Sainte Marine

qui voulait être un moine.

Cette hagiographie est inspirée des recherches de Cristina Crippa sur la vie e le culte de Sainte Marine. Des anecdotes imaginaires ont cependant étés ajoutées, car l’hagiographie est une matière vivante et nous tenons à y contribuer. Nous avons aussi écrit et representé un mystère sur la vie de la Sainte, dont le texte peut se lire ici.

I. Santa Marina giunse a Venezia il Diciassette di Luglio Milleduecentotredici. Le sue ossa avevano viaggiato per mare, e miracolosamente evitato un naufragio. Da dieci secoli viaggiavano, quelle ossa. Da dieci secoli, miracoleggiavano. Marina era nata in Fenicia, era morta in Libano. Aveva riposato da qualche parte nell’attuale Romania, e per scampare ai saraceni era stata trasferita a Costantinopoli. Da lì Giovanni da Bora, veneziano, corrotti i custodi con preghiere e con soldi, ne rapì un’ultima volta il corpo. Poi lo nascose in una cassa, e l’imbarcò fingendola colma di spezie. Ma la nave si trovò nel mezzo d’una tempesta e la cassa si ruppe, rivelando il contenuto e le carte che l’attestavano. Terrorizzato, l’equipaggio pregò e accese ceri, finché le acque non si calmarono. Il capitano attribuì alla Santa la fortuna di avere scampato la morte, invece di attribuirle la sfortuna di averla rischiata. Perché il nome non poteva mentire: Marina era la santa del mare, dei marinai e delle repubbliche marinare. Prima che la scienza moderna insegnasse le cause e gli effetti, macchinosi giochi di parole facevano emergere le segrete armonie del cosmo. I segni e le somiglianze prescrivevano cure per ogni male: Santa Lucia poteva restituire la luce ai cechi; San Cornelio proteggeva gli animali con le corna, e forse i mariti traditi. Santa Marina era un mucchio di ossa con un nome preziosissimo. La mappa del suo culto segue le coste: Calabria, Puglia, Basilicata, Cipro. Da tempo Venezia attendeva le sue reliquie, e per accoglierle aveva adibito una chiesa con oltre un secolo d’anticipo. Là riprese a miracoleggiare, mai quieta, mai sazia. Alla sua influenza si legano le glorie militari della repubblica lagunare, e nel giorno a lei consacrato si ricordano due storiche vittorie contro Padova, nel Millequattrocentocinque e nel Millecinquecentodiciassette. Marina meritò di essere nominata Patrona, e lo rimane oggi assieme a Marco, Teodoro e altri quindici santi, sebbene oggi né il nome né le ossa sembrino più operare alcun beneficio per la città. La chiesa è stata distrutta, il corpo trasferito. Ma qualcuno, in qualche luogo, progetta di rapirla ancora, e portarla con sé in una lunga e romantica luna di miele, chiusa in una valigetta su una nave da crociera fino al Mar Rosso.

