Il rifiuto della Grazia: un’analisi economica
Riscriviamo la famosa scommessa di Pascal: conviene credere in Dio perché, se Dio esiste, si ottiene la salvezza; se non esiste, non si perde nulla.
Il ragionamento sembra inoppugnabile. Eppure noi vediamo sotto il sole che molti uomini ragionevoli restano atei e nemici di Dio, e quanto più si dicono ragionevoli tanto più sono atei.
Come sciogliere il dilemma? Noi proponiamo qui un approccio completamente scientifico, utilizzando i principi e il formalismo della teoria dei giochi.
Il gioco dell’ultimatum
Immaginiamo che a due giocatori sia data l’opportunità di dividere una somma di denaro X, dove X va da zero a infinito. Il giocatore A effettuerà la proposta di divisione ed il giocatore B potrà accettarla o meno. Se B accetta, il denaro viene diviso come proposto; se B rifiuta, il gioco termina e nessuno dei due giocatori ottiene nulla.
Secondo la teoria “classica” degli agenti razionali, il giocatore A dovrebbe effettuare la proposta più vantaggiosa per lui (ad esempio, “trattengo il 90% di X”) e il giocatore B dovrebbe accettarla comunque, piuttosto che rimanere a mani vuote.
Eppure ciò non avviene: svariati esperimenti hanno dimostrato che le offerte inique hanno un’alta probabilità di essere rifiutate (la cosiddetta sindrome del “niente per me e niente per nessuno!”).
Se escludiamo l’ipotesi che i giocatori non abbiano capito le regole del gioco, l’unica spiegazione di questo fenomeno è l’esistenza nella mente umana di un concetto di “giustizia”, o “equità“, che spinge il giocatore B ad affrontare un sacrificio economico pur di “punire” il partner per l’affronto.
È evidente che i soggetti che agiscono sulla base di norme di questo tipo violano l’imperativo di massimizzare il guadagno atteso, comportamento quest’ultimo, che caratterizza la razionalità economica, codificata dalla teoria della scelta razionale.
La cosa sotto la tazza
Si consideri adesso questa variante del gioco dell’ultimatum: un prete, un bonzo, un mullah, un esponente qualsiasi del clero, che chiameremo Proponente, afferma che il giocatore B potrà ottenere la grazia, o X, semplicemente credendo in Dio.
La grazia, di cui il giocatore B ignora la sostanza, è contenuta sotto una normale tazza da cucina gialla. Il Proponente da quindi un ultimatum all’altro giocatore. Quest’ultimo può:
- credere in Dio ed ottenere la tazza, con ciò che contiene;
- rifiutare la grazia: in questo caso B non ottiene nulla, ma neppure il Proponente ottiene ciò che desiderava, ossia una testimonianza di fede.
Gli esperimenti condotti hanno dimostrato che molti soggetti affrontano il gioco sulla base di un principio strettamente economico, per cui accettano sempre la misteriosa tazza, visto che credere in Dio non gli costa nulla.
Tuttavia, in un numero significativo di casi emergono dei comportamenti punitivi nei confronti del Proponente. Ciò significa che alcuni soggetti sono disposti a rinunciare alla misteriosa tazza, che potrebbe contenere la salvezza ma anche essere vuota, pur di togliersi la soddisfazione di ridere in faccia al Proponente.
Da ciò si possono trarre due conclusioni:
1) esiste nella mente umana un concetto astratto di “conoscenza”, che spinge i soggetti a rifiutare ciò che gli è vietato comprendere;
oppure
2) l’esistenza di una gerarchia ecclesiastica, che si pone come partner del gioco dell’ultimatum, è in sostanza l’unico ostacolo all’accettazione universale dell’idea di Dio, in quanto i soggetti rifiutano la grazia solo per non dare soddisfazione ai preti.
Chiusa
L’argomento di Pascal, perfettamente valido in condizioni ideali, è destinato a fallire quando si consideri che gli uomini non sono razionali e soprattutto che il loro rapporto col divino è mediato da altri uomini.
La nostra analisi è perfetta, in quanto dimostra ciò che già sapevamo: ossia che credere in Dio è perfettamente razionale, e proprio per questo non è reale. Con buona pace del tedesco.

