”, al che Giovanni aggiunse: “creatore del cielo e della terra”, e così via. Questo lo renderebbe una delle prime preghiere a creazione collettiva della storia. In realtà la storia del Credo è molto più complessa e si sviluppa attraverso numerosi concilii, col loro contorno di tradimenti, abiure, condanne e giochi di potere. La preghiera usata tutt’oggi si basa sulla versione stabilita nel Concilio di Nicea, che confermava l’unicità di Dio, la natura divina del figlio e la sua consustanzialità col padre, in contrasto con la dottrina di Ario.

Ma le cose potevano andare diversamente? Cosa sarebbe accaduto se avesse vinto una versione dualistica del primo articolo? O la versione di Ario? O se la frode di Eusebio di Nicomedia, che inserì uno iota nella parola homoùsios, avesse avuto effetto?

A questi interrogativi cerca di rispondere “Credo, il gioco dei Dogmi in Lotta” (Credo, the game of clashing dogmas), pubblicato nel 1993 dalla Chaosium e ancora inedito in italiano (ma non per molto!). In “Credo” ogni giocatore rappresenta una fazione che cerca di prendere il controllo del “gregge” (i fedeli) attraverso la formulazione dei dogmi religiosi. Ogni giocatore ha delle carte che rappresentano la sua dottrina, i vescovi e le autorità secolari su cui può contare, gli eventi favorevoli o sfavorevoli che può invocare a suo favore o contro gli altri giocatori.

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Il “Credo” è diviso in 10 articoli e per ognuno vengono presentate molte varianti, dalle piccole (”di sostanza simile al Padre” invece che “della stessa sostanza del Padre”) alle radicali (”Credo in due Divinità, una buona e una cattiva”).
Quando un giocatore riesce a prendere il controllo dell’Imperatore può convocare un Concilio, nel quale sarà dibattuto e votato un articolo di fede. Le fazioni vincenti guadagnano nuovi fedeli, quelle sconfitte invece sono dichiarate eretiche e subiscono varie rappresaglie, dalla castrazione all’esilio, fino a forme ingegnose di morte.

Le carte “evento” aggiungono varietà al gioco e comprendono la Scoperta della Vera Croce (che può anche avvenire più volte!), l’invasione degli Unni, pesti e ondate di iconoclastia, guerre civili, omicidi e tradimenti di vescovi.
Naturalmente i giocatori possono accordarsi o tramare gli uni alle spalle degli altri, nell’onorata tradizione della politica ecclesiastica. Comunque vada, alla fine del decimo concilio avranno prodotto una nuova versione del Credo tra le migliaia e migliaia di possibili.

Credo

Un esempio, con a margine le dottrine che hanno sostenuto gli articoli:

Credo in un solo Dio (Ortodosso)
il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe (Giudaizzanti)
e credo nei veri profeti della luce, tra cui Gesù Cristo (Manichei)
creato dal Padre, che lo chiamò “Figlio di Dio” (Ariani)
e lo fece di sostanza simile alla Sua. (Omeisti/Pseudo-Ariani)
Le Scritture narrano di una sua nascita, dei suoi miracoli, della crocifissione (Origenisti)
ma in vero egli si mutò sulla croce e sfuggì alla morte (Gnostici)
ed il terzo giorno è tornato, come dicono le scritture, e tornerà ancora in gloria, per riedificare Israele. (Giudaizzanti)
Credo ancora nello Spirito Santo, che è Signore e da la Vita,
che procede dal Padre e che a lui sarà riunito alla fine dei secoli. (Marcelliani)
Amen.

Il gioco, che gli autori assicurano “storicamente accurato”, viene in genere considerato più divertente da leggere che da giocare.

Recensioni in inglese e in francese.

One Response to “Il gioco dei dogmi in lotta”

  1. ESC » Game pride Says:

    […] sviluppando un’insana passione per i giochi di società concettuali: dopo Nomic e Credo, mi accingo ad affrontare il Kriegspiel di Guy Debord. 25 Novembre […]

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