SONG: TIM BUCKLEY, SONG TO THE SIREN

II. In Bitinia viveva una donna, e morì. Si chiamava forse Teodora. Suo marito Eugenio, pio e cristianissimo, rimase tanto sconvolto dalla morte che volle ritirarsi in un monastero, portandosi dietro la figlioletta Marina. Secondo alcune leggende, fu invece la figlia, pia e cristianissima, a insistere per essere portata con il padre. Ad ogni modo il padre e la figlia, ugualmente pii e profondamente cristiani, partirono alla volta del Libano e lì si fecero monaci. Si fece monaco Eugenio, e si fece monaco Marina: rasandosi i lunghi capelli e indossando l’abito nascose ogni segno della sua femminilità. L’ispirarono forse le parole di Cristo riportate nell’apocrifo di Tommaso: “Ogni donna che diventerà maschio entrerà nel Regno dei Cieli”. Sono comuni nella cristianità antica storie di donne mascherate da monaci o di romite cui sparisce il seno in seguito ai lunghi digiuni; sovente s’incoraggiavano le badesse a comandar le proprie truppe come un generale, oppure si lodavano le qualità maschili delle eroine. Marina prese il nome di Marino, e lo mantenne anche in seguito alla morte del padre adorato. I confratelli la credettero un eunuco, timido e riservato, devoto, pio e cristianissimo. Ma come lui aveva rinunciato a essere femmina, loro avevano rinunciato a essere maschi. I peccati che la Chiesa condanna hanno una virtù corrispondente, identica solo in apparenza, che li sublima e li esalta: alla lussuria corrisponde l’amore mistico per Cristo, all’androginia dei sodomiti quella dei consacrati. Marina si fece privo di sesso, come gli angeli. Poi un giorno divenne padre, e vergine madre: adottò il figlio di uno stupro impossibile, di cui era stato accusato dalla figlia di un oste. Marino non confessò la sua innocenza, non mostrò il suo corpo segreto privo degli strumenti della virilità. Per il suo crimine venne scacciato dal monastero e crebbe il bambino nascosto fuori dalla porta. Spillò latte dal seno, il monaco Marino. E infine morì, lasciando un corpo di donna a testimonianza postuma della sua innocenza. Miracolosamente si mummificarono le sue spoglie, e Marino-Marina iniziò a compiere prodigi. Per la sua menzogna, il diavolo aveva reso pazza la figlia dell’oste. Per la sua menzogna, il Signore rese Marina santa. La seconda guarì la prima, la casta guarì la dissoluta. Il figlio naturalmente impazzì, e divenne monaco.

SONG: BLUR, GIRLS AND BOYS

III. Marina che visse nel quinto secolo non riposa in un luogo, ma disciolta tra Oriente e Occidente, sparpagliata, sbriciolata, reimmessa nel ciclo della materia, respirata, divorata, defecata. In Turchia, un cane le sta masticando una tibia ancora succosa. Santa Marina che riposa nella chiesa veneziana di Santa Maria Formosa è un nome, è un culto – ma chi può dire di chi furono davvero le ossa che la compongono? A togliere la pelle e la carne, le persone si assomigliano. Vi sono scheletri più massicci, scheletri esili, crani più e meno grandi, ma tutti hanno lo stesso sguardo dipinto sul volto, tutti la stessa rigida fiacchezza. A togliere la pelle e la carne, soprattutto, le persone si sfaldano. E quando le ossa si liberano dalla superficie che le insacca, sembrano proprio essersi trovate lì per caso, quel femore e quel malleolo, quel radio e quell’ulna. Nelle fosse comuni si mescolano le vittime e i carnefici di atroci guerre tra fratelli, e i cadaveri indegnamente abbracciati, questi spettri inquieti, fomentano l’odio e le vendette. Nei musei, paleontologi congetturano dinosauri possibili scegliendo tra centinaia di vertebre. Similmente, Plinio il Vecchio inventariava gli animali fantastici concepiti dal casuale incontro dei resti di creature disparate. Le reliquie dei santi, conservate nelle chiese, sono mostri di simile fatta. Corpi congetturali. Antologie di ossa. Perché sono i santi stessi le creature mostruose. Le loro vite sono composizioni di memorie, leggende, malintesi. Le Sante Marina, in numero di cinque, finiscono talvolta per non distinguersi l’una dall’altra. I miracoli si riciclano, e così le iconografie. I nomi si deformano, si sovrappongono, e gli omonimi finiscono per condividere le storie e le devozioni, figuriamoci le ossa. Ci sono abbastanza mani di Santa Marina per comporre una Dea Kalì, ma almeno una di queste va restituita a un’altra Santa Marina, vissuta ad Antiochia. Questa tiene in ostaggio una costola di Santa Pelagia, e lo sterno di Santa Eugenia. Le si mettessero tutte insieme per una buona volta, le loro ossa e le loro storie, le loro vite e le loro morti, le loro braccia mani gambe e crani, si otterrebbe certo qualcosa di enorme, affascinante e sommamente santo. I dinosauri, sostengono alcuni studiosi, sono soltanto i resti montati male dei santi del Pleistocene.

SONG: LEONARD COHEN, OUR LADY OF SOLITUDE

IV. La chiesa di Santa Marina a Venezia non esiste più. In suo luogo, un’edicola votiva con orrenda statua in ceramica, che la rappresenta assieme al figlio adottivo, e un albergo che porta il suo nome e quattro stelle di categoria. Quando nel Milleottocentosei la chiesa venne chiusa al culto, alcuni ricordano di avere visto una mummia zoppicante trascinarsi per le calli, facendo l’elemosina e cercando un tetto. Marina l’inquieta che tanto aveva viaggiato, Marina che tante volte era stata umiliata. Byron racconta di avere passato con lei una furiosa notte di passione, nella quale alla Santa saltò una clavicola. Marina era tutto sommato ancora avvenente: corpo femminile di età adulta, di statura minuta; la sua testa ben conservata, congiunta al corpo con un’asse di legno; aveva il naso a rostro, il bacino montato al rovescio, e la dentatura caduta al completo tranne tre molari; lo scheletro era privo di un braccio mentre dell’altro conservava una parte. In poche settimane Marina trovò una nuova collocazione, assieme alle reliquie di altri santi, nella chiesa di Santa Maria Formosa, dove tuttora giace vestita da monaco. Non è certo lo stesso che avere una parrocchia e una chiesa propria, nella quale accogliere fedeli e pellegrini. Ma era questa una punizione che Marina otteneva per avere cessato di operare i suoi benefici influssi sulla città. La Repubblica era caduta nel Millesettecentonovantasette, e l’invasore per neutralizzare definitivamente il potere della Santa aveva trasformato la chiesa in osteria. Venezia venne come castrata: il segreto dellla sua gloria militare era stato scoperto e smantellato. In quello che una volta era stato un luogo sacro, gli uomini nutrivano il loro corpo e i loro istinti più bassi, e loro profanazioni avvizzivano ancor più la città e la sua protettrice. Marina divenne la santa dei beoni e dei dissoluti, che oramai erano gli unici a invocarla: “Per Santa Marina, una birra!” diventò una imprecazione comune. Il seno androgino di Marina divenne una tettona gigantesca che sgorgava fiumi di alcol, morbidissima e lussuriosa. Finché un giorno dell’anno Milleottocentoventi, forse per pudore, la chiesa venne rasa al suolo. Amen proclamarono i beoni, e si trasferirono in una nuova osteria, a onorare qualche altro nume. Amen proclamò Marina, e in silenzio ancora aspetta che si torni ad adorarla. Come quei bolsi idoli della televisione dei quali nessuno si ricorda, Marina sogna di essere spedita sull’isola dei famosi.

SONG: WIPERS, I’LL BE AROUND

V. Terminiamo con una preghiera a Santa Marina:

« Gloriosa santa Marina, sublime nelle Vostre virtù, eroica nel silenzio: impenetrateci dal Signore la grazia di saper sempre custodire la nostra lingua. Gloriosissima santa Marina, fiore dell’Oriente, che nella solitudine e nelle asprezze sapeste conservare la castità: otteneteci dal Signore la grazia di vivere sempre in questa santa virtù. Gloriosissima Santa Marina, che nel mirabile, completo abbandono in Dio, nella letizia del patire per il Signore, sosteneste la più atroce delle calunnie: insegnateci la via di tanta perfezione, nella dedizione ai divini voleri. Gloriosissima santa Marina, ardente nel cuore di carità verso il prossimo, che sapeste con tanta generosità perdonare: fate che noi pure con ampiezza di cuore perdoniamo ed amiamo i nostri nemici. Gloriosissima santa Marina, dal Cielo dove con Dio ora vivete e regnate: avvenga, per la vostra intercessione, che possiamo così vivere sulla terra, da meritare un giorno di essere coronati nei Cieli. »

(r.v.)